<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717</id><updated>2012-02-16T01:51:14.887-08:00</updated><title type='text'>gli ultimi romantici</title><subtitle type='html'>Gli ultimi romantici, come i bambini, non capiscono il mondo degli adulti, non hanno vere malizie e dicono quello che pensano e sentono.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>102</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-4934405427623009076</id><published>2009-12-24T01:52:00.002-08:00</published><updated>2009-12-24T01:53:08.607-08:00</updated><title type='text'>ALLE RADICI, RICORDANDO SEMPRE GLI ULTIMI</title><content type='html'>Ho postato i brani del vangelo di Luca che ricordano la nascita di Gesù perché solo così, andando alle radici del Natale, e ricordando che non è più da due millenni solo la festa pagana del Sol Invictus, gli si può restituire il significato autentico, che va oltre le vuote cerimonie degli sms augurali, dei regali, dei cenoni, che invece servono solo a fissare un punto nell'anno in cui riconosciamo quanto abbiamo bisogno degli altri e degli affetti più cari (ma è già qualcosa).Nei telegiornali e sui giornali si affollano, in significativa contrapposizione, immagini di acquisti, viaggiatori inferociti da attese interminabili tra stazioni, porti e aeroporti, barboni che cercano di sfuggire alla morsa mortale del freddo, operai che non hanno proprio nulla da festeggiare perché sull'orlo di casseintergazioni, mobilità, prepensionamenti, licenziamenti.Se Gesù nasce povero, senza casa, senza una culla vera senza riscaldamento, riconosciuto per quello che è solo da pastori ignoranti, allora la povertà ha veramente una sua dignità regale; tanto regale che il senso del donare agli altri (ricordate San Martino) sta ne farsi più poveri, nel condividere la povertà, nell'esser grati ai poveri perché, privandosi di qualcosa, facendosi un pochino poveri, ci si fa in qualche modo simili a loro, che poveri non sono se non nelle cose materiali, se invece stanno nel cuore di Cristo, come stanno.Così, in questo Natale, non ho voglia di fare auguri formali di alcun tipo, e vorrei stare fisicamente vicino ai poveri, cioé ai malati, ai disoccupati, ai precari, agli extracomunitari agli angoli delle strade, ai barboni, agli operai che perdono il posto, a tutti quelli per cui un Dio unico e vero, nella sua infinita tenerezza paterna, s'incarna non in una reggia ma in una capanna, indifeso, al freddo, povero tra i poveri.Buon Natale a loro, e a tutti quelli che li amano e li servono&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-4934405427623009076?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/4934405427623009076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=4934405427623009076&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4934405427623009076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4934405427623009076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/12/alle-radici-ricordando-sempre-gli.html' title='ALLE RADICI, RICORDANDO SEMPRE GLI ULTIMI'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-6564367641170732848</id><published>2009-12-24T01:52:00.001-08:00</published><updated>2009-12-24T01:52:34.124-08:00</updated><title type='text'>DAL VANGELO DI LUCA</title><content type='html'>1)In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. (2)Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. (3)Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. (4)Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, (5)per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. (6)Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. (7)Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. &lt;br /&gt;(8)C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. (9)Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, (10)ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: (11)oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. (12)Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». (13)E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(14)«Gloria a Dio nel più alto dei cieli&lt;br /&gt;e pace in terra agli uomini che egli ama». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(15)Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». (16)Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. (17)E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. (18)Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. (19)Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(20)I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-6564367641170732848?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/6564367641170732848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=6564367641170732848&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6564367641170732848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6564367641170732848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/12/dal-vangelo-di-luca.html' title='DAL VANGELO DI LUCA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-7415600902230326610</id><published>2009-10-31T02:27:00.000-07:00</published><updated>2009-10-31T03:00:17.903-07:00</updated><title type='text'>la folla dei quaquaraqua</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SuwKp5YQ90I/AAAAAAAAAEc/yF2ZvER1egU/s1600-h/00475010.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5398701768203892546" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 48px; CURSOR: hand; HEIGHT: 67px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SuwKp5YQ90I/AAAAAAAAAEc/yF2ZvER1egU/s400/00475010.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un film ch rivedo sempre molto volentieri, tutte le volte che lo trasmettono su qualche rete televisiva nazionale o regionale e che riesco ad "acchiapparlo", è "Il giorno della civetta", tratto dal romanzo di Leonardo Sciascia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Oltre l'intreccio della storia, esemplare racconto di mafia della Sicilia tra gli anni '50 e '60, i personaggi che la animano sono veramente straordinari e gli attori che li interpretano praticamente perfetti: dal volto chiaro, pulito, baffuto del capitano dei C.C. Bellodi, un giovane Franco Nero in una delle sue più felici interpretazioni, ad una splendida e intensa Claudia Cardinale, vedova inquieta di lupara bianca, all'ambiguo e filosofo confidente "Parrineddu", nell'impareggiabile resa di Serge Reggiani, al grande boss Don Mariano Arena l'attore americano Lee J. Cobb (interprete tra l'altro del malavitoso boss di "Fronte del porto" e dell'irriducibile colpevolista del film "La parola ai giurati"), sino alle figure di contorno di Pizzuco e Zecchinetta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La storia è nota: un piccolo imprenditore edile, Colasberna, viene ammazzato con un colpo di lupara in una desolata e pietrosa campagna siciliana, e un suo lavorante, Nicolosi, scompare lo stesso giorno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il capitano Bellodi, comandante della locale stazione dei carabinieri, capisce subito che non si tratta, come la voce pubblica alimentata artatamente dai mafiosi locali, di un delitto d'onore o di storie di corna, benché Nicolosi abbia una splendida moglie Rosa, che vive nella vana speranza che il marito ricompaia, e sulla quale si appuntano gli sguardi libidinosi degli uomini del paese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il confidente Parrineddu, che gioca una personale partita cercando di assicurare un equilibrio tra Stato e Anti Stato, suggerisce, allude, ma si guarda bene dal dire quello che sa, sinché messo alle strette da Bellodi, confessa che Colasberna e Nicolosi sono stati ammazzati il primo perché era un concorrente pericoloso dell'impresa del mafioso Pizzuco, il secondo perché imprevisto testimone del delitto; e che la lupara del delitto è stata nascosta nel luogo più sicuro del paese, nientemeno che la casa di Don Mariano Arena, incontestato boss locale, in rapporti di "amicizia" con onorevoli che siedono al parlamento.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Autore materiale del delitto è un piccolo delinquente locale con la mania del gioco d'azzardo, perciò soprannominato Zecchinetta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Bellodi arresta tutti, proprio nel giorno dell'inaugurazione di un'importante strada realizzata da Pizzuco; ma poi l'inchiesta viene "aggiustata", i mafiosi sostengono che le confessioni sono state estorte, finiscono tutti scarcerati con le migliori scuse del disturbo arrecato, e il povero Bellodi viene trasferito, mentre Parrineddu finisce ammazzato e seppellito, con un tappo in bocca, sotto la colata d'asfalto della strada inaugurata in pompa magna dall'onorevole amico di Don Mariano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Al suo posto arriva un ufficiale corpulento, dai tratti un po' bovini, una "brava persona" commentano i mafiosi che se lo guardano dalla terrazza di Don Mariano Arena, "un viso aperto", "uno che tiene famiglia".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma Don Mariano Arena, che ha un suo sia pur deviato senso dell'onore e del rispetto, e che sa riconoscere cose e uomini, lo guarda sprezzante e dice che "Bellodi era un uomo, questo mi sembra un quaquaraqua", con i mafiosetti minori che starnazzando come oche gli fanno eco quaquaraqua, quaquaraqua, quaquaraqua".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Così si chiude questo grande film di Damiano Damiani, che risale ormai a quarantuno anni fa, e che, caso abbastanza raro, riesce veramente ad essere all'altezza del grande romanzo di Sciascia da cui è tratto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perché mi è venuto in mente stamattina questo film e questo romanzo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Una delle cose più interessanti del romanzo (e ovviamente del film) è la particolare classificazione che Don Mariano Arena, al momento dell'arresto, offre al capitano Bellodi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il discorso è pressappoco questo:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Vede capitano, io divido l'umanità in cinque categorie: rarissimi sono gli uomini, e rari i mezzi uomini; sotto di questi stanno gli ominicchi, bambini che fingono di essere uomini; una razza a parte sono i ruffiani, che stanno diventando una vera folla; e al fondo della scala ci sono i quaquaraqua, che starnazzano come le oche del cortile e che sono la maggioranza. Ma lei, anche se mi arresta, è un uomo".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In questi mesi (o dovrei dire anni?) in cui molta parte della politica e del giornalismo è ridotta a chiacchiericcio quotidiano, dichiarazioni che non valgono i pochi centesimi della carta su cui sono stampate, gossip guardoni, totale decadenza dell'etica pubblica e della morale privata, nel confuso vociare dei protagonisti della scena mediatica e delle trasmissioni di cosiddetto approfondimento giornalistico (?!), nessuna esclusa, a nessun livello, da quello locale della mia città a quello nazionale, a me sembra di cogliere l'eco della indimenticabile scena finale de "Il giorno della civetta", quando i mafiosetti che circondano Don Mariano Arena, e che sono a loro volta degli autentic quaquaraqua, si danno a starnazzare proprio come oche il loro grido di esistenza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quaquaraqua, quaquaraqua, quaquaraqua.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-7415600902230326610?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/7415600902230326610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=7415600902230326610&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7415600902230326610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7415600902230326610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/10/la-folla-dei-quaquaraqua.html' title='la folla dei quaquaraqua'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SuwKp5YQ90I/AAAAAAAAAEc/yF2ZvER1egU/s72-c/00475010.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-2004497972625279036</id><published>2009-09-04T01:00:00.000-07:00</published><updated>2009-09-04T01:10:34.510-07:00</updated><title type='text'>A MIA MADRE</title><content type='html'>Occhi opachi e sbiaditi&lt;br /&gt;specchiano i miei occhi,&lt;br /&gt;e guardano distratti&lt;br /&gt;un orizzonte non ancora&lt;br /&gt;rischiarato dalla luce&lt;br /&gt;delineato come linea d'ombra&lt;br /&gt;e di ombre popolato&lt;br /&gt;E le foto del passato&lt;br /&gt;che restituisono brandelli di vita&lt;br /&gt;sono istantanee della memoria,&lt;br /&gt;la sua che appassisce&lt;br /&gt;la mia che s'angustia&lt;br /&gt;per afferrare almeno un poco&lt;br /&gt;il senso vivo del ricordo&lt;br /&gt;Ma nelle vene sue stanche e sfiancate&lt;br /&gt;e nelle mie precariamente sane&lt;br /&gt;(ancora ora e qui, ma poi chissà)&lt;br /&gt;scorre lo stesso sangue vermiglio&lt;br /&gt;e la sua carne è mia&lt;br /&gt;e la mia carne è sua&lt;br /&gt;perché lei mi appartiene dalla sera lontana&lt;br /&gt;in cui mi diede scintilla di vita&lt;br /&gt;e io le appartengo da quella sera e per&lt;br /&gt;ogni istante di tempo&lt;br /&gt;Si dovrebbe varcare sempre insieme&lt;br /&gt;la soglia irreparabile&lt;br /&gt;e ritrovarsi aldilà, nella luce o nell'ombra che sia&lt;br /&gt;perché separarsi è impossibile davvero&lt;br /&gt;senza perdersi&lt;br /&gt;e sopravvivere è solo un frattempo&lt;br /&gt;per ritrovarsi nella luce o nell'ombra&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-2004497972625279036?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/2004497972625279036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=2004497972625279036&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/2004497972625279036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/2004497972625279036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/09/mia-madre.html' title='A MIA MADRE'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' 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diretta, del contesto storico, nazionale e internazionale, che non può richiedersi a chi abbia meno di cinquant'anni, e che dunque quegli anni dal 1969 in poi abbia se possibile vissuto in presa diretta.&lt;br /&gt;Eppure il libro, magari in una edizione ridotta, meriterebbe di esser letto anche e sopratutto dai "giovani", se vogliono capire qualcosa dell'Italia in cui vivono, e del modo in cui la storia di questo paese è stata più volte risospinta sul terreno dell'arretratezza economica, politica, culturale, delle riforme mai fatte, della modernizzazione mai attuata, di come, insomma, un paese uscito distrutto dall guerra e che pur seppe risollevarsi con gli aiuti americani e la tenacia laboriosa del suo popolo, sia potuto approdare all'attuale stagnazione paludosa, con una classe politica vecchia, consunta, logora e inadeguata, con classi dirigenti incapaci e rapaci, con una società civile frammentata, litigiosa, priva di orizzonti ideali, in fondo conforme alla sua classe politica e alla sua classe dirigente nel verbalismo vacuo delle finte indignazioni, nell'ipocrita declinazione di inesistenti virtù pubbliche e di tangibili e incontenibili vizi privati che quelle vrtù pubbliche minano e corrompono.&lt;br /&gt;Se Cucchiarelli ha ragione (e temo che abbia ragione) in fondo tutto nasce proprio da quella strage, dalla sua "doppiezza" (bombe anarchiche, che non avrebbero dovuto far morti, affiancate a bombe fasciste che, nella combinazione, produssero la strage), dalla conseguente inconfessabile verità e dalla fissazione di una verità di "comodo", accettata anche dalla sinistra storica ed extraparlamentare, che pure finì per offrire un alibi al terrorismo brigatista, dall'onda lunga del progetto di  stabilizzazione autoritaria che costituiva il "core business" di piazza Fontana, che travolse anche Aldo Moro, dal successivo "accomodamento" dei governi di centrosinistra degli anni '80, con l'incapacità di avviare le riforme strutturali di cui il paese aveva bisogno, e quindi dal crollo del vecchio sistema dei partiti, con il tramonto dei regimi dell'Est, dalle "manovre" internazionali che certamente sostennero la "falsa" rivoluzione di tangentopoli, dalla riorganizzazione di un blocco moderato attorno a Berlusconi e dall'emersione di un partito territoriale che è riuscito a conquistare anche i c.d. ceti popolari, dal fallimento di una classe politica di governo di centrosinistra dominata ancora da figure vecchie e incapaci di concepire la politica altro che come gestione degli interessi, semmai in larga misura asservita agli interessi forti o addirittura direttamente partecipe di quegli interessi.&lt;br /&gt;Le vicende pugliesi di questi ultimi mesi sono esemplari, nell'intreccio di vecchie furbizie politiche, populismi e caudillismi, mala sanità, mala politica, malaffare, che enfatiche declamazioni para-poetiche non riescono più ad addolcire e tanto meno a nascondere.&lt;br /&gt;In poco più di un mese si è passati dalle acclamazioni frettolose di una "storica" vittoria, alle furibonde litigate sulla segreteria del PD, dalle improvvide dichiarazioni sulla Puglia come "laboratorio politico" (in cui la "grande idea" era d'imbarcare in maggioranza l'UDC casiniana, nelle sue varianti locali), alle sferzanti e ruvide parole sull'avventatezza di una inchiesta giudiziaria (le inchieste "non avventate" sono sempre quelle che riguardano gli altri, ovviamente), dalle dimenticate promesse di sciogliere il cumulo tra incarichi istituzionali e incarichi di partito alla rivendicazione del cumulo, come sia e purchessia, passando attraverso aperture a nuovi movimenti localistici che si propongono di costruire una sorta di Lega Sud trasversale, che sembra più che una coerente declinazione di un nuovo meridionalismo un tentativo di costruzione di un "nuovo notabilato" meridionale che possa giocare ancora un ruolo politico nazionale, naturalmente senza una vera idea di sviluppo del paese nel suo complesso, accettando il gioco leghista e rilanciandolo.&lt;br /&gt;All'origine della "miseria" della politica attuale, di cui in fondo le "esuberanze" cavalieresche sono la parte pittoresca, non certo quella più rilevante e allarmante, stanno i fatti (e i non fatti) di quarant'anni fa, che hanno indirizzato in un certo modo la storia nazionale, in un modo che non si è saputo o voluto raddrizzare.&lt;br /&gt;Ma il vero e risorgente pericolo di questa fase è che una classe politica declinante e percorsa a destra, al centro e a sinistra, da scandali di ogni tipo, cada una volta di più sotto i colpi delle inchieste giudiziarie, lasciando che i soliti poteri "forti" s'incarichino di gestire un altro rinnovamento, che rischia di essere fittizio come quello seguito a tangentopoli, aprendo la strada ai soliti "tecnocrati" per una transizione che rischia poi di riconsegnare il paese a figure nuove confezionate ad hoc, in una spirale senza fine.&lt;br /&gt;Cambiare tutto perché non cambi niente, secondo il vecchio insegnamento del principe di Salina.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-6495307079050523297?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/6495307079050523297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=6495307079050523297&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6495307079050523297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6495307079050523297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/07/da-piazza-fontana-ad-oggi-le-radici-del.html' title='Da piazza Fontana ad oggi: le radici del disastro'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-1421815460437443859</id><published>2009-07-18T22:09:00.000-07:00</published><updated>2009-07-18T22:49:53.337-07:00</updated><title type='text'>Le nuove categorie della politica</title><content type='html'>La nuova "pasionaria" piddina, Deborah Serracchiani, ha sdoganato quale nuova categoria della politica la "simpatia" e la "antipatia".&lt;br /&gt;Intendiamoci, sono pulsioni istintive, emotive, spesso inconsapevolmente sottintese a un ragionamento e ai rapporti sociali, dall'amicizia ai luoghi di lavoro, e forse possono spiegare, più e meglio di articolate analisi su sistemi di valori e progetti politici, l'avversione o l'adesione a un'idea quando essa s'incarna, come è quasi inevitabile, in un uomo-simbolo.&lt;br /&gt;In fondo, grandi "antipatici" sono stati De Gasperi, Togliatti, Fanfani, La Malfa, Craxi, De Mita, Forlani, Scalfaro...; mentre invece grandi "simpatici" sono stati Pertini, Berlinguer, Nenni, anche Andreotti con le sue arguzie, e per venire ai giorni nostri, se vogliamo è anche sul crinale antipatia/simpatia che si situano Berlusconi in massima misura, e in parte più piccola Bossi e Di Pietro, mentre dalla parte degli antipatici stanno decisamente D'Alema, Tremonti, Gasparri, Quagliariello e via così.&lt;br /&gt;Anche nel "ridotto" pugliese non può dirsi che la dicotomia non giochi il suo ruolo: Michelone Emiliano, con il suo corpaccione che ricorda la pubblicità della Ferrero ("gigante pensaci tu"), è certo simpatico, mentre è difficile che non sia antipatico Raffaele Fitto, per non dire di Simeone Di Cagno Abbrescia, mentre Nicki Vendola è un po' double face: può risultare simpatico o antipatico, secondo che affabuli di valori o ragioni di politica.&lt;br /&gt;Però la categoria della simpatia non era sinora mai assurta a criterio obiettivato di scelta di un segretario di partito; non si era mai sentito che la giustificazione di una scelta di schieramento fosse riposta nell'istintiva pulsione di empatia che lascia presupporre un sentire comune (come è appunto la simpatia).&lt;br /&gt;Quando la quarantenne d'assalto multipreferenziata ha dichiarato che sceglieva Franceschini perché simpatico, è stata quasi sommersa da una salva di fischi e contumelie; eppure, in fondo, ha espresso soltanto il punto dei vista dei "giovani", di quei giovani di cui tutti i partiti "liquidi" della seconda repubblica cercano d'intercettare i consensi, rivendendosi furbescamente il "giovanismo" come valore aggiunto, salvo a dare poco o nessuno spazio alle quote "verdi".&lt;br /&gt;E' evidente che Franceschini è "simpatico", in questo senso, ben più che Bersani: con la sua zazzeretta da bravo ragazzo di college americano, le camicie con le maniche rimboccate sui polsi, l'aria informale, questo cinquantenne può rappresentare nell'immaginario giovanile qualcosa che ricorda, in piccolo s'intende, il fenomeno Obama, che tra i giovani, i blog, la rete, ha costruito la sua identità politica.&lt;br /&gt;Bersani, al contrario, con la sua più che incipiente calvizie, i tratti netti, il curriculum piccino-pidiessino-diessino, l'appoggio dell'antipatico per eccellenza D'Alema, sembra emergere dal passato lontano e dal milieu delle sezioni di partito, delle cooperative rosse, delle case del popolo, delle olivetti lettera 82, dei vecchi ciclostili.&lt;br /&gt;Sin qui non meno scandalo delle dichiarazioni della Serracchiani che interpreta, non so se ingenuamente o furbescamente, il ruolo di voce delle nuove generazioni, e quindi anche delle loro pulsioni pre-politiche, o a-politiche, l'idea di una politica fatta solo di emozioni, immagine, youtube, internet, facebook, concerti a seguire brevissimi comizi, incontri in comitati elettorali dove si beve a sbafo (non è accaduto anche a Bari?).&lt;br /&gt;Dove però la Serracchiani è scivolata, in modo rovinoso, è nella sua ultima esternazione, in cui immagina e rivendica un partito democratico dove ci sia spazio per tutti, da Beppe Grillo alla Binetti.&lt;br /&gt;La ragazza, in sostanza, vorrebbe un partito che sia come una di quelle scatole di cianfrusaglie da soffitta, dove si tiene un po' di tutto, dalle foto della scuola e delle gite scolastiche, a vecchie lettere d'amore, ad una fionda, alle biglie colorate, a qualche ingiallita tessera di movimenti giovanili.&lt;br /&gt;Una scatola che ha valore più come contenitore che per il suo contenuto, che dovrebbe esser "ricca" solo perché contiene di tutto e di più.&lt;br /&gt;Si dirà che anche il PdL è un partito-scatola, che dentro ci sono sia Tremonti, vicino alla Lega, che Cicchitto, ex socialista con tessera P2, sia Quagliariello, ex radicale, che Bondi, ex comunista, sia Pisanu (vecchio moroteo) che la Savino, la Carfagna e le altre "bellone" del Capo.&lt;br /&gt;Verissimo, ma lì c'è qualcuno che, nel bene e nel male, porta la scatola, e lo sguardo corre a lui, non alla scatola, anzi la scatola ha un senso ed esiste come tale solo perché esiste il Grande Inscatolatore.&lt;br /&gt;Nel Pd scatolare, invece, nella scatola, alla rinfusa, ci finirebbero tutti, ma proprio tutti, e siccome non c'è tanto spazio e ognuno ne vorrebbe uno minimo vitale, la scatola dalle fragilissime pareti alla fine cederebbe, come certe scatole da scarpe quando anziché un paio, ne vuoi fare entrare due.&lt;br /&gt;L'idea, ingenua o forse furbesca, della Serracchia è così di conglobare nel PD tutte le pulsioni, da quelle populiste vero-finto-moraliste-indignate a quelle riformiste-idealiste, a quelle realiste-politiciste, a quelle ideologico-valoriali, nell'ambizione di voler rappresentare, "totalitariamente", tutti gli umori della società italiana.&lt;br /&gt;In effetti, a ben guardare, è il modello vecchio del partito di massa e interclassista, cioé della vecchia DC o del PCI emiliano-romagnolo, che peò avevano il collante dell'ideologia, a rinforzare le pareti delle scatole.&lt;br /&gt;Deborah Deborah, se questa è la tua idea della "nuova" forma partito, sei un po' più vecchia dei quarantanni che l'anagrafe certifica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-1421815460437443859?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/1421815460437443859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=1421815460437443859&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/1421815460437443859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/1421815460437443859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/07/le-nuove-categorie-della-politica.html' title='Le nuove categorie della politica'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-3115448064710366304</id><published>2009-06-19T22:52:00.000-07:00</published><updated>2009-06-19T23:54:12.574-07:00</updated><title type='text'>SE QUARANTANNI VI SEMBRAN POCHI PER UNA SCOMODA VERITA'</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SjyHgBWJjeI/AAAAAAAAAEU/wOZlyKvlWN8/s1600-h/piazza-fontana.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5349299441596206562" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; CURSOR: hand; HEIGHT: 304px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SjyHgBWJjeI/AAAAAAAAAEU/wOZlyKvlWN8/s400/piazza-fontana.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quarant'anni sono un tempo lungo e per misurarlo nella sua profondità basta pensare che nel 1959 erano passati quaran'anni dal 1919, ossia da uno degli anni del "biennio rosso", in cui andava formandosi e irrobustendosi il partito fascista, che nel 1969 erano andati quarant'anni dai patti lateranensi, che chiudevano il sessanennio della "questione romana", che nel 1979 si celebravano i quarant'anni dall'inizio (agosto 1939) della seconda guerra mondiale con l'invasione nazista della Polonia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In questo turbolento 2009, segnato dalla crisi economica mondiale e dalle miserie dello scenario politico italiano, cade il quarantennale dell strage di Piazza Fontana, il primo grande avvenimento (dopo l'assassinio dei due Kennedy) di cui posso dire di avere memoria diretta, anche se delineata nell'inquietante gioco di luci e ombre del bianconero dei telegiornali dell'epoca.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Di quelle immagini della sera di venerdì 12 dicembre 1969 conservo il ricordo del buco nero sul pavimento del salone centrale della Banca nazionale dell'Agricoltura, del salone cosparso di detriti, da cui erano già stati portati via i morti e i feriti, e lo sgomento di un fatto che, ai miei occhi di undicenne, era paurosamente prodigioso e inspiegabile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Anche le foto della scena del crimine sono in bianconero, che è il colore del ricordo e che, nel contrasto tra luci e ombre, non restituisce ma paradossalmente attenua la cruda verità che apparve agli occhi di polizia, carabinieri, vigili del fuoco, medici, infermieri: le pareti chiazzate di sangue, frammenti di ossa e di materia cerebrale, i corpi anneriti dei morti, i pezzi anatomici sparsi, il colore della vita annientata o segnata per tutta la vita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E le foto non dicono gli odori di quella scena, dall'acro della nitroglicerina uguale ai disinfettanti di ospedale al dolciastro della carne bruciata, al sentore di mandorle amare del binitrotoluolo (che era uno dei composti dell'esplosivo).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Leggo da qualche giorno "Il segreto di piazza Fontana" di Paolo Cucchiarelli (Ponte alle grazie), forse il saggio più completo e documentato sulla strage e sugli attentati che nello stesso giorno colpirono Roma (sotterranei della Banca nazionale del Lavoro, Altare della Patria, pennone e lato Museo del Risorgimento, mentre la bomba alla Banca commerciale di Milano, probabilmente destinata non a scoppiare ma a lasciare una "firma" che servisse alla connotazione politica fu fatta frettolosamente brillare nel cortile di quell'istituto di credito).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' un librone di 700 pagine (compresa una nota tecnica sul tipo di esplosivo utilizzato a piazza Fontana, i ringraziamenti, il fittissimo indice dei nomi), zeppo di riferimenti analitici anche tecnici (il tipo di borse utilizzate e le cassette che contenevano le cariche esplosive, ad esempio), molto diverso nell'impianto e nella narrazione da "La notte che Pinelli", il saggio con il quale Adriano Sofri ha ricapitolato la vicenda del ferroviere anarchico che precipitò da una finestra della Questura di Milano e i suoi sviluppi giudiziari; e ancora diversissimo dal lucido e tenero ricordo di "Spingendo la notte più in la" che ha proposto la inedita prospettiva delle vittime dei fatti di terrorismo, a partire dal ricordo di Mario Calabresi, che perse il padre quando aveva appena due anni eppure conserva un ricordo puntuale di quei giorni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il segreto della strage, nella lucida e argomentata ricostruzione di Cucchiarelli, è nel fatto che essa fu una strage "doppia", in cui furono coinvolti gli anarchici, convinti di fare una esplosione solo "dimostrativa" e in realtà attirati in una trappola dai fasciti di Ordine nuovo (Freda, Ventura, e il loro gruppo veneto-padovano) e di Avanguardia nazionale (Stefano Delle Chiaie), a loro volta manovrati da una parte dei servizi segreti, che voleva attentati eclatanti ma dimostrativi per sostenere un disegno di svolta autoritaria, sul tipo di quello che aveva portato al potere i colonnelli greci, ma dove qualcuno giocò sporco, cercando invece proprio la strage, per forzare ancora di più la mano, ottenendo invece l'effetto contrario di fermare la svolta autoritaria, alimentando soltanto la teoria, comunque politicamente utile, degli "opposti estremismi".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Vale la pena riportare un brano del libro:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Il segreto della strage ha resistito per tanti anni godendo del silenzio di tutti i soggetti interessati: Stato, fascisti e anarchici. Questi ultimi dovevano scagionare Valpreda e rivendicare l'innocenza di Pino Pinelli. Si erano fatti tirare dentro, e ora la situazione non lasciava alcuno scampo politico: difficilmente sarebbe stata dimostrabile nelle aule di tribunale la loro buona fede di non voler causare morti. Da un punto di vista giuridico, la partecipazione degli anarchici alla vicenda sarebbe stata quantomeno un concorso in strage. Gli apparati che si erano resi colpevoli di connivenza coi fascisti dovevano a loro volta tutelarsi. Né poteva saltar fuori il ruolo di polizia politica che i servizi segreti svolsero -coprendo e depistando, facendo fuggire testimoni e occultanto o sottraendo prove- pur di tenere in piedi il tornaconto che la strage aveva offerto. Altrettanto prioritaria era l'esigenza di sottrarre alle condanne i veri responsabili materiali della strage, i fascisti. Avrebbero altrimenti potuto dispiegare un incredibile ricatto nei confronti di chi, all'interno degli apparati, aveva sostenuto l'operazione. Cosa che difatti accadde con le successive stragi. Salvando il segreto della strage, si salvavano anche i fascisti. Ecco perché probabilmente alla strage di Stato seguirono, su entrambi i fronti, le assoluzioni, altrettanto di Stato. Se si fosse distinto tra una borsa e l'altra, tutti sarebbero stati costretti ad ammettere pubblicamente qualcosa di inconfessabile. La trappola in cui erano caduti gli anarchici, che la sinistra doveva difendere a tutti i costi, era diventata ormai un segreto politico condiviso da tutelare. Da parte di tutti i soggetti interessati. Dentro quella trappola è così caduta un'intera generazione".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In pratica secondo Cucchiarelli, quel pomeriggio di venerdì' 12 dicembre 1969 tra le 16 e le 16.25 nel salone della BNA entrarono due persone, in momenti diversi: la prima, Valpreda, aveva una borsa contenente una cassetta metallica con esplosivo innescato da un timer (probabilmente era convinto che la "corsa" del timer fosse regolata a 120 minuti, e quindi che la bomba sarebbe esplosa a banca ormai vuota); la seconda con una borsa contenente esplosivo al plastico a innesco con miccia, che collocò la sua borsa sul ripiano del tavolo ottagonale centrale vicino a quella che aveva lasciato l'inconsapevole Valpreda; fu quest'ultima bomba a esplodere per prima attivando in una manciata di decimi di secondo anche la prima bomba, che era munita di un detonatore esterno; nessuno percepì due esplosioni, perché esse furono quasi istantanee.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La ricostruzione, argomentata e documentata, è del tutto verosimile, ed ha il pregio di mandare a posto praticamente tutte le tessere del mosaico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se posso aggiungervi un'impressione personale, direi che è abbastanza coerente con l'immagine di pochezza e sprovvedutezza che ebbi di Pietro Valpreda quando una sera autunnale del 1976 (o del 1977? qui il ricordo non mi conforta bene), andai con un altro colaboratore d Bari Radio Uno a prenderlo al palazzo dell'Ateneo di Bari, in un'aula della facoltà di lettere dove si svolgeva una infuocata assemblea proprio su piazza Fontana, per portarlo sino all'ottavo piano di via De Giosa con angolo piazza Luigi di Savoia via Carulli dove erano gli studi di Bari Radio Uno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quella serà andò in onda una intervista radiofonica condotta da Carlo Brienza, all'epoca direttore di Bari Radio Uno, e mi pare di ricordare che ci fossero anche Peppino Garibaldi, Bianca Tricarico, Fortunata Dell'Orzo, forse Susanna Napolitano, e chiedo venia se dimentico qualcuno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Io non ebbi modo (ero uno degli ultimi arrivati nella redazione) di fare domande a Valpreda, ma lo vidi bene, lo osservai, ascoltai le sue risposte, sopratutto sul ruolo di Mario Merlino, il fascista infiltratosi nel circolo XXII Marzo fondato da Valpreda a Roma.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'impressione che ne ricavai fu di una persona modesta, veramente modesta per intelligenza generale e politica, cultura generale e politica, del tutto inadeguata al ruolo che gli era toccato in sorte, e però qualcosa in lui non mi persuase del tutto; non riuscivo a scorgerne le stimmate del martire, dell'innocente assoluto predestinato a fare da capro espiatorio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fu una impressione vaga, che è rimasta sempre sepolta, e che mi torna alla mente rileggendo le pagine di Cucchiarelli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se l'ipotesi del libro è esatta Valpreda fu complice attivo (ma inconsapevole degli esiti mortali che non immaginava e non avrebbe voluto) della strage, fu l'uomo che, assieme agli altri anarchici, cadde nella trappola, e che aveva tutte le caratteristiche di sprovvedutezza e pochezza per diventare strumento di un disegno raffinatssimo che non poteva comprendere, nella sua mediocrità e inadeguatezza, come non lo poté capire, se non quando la strage fu cosa fatta e irreversibile, Giuseppe Pinelli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Temo che Cucchiarelli possa aver visto giusto dopo dieci anni di ricerche, consultando tutte le fonti disponibili e anche qualche fonte orale informata dei fatti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se è così, in quella trappola siamo davvero caduti tutti quanti e la storia degli ultimi quarant'anni va riscritta a partire da questa scomoda verità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-3115448064710366304?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/3115448064710366304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=3115448064710366304&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3115448064710366304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3115448064710366304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/06/se-quarantanni-vi-sembran-pochi-per-una.html' title='SE QUARANTANNI VI SEMBRAN POCHI PER UNA SCOMODA VERITA&apos;'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SjyHgBWJjeI/AAAAAAAAAEU/wOZlyKvlWN8/s72-c/piazza-fontana.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-4577140484626712177</id><published>2009-06-15T23:48:00.000-07:00</published><updated>2009-06-16T00:15:44.898-07:00</updated><title type='text'>FACIMME AMMUINA</title><content type='html'>E' un riconoscibile falso il celebrato articolo 27 del Regolamento della Marina borbonica del 20 settembre 1841, secondo il quale, in occasione di ispezioni e visite a bordo di altre autorità, per dar l'impressione che si facesse qualcosa di operoso, attivo, importante, gli imbarcati dovessero fare "ammuina"; ossia, come avrebbe prescritto quel regolamento in pura lingua partenopea:   "tutte chille ca stanno a prora, vann'a poppa e chille ca stann' a poppa vann'a prora; chille ca stann'a dritta vann'a sinistra e chille ca stanno a sinistra vann'a dritta; tutte chille ca stanno abbascio vanno 'ncoppa e chille ca stanno 'ncoppa vann'abbascio, passanno tutte p' 'o stesso pertuso; chi nun tene nient' 'a fa' , s'aremen' 'a ccà e 'a là ".&lt;br /&gt;Però si deve esser grati a questo falso, di probabile ispirazione antiborbonica, perché descrive in modo plastico, e come meglio non si potrebbe, il senso di un'azione convulsa, frenetica, diretta appunto a dar la sensazione che tutto si muova e qualcosa accada mentre invece accade poco o nulla.&lt;br /&gt;Forse il Cav. ha riscoperto, in una delle sue visitationes casoriane, il detto, e questo spiegherebbe l'ammuina del complotto più o meno "eversivo", evocato nei giorni scorsi, convalidato dal Sen. Cossiga con le rivelazioni di una congiura intesa a detronizzar Silvio per intronizzare Draghi, emblematico campione dei poteri forti delle banche, della finanza, del variegato mondo imprenditoriale e d'interessi che gira attorno alle une e all'altra.&lt;br /&gt;Epperò, anche Max "statista" D'Alema, in omaggio alla sua intervistratrice (che però è di Sarno, provincia di Salerno, e non propriamente napoletana), ha annunziato alla Lucia "scosse", singulti tellurici, probabili sommovimenti politico-istituzionali, senza rivelare né le fonti delle sue divinazioni, né gli esiti che da questi sismi politici dovrebbero sortire (il crollo di Silvio, un'ennesima increspatura del cerone intonachizio della sua immagine di intramontabile sessantenne pure incamminato verso gli ottanta?).&lt;br /&gt;Forse ognuno parla a nuora perché suocera intenda: il Cavaliere per serrare le fila della maggioranza, evocare un nuovo 1994, spaventare i moderati dell'UdC, mandare segnali alla Lega qualora la guardia pretoriana padana volesse in qualche modo smarcarsi troppo o troppo tirare la corda cui tiene avvinto il resto della maggioranza; Max "statista" per evocare l'esigenza che in passaggi delicati e cruciali non ci si dimentichi, appunto, di quanti, come lui, hanno dato prova di autorevolezza e nervi saldi, sin dal difficile passaggio della guerra del Kossovo, quando ha guidato, unico ex comunista della storia d'Italia, il governo; e magari anche per dire al popolo democratico che non è proprio il momento di affidarsi a convulsi conati giovanilisti pensando di affidare il partito ad una giovane quarantenne carina ma troppo immatura e certo "leggerina" come la Deborah Serracchiani.&lt;br /&gt;L'oggetto comune del contendere, sul terreno politico, poi è nientepopodimenoché l'UdC di Casini e Cesa, che Berlusconi, facendo male i conti, aveva immaginato in liquidazione (dimenticadone il radicamento siciliano e territoriale, in quanto partito degli assessori al sud), e D'Alema vorrebbe imbarcata come un qualsiasi Udeur in un'ampia coalizione antiberlusconiana, comprensiva anche della Sinistra radicale nelle sue due declinazioni (S&amp;amp;L, RC-PdCI-Socialisti) e magari, perché no, anche dei pannelliani e boniniani.&lt;br /&gt;Queste "simmetrie" berlusconian-d'alemiane dimostrano, se ce ne fosse bisogno, di quanto sia logora e stantia la visione delle cose nel centrodestra e nel centrosinistra. così legata ai tatticismi e al gioco dei messaggi, così slegata dai bisogni e dalle esigenze della società italiana.&lt;br /&gt;La politica sembra ormai soltanto un reality show, con la sua compagnia fissa di giro, le litigate, i pensieri poveri e debolissimi, laterali anzi periferici, gli orizzonti che non vanno al di là del salotto di Porta a Porta.&lt;br /&gt;E in tutto questo Napolitano corre il rischio di far la parte di una qualsiasi Barbara D'Urso o Simona Ventura, quando richiama all'ordine senza convinzione i concorrenti con il fatidico "Ragaaaaziiiiii".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-4577140484626712177?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/4577140484626712177/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=4577140484626712177&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4577140484626712177'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4577140484626712177'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/06/facimme-ammuina.html' title='FACIMME AMMUINA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-4344533550526452853</id><published>2009-05-28T23:01:00.000-07:00</published><updated>2009-05-28T23:42:22.019-07:00</updated><title type='text'>The Untouchables</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sh-CVrh6QoI/AAAAAAAAAEM/N1G__pr8z8A/s1600-h/locandinapg1.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 270px; DISPLAY: block; HEIGHT: 400px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5341130992058516098" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sh-CVrh6QoI/AAAAAAAAAEM/N1G__pr8z8A/s400/locandinapg1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perché parlare di un film vecchio ormai di ventidue anni?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ci sono film che si stagliano, solidi, forti di una capacità evocativa che il tempo non affievolisce, perfetti nella miscela di ingredienti che fanno di un semplice film "il film", dalla trama, alla delineazione psicologica dei personaggi, alla scelta di attori che sappiano incarnare sino in fondo il ruolo, dalle scenografie, alla fotografia, al colore, al ritmo narrativo, alla maestria della ripresa, nel gioco tra primi piani, piani sequenza, stacchi, alle musiche che del film devono saper sintetizzare l'anima poetica.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non sono un cinefilo, ma nella mia ideale filmografia di film così se ne possono contare forse una ventina, forse una trentina&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Non tutti sono capolavori, nel senso pieno e vero, certo lo sono praticamente tutti quelli di Kubrick, moltissimi di Hitchcock, parecchi di Truffaut, alcuni di Sam Mendes, alcuni di Altman, almeno tre di Francis Ford Coppola, almeno cinque di Spielberg, qualcuno di Fellini, di Dino Risi, di Monicelli, di De Sica...&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Poi ci sono film in ogni caso eccellenti, che conservano una freschezza sorprendente, che visti a cinema si rivedono volentieri ad ogni passaggio televisivo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Gli Intoccabili (The Untouchables) è un film appunto eccellente, come il suo regista Brian De Palma (di cui a parte "Mission impossible" e "Mission to Mars", film commerciali di buona fattura e nulla più, rimane memorabile "Vestito per uccidere" con un Michael Caine al vertice della sua maestria attoriale).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Eccellenti sono gli attori, da Kevin Costner (che interpreta l'agente federale del Tesoro Elliot Ness, l'uomo che sconfisse Al Capone), ad un intensissimo e ironico Sean Connery (l'umanissimo poliziotto Malone, che dalla strada, dove si era esiliato nell'assoluta estraneità all'ambiente corrotto della Polizia di Chicago, ritorna al fianco di Ness ad un ruolo investigativo), al misurato ed efficace Andy Garcia (giovane poliziotto italo-americano, il volto pulito e presentabile dell'Italia che sbarcava ad Ellis Island negli anni dell'emigrazione a frotte verso l'America), all'insuperabile Robert De Niro (che realmente ingrassato di una ventina e passa di chili, interpreta un Al Capone gigione, ironico, crudele, furente secondo un pentagramma di umori e passioni che padroneggia sino in fondo), sinanche ai protagonisti minori, come il killer dal vestito e dal cappello bianco e l'occhialuto e buffo contabile che entra nella squadra di Ness e sarà il primo a lasciarci la pelle, seguito dal coraggioso Malone.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Eccellente è lo sviluppo della trama, il ritmo narrativo, la costruzione delle immagini, la fotografia così bene virata dai toni caldi e opulenti dei grandi alberghi e palazzi dove Capone e i suoi tessono le proprie trame criminali e ne godono i frutti dorati, ai toni freddi e catramosi della Chicago notturna, memorabile -con voluta citazione alla Corazzata Potiomkin- la lunga sequenza della sanguinosa cattura del mezze maniche contabile di Capone, sulla scalinata della Chicago central station, ode architettonica al treno, all'epoca mezzo principe di locomozione, e alle grandi stazioni viste in tanti film dell'America anni trenta e quaranta, porti di terra in cui si intrecciano e di disperdono i fili di viaggiatori frettolosi o assorti, gioiosi o disperati.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Serratissima, dopo l'uccisione di Malone e la cattura del contabile di Capone, è la lunghissima sequenza del processo a Capone, la cui svolta è rappresentata dalla scoperta della lista dei giurati corrotti nelle tasche del killer biancovestito, catturato e buttato giù dal tetto del palazzo di giustizia da un Elliott Ness furente per il dileggio gratuito che il cattivone riserva all'amico Malone, che ha barbaramente sforacchiato con una sventagliata di mitra.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Perché Ness, che all'inizio della storia era un idealista convinto di poter combattere il crimine con le sole nude armi della legalità, dopo la sua dolorosa "perdita dell'innocenza" capisce che l'unico modo per battere Capone è fotterlo comunque, e non esita a ricorrere alla bugia, turlupinando il povero giudice al quale rivela che oltre alla lista dei membri della giuria corrotta da Capone, anche il suo nome figurerebbe tra quelli "comprati", e così lo costringe, superando le pastoie della procedura, a cambiare la giuria e quindi ad impacchettare Capone verso un penitenziario federale.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E poi, su tutto il film, attraverso il film, nelle sue scene, vi è l'incanto della colonna sonora, essa pure memorabile nel tema principale, dovuta all'arte inarrivabile di Ennio Moricone.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;L'ho rivisto ieri sera "The Untochables", storia di come la giustizia, qualche volta, trionfa davvero, e non sempre lo fa seguendo la via maestra, ma più spesso per strade tortuose, perché tortuosi sono gli uomini, sia che siano delinquenti, sia che siano poliziotti, ladri o guardie, e al fondo anche giudici.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E del film, emblematica, è la furiosa reazione di Capone al cambio della giuria, quando capisce che il suo impero criminale è davvero crollato, e a Ness che lo sfida risponde "Ma vattene, non sei niente, sei solo chiacchiere e distintivo, solo chiacchiere e distintivo".&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E forse è vero che spesso gli uomini di legge sono solo "chiacchiere e distintivo", o anche "chiacchiere e toga".&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ma qualche volta no.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per fortuna.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-4344533550526452853?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/4344533550526452853/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=4344533550526452853&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4344533550526452853'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4344533550526452853'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/05/untouchables.html' title='The Untouchables'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sh-CVrh6QoI/AAAAAAAAAEM/N1G__pr8z8A/s72-c/locandinapg1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-546858387948215461</id><published>2009-05-27T22:14:00.000-07:00</published><updated>2009-05-27T22:43:47.044-07:00</updated><title type='text'>La questione morale secondo "Franceschiello"</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sh4kiRW3m_I/AAAAAAAAAEE/QNzxK_liiUo/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 114px; DISPLAY: block; HEIGHT: 103px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5340746379301460978" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sh4kiRW3m_I/AAAAAAAAAEE/QNzxK_liiUo/s400/images.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Dario Franceschini ha scoperto la variante neomediatica e gossippara della "questione morale", cercando di aggiornarne i termini e adeguarli agli scenari della c.d. seconda Repubblica, e riuscendo piuttosto ad appiattirli nei termini dell'unica e ultratrentennale "La Repubblica".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Le dichiarazioni di ieri, del senso "Mamme, affidereste i vostri figli a un uomo così?", sottilmente evocative degli spettri che oltre due anni fa si agitarono tra le aule dell'asilo di Rignano Flaminio, piuttosto che degli scenari di "Lolita" di Nabokov, sono state francamente, "franceschinamente", infelici.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La risposta dei figli che già sono stati affidati, storicamente e naturaliter, all'uomo "così", ossia ai figli veri, concreti, legittimi del Cav. è stata immediata, forte, e anche dignitosa: e se i figli veri di un uomo "così" lo difendono all'unisono, forse le mamme d'Italia più che allarmate dall'interrogativa retorica di Franceschini sono uscite rassicurare dalle risposte della stirpe berlusconiana.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nel frattempo è fallito anche il tentativo di tirar per la tonaca la Conferenza episcopale italiana a pronunciarsi sul merito della questione: perché è vero che l'Avvenire, a proposito del divorzio Berlusconi-Lario, ebbe a invitare il premier a maggior sobrietà, ma di qui a pronunciare pubblico interdetto su un supposto (sino a prova provata contraria) corruttore di minorenni ce ne corre.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E la Chiesa e i suoi Vescovi, che hanno esperienza bimillenaria e traguardano le cose di questo mondo con una lente rovesciata perché, in ogni caso, devono guardare più da vicino profili trascendenti, e alla luce di quelli cercare di esercitare il proprio magistero, non potevano trasformarsi in agenzia di certificazione di qualità di una questioncina morale a evidenti fini elettorali.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Franceschini, in piena ebbrezza elettorale e forse davvero convinto d'essere non un semplice "pilota di porto" per condurre la malconcia nave democratica verso un congresso ma addirittura un possibile comandante di quel vascello, ha pensato bene di giocare sino in fondo una partita aggressiva, all'americana, senza ricordare che in quella società, imbevuta di valori protestanti (che sono la vera etica del capitalismo), il giudizio morale sui comportamenti privati dei policiti conta davvero, in questa, invece, che è cattolica, il confine tra etica pubblica e morale individuale è ben più netto e marcato, e i peccati privati si lavano in confessionale e non in pubblici lavacri parlamentari, di stampa, mediatici.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Piaccia o non piaccia questa è l'Italia e questa la sua "tradizione".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E Franceschini non avrebbe dovuto dimenticarlo, poiché nel suo partito d'origine su molti vizi "privati" di eminenti esponenti era steso un velo spesso e oscuro, che giammai il PCI, il PSI o alcuna delle forze politiche di sinistra (e anche di destra a dire il vero) avrebbero pensato di sollevare, e non solo per questioni di stile, ma perché quel confine era chiaro e invalicabile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nemmeno Di Pietro, che pure ha il copiright dell'antiberlusconismo, ma che nella sua furbizia di prossime ascendenze contadine molisane è ben più sveglio e accorto, ha ritenuto di varcare quel confine (peraltro lui pure sposato due volte e con qualche frequentazione di soubrette: ai tempi in cui era Ministro delle infrastrutture è noto che per le stanze del dicastero di Porta Pia circolava l'Elona Weber).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Invece Franceschini, col suo faccino di bambino un po' invecchiato, il suo taglio di capelli da caposquadra dell'Agesci, il suo bonario accento emiliano, s'è dimenticato di tutta la tradizione sapienzale della vecchia DC, di cui si è nutrito assieme al latte materno, ed è andato fuori dal seminato (e dal seminario!).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' proprio vero, allora, che i migliori amici del Cav. sono i suoi nemici, e che, come ripeteva Don Vito Corleone al giovane Michael insegnandogli i fondamenti del mestiere di padrino, i nemici bisogna tenerseli stretti, ben più degli amici.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Insomma il PD scopre oggi amaramente che più che a Franceschini si è affidato a Franceschiello, che fece la fine che sappiamo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-546858387948215461?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/546858387948215461/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=546858387948215461&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/546858387948215461'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/546858387948215461'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/05/la-questione-morale-secondo.html' title='La questione morale secondo &quot;Franceschiello&quot;'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sh4kiRW3m_I/AAAAAAAAAEE/QNzxK_liiUo/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-4400384201806631059</id><published>2009-05-26T23:48:00.000-07:00</published><updated>2009-05-27T00:20:09.475-07:00</updated><title type='text'>E SE FOSSE SUO NONNO?</title><content type='html'>Repubblica continua la saga della Letizia, cui dedica le energie migliori della sua redazione.&lt;br /&gt;Con l'intervista al presunto fidanzato di Noemi è sceso in campo, nientepopodimenoché, Giuseppe D'Avanzo, come dire il Gian Antonio Stella del quotidiano romano, che nel decantati solco del grande giornalismo "d'inchiesta" (quello che una volta si occupava di stragi, mafia, corruttele, delitti eccellenti, cioé "robetta" al confronto dei "misteri di Noemi") ha intervistato il fidanzato (presunto) della ragazzina, un meccanico di discreto aspetto nerboruto e di qualche precedente penale (ma questo ovviamente taciuto), il quale ha dichiarato la sua verità sull'affaire, che coincide con le prime ipotesi investigative proposte dal "Washington Post" de noaltri: il book fotografico, l'intermediazione di Emilio Fede, la chiamata telefonica inattesa, la vacanza nella villa sarda, con condimento di decine di ragazze giovani e avvenenti, la improvvisa mutazione della Noemi, evidentemente assoggettata alle insane voglie dell'anziano anfitrione.&lt;br /&gt;A questo punto Letizia padre ha dichiarato al Mattino di Napoli la sua verità: un incontro casuale una decina di anni fa, una lettera accorata all'indomani della tragica morte del fratello più grande di Noemi, la presentazione della famiglia al Cav., con la Noemi bambina di otto anni o giù di lì che propone di chiamare Silvio "nonnino", corretta dal padre che le suggerisce "non esagerare (mica è così vecchio) chiamalo papi".&lt;br /&gt;E chissà perché a questo punto, come San Paolo sulla via di Damasco, un'illuminazione mi ha attraversato tutto, come una scarica elettrica: E SE FOSSE SUO NONNO????&lt;br /&gt;Poiché ci si muove in un contesto puramente "indiziario", la realtà è aperta infatti a tante diverse letture.&lt;br /&gt;Vediamo un po': la mamma di Noemi ha più o meno la stessa età di Marina Berlusconi, e se ci fate caso ha un profilo, con la mascelletta, e uno sguardo, che ricordano Marina, che è poi la versione femminile del Cav., ben più di Piersilvio, e molto più dei figli della Veronica, in cui i caratteri somatici del Cav. si sono meglio mescolati con quelli della Miriam Bartolini (in arte Lario).&lt;br /&gt;Sappiamo anche che la mamma di Noemi ha frequentato ambienti televisivi, nei tempi di sua gioventù, senza grande fortuna, ma li ha frequentati, e anche qui ci potrebbe essere l'imprinting paterno, i geni non sono acqua fresca.&lt;br /&gt;Poi ha sposato un oscuro dipendente comunale di bell'aspetto, che aveva frequentazioni socialiste nella Napoli socialista dei De Donato, che in fondo era uno dei milieu del Cav. (non Napoli, ma l'ambiente del P.S.I. craxiano).&lt;br /&gt;E chissà, a questo punto, che come in un feilleuton di fine ottocento, il Cav. non abbia scoperto proprio sul finire degli anni '90 che tra le sue varie avventure in giro per l'Italia una aveva prodotto un frutto proibito e inconfessabile: una figlia naturale, mai riconosciuta e mai riconoscibile, a salvaguardia degli interessi dei rampolli legittimi, che già fan fatica ad andare d'accordo tra loro (certo non deve essere stato piacevole per Marina e Piersilvio ritrovarsi figli di separati perché Veronica Lario aveva avvinto nelle sue grazie il papà, ma questi sono probabilmente dettagli per Veronica).&lt;br /&gt;Che fareste voi se scopriste di avere una nipote naturale, che è peraltro la più grandicella tra tutti i nipoti, e che, sfortunata, mai ha goduto e mai potrà godere dei frutti solari, pieni e polposi, di una illustre e ricca ascendenza?&lt;br /&gt;Andreste ai suoi compleanni? Le fareste qualche regalino? La invitereste con un'amica, facendole trovare un ambiente "giovane", per regalarle una vacanza di fine anno? Vi ricordereste della festa dei diciotto anni?&lt;br /&gt;Certo che lo fareste, tutti, senza distinzione.&lt;br /&gt;Ma voi mica vi chiamate e siete Silvio Berlusconi, mica avete già cinque figli legittimi e quattro nipoti legittimi, mica dovete preoccuparvi di evitare che una verità "nascosta" deflagri come una atomica distruggendo quel minimo di armonia tra i figli che va pazientemente costruita col bilancino tra donazioni, intestazione di immobili e valori immobiliari, partecipazioni azionarie.&lt;br /&gt;E forse addirittura preferireste, da un certo punto di vista, sentirvi dare del corruttore di minorenni e quasi pedofilo, sopportando lo sputtanamento muliebre e le inchieste di Repubblica, piuttosto che dover ammettere questa "verità nascosta" così destabilizzante, non per lo Stato o i destini dell'Italia, ma più prosaicamente per i destini di una famiglia.&lt;br /&gt;La "variante del nonno", dite la verità, non l'avete mai considerata, e non la considera nemmeno Repubblica, perché al quotidiano di via Cristoforo Colombo, e al suo editore De Benedetti, interessa solo che l'Italia intera tracimi di indignazione per l'anziano signore che insidia le minorenni, cioé metaforicamente e potenzialmente, le "figlie" di tutti, dell'edicolante, come del vigile urbano, dell'operaio, come dell'avvocato, del medico, come del giornalista, insomma di tutta la "ggente".&lt;br /&gt;E in Italia si sa, marturianamente, "i figli so' piezze e' core".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-4400384201806631059?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/4400384201806631059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=4400384201806631059&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4400384201806631059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4400384201806631059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/05/e-s-fosse-suo-nonno.html' title='E SE FOSSE SUO NONNO?'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-4865847358162526761</id><published>2009-05-13T22:20:00.000-07:00</published><updated>2009-05-13T23:10:39.381-07:00</updated><title type='text'>IL DEBITO DELLA VERITA'</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sgu1w2nqG_I/AAAAAAAAAD8/vbiNrvEsQq0/s1600-h/pinelli.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 83px; DISPLAY: block; HEIGHT: 124px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5335558034450684914" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sgu1w2nqG_I/AAAAAAAAAD8/vbiNrvEsQq0/s400/pinelli.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sgu1m8NEMsI/AAAAAAAAAD0/mzW8X9NVu9M/s1600-h/calabresi.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 116px; DISPLAY: block; HEIGHT: 105px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5335557864151069378" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sgu1m8NEMsI/AAAAAAAAAD0/mzW8X9NVu9M/s400/calabresi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ieri sera, in tarda serata, su RAI 2 è stato ritrasmessa una puntata, a cura di Gianni Minoli, dedicata all'omicidio di Luigi Calabresi, con una ricostruzione accurata del fatto e del contesto e testimonianze di Gemma e Mario Calabresi, Panza, Mughini, D'Ambrosio e altri che in modo diverso furono "persone informate dei fatti".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Avevo letto un anno fa il libro di Mario Calabresi "Spingendo la notte più in là", che muovendo dalla dolorosa esperienza personale (l'autore aveva appena quattro anni al momento dell'assassinio del padre) e dai ricordi di come una tragedia personale abbia pesato sulla sua vita eppure non lo abbia piegato a logiche di rancore e risentimento, allargava lo sguardo ad alcuni familiari di vittime del terrorismo, persone minute di cui si perde prestissimo ogni memoria.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Pochi mesi fa ho letto "La notte che Pinelli", il saggio puntiglioso con cui Adriano Sofri ricostruisce le settantadue ore del ferroviere anarchico (era un "frenatore") nelle stanze della questura di Milano, ripropone i dubbi sugli esiti dell'indagine sulla sua morte, riepiloga -per vero in modo abbastanza sommario- la campagna di stampa di Lotta Continua contro il commissario Calabresi e le vicende del processo per diffamazione intentato contro il direttore del giornale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il 13 dicembre 1969 avevo poco meno di dodici anni, eppure ricordo bene le immagini del telegiornale e il grande buco nero sul pavimento del salone della Banca nazionale dell'agricoltura di piazza Fontana, le foto e le immagini di Pietro Valpreda arrestato, il viso del commissario Calabresi, lo scalpore per la morte di Pinelli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il 17 maggio 1972, il giorno dell'omicidio di Calabresi, ero più grande e consapevole, e sopratutto avevo esperienze di prima mano sui cortei e gli slogan contro Calabresi e in generale sulla "strage di Stato" rimata con "Feltrinelli assassinato".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Capisco il punto di vista di Adriano Sofri, ma credo che nel suo libro, peraltro scritto bene e documentato, manchi veramente una parola piccola e sincera, un'ammissione senza se e senza ma di aver scelto un uomo e di averne fatto un simbolo, e quindi un bersaglio per pallottole che, sia o meno venuto un ordine esplicito o implicito dal leader di LC, comunque recavano una firma morale e politica inequivocabile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quell'assassinio, piaccia o non piaccia, ha aperto la strada della c.d. lotta armata, cioé dell'omicidio politico perché ha indicato come da parole generiche e astratte rivoluzionarie si potesse passare ad azioni concrete contro persone "emblematiche": se non sei in grado di uccidere lo Stato con la rivoluzione, almeno puoi far fuori gli uomini che stanno dalla sua parte, ne sono funzionari, lo servono.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' questa la consapevolezza che è mancata in Sofri e in tanti della sua generazione, è questo il motivo per cui, ancora oggi, non sembra possibile chiudere con un gesto politico di amnistia la stagione delle stragi e del terrorismo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se però in qualche modo i silenzi e le omissioni di Sofri su questo punto sono comprensibili (eppure non giustificabili), quello che mi indigna è che, invece, nessuna riflessione critica vera, a parte quattro "ritrattazioni", è mai stata formulata dai tanti "intellettuali" che sottoscrissero l'appello e in realtà l'atto di accusa, l'imputazione, pubblicata da L'Espresso il 13 giugno 1971, cioé poco più di un anno prima dell'omicidio di Calabresi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Certo molti del 757 firmatari non saranno più in questo mondo, altri saranno vecchissimi e avranno dimenticato, ma tanti ci sono ancora, a cominciare da Eugenio Scalfari, e in trentotto anni non hanno trovato tempo né voglia per dire: mi dispiace, forse allora sottoscrissi un documento che costituiva una sentenza politico-morale di condanna che, dato il clima e i tempi, era una condanna alla pena capitale, era un'assoluzione preventiva per quanti avessero fatto "giustizia di popolo".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' questo ruolo oscuro e vischioso di molti intellettuali, che da colonne di giornali, cattedre universitarie, scranni parlamentari, inseguivano il pensiero comune, anziché cercare di formare coscienze democratiche, blandivano i movimenti e ne stimolavano progetti velleitari di rovesciamento violento dell'ordine politico e sociale, anziché indicare la strada del confronto democratico, che ha fatto anche da brodo di coltura del terrorismo e ha bruciato la peggio gioventù e anche qualche pezzo consistente della meglio gioventù.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Magari sono i cattivi maestri che poi si sono trovati una nicchia profumata e comoda nella società dell'informazione o che sono diventati direttamente e francamente aedi del berlusconismo: chierici allora e chierici oggi, all'insegna dell'eterno "Franza e Spagna purché se magna".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come ci si può meravigliare se non si riesce a fare i conti e chiuderli con le vicende del 43-45, se in un contesto tragico ma di minor impatto storico, politico ed esistenziale, non si riesce a chiudere i conti con il periodo delle stragi e del terrorismo?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E così la memoria diventa un buco nero, tra generazioni che hanno vissuto e non riescono a dire "abbiamo sbagliato" e generazioni che non sanno e non vogliono conoscere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E in questo buco nero che assorbe ogni luce di verità e coscienza, precipita anche la coscienza civile di un paese che inscena ogni giorno talk show e non veri dibattiti, dichiarazioni e parole d'ordine effimere, profluvi di parole che obsolescono da un giorno all'altro, perché tutte centrate sull'adesso e ora, una via l'altra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sullo sfondo rimangono due fotografie in bianco e nero, due uomini i cui destini si sono tragicamente intrecciati, due padri che non hanno potuto vedere crescere i figli, né abbracciare i nipoti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A loro, tra i tanti, bisogna chiedere scusa, e non dimenticarli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Onore a Luigi Calabresi e Pino Pinelli.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-4865847358162526761?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/4865847358162526761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=4865847358162526761&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4865847358162526761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4865847358162526761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/05/il-debito-della-verita.html' title='IL DEBITO DELLA VERITA&apos;'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sgu1w2nqG_I/AAAAAAAAAD8/vbiNrvEsQq0/s72-c/pinelli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-4805077205206916906</id><published>2009-05-08T10:03:00.000-07:00</published><updated>2009-05-08T10:44:32.045-07:00</updated><title type='text'>L'ARMA FINALE: LA BOMBA DELLA LOLITA</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SgRvdb0x2wI/AAAAAAAAADs/zU1Us7cVy8U/s1600-h/Noemi-Letizia.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 289px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333510410189527810" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SgRvdb0x2wI/AAAAAAAAADs/zU1Us7cVy8U/s400/Noemi-Letizia.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;I tedeschi negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale furono illusi che le sorti del conflitto, ormai irrimediabilmente segnate, potessero essere rovesciate con l'arma finale; ma in effetti nonostante gli scienziati nazisti si dilettassero con l'acqua pesante erano ancora ben lontani dalla atomica, cui invece erano vicinissimi gli americani, che nell'estate del 1945 ne fecero un uso "spettacolare" anche per mandare un avvertimento a Stalin.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La sinistra radical chic dei Santoro, Travaglio, De Gregorio (Concita), Vauro, La Repubblica e L'Espresso, e compagnia di giro cantante, si è convinta di aver trovato l'arma finale per abbattere Kaiser Silvio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E quest'arma ha le sembianze, in f0ndo un po' banali e veline, di una ragazzotta di Casoria, figlia di un messo comunale, che risponde al nome gentile di Noemi, e che come molte ragazze più o meno belline della sua generazione (ma anche di quelle precedenti) vorrebbe arrivare al successo e ai soldi facili passando per le porte della TV, o almeno per quelle di Montecitorio (ma ovviamente solo come ripiego).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perché, com'è noto, agli italiani tutto puoi chiedere e tutto possono tollerare, essendo campioni di vizi privati senza pubbliche virtù, meno che toccare "la famiglia" e i ccriature"; e quindi se insinui, suggerisci, arguisci, che uno che fa addirittura il presidente del consiglio dei ministri, ovvero il premier, attenta alle virtù della famiglia e sopratutto a quelle di una "minorenne", il risultato dovrebbe essere una deflagrazione distruttiva in senso figurato come l'atomica americana, con Silvio polverizzato quasi all'istante nel consenso popolare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il teorema Noemi è presto costruito: basta dire che il padre è un oscuro messo comunale (che ha avuto qualche guaio giudiziario di corruzione, anche se è stato assolto), che Silvione si precipita alla festa della ragazzotta e le regala un monile, che la criatura chiama Silvio "papi", che ha fatto un libro fotografico mandandolo in giro, ovviamente anche a Mediaset, che pare sia stata coi genitori ad Arcore e forse anche in Sardegna.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E se tutto questo non basta, rinforzare la bomba sporca con qualche condimento gossipparo, come la dichiarazione della Veronica che dicendo, a commento della illazione che la Noemi sia una figlia illegittima (pardon naturale ma non riconosciuta) di Silvio, "magari fosse sua figlia!" mette un suggello di dolente rassegnazione alla turpe idea della relazione tra l'anziano tycoon settantatreenne e la fresca fresca diciottenne, ovviamente con la ignobile complicità dei due genitori lenoni, a questo punto emuli dei Tenardier de "I Miserabili".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perché poi la Veronica lascia intendere, anzi sostiene, che Silvione "non sta bene", cioé è malato, e che lei aveva implorato i suoi famigli e collaboratori di aiutarlo ma è rimasta inascoltata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ne nasce l'immagine di un anziano sessuomane, col chiodo fisso, che come tutti i dipendenti da qualcosa ha bisogno di dosi sempre più grandi di trasgressione, e non bastano più le trentenni, le venticinquenni, le ventenni, ma ci vogliono le diciottenni, già diciassettenni e prima ancora sedicenni o quindicenni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Certo l'ideale sarebbe una bambina di otto o dieci anni, così l'immagine del pedofilo sarebbe piena, effettiva, autenticata; ma in mancanza d'altro basta essere comunque minori degli anni 18.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A me questa arma finale sembra come le V2 che bombardavano Londra: qualche palazzo poteva anche andar giù, ma di lì a polverizzare Westminster o Buchingam Palace, o il Ponte ce ne correva.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Così potrà crollare qualche pezzo di fondotinta cementizio dal volto del Cav., lasciando intravvedere le rughe e le borse sotto gli occhi, e i sondaggi flettere di due, tre, cinque punti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma alla fine della fiera anche questa versione rosso-pecoreccia dell'antiberlusconismo potrebbe rischiare, paradossalmente, per rafforzarlo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perché Veronica che difende i figli distruggendo il loro padre nell'immagine, e manda lettere dolenti in giro per le agenzie di stampa e le redazioni dei giornali, non è la casalinga di Voghera che a fatica e caro prezzo (di spese legali) affronta la separazione sapendo che dovrà campare con un assegno di mantenimento di 400-600 euro; perché l'onesto meccanico di Abbiategrasso, che si compra a 50 euro l'amore mercenario delle lolite russe, ungheresi, rumene, baltiche, avrà forse un moto d'invidia, non di condanna per quello che lui stesso fa; perché le tante mamme tutt'inansia per le loro figliole, che ben vedrebbero sistemate anche come veline, figuriamoci come parlamentari, si ribelleranno all'idea di essere considerate anche loro delle venditrici delle filiali virtù.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E chissà che anzi il "popolino", tanto abborrito dalla sinistra radical chic, ma tanto concreto, reale e determinante, alla fin fine non solidarizzi pure con Silvio, pensando che la Veronica, ora raffinata e dolente, a suo tempo strappò il rampante e ricco imprenditore al talamo nunziale senza darsi troppo pena dei figli allora piccoli di primo letto, e che, in definitiva, come nel detto popolare, chi la fa l'aspetti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A quel punto troverei giusto insignire Santoro, Travaglio, Vauro e la compagnia di giro della sinistra radical chic dell'Ordine di Silvio, giusta onorificenza di quattro guitti del giornalismo e della politica che tanto hanno fatto e meritato nel consolidamento del suo potere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-4805077205206916906?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/4805077205206916906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=4805077205206916906&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4805077205206916906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4805077205206916906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/05/larma-finale-la-bomba-della-lolita.html' title='L&apos;ARMA FINALE: LA BOMBA DELLA LOLITA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SgRvdb0x2wI/AAAAAAAAADs/zU1Us7cVy8U/s72-c/Noemi-Letizia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-295913898435865548</id><published>2009-04-30T01:44:00.000-07:00</published><updated>2009-04-30T02:09:19.630-07:00</updated><title type='text'>IL VELO DELLA VERONICA</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SflqDwz6aJI/AAAAAAAAADk/D4x0YqXi4wM/s1600-h/veronica1.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 93px; FLOAT: left; HEIGHT: 124px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330408246844483730" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SflqDwz6aJI/AAAAAAAAADk/D4x0YqXi4wM/s400/veronica1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SflqDu4UvlI/AAAAAAAAADc/GEr_Bc4pDhs/s1600-h/veronica2.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 118px; FLOAT: left; HEIGHT: 89px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5330408246326115922" border="0" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SflqDu4UvlI/AAAAAAAAADc/GEr_Bc4pDhs/s400/veronica2.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La Veronica, anziché accorrere soccorrevole a confortare Silvio e a nettargli il volto lordato dalla polvere dei ruderi aquilani, s'è lanciata in una breve e fiera invettiva contro la possibile eurocandidatura di "veline", definite "ciarpame" atto sostanzialmente a sollazzare l'Imperatore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La scelta del sostantivo, che letteralmente vuol dire "insieme di cose vecchie e senza valore, ammucchiate alla rinfusa", e che è accrescitivo spregiativo di "ciarpa", s'adatta forse allo scarso valore delle "veline", che però propriamente vecchie non possono dirsi, essendo figliole max trentenni di buona fattura italica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Epperò, questa silenziosa e schiva "first lady", che non frequenta i vertici dei capi di Stato e di governo dal lontano 2004, non si capisce davvero perché rompa il proverbiale e sbandierato riserbo proprio in questo momento e senza apparente provocazione; almeno, ai tempi della lettera su Repubblica, l'impunito Silvio s'era lasciato andare ad una dichiarazione d'amorosi sensi ipotetici verso la Carfagna (ti sposerei), che in quanto pubblica poteva giustificare una risposta pubblica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma dappoiché Veronica accettò le pubbliche scuse dell'Augusto consorte, e nell'estate scorsa si lasciò con lui fotografare mano nella mano nella tenuta sarda, circondata dai suoi tre figli e dai figli di primo letto del Cav., suscita meraviglia ora questa improvvisa pubblica reprimenda, che segue non a dichiarazioni ma a pissi pissi bao bao sulle eurocandidature; e forse all'andata di Berlusconi alla festa privata di una diciottenne di Casoria che, pare, lo chiami "papi".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Che c'entri all0ra, come direbbe Casini, la guerra sotterranea per la suddivisione dell'immenso patrimonio di Silvio?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E sì, perché quell'insistito richiamo alla tutela dei propri figli pare alludere, più che alla salvaguardia della loro dignità offesa da questa diciottenne figlioccia adottiva, alla questione della divisione delle quote azionarie della Fininvest e delle varie aziende di famiglia tra i tre rampolli di secondo letto e i due di primo, essendo già Piersilvio e Marina saldamente insediati sul ponte di comando della portaerei; non meno che di tutte le infinite proprietà immobiliari e degli inimmaginabili conti e conticini, fondi e fondoni, titoli e titoloni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Insomma, per ribadire che la divisione dei titoli (azionari, di proprietà, mobiliari) deve esser fatta senza far torto ai figli più piccoli, cosa c'è di meglio dei titoloni dei giornali, sopratutto quando, tra iniziative post-terremoto, G8 aquilano, 25 aprile onniano, la stella del Cav. brilla più fulgente che mai nei cieli italici?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un po' di cautela, dunque, nel celebrare nella Veronica furiosa una memorabile riedizione della Filomena eduardiana; che quella, almeno, s'era guadagnata i propri diritti dopo vita di pubblica peccatrice e di privata concubina, sfacchinando e reggendo la casa; e questa sua improbabile riedizione, invece, fu tratta da teatri e teatrini di posa, e da pose fotografiche più o meno languide, e insignorata in sostituzione della prima moglie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Cui, se permettete, andrebbe qualche simpatia in più, non foss'altro perché non ha accesso ai grandi quotidiani né ha ispirato smemorabilissimi libri latelliani.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-295913898435865548?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/295913898435865548/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=295913898435865548&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/295913898435865548'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/295913898435865548'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/04/il-velo-della-veronica.html' title='IL VELO DELLA VERONICA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SflqDwz6aJI/AAAAAAAAADk/D4x0YqXi4wM/s72-c/veronica1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-5006657098291032387</id><published>2009-04-26T22:24:00.001-07:00</published><updated>2009-04-26T22:49:35.144-07:00</updated><title type='text'>Caos calmo: una rieducazione sentimentale ed esistenziale</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SfVHaGrDAOI/AAAAAAAAADU/3Q4YHdVnnW4/s1600-h/caos+calmo.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 116px; DISPLAY: block; HEIGHT: 89px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5329244247856185570" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SfVHaGrDAOI/AAAAAAAAADU/3Q4YHdVnnW4/s400/caos+calmo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non è un capolavoro "Caos calmo. Almeno io non l'ho percepito come tale, vedendolo ieri in tardissima serata su Sky.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' invece un capolavoro il modo in cui Nanni Moretti incarna il personaggio di Pietro Palladino, il protagonista, con quello straniamento e quella afasia sentimentale che è tipica di tanti suoi personaggi (i più riusciti) che però in questo film si apre piano piano alla visione degli altri, dei loro bisogni, delle loro incertezze, con uno sguardo finalmente comprensivo e compassionevole ai loro limiti, con il riconoscimento umile dei propri limiti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se un evento imprevisto, ma non imprevedibile, come la morte suicida di una moglie depressa e probabilmente trascurata, squarcia il catalogo della quotidianità, dolore e senso di colpa -dice il film- può farsi muta indifferenza apparente, anestetica separazione dagli altri, dal lavoro, dalle abitudini quotidiane.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'attesa paziente dell'uscita da scuola di una figlia può rappresentare un tempo sospeso, il rifiuto del ritorno alla normalità che improvvisamente rivela la sua anormalità, e quindi l'alienazione nel lavoro, la fuga dalla responsabilità del padre che delega tutto alla madre, l'indifferenza per la moglie di cui non si coglie alcun segno premonitore di una depressione grave.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In questo tempo sospeso, però, la vita intorno fluisce e Pietro la scopre piano piano, nel sorriso di un bambino down che fa ridere azionando l'antifurto della macchina, di una ragazza che porta a spasso il suo cagnone, delle mamme che al bar si raccontano delle piccole malefatte dei bambini, dei colleghi di lavoro che con lui confrontano i propri fallimenti esistenziali e le incertezze di una operazione societaria di fusione con una società americana, di un fratello che mantiene intatta e lucida, nel suo ottimismo, una visione lineare e positiva della vita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In questo tempo s'inserisce anche il rapporto sessuale con la quarantenne borghese inquieta e insoddisfatta, che Pietro ha salvato dall'annegamento, e che è l'amante del tycoon della società americana incorporante, come una inevitabile esplosione di una energia e di una passione repressa da troppi anni di quotidianità e normalità anormale, come il ricongiungimento carnale e perciò concreto alla vita vera, che fluisce piena nella forza femminile, di cui spesso le donne stesse sono inconsapevoli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' una rieducazione sentimentale ed esistenziale dal quale emerge un uomo nuovo, un padre tenero e affettuoso, un fratello comprensivo, una persona più intensa, che solo la bambina scioglie, con la sua semplicità, dal voto della presenza quotidiana davanti alla scuola, riavviandolo ad una nuova più vera normalità di vita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nanni Moretti sa incarnare tutto questo con naturalezza, senza sbavature e forzature, accompagnato da un cast di livello, con il bravissimo Alessandro Gassman, la efficace Valeria Golino, l'algida ma fremente Isabella Ferrari.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-5006657098291032387?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/5006657098291032387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=5006657098291032387&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/5006657098291032387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/5006657098291032387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/04/caos-calmo-una-rieducazione.html' title='Caos calmo: una rieducazione sentimentale ed esistenziale'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SfVHaGrDAOI/AAAAAAAAADU/3Q4YHdVnnW4/s72-c/caos+calmo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-7904735718241900404</id><published>2009-04-25T23:13:00.000-07:00</published><updated>2009-04-25T23:41:09.142-07:00</updated><title type='text'>Se alle parole seguiranno i fatti</title><content type='html'>Il discorso di berlusconi a onna, che ho riportato nel precedente post, fornisce spunti di riflessione se non si vuole semplicemente ignorarlo o sommergerlo di fischi e lazzi in base all'idea che tutto quello che viene dal Cav. è aria fritta, chiacchiere, puro marketing di corto respiro, come nelle televendite di una batteria di pendole o di un servizio di piatti.&lt;br /&gt;Intanto c'è un fatto nuovo, incontestabile: dopo anni di ostentata indifferenza e sostanziale ostilità verso la celebrazione del 25 aprile, berlusconi riconosce che da quella data non si può prescindere.&lt;br /&gt;Certo, non manca qualche insopprimibile spunto polemico, ma appena velato, soffuso, come ad esempio nel passaggio in cui, accostando la Resistenza e il Risorgimento, e riconoscendone l'importanza come miti fondativi dell'identità nazionale, sostiene, contraddittoriamente, che una Repubblica e una democrazia moderna non deve aver bisogno di miti fondativi.&lt;br /&gt;In realtà il concetto che berlusconi vuole esprimere è che occorre conservare il mito fondativo depurandolo da una retorica resistenziale che non ne accresce ma può offuscarne il valore unitario, e in questo si coglie l'eco delle polemiche suscitate dai libri di giampaolo pansa sulla scia di sangue che seguì le radiose giornate dell'aprile 1945, delle tante vendette, a volte solo private, che colpirono i vinti.&lt;br /&gt;Un altro aspetto del discorso è l'idea di una ricomposizione della visione della Resistenza come guerra assieme di popolo e di militari, e questo lo ricollega alle rivendicazioni che per primo, e senza suscitare alcuno scandalo, ha fatto carlo azeglio ciampi sul valore e l'eroismo dei soldati, sottufficiali e ufficiali italiani che rifiutarono di consegnare le armi all'esercito tedesco, pagando o con l'eccidio (come a cefalonia) o con la deportazione nei campi di prigionia, o ancora aggregandosi e collaborando agli eserciti alleati e con le formazioni partigiane.&lt;br /&gt;E' però inedito e importante il riconoscimento del contributo di tutti i partiti politici della Resistenza e poi della Repubblica allo sforzo della liberazione e della costruzione di un sistema democratico, a partire dalla Costituzione repubblicana, compreso il P.C.I. e compreso Palmiro Togliatti: mai da berlusconi erano state pronunciate parole di chiara legittimazione del contributo dei comunisti "storici" alla riconquista della libertà nazionale e alla costruzione della Repubblica.&lt;br /&gt;Certo, l'uomo non riesce proprio a resistere dall'inserire nel ricordo collettivo la sua aneddotica familiare, ciò che pure può essere umanamente comprensibile ma che inserisce una nota stonata nel discorso: ma è un breve passaggio e non ne menerei scandalo assoluto.&lt;br /&gt;La prospettiva "politica" nuova è però nell'indicazione dell'Anniversario della Liberazione come "Festa della Libertà", come momento cioé in cui si salda la sconfitta dell'invasore tedesco e del suo alleato fascista alla ricostruzione di una nuova democrazia, che seppe tenersi salda e seppe evitare di ricadere (anche e sopratutto, per le scelte di Yalta, e per la sofferta fedeltà togliattiana alle ragioni della svolta di Salerno) in una guerra civile e nella tentazione di una svolta rivoluzionaria che, se compiuta, l'avrebbe precipitata nel regime totalitario staliniano.&lt;br /&gt;Può darsi che il Caimano non cambi mai pelle, può darsi che inizi a porsi il problema di un rapporto con la storia, è probabile sopratutto che si renda conto che le sue ambizioni presidenziali non possono realizzarsi in un contesto nel quale una larga minoranza gli nega ogni legittimazione democratica.&lt;br /&gt;Quali che siano le ragioni di questa svolta berlusconiana, se le parole che ha pronunciato ieri saranno seguite dai fatti, da una vera apertura all'ascolto delle opposizioni politiche e sociali, da una dimostrata capacità di andar oltre i suoi antichi vizi (non sono affatto ottimista, al riguardo, lo dico subito), potrebbe darsi che a settantaquattro anni berlusconi avvii un rinnovamento del berlusconismo e dia una prospettiva a una formazione politica nata e vissuta come partito-azienda ma ora inevitabilmente diversa con la confluenza di an, di partito conservatore moderno, sullo stampo dell'Old grand party americano, e che per converso si avvii il confronto con un pd che incarni davvero, con tutte le differenze, il modello di un partito progressista che anche oltre il nome assomigli al partito democratico statunitense.&lt;br /&gt;Lo scopriremo solo vivendo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-7904735718241900404?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/7904735718241900404/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=7904735718241900404&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7904735718241900404'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7904735718241900404'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/04/se-alle-parole-seguiranno-i-fatti.html' title='Se alle parole seguiranno i fatti'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-3224385013620100673</id><published>2009-04-25T23:01:00.000-07:00</published><updated>2009-04-25T23:03:10.450-07:00</updated><title type='text'>La liberazione nell'ottica di Berlusconi</title><content type='html'>Leggete, prima di sommergerlo di contumelie, il testo del discorso di Berlusconi a Onna; e ragioniamo su quello che può significare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il discorso integrale di Berlusconi a Onna&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cari amici,non è semplice trovare le parole per descrivere il mio, il nostro stato d'animo in questo momento. Ci troviamo qui ad Onna per celebrare la Festa della Liberazione, una festa che è insieme, un onore ed un impegno. Un onore: di commemorare una terribile strage perpetrata proprio qui nel giugno del 1944 quando, i nazisti massacrarono per rappresaglia 17 cittadini di Onna, e poi fecero saltare con l'esplosivo la casa nella quale si trovavano i corpi di quelle vittime innocenti. Un impegno: che ci deve animare è quello di non dimenticare ciò che è accaduto qui e di ricordare gli orrori dei totalitarismi e della soppressione della "libertà". Proprio qui, proprio in Abruzzo, è nata ed ha operato la leggendaria Brigata Maiella, che è stata decorata con la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Nel dicembre del ’43, 15 giovani fondarono quella che sarebbe diventata appunto la Brigata Maiella che arrivò ad essere forte di 1.500 uomini. E non casuale che in questa giornata speciale, i militari del Picchetto d'Onore schierati davanti a noi appartengano al 33.mo Reggimento di artiglieria, il reparto degli abruzzesi che nel 1943 a Cefalonia ebbe il coraggio di opporsi ai nazisti e di sacrificarsi - combattendo - per l'onore del nostro Paese. A quei patrioti che si sono battuti per il riscatto e la rinascita dell'Italia va, deve andare sempre la nostra ammirazione, la nostra gratitudine, la nostra riconoscenza. La gran parte degli italiani di oggi, non ha provato cosa significa la privazione della libertà. Solo i più anziani hanno un ricordo diretto del totalitarismo, dell’occupazione straniera, della guerra per la liberazione della nostra Patria.&lt;br /&gt;Per molti di noi è un ricordo legato alle nostre famiglie, ai nostri genitori, ai nostri nonni, molti dei quali furono protagonisti o anche vittime di quei giorni drammatici. Per me è il ricordo di anni di lontananza da mio padre, costretto ad espatriare per non essere arrestato, è il ricordo dei sacrifici di mia madre, che da sola dovette mantenere una famiglia numerosa in quegli anni difficili. E’ il ricordo del suo coraggio, di lei che come tanti altri da un paesino della provincia di Como doveva recarsi ogni giorno in treno a Milano per lavorare, e che un giorno, su uno di quei treni, rischiò la vita, ma riuscì a sottrarre a un soldato nazista una donna ebrea destinata ai campi di sterminio. Questi sono i ricordi, sono gli esempi con i quali siamo cresciuti. Quelli di una generazione di italiani che non esitò a scegliere la libertà. Anche a rischio della propria sicurezza, anche a rischio della propria vita. Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita, negli anni più belli, per riscattare l’onore della patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido, indispensabile valore che è la libertà. Lo stesso debito di gratitudine lo abbiamo verso tutti quegli altri ragazzi, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti paesi alleati, che versarono il loro sangue nella campagna d’Italia. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani avrebbe rischiato di essere vano. E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta. Questo non significa naturalmente neutralità o indifferenza. Noi siamo - tutti gli italiani liberi lo sono - dalla parte di chi ha combattuto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per l’onore della nostra Patria.&lt;br /&gt;In questi anni la storia della Resistenza è stata approfondita e discussa. E’ un bene che sia successo. La Resistenza è - con il Risorgimento - uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà. E la libertà è un diritto che viene prima delle leggi e dello Stato, perché è un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani. Una nazione libera tuttavia non ha bisogno di miti. Come per il Risorgimento, occorre ricordare anche le pagine oscure della guerra civile, anche quelle nelle quali chi combatteva dalla parte giusta ha commesso degli errori, si è assunto delle colpe. È un esercizio di verità, è un esercizio di onestà, un esercizio che rende ancora più gloriosa la storia di coloro che invece hanno combattuto dalla parte giusta con abnegazione e con coraggio. È la storia dei tanti che hanno combattuto nell’esercito del Sud, che da Cefalonia in poi hanno riscattato con il sangue l’onore della divisa. È la storia dei martiri come Salvo D’Acquisto che non esitò a sacrificare la sua vita in cambio di altre vite innocenti. È la storia dei nostri militari internati in Germania, che scelsero il campo di concentramento piuttosto che collaborare con i nazisti. È la storia dei tanti che nascosero concittadini ebrei ricercati, salvandoli dalla deportazione. È la storia soprattutto dei tanti, tantissimi eroi sconosciuti che con piccoli o grandi gesti di coraggio quotidiano collaborarono alla causa della libertà.&lt;br /&gt;Anche la Chiesa, voglio ricordarlo, fece la sua parte con vero coraggio, per evitare che concetti odiosi, come la razza o la differenza di religione, diventassero per molti motivo di persecuzione e di morte. Allo stesso modo bisogna ricordare i giovani ebrei della Brigata ebraica, arrivati dai ghetti di tutta Europa, che imbracciarono le armi e lottarono per la libertà. In quel momento tanti italiani di fedi diverse, di diverse culture, di diverse estrazioni si unirono per seguire lo stesso grande sogno, quello della libertà. Vi erano fra loro persone e gruppi molto diversi. Vi era chi pensava soltanto alla libertà, chi sognava di instaurare un ordine sociale e politico diverso, chi si considerava legato da un giuramento di fedeltà alla monarchia.&lt;br /&gt;Ma tutti seppero accantonare le differenze, anche le più profonde, per combattere insieme. I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà. Fu nella stesura della Costituzione che la saggezza dei leader politici di allora, De Gasperi e Togliatti, Ruini e Terracini, Nenni, Pacciardi e Parri, riuscì ad incanalare verso un unico obiettivo le profonde divaricazioni di partenza. Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale “comune” della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’antitotalitarismo. Fu il portato della storia, un compromesso utile a scongiurare che la Guerra fredda che divideva verticalmente l'Italia non sfociasse in una guerra civile dagli esiti imprevedibili. Ma l'assunzione di responsabilità e il senso dello Stato che animarono tutti i leader politici di allora restano una grande lezione che sarebbe imperdonabile dimenticare. Oggi, 64 anni dopo il 25 aprile 1945 e a vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario.&lt;br /&gt;Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, tutti insieme, per un nuovo inizio della nostra democrazia repubblicana, dove tutte le parti politiche si riconoscano nel valore più grande, la libertà, e nel suo nome si confrontino per il bene e nell’interesse di tutti. L'anniversario della riconquista della libertà è dunque l'occasione per riflettere sul passato, ma anche per riflettere sul presente e sull'avvenire dell’Italia. Se da oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all'altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata. Noi abbiamo sempre respinto la tesi che il nostro avversario fosse il nostro nemico. Ce lo imponeva e ce lo impone la nostra religione della libertà. Con lo stesso spirito sono convinto che siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà, e possa togliere a questa ricorrenza il carattere di contrapposizione che la cultura rivoluzionaria le ha dato e che ancora “divide” piuttosto che “unire”. Lo dico con grande serenità, senza alcuna intenzione polemica. Il 25 aprile fu all’origine di una nuova stagione di democrazia e in democrazia il voto del popolo merita l’assoluto rispetto da parte di tutti. Il popolo, dopo il 25 aprile, votò pacificamente per la Repubblica, e la monarchia accettò il giudizio popolare. Poco dopo, il 18 aprile 1948, la scelta popolare fu di nuovo decisiva per il nostro Paese: con la vittoria di De Gasperi, il popolo italiano si riconobbe nella tradizione cristiana e liberale della sua storia. E gli anni Cinquanta, sempre con il sostegno del voto popolare, modellarono un’Italia come realtà democratica, economica e sociale. L’Italia divenne parte dell’Europa e dell’Occidente, fu tra i promotori dell’unità atlantica e dell’unità europea, diventò da Paese reietto un Paese rispettato.&lt;br /&gt;Oggi i nostri giovani hanno davanti a loro altre sfide: difendere la libertà conquistata dai loro padri e ampliarla sempre di più, consapevoli come sono che senza libertà non vi può essere né pace, né giustizia, né benessere. Alcune di queste sfide sono planetarie e ci vedono impegnati a fianco dei Paesi liberi: la lotta contro il terrorismo, la lotta contro l’integralismo fanatico e liberticida, la lotta contro il razzismo, perché la libertà, la dignità e la pace sono un diritto di ogni essere umano, “ovunque” nel mondo. Ecco perché voglio qui ricordare i soldati italiani impegnati nelle missioni di pace all’estero, e in particolare tutti quelli che sono caduti nell’espletare questa nobile missione. C’è una continuità ideale fra loro e tutti gli eroi, italiani e alleati, che sacrificarono la loro vita più di 60 anni fa per ridarci la libertà nella sicurezza e nella pace.&lt;br /&gt;OAS_AD('Bottom1');&lt;br /&gt;Oggi quell’insegnamento dei nostri padri assume un valore particolare: questo 25 aprile cade all’indomani della grande tragedia che ha colpito questa terra d’Abruzzo. Ancora una volta, di fronte all’emergenza e alla tragedia, gli italiani hanno saputo unirsi, hanno saputo superare le divergenze, sono riusciti a dimostrare di essere un grande popolo coeso nella generosità, nella solidarietà e nel coraggio. Guardando ai tanti italiani che si sono impegnati qui nell’opera di soccorso e di ricostruzione mi sento orgoglioso, ancora una volta, ancora di più, di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese. Oggi Onna è per noi il simbolo della nostra Italia. Il terremoto che l’ha distrutta ci ricorda i giorni in cui fu l’invasore a distruggerla. Riedificarla vorrà dire ripetere il gesto della sua rinascita dopo la violenza nazista. Ed è proprio nei confronti degli eroi di allora e di oggi che noi tutti abbiamo una grande responsabilità: quella di mettere da parte ogni polemica, di guardare all’interesse della nazione, di tutelare il grande patrimonio di libertà che abbiamo ereditato dai nostri padri. Abbiamo, tutti insieme, la responsabilità e il dovere di costruire per tutti un futuro di prosperità, di sicurezza, di pace, e di libertà. Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Viva il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani, che amano la libertà e vogliono restare liberi! Viva il 25 aprile la festa della riconquistata libertà!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-3224385013620100673?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/3224385013620100673/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=3224385013620100673&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3224385013620100673'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3224385013620100673'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/04/la-liberazione-nellottica-di-berlusconi.html' title='La liberazione nell&apos;ottica di Berlusconi'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-2502614471448382616</id><published>2009-04-25T00:34:00.002-07:00</published><updated>2009-04-25T01:02:52.033-07:00</updated><title type='text'>IL PETROLIERE: SUDORE DELL'UOMO E DELLA TERRA</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SfLDoDCnRMI/AAAAAAAAADM/KZtsecHPpwQ/s1600-h/2514231296.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 400px; DISPLAY: block; HEIGHT: 267px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328536401911170242" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SfLDoDCnRMI/AAAAAAAAADM/KZtsecHPpwQ/s400/2514231296.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SfLCfgfMjCI/AAAAAAAAAC8/nKOr5oIbo1k/s1600-h/logo.png"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 210px; DISPLAY: block; HEIGHT: 35px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5328535155685231650" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SfLCfgfMjCI/AAAAAAAAAC8/nKOr5oIbo1k/s400/logo.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ho visto ieri su Sky "Il Petroliere" e capisco perché non abbia avuto un gran successo commerciale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' una storia dura, raccontata senza sconti idealistici o romantici al mito della frontiera e del capitalismo portatore di progresso e prosperità, tra lande pietrose popolate di capre e erba selvatica, dove si mischia roccia, terra, petrolio, sudore, sangue, nelle quali Dio è assente o indifferente e si lascia rappresentare da improbabili ciarlatani profeti di una terza rivelazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Una storia troppo vera e cruda per poter piacere al grande pubblico, che anche in un film epico come questo cerca e spera in un riscatto finale, in una conversione al bene, in un rassicurante pentimento, in una carezza alle incertezze della propria anima.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Già il lungo prologo, in cui il protagonista si sfianca di fatica per cercare una vena d'argento, del tutto privo di rumori che non siano gemiti strozzati di fatica e dolore, picconate sulla pietra che sprizzano scintille, è difficilissimo da digerire per palati abituati a overture più ariose.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'intero sviluppo del film poi è un costante cazzotto alla bocca dello stomaco: il duro lavoro dell'implacato cercatore di petrolio, la fatica sovrumana degli operai che in fondo al pozzo riempiono secchi e secchi, sversati in uno stagno maleodorante, magari lasciandoci la vita per una trave malfissata o troppo debole, la corsa all'accaparramento delle terre, con la sotterranea guerra tra cercatori indipendenti e grandi compagnie come la Standard e la Union Oil, i sermoni furbastri rivolti ai contadini facendogli balenare il sogno di guadagni tali da cambiare la vita di una intera comunità, come tante esche tese a un branco di pesci affamati, l'accordo con il predicatore ciarlatano che approfitta della superstizione e ignoranza dei suoi paesani per governare assieme, tra false guarigioni miracolose e false promesse di benessere e prosperità di un'intera comunità, le magre e desolate esistenze.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un frammento potentissimo e fisico dell'epopea del capitalismo americano moderno che sa scendere però nel pozzo più profondo e scuro dell'animo del protagonista Daniel Plainview, al quale inspiegati traumi familiari ed esistenziali hanno strappato ogni sentimento di pietà, ogni capacità di comprensione e condivisione umana, generando un impasto ambiguo di crudeltà e tenerezza verso il bambino orfano di un suo compagno di lavoro, che spaccia per figlio proprio perché gli da quell'aria di rispettabilità e di affidabilità che il suo viso da lupo non ha; e che gli armano la mano furiosa contro l'impostore che si spaccia per suo fratello e alla fine contro il predicatore impostore che uccide a colpi di birillo da bowling in un delirio alcolico distruttivo e autodistruttivo, forse perché nell'imbonitore riconosce come in uno specchio il riflesso della propria immagine, della propria furbizia, della propria assenza di scrupoli, delle menzogne, di una vita intera votata al denaro e sopratutto alla voglia di strapparlo agli altri, ai gonzi, alla gente senza qualità, senza sogni, senza idee.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un grande film, un grande regista (Peterson) allievo di Robert Altman, un immenso Daniel Dai Lewis, un cast all'altezza, una fotografia straordinaria, una colonna sonora implacabile e potente.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-2502614471448382616?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/2502614471448382616/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=2502614471448382616&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/2502614471448382616'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/2502614471448382616'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/04/il-petroliere-sudore-delluomo-e-della.html' title='IL PETROLIERE: SUDORE DELL&apos;UOMO E DELLA TERRA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SfLDoDCnRMI/AAAAAAAAADM/KZtsecHPpwQ/s72-c/2514231296.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-2437630553359784001</id><published>2009-04-25T00:34:00.001-07:00</published><updated>2009-04-25T00:34:49.630-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-2437630553359784001?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/2437630553359784001/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=2437630553359784001&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/2437630553359784001'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/2437630553359784001'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/04/blog-post.html' title=''/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-6508828535439937766</id><published>2009-04-24T00:44:00.000-07:00</published><updated>2009-04-24T01:18:31.136-07:00</updated><title type='text'>BERLUSCONI NON E' UN PIRLA</title><content type='html'>Il "popolo" della sinistra ricopre di insulti e sberleffi Berlusconi a ogni sua uscita e dichiarazione.&lt;br /&gt;Il gioco del Cav. è chiaro: rimanere sempre e comunque, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, al centro della scena politico-mediatica nazionale, e stare il più possibile su quella internazionale.&lt;br /&gt;Ed è un gioco che gli riesce benissimo, grazie anche alla dabbenaggine di chi ne rilancia con insoffocata indignazione ogni battuta e inferocisce a ogni sua pretesa gaffe.&lt;br /&gt;Epperò.&lt;br /&gt;Le ultime due "uscite" di Berlusconi sono politicamente geniali, e solo se non si ha un minimo di lucida obiettività (l'odio ottunge l'intelligenza) si può reagire come si vede da molti blog e da facebook, con furibonde bordate di fischi e lazzi.&lt;br /&gt;Berlusconi dunque dopo anni d'indifferenza celebra il 25 aprile e lo fa non nelle piazze e strade romane, milanesi, bolognesi, torinesi, nei cortei pieni di gagliardetti dell'ANPI e bandiere più o meno rosse, rosee, rosa pallido, con qualche tricolore; ma precisamente ad Onna, paese simbolo del terremoto abruzzese, cittadina che scontò un "piccolo" eccidio di civili ad opera di un reparto nazista, in uno dei tanti episodi "minori" rispetto ai grandi eccidi di Marzabotto, Sant'Anna di Stazzena, le Fosse Ardeatine.&lt;br /&gt;Sarà lì, tra le tende apprestate per i poveri superstiti del sisma, tra quel popolo minuto che qualche tempo fa, su FB, forse senza nemmeno intenzione malevola, anzi sono sicuro senza nessuna intenzione malevola (e questo forse è peggio) ho sentito chiamare "popolino"; quel popolino così sensibile e così facilmente suggestionabile a gesti di prossimità e attenzione, pronto a commuoversi alle storie di "Pronto Raffaella", che vede le serie televisive su carabinieri, poliziotti, guardia di finanza, guardia costiere, forestale..., che magari riesce a divertirsi con le battute della compagnia del Bagaglino, che segue ogni sabato "La Corrida" dai tempi di Corrado e ora con il suo erede Gerry Scotti, che si appassiona a "Verissimo"...&lt;br /&gt;Quasi nelle stesse ore Berlusconi, spiazzando tutti, persino i suoi ministri, decide che il vertice del G8 si farà proprio in Abruzzo e non in una blindatissima località sarda, ottenendo un triplice obiettivo: richiamare ancor più l'attenzione dei media internazionali sull'evento, portando i "Grandi" della Terra tra gli umili e semplici in una regione martoriata dal terremoto e additando a essi le qualità di fierezza, orgoglio, coraggio, tenacia degli abruzzesi, e per traslato degli italiani; risparmiare un bel gruzzolo di milioni e milioni di euro, quanti ne erano necessari per apprestare il vertice sardo, che potranno confluire nei fondi per la ricostruzione; azzerare il rischio di manifestazioni e proteste NO GLOBAL perché anche il più scalmanato di essi (a parte la difficoltà di arrivare in Abruzzo e di muoversi tra macerie e tendopoli) non potrà pensare di turbare un vertice che avvicina i potenti della terra agli ultimi e miseri o pensare di aggiungere ai tanti travagli della popolazione abbruzzese anche il casino di cortei, tute bianche, tute nere, cassonetti incendiati.&lt;br /&gt;Certo, vi è demagogia, populismo, leaderismo carismatico in tutte queste scelte.&lt;br /&gt;Ma sono scelte che il "popolino" sente e condivide e che cementano un sentimento di maggiore vicinanza di Berlusconi ai suoi sentimenti e ai suoi umori, e che si ispirano a una concretezza del fare che in una nazione intossicata di parole, analisi, misure in cui, parole logore come "grande sfida", "grande occasione", "risposte adeguate alla complessità dei problemi", o slogan ormai pressocché dimenticati e miseramente falliti come "I Care", "Si può fare"(brutta e patetica traduzione letterale del "Yes, We can" obamiano), per non dire dei patetici "Io C'entro" casiniani.&lt;br /&gt;Il mondo reale non è la piazza virtuale dei blog e di facebook dove ritrovarsi e rassicurarsi vicendevolmente come vecchi amici di una fotografia o di una comitiva dispersi nelle mille strade dei percorsi individuali, familiari e sociali sull'identità, il nocciolo duro, il siamo sempre gli stessi, l'orgoglio dei vecchi simboli politici.&lt;br /&gt;E' fuori, tra le macerie, nei mille paesi dell'appennino, tra le case del "popolino" di cui noi borghesi professionisti o burocrati, intellettuali, frequentatori di blog e facebook non abbiamo forse nemmeno una vera idea, troppo impegnati ad autocelebrarci come elite intellettuale e morale di questa nazione, tra un incontro in libreria per la presentazione dell'ultimo libro di grido o di semplice moda e un caffé para-letterario.&lt;br /&gt;Trenta, quaranta anni fa la sinistra era di popolo, nel popolo, per il popolo; oggi è nei salotti, nelle librerie, negli assessorati, nelle cene sociali.&lt;br /&gt;Meditate gente, meditate&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-6508828535439937766?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/6508828535439937766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=6508828535439937766&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6508828535439937766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6508828535439937766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/04/berlusconi-non-e-un-pirla.html' title='BERLUSCONI NON E&apos; UN PIRLA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-5510898623809900791</id><published>2009-03-29T04:35:00.000-07:00</published><updated>2009-03-29T04:56:13.644-07:00</updated><title type='text'>LO SCAFANDRO E LA FARFALLA</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sc9dXTLSzII/AAAAAAAAAC0/lldfKndBeA0/s1600-h/BaubySonsMOS_468x324.jpg"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 400px; FLOAT: left; HEIGHT: 277px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5318572339813862530" border="0" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sc9dXTLSzII/AAAAAAAAAC0/lldfKndBeA0/s400/BaubySonsMOS_468x324.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Questo giovane uomo, che inforca la moto tra i suoi bambini, uno eccitato e l'altro timoroso, è Jean Dominique Bauby, il giornalista francese che, colpito da una rara sindrome del tronco encefalico, dal nome che ricorda un aereo (locked out sindrome), a seguito di un ictus, nel dicembre 1995 rimase del tutto paralizzato, potendo solo muovere un occhio e batterne le palpebre.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Superata la prima e nera disperazione, prigioniero del suo corpo, che gli dava la sensazione di essere bloccato in uno scafandro da palombaro degli abissi, si accorse che i suoi pensieri e i suoi ricordi, come una farfalla, gli consentivano di volare comunque lontano, nello spazio e nel tempo, e di quella sua avventura decise di farne un libro.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il libro è stato dettato, lettera per lettera, con un metodo estenuante ma efficace: una inviata della casa editrice gli snocciolava le lettere dell'alfabeto, secondo un "codice" di frequenza nella lingua francese, e lui, chiudendo la palpebra sulla lettera giusta componeva le parole, poi le frasi, poi i capitoli, e poi tutto il libro.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Jean-Do morì un paio di settimane dopo la pubblicazione del libro, intitolato appunto "Lo scafandro e la farfalla", pubblicato in Italia da Ponte alle Grazie.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Dal libro è stato tratto un bellissimo film, che ha vinto premi a Cannes, ma non a Los Angeles, eppure li avrebbe meritati, forse perché è uscito in contemporanea con un altro film su una situazione estrema dello stesso tipo (Mare dentro).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ho visto il film su Sky e sto leggendo il libro, che è scritto bene, con lucidità, ironia, senza nessuna autocommiserazione, e che è degno del film quanto il film è degno del libro.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Forse, se la sorte non fosse stata tanto crudele, Bauby sarebbe rimasto solo un buon giornalista e un padre un po' irrequieto (era separato dalla moglie e credo fosse un po' sciupafemmine).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E invece proprio quella sorte ha cavato dalle profondità del suo spirito, libero nella prigionia del corpo inerte, un grande scrittore e la grandezza della sua umanità.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Avrebbe potuto trascorrere gli ultimi due anni della sua vita rassegnato, incupito, incattivito, ha scelto di viverli con una pienezza di pensieri e sentimenti delicati e amorevoli.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E a me viene di chiamarlo come lo chiamava suo padre ultranovantenne, le sue donne, i suoi amici: Jean-Do.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Grande Jean-Do, se come credo il Paradiso esiste, hai certo un posto di riguardo lassù.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E te lo sei meritato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-5510898623809900791?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/5510898623809900791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=5510898623809900791&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/5510898623809900791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/5510898623809900791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/03/lo-scafandro-e-la-farfalla.html' title='LO SCAFANDRO E LA FARFALLA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Sc9dXTLSzII/AAAAAAAAAC0/lldfKndBeA0/s72-c/BaubySonsMOS_468x324.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-2199997466625791765</id><published>2009-02-03T23:55:00.000-08:00</published><updated>2009-02-04T00:18:34.557-08:00</updated><title type='text'>L'ELUANA VA A MORIRE</title><content type='html'>L'unica cosa che sappiamo è che non sappiamo niente. Non sappiamo se dallo stato vegetativo si possa riemergere ad uno stato, sia pure larvale, di coscienza e di interazione col mondo esterno; non sappiamo se nello stato vegetativo permanga una qualche misteriosa percezione di se e degli altri; non sappiamo se nello stato vegetativo si senta, in qualche modo, il dolore, non ovviamente nei termini in cui esso suscita una risposta; non sappiamo se la privazione dell'alimentazione e della idratazione procurerà sofferenza.&lt;br /&gt;Su questo non sapere s'innesca un dibattito grottesco e lunare, con le dotte citazioni di articoli scientifici di taluno e le repliche cliniche di talaltro, con il primario della struttura in cui Eluana morirà che da un lato si definisce "devastato" e dall'altro afferma con sicumera che quella ragazza "è morta da diciassette anni" (e allora verrebbe da dirgli, cosa stiamo a discutere, chiudiamola in una bara e seppelliamola!).&lt;br /&gt;Applichiamo, giustamente, il principio precauzionale sulle questioni ambientali (ad esempio sulle stazioni per la telefonia cellulare), ma non lo applichiamo sulle questioni della vita umana e dei suoi limiti, spesso solo supposti.&lt;br /&gt;Che mondo strano e contraddittorio è questo, in cui diciamo che chi è in stato vegetativo permanente non sente dolore, ma poi ci si preoccupa di stabilire protocolli di sedazione per il momento successivo al distacco del sondino nasogastrico.&lt;br /&gt;E come in un minestrone immangiabile o in una maionese impazzita, mettiamo assieme troppe cose, dal diritto alla vita al diritto alla morte (che in se non esiste), dalla libertà di cura alla sospensione del sostentamento vitale (che pure mi sembra altra cosa), dalle volontà vere a quelle solo presunte, dalla concretezza di una persona e di un corpo all'astrazione di battaglie di "principio", come se il diritto o i diritti possano vivere disincarnati negli atti parlamentari, nelle gazzette ufficiali, nei decreti e nelle sentenze, e valgano nella loro espressione concettuale e simbolica, giusto per arricchire un catalogo tanto pomposo quanto immaginario perché spesso mera proclamazione enfatica di "diritti civili".&lt;br /&gt;Io so soltanto di non sapere; non sapendo non mi riesce di stare da altra parte che da quella della vita, che pure fluisce tenace nel sangue e nel cuore di Eluana, ancora per poco d'accordo, ma non sappiamo nemmeno ancora per quanto.&lt;br /&gt;Tutto il resto serve solo per il chiacchiericcio politico-giornalistico dei vari Vespa, Mentana, Santoro, e dei loro ospiti.&lt;br /&gt;Di cui, francamente, me ne frego.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-2199997466625791765?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/2199997466625791765/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=2199997466625791765&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/2199997466625791765'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/2199997466625791765'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/02/leluana-va-morire.html' title='L&apos;ELUANA VA A MORIRE'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-7868573027659285788</id><published>2009-02-02T23:47:00.000-08:00</published><updated>2009-02-03T00:15:10.336-08:00</updated><title type='text'>IL DIVO TRA FUMETTO E C ABARET</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SYf9AaEBEEI/AAAAAAAAACc/BOA_PIGzZ64/s1600-h/andreotti.bmp"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 254px; FLOAT: left; HEIGHT: 239px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298481670062673986" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SYf9AaEBEEI/AAAAAAAAACc/BOA_PIGzZ64/s400/andreotti.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Con il consueto ritardo, nella dissonanza temporale tra proiezione nelle sale e passaggio televisivo (in pay per view), ho visto ieri sera "Il Divo", osannato film di Sorrentino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Dico subito che del film ho apprezzato la fotografia, virata su toni coloristici caldi, nella rappresentazione della corte andreottiana, e viceversa freddi e qualche volta lividi, nella sua dimensione domestica, la surreale scena del bacio, onirica nella contrapposizione tra il sudaticcio e contadinesco Riina e l'impenetrabile e asettico "zu" Giulio, la scena finale con il volto marmorizzato e quasi pietrificato di Andreotti imputato a Palermo, e poche altre cose.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per il resto il film è, secondo me, un irrisolto tentativo di collocare la figura di Andreotti in una dimensione intermedia tra rappresentazione "fumettistica" (del tipo di quelle storie d'Italia alla Enzo Biagi) e sguaiato cabaret dei suoi sodali, a Evangelisti dipinto come un imbecille organico ma fedele a Sbardella più balena che squalo nelle ragguardevoli dimensioni dell'epa, a Cirino Pomicino, tessitore di alleanze e recuperatore di voti ma anche un po' giullare di corte.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il tentativo stesso di rappresentare la solitudine del potere andreottiano, con la consapevolezza più o meno dolorosa dei prezzi pagati (in particolare l'abbandono di Aldo Moro al suo destino di condannato dalle BR), si traduce in effetti in una scontata allegoria del potere algido e gelido che si alimenta di piccoli riti (la preghiera nella chiesa presidiata dalla scorta, le passeggiate a passettini con le mani nelle mani dietro la schiena, le luci spente ossessivamente passando da una stanza all'altra della casa di Andreotti, le aspirine e gli antidolorifici per i celeberrimi eterni mal di testa, quasi il tarlo di una coscienza tormentata).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ne riesce un ritratto in cui Andreotti, piuttosto che il Belzebu di tanta pubblicistica, la Volpe, il custode di mille segreti nel suo archivio ineguagliabile, sembra la caricatura di Oreste Lionello quando imita Andreotti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ed è un peccato perché Servillo mette tutta la sua arte al servizio di Sorrentino e molto brava è anche Anna Bonaiuto nelle vesti della moglie Livia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Più riusciti, paradossalmente, sono proprio i personaggi minori, dal rozzo e contadinesco Riina, alla schiera di pentiti, delinquenti sozzi e orridi, sino all'incredibile sberleffo (che confesso mi ha divertito) a Giancarlo Caselli, rappresentato prima di entrare sulla scena dell'interrogatorio di Balduccio Di Maggio, mentre vaporizza una nuvola di lacca sui capelli candidi e gonfi (li vidi quei capelli in una visita a bari della commissione uditori quando caselli era al csm ed io ero il segretario del consiglio giudiziario, ed era una chioma davvero molto bella e notevole).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma basta questo poco per dire che "Il divo" è un film epocale, una prova d'autore, un film meritevole di palme d'oro, orsi, david, lupacchiotti, oscar'?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;No, francamente, mi pare poco, troppo poco.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-7868573027659285788?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/7868573027659285788/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=7868573027659285788&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7868573027659285788'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7868573027659285788'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2009/02/il-divo-tra-fumetto-e-c-abaret.html' title='IL DIVO TRA FUMETTO E C ABARET'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SYf9AaEBEEI/AAAAAAAAACc/BOA_PIGzZ64/s72-c/andreotti.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-9175441636388563454</id><published>2008-11-14T11:15:00.000-08:00</published><updated>2008-11-14T23:25:25.972-08:00</updated><title type='text'>Se una vita si spegne</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SR55XG-OjzI/AAAAAAAAACQ/gYE9-AlZ-0Y/s1600-h/eluana01g.jpg"&gt;&lt;img style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 300px; DISPLAY: block; HEIGHT: 230px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5268782051985624882" border="0" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SR55XG-OjzI/AAAAAAAAACQ/gYE9-AlZ-0Y/s400/eluana01g.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Era prevedibile. La sentenza della Corte di Cassazione, che dichiarando inammissibile il ricorso della Procura generale della Repubblica di Milano ha reso definitivo ed esecutivo il decreto della Corte d'Appello di Milano che autorizza il padre di Eluana a interrompere la nutrizione e l'idratazione, ha suscitato cori da stadio, da un lato, e pianti greci dall'altro.&lt;br /&gt;Temo vi sia ipocrisia da entrambe le parti.&lt;br /&gt;I sostenitori del trionfo della volontà di Eluana parlano di affermazione della libertà di rifiutare le cure; ma dimenticano che Eluana non può dire, qui e ora, se quelle cure (cioé alimentazione, idratazione, farmaci antiepilettici) le vuole ancora.&lt;br /&gt;Tutto si basa sulla ricostruzione di una volontà "astratta" espressa sedici anni fa, da una ragazza di vent'anni, probabilmente sull'impulso emotivo del pietoso spettacolo di un amico finito in rianimazione.&lt;br /&gt;Quanto quella volontà sia "concreta" e attuale non conta. Perché il caso Eluana serve solo a portare acqua ad una causa "progressista", ad una battaglia "di libertà", all'affermazione di un principio di libera scelta, in un caso in cui quella scelta non può essere manifestata da chi dovrebbe.&lt;br /&gt;Anche gli altri, però, che gridano all'eutanasia di stato, non colgono nel segno: qui non si tratta di una persona cosciente e senziente che, al colmo della sofferenza fisica, chiede di essere "lasciata andare" e anzi accompagnata, senza dolore, alla morte. Né il decreto della Corte d'Appello di Milano né la sentenza della Cassazione autorizzano a sostenere che chiunque possa rivolgersi a un giudice per chiedere l'eutanasia, che nel nostro ordinamento non è ammessa, ed anzi è punita penalmente, come aiuto al suicidio.&lt;br /&gt;Il punto è terribilmente semplice: c'è una giovane donna, in stato vegetativo permanente, che potrebbe non risvegliarsi mai o risvegliarsi domani, ma lo sa solo Dio, e una famiglia che vuole porre termine a questa vita "sospesa".&lt;br /&gt;Il punto è che noi "sani", attualmente coscienti e senzienti, abbiamo una idea della vita e non sappiamo cosa veramente senta Eluana, cosa provi, se nel suo stato vegetativo abbia comunque un qualche pur flebile legame con la vita di fuori, se magari sogna qualcosa.&lt;br /&gt;Forse più che difficile è impossibile stabilire il confine tra una vita puramente "biologica", come se la vita non fosse anzitutto biologica, e una vita da essere umano; e che comunque Eluana, non perché non parla, forse non sente, non comunica, rimane comunque un essere umano, con tutta la sua dignità di persona.&lt;br /&gt;La scelta di Beppino mi ricorda un vecchio e bel film: "La scelta di Sophie"; che non abbia a pentirsi quando, dopo aver fatto del rispetto della (pretesa) volontà di Eluana la sua ragione di vita, si accorga, quando Eluana non ci sarà più, che non ha più alcuna ragione di vita.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-9175441636388563454?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/9175441636388563454/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=9175441636388563454&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/9175441636388563454'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/9175441636388563454'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2008/11/se-una-vita-si-spegne.html' title='Se una vita si spegne'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SR55XG-OjzI/AAAAAAAAACQ/gYE9-AlZ-0Y/s72-c/eluana01g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-5609100234156265666</id><published>2008-11-06T22:30:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T22:47:10.475-08:00</updated><title type='text'>Un altro romanzo? Ma come e perché?</title><content type='html'>Vorrei scrivere un nuovo romanzo, dopo quello ormai lontano del 1999, pubblicato il 2004 (I fasti di Pompeo).&lt;br /&gt;Ma sono consapevole che si scrive davvero troppo e forse si legge troppo poco.&lt;br /&gt;Per questo sto essenzialmente leggendo, e nemmeno letteratura, a parte qualcosina di deaver, che è un ottimo (il migliore) professionista nel genere criminalistico.&lt;br /&gt;La mia agrafia coincide con l'idea che bisognerebbe dire cose di cui ne valga davvero la pena, che raccontino un pezzetto di mondo e vita di valore universale, che aiutino chi legge a condividere e riconoscersi in ciò che leggono, e chi scrive a vincere, nobilitandolo, l'impulso narcisistico per cui, essenzialmente, si scrive.&lt;br /&gt;L'altro ieri sono passato alla Feltrinelli della Galleria Alberto Sordi di Roma (ma la più grande è fornita, almeno a Roma, è quella di Largo di Torre Argentina), e mi ha colto un senso di spaesamento tra le tante copertine e dorsi di libri, tutti gli autori, i tanti titoli, le edizioni in brossura o economiche, le varietà di dimensioni.&lt;br /&gt;Ecco, poter scrivere qualcosa che sia anche piccolo, ma in cui ogni parola sia cosa e abbia senso, e viva più di trenta secondi nell'attenzione di chi legge, e possa essere cercata e ricercata, e generi sempre qualche idea nuova, qualche spunto, qualche risposta in quello che dovrebbe essere il colloquio tra l'anima di chi ha scritto e l'anima di chi legge.&lt;br /&gt;Può darsi che io sia poco ricettivo, o attraversi una fase di aridità, ma nessun titolo in questo momento, salvo i classici (che non vuol dire solo i classici-classici, ma anche Sciascia, Saramago, cioé i classici contemporanei), riesce a comunicarmi una voglia divorante di leggere letteratura.&lt;br /&gt;Mi rifugio allora nella saggistica, soprattutto nella storia che in fondo è la madre della letteratura, perché è l'archetipo del racconto.&lt;br /&gt;Chissà se dalla storia non possa nascere la voglia di raccontare qualche storia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-5609100234156265666?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/5609100234156265666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=5609100234156265666&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/5609100234156265666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/5609100234156265666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2008/11/un-altro-romanzo-ma-come-e-perch.html' title='Un altro romanzo? Ma come e perché?'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-1118771386174346662</id><published>2008-07-28T23:33:00.000-07:00</published><updated>2008-07-29T00:00:32.936-07:00</updated><title type='text'>A CASA NOSTRA</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SI6_-x8QaBI/AAAAAAAAABM/R-dnyjcJz3c/s1600-h/golino_zingaretti.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5228327302702589970" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SI6_-x8QaBI/AAAAAAAAABM/R-dnyjcJz3c/s400/golino_zingaretti.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Francesca non è Cristina (Comencini) e "A casa nostra" non è "La bestia nel cuore".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Scontata la differenza inevitabile, "A casa nostra", per quanto sia un film irrisolto, troppo abbozzato in alcune parti, giocato sull'abusata struttura dell'incrociare i fili di tanti destinim che alla fine si legano l'uno all'altro, in qualche modo, va visto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perché c'è uno spaccato dell'Italia dei tempi nostri, dei suoi "eroi" positivi (che però tali sono sempre in chiaro scuro e mai in piena luce) e negativi (il cui cinismo e il cui saper fare è però sempre un po' cialtrone, il male serio è una cosa ben più seria).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La storia principale è quella di un banchiere senza scrupoli (Luca Zingaretti), che ha sposato una donna ricca e ormai sfiorita segnata dalla perdita del loro unico figlio in tenera età, cui con tenacia, e con le solite intercettazioni telefoniche e ambientali, da la caccia una giovane capitano della guardia di finanza (Valeria Golino).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il banchiere ha una amante (Laura Chiatti), modella insoddisfatta, cocainomane, che per punirlo di averla fatta abortire va con un altro qualsiasi, un giovane commesso di un ipermercato (Gerry).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sodomizzata e lasciata la ragazza, il banchiere e i suoi tirapiedi assoldano Gerry come corriere delle tangenti verso un politico (Bebo Storti, il conte Ugucione di Mai dire Goal), che fa da tramite verso mondi finanziari dell'est europeo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Uno di quei pescecani dell'est europeo mette in contatto il mondo patinato del banchiere con quello sordido di un magnaccia rumeno, una delle cui puttane è stata ferita a morte in una rapina da strada e che viene tenuta in vita solo per partorire un bambino che ha in grembo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il banchiere, per rivitalizzare la spenta moglie, pensa di regalarle quel bambino, dichiarandosene padre, ma gli va male perché la sorella della prostituta e un amico che avrebbe voluto conviverci si mettono di mezzo e gli impediscono di portarsi via il neonato sulla base di una semplice e ovviamente falsa dichiarazione di esserne il padre naturale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nell'ultima scena del film compaiono tutti i protagonisti: mentre il banchiere va via stizzito dall'ospedale, la intrepida capitana della g.d.f. fa arrestare Gerry davanti agli occhi della sua inconsapevole moglie e del giovane ma riottoso amante della stessa capitana, che è andato col padre professore pensionato collezionista di libri rari (che vende poco a poco per pagare i debiti) a riprendere dall'ospedale la madre sofferente di cuore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un film irrisolto quindi: né un giallo poliziesco all'italiana, né una storia compiuta di sentimenti, né un credibile affresco corale sulla miseria morale della società italiana.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un po' di questo, un po' di quello.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma insomma una sintesi di filoni cinematografici che riesce comunque a restituire l'ìmmagine inquietante di una società italiana depressa, percorsa da solitudini, priva di un senso comune, in una Milano più disperata e disincantata che grigia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Forse l'Italia oggi si può raccontare solo così, nella frantumazione di esistenze prive di orizzonti e finalità, dove il senso del dovere è anche il frutto di frustrazioni esistenziali (la capitana vorrebbe metter su famiglia e fare un figlio con suo giovane e sfuggente amante, e come le rinfaccia il banchiere è una donna sola) e dove l'affarismo finanziario para-delinquenziale o francamente delinquenziale è a sua volta fuga e impossibile rivincita sulla felicità che il denaro non può comprare; e dove il sogno di un'esistenza più dignitosa s'infrange, per la puttana rumena, nelle marchette da strada e, per il commesso, pesce piccolo sacrificabile, nella bruciante esperienza di un breve benessere pagato con la galera e la perdita dell'amore della moglie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A casa nostra ci sta tutto questo, e ancora altro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-1118771386174346662?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/1118771386174346662/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=1118771386174346662&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/1118771386174346662'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/1118771386174346662'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2008/07/casa-nostra.html' title='A CASA NOSTRA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SI6_-x8QaBI/AAAAAAAAABM/R-dnyjcJz3c/s72-c/golino_zingaretti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-6572767451409106233</id><published>2008-06-14T23:31:00.000-07:00</published><updated>2008-06-14T23:53:52.713-07:00</updated><title type='text'>NON E' VERO MA CI CREDO</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SFS8dHzHbMI/AAAAAAAAABE/5chTrHuu_b8/s1600-h/gdp-spettac1-03.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5211997877270179010" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SFS8dHzHbMI/AAAAAAAAABE/5chTrHuu_b8/s400/gdp-spettac1-03.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non è vero, ma (in fondo) ci credo. I proverbi e i detti popolari sono il precipitato dell'esperienza quotidiana collettiva, stratificata nei decenni e poi nei secoli. Ecco perché si dice che siano la saggezza dei popoli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Uno tra i detti che si attagliano a questo faticoso 2008 è quello che lo definisce in base al giorno in più (il 29 febbraio) he ci ha dispensato: ANNO BISESTO, ANNO FUNESTO.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Petrolio alle stelle, crisi alimentare, terremoti cinesi, inondazioni, declino economico-sociale-culturale, monnezza regina, Italia pressocché eliminata dagli europei di calcio...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non dico poi sul piano personale, tra problemi di salute (seri, seri, seri) di mia madre, cinquantanni che cominciano a pesare, amici e colleghi che se ne sono andati da questa terra matrigna.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A metà dell'anno, mi pare che sia passato già un anno e mezzo dal primo di gennaio e il 2007 (anno pure non brillantissimo, ma accettabile) mi pare lontano un anno-luce.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Da quanto posso ricordare, e aggiungere come granello d'esperienza personale alla sabbia della saggezza popolare, gli anni bisestili hanno sempre portato guai, grattacapi, lutti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Razionalmente, mi rendo conto di dire una sciocchezza: in fondo gli anni bisesti sono un tributo necessario a una scelta eminentemente umana, di riforma del calendario; e lo stesso tempo è una convenzione, solo una banale, necessaria convenzione, perché in definitiva l'unico punto fermo è l'alternanza giorno-notte e la rivoluzione intorno al Sole, cioé i giri di valzer che la terra fa su se stessa e attorno alla sua stella.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma siccome anche la vita e le sue stagioni sono una convenzione (infanzia, adolescenza, gioventù, maturità, vecchiaia che altro sono se non lo sforzo di imbrigliare in categorie analitiche il flusso inesausto della vita, dalla nascita alla morte, dallo sviluppo dell'organismo al suo decadimento), allora, convenzione per convenzione, tanto vale credere che un anno sia una entità oggettiva, e che un anno irregolare, perché composto di un giorno in più, possa portare nella sua irregolarità germi patogeni propri, effetti irregolari e anomali della sua irregolarità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come che sia, sarà faticoso, credo, scollinare agosto e affacciarsi sulla discesa che porta al 31 dicembre senza altri guai, sperando che quest'anno bisesto abbia voluto accumularli tutti nel primo semestre e non disseminarli malignamente sino alla notte di San Silvestro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-6572767451409106233?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/6572767451409106233/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=6572767451409106233&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6572767451409106233'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6572767451409106233'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2008/06/non-e-vero-ma-ci-credo.html' title='NON E&apos; VERO MA CI CREDO'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SFS8dHzHbMI/AAAAAAAAABE/5chTrHuu_b8/s72-c/gdp-spettac1-03.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-6234802078753958982</id><published>2008-04-12T03:13:00.000-07:00</published><updated>2008-04-12T03:39:57.084-07:00</updated><title type='text'>UN VOTO UTILE (ALMENO PER ME)</title><content type='html'>Ho seguito con crescente distacco e fastidio la campagna elettorale, sia in TV che sui giornali; anzi, per i miei parametri, non l'ho seguita affatto, salva la vicenda relativa alla provvisoria ammissione della lista della DC di Pizza, che mi interessava sotto il profilo giuridico (e mi ha immalinconito pensando in quali mani sia finita e come sia penosamente contesa una "insegna" politica che ha avuto ben altri fasti, e qualche nefasto, e il cui peso nel mercato elettorale attuale credo sia abbastanza irrisorio).&lt;br /&gt;L'inseguimento veltroniano sul classico terreno della politica plastificata e imbellettata di Berlusconi ha manifestato l'assoluta inadeguatezza dei competitors maggiori rispetto all'ampiezza e gravità del declino italiano, inquadrato nello scenario ancor più drammatico del declino occidentale.&lt;br /&gt;Un continuo chiacchericcio sulle vicende d'attualità, dall'affaire Alitalia alle consuete sparate bossiane, le inattendibili promesse di riduzione delle tasse (con la finale bordata del Berlusca sull'abolizione del bollo auto, così suadente per un popolo di automobilisti), le consuete polemiche di sfondo giudiziario, le incredibili dichiarazioni di Dell'Utri (su Mangano eroe?!?), le gaffes del cavaliere a gettito continuo...sino alle dichiarazioni della bellona Santanché che fa disperare, a sentir lei, Berlusca perché non gliela da.&lt;br /&gt;Per non parlare delle liste, zeppe di veline coscialunga nella PdL, dichiarate o mascherate, e di portaborse nel PD, con qualche velina cultural letteraria anche da quelle parti; e i penosi appelli al voto piddino dei soliti registi, attori, calciatori politically correct; e con una agenda di contenuti dettata a destra come a sinistra da Confindustria; mentre i sinistri arcobalenisti, destinati a dividersi sin dalle prossime europee (altro che "cosa rossa") rispolveravano solo vecchie e fruste visioni operaiste, ecologico, noglobaliste.&lt;br /&gt;Meno male che è finita! E meno male che la TV in questa mesata ha offerto alternative accettabili come la Coppa dei Campioni (a me piace chiamarla ancora così, la Champion's mi fa pensare a una marca di pneumatici).&lt;br /&gt;Ho deciso allora che darò uno, anzi due voti INUTILI, forse INUTILISSIMI, ma per me UTILI, anzi UTILISSIMI, secondo il criterio già adottato nel 2006.&lt;br /&gt;Ho deciso di votare, in perfetta par condicio, l'uno alla Camera l'altro al Senato, un movimento nuovissimo e un partito vecchissimo (il più antico), perché sono gli unici dell'agone elettorale che hanno parlato di VALORI, ossia delle cose che veramente contano quando sono stramorte le ideologie e i programmi e i candidati si somigliano troppo.&lt;br /&gt;La lista di Ferrara (che voterò alla Camera), al di là della moratoria sull'aborto come mezzo contraccettivo soprattutto in Asia, Cina in testa, ha il merito, ai miei occhi, di portare all'attenzione dell'opinione pubblica e di porre al centro dell'azione politica, la questione del valore della vita e della necessità di non rassegnarsi a derive tecnocratico-scientifiche, che sono smentite oggi da quello che dicevano ieri e non ricordano come ieri siano state smentite rispetto alle perentorie affermazioni di avantieri (uso di embrioni per le cellule staminali docet).&lt;br /&gt;La lista del Partito Socialista, a sua volta, riafferma la necessità di un orientamento laico (e non laicista) delle istituzioni, a ogni livello, e di un orientamento riformista aperto alle ragioni della società, senza lasciarsi soggiogare dal mercato (che va regolato e vigilato, nelle sue manifestazioni più estreme) o da orientamenti veterosindacali.&lt;br /&gt;Immagino che l'una e l'altro non raggiungeranno il quorum e mentre Ferrara potrà comunque continuare un'azione politico-culturale sul Foglio e nella società, i socialisti rischiano di scomparire del tutto dalla scena politica come soggetto autonomo.&lt;br /&gt;Ma per me non è questo che conta.&lt;br /&gt;In un panorama politico così piatto, vuoto, desolante, degno specchio della crisi italiana, un voto di opinione sui valori è l'unica cosa che mi appare sensata.&lt;br /&gt;Attendo e accetto le critiche.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-6234802078753958982?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/6234802078753958982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=6234802078753958982&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6234802078753958982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/6234802078753958982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2008/04/un-voto-utile-almeno-per-me.html' title='UN VOTO UTILE (ALMENO PER ME)'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-7668472017707380854</id><published>2008-01-03T00:21:00.000-08:00</published><updated>2008-01-03T00:48:58.873-08:00</updated><title type='text'>UNA EROINA DEL NOSTRO TEMPO</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/R3yhb_nUgsI/AAAAAAAAAA8/1bXBEIZku7g/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5151169576109900482" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/R3yhb_nUgsI/AAAAAAAAAA8/1bXBEIZku7g/s400/images.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ho appena finito di leggere un libro straordinario, uno dei pochi libri, tra i tantissimi che si pubblicano, che vale davvero la pena di leggere, che è un peccato non leggere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"La Russia di Putin", edizione italiana di Adelphi, è forse il libro più conosciuto di Anna Politkovskaja, ed è un affresco impressionante dell'impasto indigeribile di autoritarismo, burocrazia, criminalità economica, razzismo, degrado morale che è la Russia oggi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non è un'analisi sociologica o politico-istituzionale, ma molto di più: un caleidoscopio di storie vere i cui protagonisti sono gli eroi negativi e positivi della Russia post-sovietica: ufficiali e sottufficiali violenti, ubriaconi, stupratori, massacratori nella Cecenia occupata, oligarchi che rastrellano società, fabbriche, industrie, utilizzando le forze di polizia, corrottissime, come polizia privata, ufficiali della flotta del Nord che cercano di mantenere in efficienza, senza mezzi, sommergibili nucleari pericolosissimi se lasciati al degrado, persone di qualità e valore travolte dal capitalismo criminale e selvaggio che ha sostituito il capitalismo di Stato, ceceni ridotti ai margini della società russa da un razzismo strisciante, un sistema giudiziario corrottissimo e arbitrario, e tanto altri ancora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un libro appassionante come un romanzo, illuminante come un saggio, vibrante di passione civile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi fa effetto pensare che la Politkovskaja era poco più piccola di me, che nei suoi brevi quarantotto anni di vita è stata una luminosa figura di giornalista d'inchiesta, un punto di riferimento culturale e morale, una autentica e vera fustigatrice del degrado della società russa, e insieme, inevitabilmente, del degrado della nostra società occidentale, europea e americana, che ha voltato la testa dall'altra parte, consentendo a Putin e alla sua cricca di ex agenti del KGB, di oligarchi delinquenti, di burocrati criminali, di schiacciare ogni forma di dissenso, spacciando per democrazia una deriva autoritaria plebiscitaria, cedendo al ricatto energetico, agli affari.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se una vita è degna di essere vissuta, quella di Anna Politkoskaja lo è stata sino in fondo, sino ai quattro proiettili che una sera del 7 ottobre 2006 ne hanno spento la vita nell'ascensore della sua casa moscovita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Onore a Anna Politkovskaja, piccola grande donna della madre Russia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-7668472017707380854?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/7668472017707380854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=7668472017707380854&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7668472017707380854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7668472017707380854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2008/01/una-eroina-del-nostro-tempo.html' title='UNA EROINA DEL NOSTRO TEMPO'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/R3yhb_nUgsI/AAAAAAAAAA8/1bXBEIZku7g/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-310597051914493135</id><published>2007-12-25T00:00:00.000-08:00</published><updated>2007-12-25T00:40:55.556-08:00</updated><title type='text'>NATALE COME ERA E NON E' PIU'</title><content type='html'>Va bene è Natale.&lt;br /&gt;E allora?&lt;br /&gt;Natale, visto in giro, è solo una sequenza di auguri rituali, di messaggini standard inviati in quantità industriali, di pacchi infiocchettati, di luci colorate ai balconi, di addobbi nelle strade (pochi qui a Bari, tanti a Roma, come sempre non c'è confronto).&lt;br /&gt;E' una full immersion in cene, cenoni, poche tombolate, molte baccarate, c'è ancora qualcuno che gioca a piattino o a sette e mezzo?&lt;br /&gt;E' il rassicurante concerto in TV, poca cosa rispetto a quello di Capodanno sulle note dei valtzer di Strauss (padre o figlio, o tutti e due), la benedizione urbi et orbi, i quotidiani con i programmi per tre giorni, dalla vigilia a Santo Stefano.&lt;br /&gt;Quando ero bambino e ragazzino mi piaceva tutto il mese di dicembre, e tra Natale e Pasqua non avevo dubbi, preferivo il Natale, sarà perché Pasqua porta poche vacanze a scuola, molto perché a Pasqua non venivano a Bari i miei zii e mia cugina, i nostri mitici parenti di Gaeta.&lt;br /&gt;Zia Lucia, austera e burbera sorella di mia madre, dal cuore tenerissimo, che era tanto affezionata al Re che dal referendum del 1946 non aveva mai più votato, nemmeno il partito monarchico, perché non si riconosceva nella Repubblica, e fumava tante sigarette, secondo la buona tradizione di famiglia.&lt;br /&gt;Zio Peppe, maresciallo della Finanza, bell'uomo coi baffetti alla Clark Gable, imponente nella divisa come negli abiti civili, che era stato prigioniero in Germania e di quella fame vera e nera portava il ricordo nel modo quasi religioso con cui mangiava, a tocchetti piccolissimi di pane o di frutta, masticando tanto e tanto e tanto.&lt;br /&gt;Zia Lucia e Zio Peppe arrivavano a Bari all'inizio di dicembre (e quando Peppe andò in pensione anche da novembre) e dormivano da mia nonna Anna, la madre di mia madre, in una casa che a me sembrava grandissima, ma aveva solo un ingresso con cucinotto in veranda, una stanza da pranzo, una stanza da letto e uno stanzino di passaggio, dove dormivano mamma bambina e la sorella più piccola Romana.&lt;br /&gt;Era una festa saperli a Bari e vederli tutte le sere a casa mia, dove veniva a trascorrere qualche ora anche nonna Anna (per me semplicemente "la nonna" perché quella paterna, Rosaria, che viveva a Molfetta e vedevo molto meno aveva bisogno della specificazione del nome), dopo aver sceso, ultraottantenne, ottantotto faticosi scalini di un palazzo senza ascensore, che avrebbe poi risalito a tarda sera, con le sue gambe a tronchetto salde ma flebitiche e i piedi gonfi sempre profumati di borotalco.&lt;br /&gt;Ma era anche una gran fatica il Natale, e prima la vigilia e poi Santo Stefano, per mia madre che doveva industriarsi a cucinare per tante persone e tante portate, e non aveva aiuto in casa, e si affannava dalla mattina della vigilia sino alla sera del 26, e quella stanchezza estrema, a ogni Natale, le procurava una colica renale, e la pressione le scendeva a 60 di massima, e io avevo una paura fottuta perché sapevo che senza di lei saremmo stati tutti persi, e se non ci siamo persi è soltanto grazie a lei e per lei. Così a Natale era di rito anche la visita del medico di famiglia, Michele Contesi che con due iniezioni metteva, quasi, tutto a posto.&lt;br /&gt;Però poi Natale era anche la dolcezza del latte mattutino con avanzi di panettone e pandoro, il tepore delle luci intermittenti di un piccolo albero e del profilo bruno di un piccolo presepe nel buio della stanza da pranzo, nelle notti d'intermezzo tra le feste; e la letterina sotto il piatto di mio padre, certo non bella come quella di Nennillo, in "Natale in casa Cupiello", ma egualmente efficace ai fini della strenna natalizia, perché allora soldi se ne davano pochi o niente a bambini e ragazzini e regali solo nelle grandi occasioni, ossia il compleanno e la Befana.&lt;br /&gt;La strenna era l'unico regalo di Natale, poi toccava aspettare il 6 gennaio, e una volta mia madre e mio padre (avrò avuto cinque-sei anni) mi fecero lo scherzo di farmi trovare del carbone (dolce) e io ero così scemo che ci piansi a dirotto, prima di consolarmi con il gioco che pure la benigna Befana non aveva mancato di portarmi, ma bisogna capire che ero proprio un piagnone da piccolo, oltre che un ammammato totale (ma questo in fondo, lo sono rimasto).&lt;br /&gt;Il 26 però si andava dalla nonna Rosaria, a Molfetta, e lì trovavo i miei cuginetti, tutti più o meno coetanei: Pasquale, biondo come un cherubino e con gli occhi azzurri, appena di due anni più grande, Pietro, bruno e attivissimo (ora come allora) e Mauro, pure lui biondo e ceruleo di occhi, che erano i figli di zio Tanino, l'unico fratello di mio padre, professore di francese; Franchino, corrucciato e scontroso, ed Emiliana, piccola e vezzosa, che erano i figli della più piccola delle sorelle di mio padre, zia Giovanna.&lt;br /&gt;Con loro era eterna la diatriba tra noi "baresi" e loro "molfettesi", ciascuno duro a rivendicare la superiorità della propria città; e se mio padre, esagerando, diceva che l'etimo di Molfetta era "Melficta", ossia "fatta di miele", mia madre, sempre pungente e polemica, replicava che era una storpiatura di "Mal fatta".&lt;br /&gt;Io tutto quel miele in giro non lo vedevo, ma poi non mi sembrava fatta così male, almeno nella parte che affacciava sul porto e per la "villa" il giardino circolare grande meta del passeggio di ogni vero molfettese.&lt;br /&gt;Non c'era miele, ma tante mandorle e buona farina nei dolci natalizi di nonna Rosaria, dagli amaretti alle mitiche spume di mandorla, brunastre, con la crosta dura di zucchero; oppure nel calzone con il merluzzo, che un amico di famiglia e storico della gastronomia volle immortalare in una delle ricette di un suo libro (era il buon professore Luigi Sada, che raccoglieva da vero collezionista un po' di tutto, dalle fotografie di Bari -con un archivio unico davvero-, a menù d'epoca di ristoranti, e mio padre lo definiva con l'ironia che solo un vero amico può permettersi, un "robivecchi").&lt;br /&gt;Ecco, questo era Natale, il vero Natale; mentre ora è solo un intermezzo tra la fatica dei mesi post-estivi e quella dei mesi post-natalizi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-310597051914493135?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/310597051914493135/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=310597051914493135&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/310597051914493135'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/310597051914493135'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/12/natale-come-era-e-non-e-piu.html' title='NATALE COME ERA E NON E&apos; PIU&apos;'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-479888277318196722</id><published>2007-12-07T10:19:00.000-08:00</published><updated>2007-12-07T10:43:45.339-08:00</updated><title type='text'>IL SIGNORE DI MEZZA ETA'</title><content type='html'>"Che bella età, la mezza età", canticchiava sul primo canale televisivo, sul finire degli anni '60 Marcello Marchesi, fine umorista e sceneggiatore, nella sigla de "Il signore di mezza età".&lt;br /&gt;Col cappello calato sugli occhi, il viso bonario, i baffi e un soprabito, Marchesi si aggirava nella sigla nelle immagini di un panorama urbano tipico di quegli anni, i neon, le grandi pubblicità sui cornicioni dei palazzi, il traffico (che sembrava caotico allora, figuriamoci) popolato di cinquecento e seicento, millecento, lancia flavia, rare giuliette, qualche renault e citroen ds, praticamente nessuna macchina tedesca e giapponesi neanche in sogno.&lt;br /&gt;Mi sembrava così remota e lontana allora la mezza età, praticamente ai confini della vecchiaia.&lt;br /&gt;Ora che sono arrivato pure io alla mezza età (anzi forse oltre perché teoricamente se la vita media maschile è di 78-79 anni, ho già compiuto un bel pezzetto oltre il cammin della metà di nostra vita), è curioso che non mi senta un "signore di mezza età" e non riesca a riconoscermi nell'omino della sigla.&lt;br /&gt;E' vero, i cinquantenni di una volta erano praticamente già quasi nonni e i cinquantenni di oggi spesso si vestono, si comportano e pensano poco più che da adolescenti. La vita anzi spesso ricomincia a cinquantanni dopo separazioni e con famiglie più o meno allargate, almeno per la "classe borghese" (i poveri, oggi come allora, invecchiano molto prima).&lt;br /&gt;E' proprio cambiato il sentimento di se e della propria generazione e del rapporto con quelle successive; e purtroppo anche con quelle precedenti, moltiplicandosi case di riposo che un tempo di chiamavano ospizi e oggi si ingentiliscono con nomi ridicoli tipo "hospice", "club del nonno", "anni d'argento" e cazzate consimili a travestire la nuda sostanza delle cose.&lt;br /&gt;Ma è anche vero che, se si ha buona salute e soldi, magari a settantanni e circondati da badanti, si evitano gli ospizi e con le beauty farm e la chirurgia estetica si possono arrivare a dimostrare "venti anni di meno", come in una vecchia pubblicità caroselliana dell'acqua minerale "Fiuggi".&lt;br /&gt;Eppure dubito che noi cinquantenni di oggi, con tutte le creme e cremine antirughe (chi le usa), con i capelli colorati (chi li tinge), con i fisici palestrati (chi si palestra), con l'abbigliamento sportivo-giovanilistico, si possa dire di avere quel senso di progressiva sazietà della vita, di maturazione e consolidamento della propria personalità, di consapevole raggiungimento degli obiettivi essenziali della vita che avevano i cinquantenni di quaranta anni fa.&lt;br /&gt;Un qualche prezzo lo si paga sempre all'illusione della non sfiorente giovinezza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-479888277318196722?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/479888277318196722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=479888277318196722&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/479888277318196722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/479888277318196722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/12/il-signore-di-mezza-eta.html' title='IL SIGNORE DI MEZZA ETA&apos;'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-3580867510717076634</id><published>2007-09-06T23:43:00.000-07:00</published><updated>2007-09-07T00:18:19.925-07:00</updated><title type='text'>L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'ESSERE (REGINA)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/RuD7NF6y56I/AAAAAAAAAA0/XbC7Zlo7FGk/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5107358179783796642" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/RuD7NF6y56I/AAAAAAAAAA0/XbC7Zlo7FGk/s400/images.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non capisco proprio Elisabetta II d'Inghilterra. Pare che la Sovrana si sia sempre rifiutata, sdegnosa, alla visione del film "The Queen" di Stephen Frears. Eppure nel lucido affresco della monarchia britannica, l'unica figura che si staglia con dignità nella settimana successiva alla morte di Diana, dallo schianto nel tunnel dell'Alma ai funerali della "Principessa del Popolo" è proprio quella di Elisabetta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ho visto "The Queen" su Sky, con il solito ritardo che mi porto appresso in materia di cinema e films di successo, mediamente uno-due anni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il film è una straordinaria rilettura di quanto accadde dieci anni fa e la sua grandezza sta nel non fare sconti a nessuno, proprio a nessuno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non a Tony Blair, all'epoca neopremier, che cavalca (veltronianamente? direi abbastanza) l'ondata di commozione popolare per la tragica morte di Diana e riesce a farsi garante agli occhi dell'opinione pubblica inglese di una monarchia troppo algida e lontana dai sentimenti delle masse.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non a Filippo d'Edimburgo, persona greve, modesta, inadeguata intellettualmente persino al ruolo di principe consorte, in effetti solo "inseminatore" della stirpe reale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non a Carlo, sorpreso e travolto dall'ondata di sospetti e ostilità nei suoi confronti, come sempre e per sempre debole "figlio di mamma" ed eterno principe ereditario.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non alla stessa opinione pubblica, inglese e mondiale, manipolata dalla stampa e dalle televisioni, leste nel cogliere il bisogno di una "favola moderna", la principessa triste, tradita, isolata, sfortunata, forse sacrificata sull'altare della ragione di Stato e di Dinastia dinanzi alla minaccia di un fidanzamento, un matrimonio, una maternità con un arricchito parvenu di vaga religione islamica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma a Elisabetta II, in fondo si, Frears concede molte attenuanti e qualche ragione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ragazzina intronata regina dopo la prematura scomparsa del padre, attenta ai doveri (oltre che ai diritti) della Monarchia inglese, incarnazione dell'unità di una nazione che già dovette digerire il declino e poi il crollo del suo impero coloniale, dopo una guerra sanguinosa e piena di lutti e rovine, tenace custode delle virtù britanniche per eccellenza (dignità, orgoglio, compostezza, adeguatezza al ruolo, senso della responsabilità collettiva).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In questo magistrale affresco si staglia la dignità della Sovrana, la tormentata presa di coscienza che i "fedeli sudditi" esigono l'omaggio alla principessa del popolo, ossia dei tabloid e delle TV, ossia dell'opinione pubblica da essi formata, ossia della commozione collettiva, non difficile da suscitare se si è belle come Diana, eleganti come Diana, sexy come Diana, dolci come Diana, giovani come Diana, e inspiegabilmente tradite, come Diana, a vantaggio di una cavallona quale Camilla.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E poi, come competere con Diana che s'intrattiene con Madre Teresa di Calcutta, che percorre i campi minati, che tiene in braccio bambini di colore, che anima mille attività benefiche, che insomma è tanto bella quanto buona?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Helen Mirren, attrice straordinaria (e donna stupenda, lasciatemelo dire...) presta ogni piega del suo volto, ogni increspatura delle sue labbra, ogni guizzo dei suoi occhi, ogni muscolo del suo corpo alla (ri)costruzione del tormento psicologico di Elisabetta II, della dolorosa presa di coscienza dell'esigenza di sacrificare etichetta, tradizioni, orgoglio e forse anche un po di verità (Diana non era una puttana, ma nemmeno una santa), sull'altare vorace apparecchiato dalle tonnelate di fiori dinanzi al Palazzo Reale, addirittura chinando la testa al passaggio del feretro di Diana.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La sequenza nella quale Helen-Elisabetta legge con angoscia i bigliettini che accompagnano fiori e pupazzetti e coglie il gelo del popolo inglese verso la Monarchia, sentendo l'ingiustizia di un confronto che oppone l'amatissima Diana e l'odiata corte inglese, vale da sola l'intero film e l'Oscar meritatamente assegnato quale migliore attrice.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per questo non capisco come Elisabetta II non abbia compreso come "The Queen" è un omaggio straordinario alla sua persona e alla sua dimensione storica, l'epifania di una Monarchia che trova in lei, e solo in lei, l'ultima Sovrana possibile e credibile, unica vera degna erede di Vittoria e della grande Elisabetta, la prima.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' difficile concentrare nello spazio di un film un'analisi più lucida, chiara, intensa, verace di temi così grandi e complessi, uno sguardo così leggero eppure penetrante e impietoso sulla manipolazione dell'opinione pubblica e sui meccanismi mediatici della costruzione del consenso; e tutto questo senza perdere l'incanto dei momenti intimi della Regina nello scenario incantato della tenuta di Balmoral, tra fiumi, colline, boschi, compresa la scena nella quale Elisabetta-Helen sopraffatta dalle emozioni si ferma a guardare incantata un maestoso cervo che finirà ammazzato e decollato per il divertimento di un qualsiasi banchiere ospite di una vicina tenuta di caccia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Animale nobile, bello e solitario quel cervo, nel quale forse Helen-Elisabetta scorge un riflesso della propria dolorosa ma incontestabile regalità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-3580867510717076634?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/3580867510717076634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=3580867510717076634&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3580867510717076634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3580867510717076634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/09/linsostenibile-pesantezza-dellessere.html' title='L&apos;INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL&apos;ESSERE (REGINA)'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/RuD7NF6y56I/AAAAAAAAAA0/XbC7Zlo7FGk/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-3600795105799417048</id><published>2007-04-07T13:45:00.000-07:00</published><updated>2007-04-07T14:28:13.062-07:00</updated><title type='text'>ARRIVEDERCI AMORE CIAO</title><content type='html'>Ho visto il film "Arrivederci amore ciao" di Michele Soavi, tratto da un romanzo di Massimo Carlotto, e sto finendo di leggere un libro intitolato "Il libro nero delle Brigate Rosse" edito dalla Newton Compton.&lt;br /&gt;Non ci potrebbe essere niente di più diverso tra il film (e il romanzo di Carlotto) e il saggio "economico" sulla storia delle BR.&lt;br /&gt;Il film racconta, con buona cifra narrativa e fotografica, di un ex terrorista alla ricerca spietata della "normalità" e "rispettabilità", perseguita attraverso delitti lucidi, togliendo di mezzo, volta a volta, chiunque si opponga all'agognata riabilitazione, sino al delitto più lurido e sporco, quello della giovane moglie, testimone indiretta e inquieta dell'omicidio del poliziotto corrotto che per anni ha ricattato l'ex terrorista, combinando con lui anche una sanguinosa rapina con quattro sbandati (due ex ustascia e due anarchici spagnoli), ammazzati per evitare di spartire il bottino.&lt;br /&gt;Sorprendente l'interpretazione dell'ex terrorista (ma vero e stabile delinquente), da parte di Alessio Boni, "attor bello di sostanza", grande quella di Michele Placido nei panni di un commissario Digos corrotto e marcio sin nel midollo.&lt;br /&gt;Ma questo terrorista da romanzo (e film) di discreto successo, dal titolo di un'indimenticata canzone anni '70 di Caterina Caselli-casco d'oro, non ha nulla a che vedere con i terroristi i cui profili emergono nitidi dal saggio della Newton Compton: in genere ragazzi di buona famiglia operaia o piccolo-borghese, spesso di estrazione cattolica, cresciuti nelle sezioni del vecchio PCI, educati al mito della Resistenza "tradita", ossia della Resistenza come guerra civile rivoluzionaria incompiuta, interrotta dalla togliattiana svolta di Salerno, dalla scelta della via istituzionale e costituzionale, sopratutto, a guardar bene, dall'accordo di Yalta, che sancì l'appartenenza dell'Italia al blocco occidentale d'influenza USA.&lt;br /&gt;Il nucleo essenziale delle BR si aggregò, è noto, attorno alla prima facoltà di Sociologia italiana, la mitica facoltà di Trento dove la stessa Margherita (Mara) Cagol, moglie di Renato Curcio e prima e unica vera "pasionaria" della lotta armata, si laureò con una tesi discussa con Francesco Alberoni; e inoltre nelle fabbriche milanesi, l'Alfa Romeo di Arese, la Sit-Siemens, radicandosi ben presto anche nella Fiat torinese e nelle fabbriche genovesi.&lt;br /&gt;L'interesse del libro, oltre alla ricostruzione minuziosa di tutte le "gesta" delle BR, delle loro spaccature e frazioni, della loro strategia, della risposta dell'apparato repressivo, investigativo e giudiziario, sta nella ripubblicazione di un buon numero di "comunicati" che segnarono le varie imprese, da quelle iniziali della "propaganda armata" (i primi sequestri lampo con immediato rilascio degli ostaggi, in genere quadri dirigenti delle fabbriche), a quelli della fase di "attacco al cuore dello Stato" (il sequestro Sossi, il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro, il sequestro D'Urso, il sequestro Dozier) e della successiva "ritirata strategica".&lt;br /&gt;Per chi, come me, è vicino vicino ai cinquant'anni, ed era ragazzo di sinistra in quegli anni, dirigente di base della FGCI ma in contatto dialettico con i movimenti extraparlamentari, risuonano in quei comunicati concetti non alieni né "deliranti".&lt;br /&gt;Operaio-massa, movimento degli studenti, proletariato organizzato, lotta di classe, padroni e padronato, vigilanza antifascista, avanguardia di classe, imperialismo erano l'universo concettuale attraverso il quale una generazione, o una buona parte di quella generazione, leggeva e ricostruiva la realtà.&lt;br /&gt;I brigatisti erano parte, come riconobbe per prima credo Rossana Rossanda, dell'album di famiglia della sinistra comunista, sospesa tra aspirazioni rivoluzionarie e tatticismi di vie istituzionali al socialismo.&lt;br /&gt;Certo, l'avvio di un'esperienza di lotta armata per il comunismo (le Brigate Rosse si definivano anche Partito comunista combattente) segnò una cesura indissolubile con le radici, con il revisionismo del PCI, con il movimentismo dei gruppi dell'ultrasinistra extraparlamentare; ma ancora in questi ultimi la definizione a lungo invalsa di "compagni che sbagliano" stava a significare che gli obiettivi erano giusti e i metodi, solo i metodi, sbagliati.&lt;br /&gt;E invece, va detto con chiarezza, anche gli obiettivi erano sbagliati, perché la dittatura del proletariato, nell'esperienza storica, aveva già dimostrato di essere nient'altro che una dittatura, per giunta fondata su una organizzazione economica che intanto reggeva in quanto si alimentava con l'industria pesante degli armamenti, e quindi con un imperialismo socialista (l'imperialismo sovietico), niente affatto migliore di quello americano.&lt;br /&gt;La via italiana al comunismo, l'eurocomunismo, il compromesso storico, la questione morale, segnarono via via il tentativo del PCI di ridefinire il proprio orizzonte politico-istituzionale senza poter rinnegare mai sino in fondo, sino alla svolta della Bolognina (bella forza, era caduta la DDR, la Romania di Ceausescu, l'Ungheria, e l'URSS di Gorbaciov si avviava alla sua rapida fine), il legame con la rivoluzione leninista.&lt;br /&gt;Non so se questa generazione di piccoli bulli che crescono, telefoninodipendenti, mocciosi (nel senso di mocciani), stia meglio o peggio di quella che passò l'adolescenza in fumose (nel senso letterale che si fumava tutti e tanto) riunioni in locali più o meno fatiscenti, di cellula, gruppo, intergruppo, o rumorosi cortei lacrimevoli qualche volta di lacrimogeni, e a qualcuno andò male, tra lotta armata o rifluenza nella delinquenza comune e nella droga.&lt;br /&gt;Forse è inevitabile che ogni generazione magnifichi il suo passato e critichi il presente, semplicemente perché nel passato c'è la gioventù perduta, i sogni, il delirio tipicamente giovanile di onnipotenza e immortalità.&lt;br /&gt;Accadrà tra venti anni ai mocciosi-mocciani di oggi, e via così, sino alla fine dei tempi.&lt;br /&gt;E accadeva duemila anni fa ai "vecchioni" del Sinedrio, che vedevano messo in discussione il proprio potere da un profeta disarmato ma pericolosissimo con le sue dottrine egualitarie e fondate sulla forza più rivoluzionaria che ci sia, l'Amore con la A maiuscola.&lt;br /&gt;In fondo, la storia delle aberrazioni umane altro non è se non la storpiatura del concetto fondamentale di amore.&lt;br /&gt;Ecco perché anche nel film di Soavi l'ex terrorista può segnare gli ultimi istanti di vita della sua giovane moglie, da lui avvelenata e tradita sino in fondo nella disperata e ingenua richiesta di fiducia, con la canzone della Caselli sparata a tutto volume a coprirne i gemiti di agonia.&lt;br /&gt;Arrivederci, amore ciao.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-3600795105799417048?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/3600795105799417048/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=3600795105799417048&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3600795105799417048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3600795105799417048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/04/arrivederci-amore-ciao.html' title='ARRIVEDERCI AMORE CIAO'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-4375101693504117002</id><published>2007-03-17T23:59:00.000-07:00</published><updated>2007-03-18T00:51:45.506-07:00</updated><title type='text'>16 marzo, un terzo di secolo fa</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Rfzvh4KgruI/AAAAAAAAAAo/NLQmVgx7w6A/s1600-h/images.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5043169048039304930" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Rfzvh4KgruI/AAAAAAAAAAo/NLQmVgx7w6A/s400/images.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il 16 marzo 1978 era una soleggiata mattina di quasi-primavera. A quel tempo lavoravo, da circa due mesi (il contratto a termine scadeva a fine maggio) all'ufficio stampa della Fiera del Levante di Bari. Era un periodo tranquillo, di intervallo tra le varie rassegne fieristiche, e ne approfittavo per preparare l'esame di diritto privato su un manuale raffinato e forse troppo complesso per studenti del primo anno di giurisprudenza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sembrava proprio una sonnacchiosa mattina come le altre, i viali della fiera deserti, gli uffici moderni con pochi commessi e impiegati, il rito del caffé alla macchinetta distributrice già consumato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E invece la Storia ci stava venendo addosso con la forza di un autoarticolato senza freni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Qualche impiegato, da qualche parte negli uffici ascoltava la radio, per ingannare il tedio di una mattinata di poco lavoro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La notizia dilagò nei tre piani del centro direzionale della fiera, si materializzò una radiolina a transistor, dall'edizione speciale del GR1 e del GR2 (all'epoca diretto da Gustavo Selva, detto per i suoi orientamenti conservatori Gustavo "Belva", e così Radio-Belva il suo giornale radiofonico), voci concitate di cronisti in diretta da via Mario Fani raccontavano di auto crivellate di proiettili, agenti (cinque) trucidati in un lago di sangue, Aldo Moro rapito, scomparso, ingoiato chissà dove dal ventre della capitale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Conoscevo le BR, come tutti quelli della mia generazione: era abbastanza fresco il ricordo delle prime azioni dimostrative e poi del rapimento del sostituto procuratore di Genova Mario Sossi e della sua liberazione dopo la "finta" liberazione di altri brigatisti finiti in carcere e in attesa di processo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Negli ambienti della sinistra il giudizio era variegato: il PCI bollava i brigatisti come provocatori fascisti, l'ultrasinistra extraparlamentare li definiva, forse un po' affettuosamente come certi fratelli piccoli animati di buone intenzioni ma pasticcioni, "compagni che sbagliano". Quante discussioni con i compagni di Lotta Continua ricordo, io che da buon figgicciotto mi attenevo alla linea ufficiale e dicevo che no, non erano compagni, di nessun tipo, semmai oscuri figuri prezzolati legati alla destra eversiva e ai servizi segreti deviati, e loro che insistevano che il fine era giusto (la rivoluzione) i mezzi sbagliati perché la rivoluzione era insurrezione armata di massa non azioni dimostrative di piccoli gruppi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quella mattina, però, la dimostrazione di "geometrica" potenza militare del rapimento e della strage degli uomini della scorta metteva in scacco veramente lo Stato, le forze dell'ordine, la magistratura, tutte le istituzioni democratiche.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo smarrimento e l'incertezza erano palpabili, la risposta "democratica" (sciopero generale e cortei e manifestazioni contro il terrorismo in tutte le città grandi e piccole) voleva essere piuttosto un riflesso di rassicurazione che non la dimostrazione di una lucida e forte visione dell'ineluttabilità della sconfitta del terrorismo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ero uscito dalla federazione giovanile comunista da un paio d'anni, ma gravitavo nell'area politica della sinistra istituzionale, cioé comunista, e non ebbi alcuna difficoltà ad aderire alla parola d'ordine diffusasi sin dalle primissime ore: con lo Stato, contro le BR, nessuna trattativa, partito della "fermezza", costi quel che costi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E non ricordo, salvo discorsi e iniziative del PSI di Bettino Craxi e di forze minori, che il partito della trattativa avesse una qualche effettiva risonanza sui giornali o nell'opinione pubblica, mentre l'ultrasinistra coniava uno slogan veramente odioso e insottoscrivibile: "Né con lo Stato, né con le BR" che, devo dirlo, mi ricorda tanto certi slogan paficisti unilaterali contemporanei, in cui riecheggia l'utopia che deponendo le armi i terroristi islamici ti facciano una carezza e diventino operatori di pace.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Furono cinquantacinque giorni lunghi, interminabili, scanditi di foto di Moro col drappo rosso e la stella a cinque punte dietro le spalle, comunicati veri e falsi (uno il n. 7 sulla falsa uccisione di Moro e il suo seppellimento nelle acque del lago della Duchessa), notiziari ordinari e straordinari dei Tiggi, incertezza, angoscie, discorsi dolenti di Papa Paolo VI (agli "uomini delle brigate rosse", con quell'appello a liberare Moro "semplicemente, senza condizioni" che forse e non per colpa del Papa, coartato dalla ragion di Stato, contribuì a chiudere ogni spiraglio e a far vincere l'ala militarista delle BR).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Poi, nella tarda mattinata del 9 maggio, un'edizione straordinaria del TG1 e del TG2, immagini mosse e sfocate di una R4 rossa col portellone posteriore forzato, il povero cadavere di Moro rannicchiato, con la barba lunga e un cappotto, e mio padre, moroteo sin nel midollo, che non avevo ancora mai visto piangere così, come un bambino disperato, e che avrebbe lasciato quel giorno ogni impegno politico, per sempre.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quattro anni dopo, praticante procuratore legale di Nino Contento, grande penalista barese e allievo di Moro e di Renato Dell'Andro, varcavo la soglia dell'aula bunker in cui si celebrava il primo processo Moro, presieduto da un severo, sereno e autorevole presidente di Corte d'Assise, Severino Santiapichi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nelle gabbie ebbi modo di vedere i brigatisti e vidi non uomini e donne superiori e invincibili, ma individui del tutto normali, un po' grigi, banali, tutto sommato mediocri, di maldigerite letture marxiste-leniniste; ne fui deluso, lo confesso, pensando che quegli individui piccoli piccoli, le cui esistenze si sarebbero potute e forse dovute consumare in fabbrichette e uffici, tra conti della spesa e gite fuori porta in 127, avevano tenuto in scacco nientemeno che "lo Stato" e tutti i suoi apparati.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Erano questi i sedicenti eredi delle brigate partigiane? Erano questi l'avanguardia armata della lotta rivoluzionaria? Questi quelli che avevano rapito, ucciso, gambizzato, terrorizzato per anni e anni, e i cui nipoti, a distanza di altri anni, avrebbero ancora ucciso Massimo D'Antona (che ricordo mite e gentile commissario del mio concorso in magistratura) e Marco Biagi?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Molti di essi ora sono liberi, o semi-liberi, intervistati in occasione degli anniversari, coi capelli imbiancati, le rughe, l'aspetto rassicurante di uomini e donne sessantenni. E molti "illuminati" invocano per tutti una amnistia politica per i loro crimini, legittimando ora ciò che fu negato allora, ossia che fossero un partito armato, una forza rivoluzionaria con cui fare i conti e scendere a patti, proprio quel riconoscimento "politico" che forse, solo forse (ma è già tanto) avrebbe potuto salvare la vita a Moro (e a chissà quanti altri).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A vent'anni aderìì al partito della fermezza, e me ne vergogno da allora: perché il partito della fermezza fu anche quello in cui si annidarono contraddizioni e opacità, perché troppi furono i buchi investigativi, perché nei comitati di crisi siedevano uomini della P2 che avrebbero conosciuto poi arresti e inchieste, perché troppi interrogativi restano sospesi sui legami tra BR o una parte di esse e pezzi dei servizi segreti, forse non solo italiani, perché Moro fu un agnello sacrificale sull'altare della definitiva legittimazione democratico-atlantica del PCI e di un compromesso storico con la DC che fallì miseramente appena un anno dopo quel sequestro e aprì la strada al pentapartito, all'arroccamento berlingueriano nell'illusione della questione morale come unica risposta ad un cambiamento che si produsse per sfinimento, senza riforme, solo perché era caduto il sistema comunista e non servivano più i vecchi partiti, dalla DC al PSI al PRI al PSDI al PLI.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi piace ricordare Moro come lo vidi una mattina di sole, nel 1977, all'uscita dalla Prefettura di Bari: un uomo magro, sofferente, con una mano lunga bianchissima e un po' molle nella stretta che scompariva nel polsino troppo largo di una camicia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A chi oggi celebra la grandezza di Andreotti come statista, vorrei ricordare che Moro, al confronto, era un gigante, con una visione lucida, che avrebbe potuto avviare la stagione delle riforme e cambiare il corso della nostra storia, e forse anche della storia internazionale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma la Storia, si sa, non premia mai i migliori, spesso li travolge.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-4375101693504117002?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/4375101693504117002/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=4375101693504117002&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4375101693504117002'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/4375101693504117002'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/03/16-marzo-un-terzo-di-secolo-fa.html' title='16 marzo, un terzo di secolo fa'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Rfzvh4KgruI/AAAAAAAAAAo/NLQmVgx7w6A/s72-c/images.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-8281027335469581729</id><published>2007-03-01T03:45:00.000-08:00</published><updated>2007-03-01T04:19:24.276-08:00</updated><title type='text'>BUON COMPLEANNO</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Rea-u9KsDhI/AAAAAAAAAAc/NvLHqBNOeZs/s1600-h/margi2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5036922947163131410" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Rea-u9KsDhI/AAAAAAAAAAc/NvLHqBNOeZs/s400/margi2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il blog, zitto zitto, ha compiuto un anno due giorni fa e gli dedico questa torta con l'eroe della mia infanzia.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Sono stato un accanito lettore di Topolino, quando era stampato su concessione della Walt Disney dalla "Arnoldo Mondadori" editore.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Memorabili le storie dei primi anni '70, bellissime quelle degli anni '60 rilette su qualche raccolta de "I classici di Topolino", straordinarie quelle degli anni '40 e '50 in un'opera "enciclopedica" che acquistai una quindicina di anni fa, in grande formato su carta patinata e che non sfoglio da troppo tempo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Da bambino ricordo che sugli unici due canali in bianco e nero trasmettevano "Disneyland", un rotocalco, si direbbe ora, di documentari e cartoni animati, con la musichetta di "Viva Topolin", unico topo in grado di contendere la popolarità nazionale di Topo Gigio, autentico mattatore della TV dei ragazzi.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Di Topolino ricordo in particolare il numero 500, pubblicat0 domenica 13 agosto 1967.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Era una domenica d'agosto, calda ma non impossibile come le attuali ferie agostane, e mio padre accompagnò me e mia sorella da mia nonna, che abitava in un vecchio palazzo del centro di Bari, all'ultimo piano di ottantotto faticosi scalini.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lungo la strada c'era un'edicola di giornali, e tra quotidiani e riviste campeggiava la copertina color oro del numero settimanale di Topolino, il cinquecentesimo, appunto.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per l'occasione la rivista era chiusa in una busta di cellophan e regalava nientemeno che una farfalla vera, le cui ali impalpabili mi si sbriciolarono in mano al primo tocco.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Avevo colto un certo trambusto, in casa, quella mattina, ma beata ingenuità dell'infanzia di una volta, o forse solo mia, non ci avevo fatto molto caso.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Certo mi era parso un po' strano che di prima mattina mio padre si fosse premurato di accompagnarmi assieme a mia sorella dalla nonna; e ancor più strano che zia Romana, la sorella di mia madre che, rimasta nubile, viveva con la mia nonna ottuagenaria e "potente" ma dolcissima (oltre che, come le rimprovevo allora "petulante"), avesse fatto il percorso inverso, sempre di buon mattino, verso casa mia.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Rimasi quindi sbigottito quando, verso le due e mezza del pomeriggio, ci venne a chiamare una vicina di mia nonna, che non aveva il telefono, ed esterrefatto quanto all'altro capo del telefono della gentile vicina (in realtà erano due sorelle d'altri tempi, come le sorelle Materazzi, che erano proprietarie di parte del palazzo) sentii la voce di zia Romana che mi diceva che mi era nato un fratellino, chiedendomi se ero contento.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lì per lì non seppi cosa rispondere. Ero, da sempre il piccolo di casa e mi sembrava strano che qualcuno si accomodasse al posto mio nel ruolo di piccolo di casa.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;A sera, tornato a casa, scoprii questo strano "intruso" infagottato nelle fasce (non c'erano ancora i pannolini della Lines) con la testa pelata lunga lunga la pelle arrossata e arrognata di tutti i neonati le minuscole labbra aperte su gengive rosa sdentatissime e voraci di latte materno.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Mia madre era a letto, ma ci sarebbe rimasta per poco perché così si usava una volta, le mamme partorivano in casa e due giorni dopo, a dir tanto, erano di nuovo affaccendate nelle cose domestiche e nella cura della famiglia; ricordo che era stanca, un po' pallida, magra come sempre (anche incinta la "pancia" si era veramente vista solo negli ultimi due mesi).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Quel bimbo dalla testa pelata compie quest'anno quarant'anni; per me era più bello allora, ma ancora ora, quando lo guardo, non riesco veramente a dimenticare il bimbo che è stato, i suoi pugnetti stretti, la bocca sdentata.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Buon compleanno blog. A te e, in anteprima, a lui.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-8281027335469581729?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/8281027335469581729/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=8281027335469581729&amp;isPopup=true' title='8 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/8281027335469581729'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/8281027335469581729'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/03/buon-compleanno.html' title='BUON COMPLEANNO'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/Rea-u9KsDhI/AAAAAAAAAAc/NvLHqBNOeZs/s72-c/margi2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>8</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-7516268817219658171</id><published>2007-02-25T10:58:00.000-08:00</published><updated>2007-02-25T11:24:08.165-08:00</updated><title type='text'>L'OMINO CHE URLA</title><content type='html'>Mi capita, quando non ho sottomano internet, di pensare ad un post per il blog, e poi di dimenticarmi cosa avrei voluto scrivere, preso da un'emozione, un sentimento, una riflessione.&lt;br /&gt;C'è però qualcosa, anzi qualcuno che da qualche tempo, nelle mie giornate romane, colpisce la mia attenzione perché lo ritrovo ogni mattina sui gradini del teatro "Quirino-Vittorio Gassman" che s'affaccia proprio sulla corta e stretta strada, via delle Vergini, sul quale sorge il palazzo in cui hanno sede gli uffici del consiglio di presidenza della giustizia amministrativa (il C.S.M. &lt;em&gt;in sedicesimo&lt;/em&gt; dei magistrati amministrativi, di cui sono componente).&lt;br /&gt;D'inverno è intabarrato in un cappottaccio sdrucito, con un passamontagna da neve e due scarpacce che hanno visto tempi, molto remoti, migliori.&lt;br /&gt;D'estate, dismesse le scarpe e il cappotto, scopre una camicia e due piedi &lt;em&gt;noir &lt;/em&gt;con le gambe piene di croste e ulcerazioni.&lt;br /&gt;Da un fiasco o più spesso un brick di cartone beve vino scadente e si nutre di cose immangiabili, ad esempio carne trita cruda che forse gli regalano gli esercenti della zona.&lt;br /&gt;Da ragazzo c'è stato un periodo che alla domanda: cosa faresti da grande? avrei risposto "&lt;em&gt;il clochard&lt;/em&gt;", o meglio "&lt;em&gt;il viandante&lt;/em&gt;" con una visione romantico-adolescenziale di chi ritiene che la cosa più bella della vita sia la libertà di andare a zonzo, senza fissa dimora, con una coperta di stelle, in contemplazione degli uomini e delle donne, senz'altra occupazione che di vivere e cogliere tutte le vibrazioni e le energie del Creato.&lt;br /&gt;Ci credevo davvero a quella visione edulcorata e manieristica della vita dei clochard (che dignità questa parola francese rispetto allo spregiativo italiano "&lt;em&gt;barbone&lt;/em&gt;"); li immaginavo come uomini solitari ma liberi, saggi per antonomasia, ricchi di tutto perché poveri di tutto.&lt;br /&gt;Sarà perché allora di clochard-barboni se ne vedevano pochi, almeno qui a Bari, e io ne conoscevo uno, Giacomo, pieno di dignità, cui pagavo qualche volta da bere e che si portava dietro una fogliata di giornali vecchi che leggeva religiosamente, chissà cosa cavando dalle notizie e notiziole, quali pensieri e riflessioni, quali illuminazioni.&lt;br /&gt;Oggi le città, e non dico Roma, ma anche questa città che tutta insieme fa poco più di un quartiere di Roma, pullulano di umanità povera e dolente, scarti di produzione sociale, giovani o vecchi, precariamente sani o inguaribilmente malati, come un povero storpio, forse albanese, forse rumeno, forse di chissàdove, che ho incontrato stamattina ad un semaforo e a cui ho dato un paio di euro.&lt;br /&gt;Ne ho incontrato un altro così a Roma, e ad un collega che si chiedeva se fosse storpio o fingesse ho detto che andava bene comunque dargli un po' di soldi, perché se storpio li meritava per elementare solidarietà, se attore davvero troppo bravo.&lt;br /&gt;Questo clochard del teatro Quirino, come molti, ragiona tra sè ad alta voce, qualche volta canta, non di rado s'infuria e grida grida grida: ma non gli fa caso nessuno, si passa al largo frettolosi, un po' come doveva farsi nel medioevo nei villaggi popolati di mendicanti carichi di stracci e lebbra.&lt;br /&gt;A Roma, di questi tempi, va di moda il regalo dell'abbraccio: persone ti si avvicinano e chiedendoti il permesso ti abbracciano. Ma dubito che qualcuno abbracci questo omino inquieto dalle gambe piene di ulcere e croste, dai capelli e dalla barba sporchi e arruffati, dalla fiatata odorosa di vino scadente.&lt;br /&gt;Chissà che un giorno, trovando un po' di coraggio, non riesca a regalargli io un abbraccio, magari prendendomi un urlo, o peggio un pugno, o forse l'incanto di due occhi stupiti e umidi di gratitudine.&lt;br /&gt;Vorrei esserne capace, davvero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-7516268817219658171?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/7516268817219658171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=7516268817219658171&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7516268817219658171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/7516268817219658171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/02/lomino-che-urla.html' title='L&apos;OMINO CHE URLA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-3105387351870433959</id><published>2007-02-04T23:16:00.000-08:00</published><updated>2007-02-04T23:44:13.250-08:00</updated><title type='text'>Una storia di violenza calcistica: correva l'anno 1973</title><content type='html'>L'unico ricordo diretto che ho di un episodio di violenza negli stadi risale alla mia prima adolescenza.&lt;br /&gt;All'epoca mio padre era consigliere comunale e, in tempi in cui il gettone di presenza era una vera miseria, per un consigliere comunale onesto (fu anche assessore comunale, ma per breve tempo, ovviamente proprio perché onesto: né faceva "affari", né soprattutto consentiva che altri ne facessero), l'unico vero "benefit" era la tessera omaggio del campo sportivo.&lt;br /&gt;Nel caso si trattava della tessera dell'A.S. Bari, Matarrese era di là da venire e il presidente del Bari era un ginecoloco noto -Angelo De Palo- che ci rimetteva di suo, come accadeva ai vecchi presidenti mecenati tipo quello del "Borgorosso Football Club".&lt;br /&gt;Era di là da venire anche lo stadio "San Nicola", la "astronave" costruita su progetto di Renzo Piano e realizzata per i mondiali di calcio del 1990, alla modica cifra (credo) di 120 miliardi o giù di lì.&lt;br /&gt;Il Bari giocava allora nel vecchio stadio "Della Vittoria", opera pubblica del ventennio fascista, con le gradinate in pietra, senza copertura, con una capacità di circa 40.000 spettatori (più di quella che oggi si ritiene ideale per uno stadio di calcio di una media-grande squadra).&lt;br /&gt;E quello stadio era sempre pieno zeppo, anche col Bari in serie B, anche col Bari in serie C.&lt;br /&gt;Lo stadio sorgeva, e sorge, in fondo a un lungo e ampio viale detto "della Maratona",  sul lungomare di Bari e ricordo la fiumana di pubblico che vi accedeva e vi sfollava, coi bagarini che vendevano i biglietti a cento metri dalle "gabbie" degli ingressi (altro che biglietti nominativi!).&lt;br /&gt;A quattordici-quindici anni io passavo, rotondetto e tronfio, tra i bagarini, guardandoli con commiserazione: avevo in tasca la tessera della tribuna d'onore, e scusate se per un adolescente è poco!&lt;br /&gt;Mi scocciava i primi tempi che gli addetti alle porte della tribuna mi guardassero sospettosi, quasi che la tessera l'avessi rubata, ma alla fine, a forza di vedermi di domenica in domenica, si rassegnarono a comprendere che ero legittimo possessore di quella tessera.&lt;br /&gt;Di fronte alla tribuna centrale sorgeva una tribunetta in legno e tubi "innocenti", la c.d. tribuna maratona (qualche volta ci sono andato, e sembrava dovesse venire giù a ogni azione da goal).&lt;br /&gt;Ebbene, era un Bari-Vattelapesca qualsiasi, di serie B e credo che capitò un arbitro di quelli un pò strabici, che vedevano solo i falli contro e non a favore.&lt;br /&gt;Forse il Bari stava perdendo, forse fu negato un rigore, non ricordo proprio.&lt;br /&gt;Fatto sta che, ad una ennesima vessazione, vera o presunta, alcuni scalmanati riuscirono a inerpicarsi sulle recinzioni e a scavalcarle, e fu il finimondo.&lt;br /&gt;Prima dieci, poi venti, trenta, cinquanta, cento supposti tifosi invasero il campo di gioco e mentre arbitro e giocatori guadagnavano gli spogliatoi in fuga precipitosa, si diedero a distruggere tutto, panchine, porte, tabelloni pubblicitari.&lt;br /&gt;La polizia intervenne come doveva, con cariche, e i disordini proseguirono fuori dallo stadio.&lt;br /&gt;Anche i distinti e notabili spettatori della tribuna d'onore riuscirono a sfollare, ma nei viali dell'antistadio si combatteva la guerriglia, certo con mezzi meno sofisticati che a Catania (non mi pare ci fossero bombe carta all'epoca, comunque non si usavano ancora).&lt;br /&gt;Non so come schivai una carica della polizia, non il fumo dei lacrimogeni (lo assaggiai di nuovo in qualche corteo, sempre come vittima e mai protagonista degli scontri).&lt;br /&gt;Tornai a casa di corsa, con la coda tra le gambe, mezzo affogato dalle lacrime e dalla tosse.&lt;br /&gt;Il Bari beccò una sonora squalifica del campo; e da allora non mi pare sia successa mai più una invasione di campo.&lt;br /&gt;Quelle scene di violenza stupida, gratuita, bestiale, mi sono tornate in mente guardando le scene della "intifada" degli ultras catanesi: allora bastarono pochi lacrimogeni per disperdere la folla, ma dubito che gli ultras del Bari (ed erano di solito delinquenti comuni, e non ragazzotti annoiati) si sarebbero anche solo azzardati a resistere alle cariche della polizia.&lt;br /&gt;Il "pattuglione" del reparto celere incuteva timore eccome!&lt;br /&gt;Ora apprendiamo dai quotidiani e dalle TV che, invece, i nuovi ultras si preparano a puntino, si armano, pianificano gli scontri, e gli agguati, come quello in cui pare sia caduto il povero ispettore di polizia catanese.&lt;br /&gt;E si dice da tutti che deve esserci tolleranza zero.&lt;br /&gt;Allora non c'erano queste formule "magiche", non ce ne era alcun bisogno, una divisa era una divisa e da sola incuteva timore. Anche ai delinquenti che invasero lo stadio della Vittoria in un lontano pomeriggio domenicale di quasi trentacinque anni fa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-3105387351870433959?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/3105387351870433959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=3105387351870433959&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3105387351870433959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/3105387351870433959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/02/una-storia-di-violenza-calcistica.html' title='Una storia di violenza calcistica: correva l&apos;anno 1973'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-8217066178931175363</id><published>2007-02-03T10:36:00.000-08:00</published><updated>2007-02-03T11:10:49.668-08:00</updated><title type='text'>ETEROGENESI DEI FINI</title><content type='html'>Sto finendo di leggere un grande saggio che da troppo tempo avrei voluto conoscere e che sono riuscito ad acquistare nella libreria Rizzoli in galleria a Milano, dove sono andato, non per diporto, la scorsa settimana.&lt;br /&gt;Si tratta di un libro forse più citato che letto, ma ciò non toglie che credo meriti di essere letto, al di là del titolo che ne ha decretato la fortuna (e che non c'entra nulla col titolo originale, che è semplicemente "Eichman in Jerusalem").&lt;br /&gt;"La banalità del male. Eichman a Gerusalemme" è la raccolta riveduta e ampliata dei reportages che Hanna Arendt scrisse nel 1961 su un quotidiano statunitense dalle aule in cui si svolgeva il processo ad Adolf Eichman "il contabile dello sterminio".&lt;br /&gt;Eichman fu catturato a Buenos Aires, dove era riparato dopo la fine della guerra, da un gruppo di agenti del mitico Mossad (il servizio segreto israeliano), soprattutto perché cedendo all'impulso narcisistico rilasciò un'intervista per rivendicare il suo ruolo nella "soluzione finale".&lt;br /&gt;Uomo grigio, piccolo borghese, di piccole e ristrette vedute, di scarso sapere e cultura, era un funzionario "ligio alle leggi", e quindi alla legge suprema del Reich nazista, che era la parola e la volontà del Fuhrer.&lt;br /&gt;Si "specializzò" negli "affari ebraici" organizzando e dirigendo le deportazioni che miravano a fare della Germania un territorio "judenfrei", ossia libero dalla presenza di ebrei; poi dopo la conferenza di Wansee in cui si misero a punto i dettagli organizzativi della soluzione finale fu l'organizzatore (ma non l'unico) del "concentramento" degli ebrei verso i campi di sterminio, parte importante, ma non unica, della macchina di sterminio che si avvalse, e questo mi ha proprio sorpreso, dell'aiuto essenziale dei Consigli ebraici, ossia di organismi composti dai più eminenti esponenti delle varie comunità ebraiche che contribuirono a stilare gli elenchi delle persone che andavano "concentrate".&lt;br /&gt;La cosa più mostruosa, in fondo, è proprio questa: le vittime furono complici operosi dei carnefici, magari animate dalla giustificazione di salvare così e preservare le personalità più eminenti, a cominciare, è ovvio dagli stessi componenti dei Consigli ebraici.&lt;br /&gt;L'abisso morale in cui il Nazismo precipitò l'Europa fu anche questo: il sovvertimento delle coscienze, l'annullamento di ogni confine tra bene e male, giusto e ingiusto, l'annichilimento di ogni valore, una tempesta in cui alla fine contava "salvarsi" e non essere "sommersi".&lt;br /&gt;Non è storia nuova, ed è una storia che, se non in quelle dimensioni, non finisce mai.&lt;br /&gt;Eppure, proprio dalla follia dello sterminio, dalla pratica "scientifica" del genocidio nacque la vera e decisiva spinta alla crescita del movimento sionista e alla costruzione dello Stato di Israele.&lt;br /&gt;Sulle ossa calcinate dell'Olocausto nacque una Nazione ebraica e un futuro, superando quella vocazione delle comunità ebraiche all'internazionalismo, alla integrazione nelle varie patrie nazionali pur con la conservazione della propria specificità religiosa e culturale.&lt;br /&gt;In un passo dello straordinario saggio di Hanna Arendt si cita Wilhelm Wundt, filosofo e padre della psicologia, che coniò o forse sistematizzò (credo che tracce del concetto vi fossero già in Giovan Battista Vico e il Thomas Hobbes) la felicissima formula della "eterogenesi dei fini" (mi ci sono imbattuto troppi anni fa in un manuale di filosofia del diritto).&lt;br /&gt;Le azioni (e aggiungerei le regole) umane si propongono uno o più fini, ma non possono padroneggiare i molti fini diversi (o forse i molti effetti) che a loro possono coordinarsi o da loro scaturire, e magari si pongono al servizio inconsapevole e oggettivo di fini affatto opposti.&lt;br /&gt;La formula mi sollecita un'altro ricordo scolastico-universitario, di diritto penale, quella dell'aberratio delicti: intendo colpire tizio, ma finisco per colpire caio.&lt;br /&gt;Forse dietro l'eterogenesi dei fini vi è una "mano invisibile" che guida le azioni e le indirizza altrimenti?&lt;br /&gt;E' il caso caotico, una nemesi, la Provvidenza?&lt;br /&gt;Non so dare una risposta a questa domanda.&lt;br /&gt;Sarebbe rassicurante se vi fosse una Volontà superiore, omnilungimirante, onniscente che giustifica l'eterogenesi dei fini: una volontà correttiva della cecità dei fini umani, della angusta limitatezza della visiona umana delle cose e del mondo.&lt;br /&gt;Meno rassicurante, anzi del tutto inquietante, sarebbe dover riconoscere che anche l'eterogenesi dei fini è frutto dell'effetto farfalla, il cui battito d'ali contribuisce, secondo una felice e abusata immagine, a formare un uragano.&lt;br /&gt;Ma, in fondo, anche una farfalla è una creatura di Dio: e se Dio avesse dato al suo povero battito di fragili ali una forza del genere, sarebbe questa pure una prova della Sua grandezza.&lt;br /&gt;E aggiungo in conclusione una giusta umiliazione della presunzione umana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-8217066178931175363?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/8217066178931175363/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=8217066178931175363&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/8217066178931175363'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/8217066178931175363'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/02/eterogenesi-dei-fini.html' title='ETEROGENESI DEI FINI'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-116906571992410156</id><published>2007-01-17T12:06:00.000-08:00</published><updated>2007-01-17T12:28:39.943-08:00</updated><title type='text'>Il senso delle cose</title><content type='html'>Manco dal blog da circa tre mesi. Ho avuto molto da fare, è vero. Ma non è questo il punto. E'che, ad un certo punto, sono stato colto da quell'afasia che credo sia comune alla maggior parte dei blogger estemporanei, nulla a che vedere con i veri blogger alla Chris.&lt;br /&gt;In questi tre mesi quasi non si è fermato l'orrore della vita quotidiana, ultimo episodio, solo per ora, il massacro di Erba.&lt;br /&gt;Ho letto uno splendido articolo di Galimberti su Repubblica che, traendo spunto da quellì'efferato delitto di sangue, indagava sulla perdita non della ragione ma del senso del sentimento, di quell'innata capacità di discernere il bene (almeno relativo) dal male (almeno assoluto) che viene prima della ragione stessa.&lt;br /&gt;Ho ripreso la citazione in un breve discorso di saluto all'inaugurazione dell'anno giudiziario del T.A.R. Lecce (intervenivo in rappresentanza del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, il CSM dei giudici amministrativi, per intenderci).&lt;br /&gt;Naturalmente in quella sede ho alluso al sentimento delle Istituzioni, cioé a quel senso delle Istituzioni che pure dovrebbe essere innato, o che almeno dovrebbe ritrovarsi in quanti sono pubblici funzionari, dagli impiegati amministrativi delle USL ai dirigenti statali ai magistrati, dall'ultimo e più modesto gradino sino ai vertici delle Istituzioni.&lt;br /&gt;E invece proprio il senso delle Istituzioni è diventato un optional, almeno per molti, meglio una sorta di patetica concessione sentimentalistica a valori astratti, di tutti, cioé di nessuno secondo la strana logica di questa Nazione.&lt;br /&gt;Io non posso dimenticare, l'ho detto e lo ripeto, che mio Padre parlava con grande rispetto quasi venerazione dello Stato, lui che era funzionario statale e ne era grandemente orgoglioso.&lt;br /&gt;Io non posso dimenticare i maestri di scuola elementare che, anche allora con stipendi ridicoli (si chiamavano "parametri" e così si distinguevano: si legga il grande romanzo di Mastronardi "Il maestro di Vigevano") avevano ben presente il compito educativo delicatissimo che svolgevano, in un'Italia ancora non del tutto alfabetizzata in cui vi erano adulti che sudavano nei corsi serali per prendere la "licenza elementare", che era una cosa seria, un elemento essenziale di legittimazione sociale e culturale.&lt;br /&gt;Io non posso dimenticare l'aura reverenziale che circondava le aule di giustizia, ai tempi lontani in cui ero un praticante procuratore legale, il senso di autorevolezza che emanavano i magistrati in toga coi capelli spruzzati di grigio.&lt;br /&gt;Io non posso dimenticare l'orgoglio con il quale assieme a tre compagni "d'avventura" tornai in treno, da Roma, dopo l'orale del concorso in magistratura, e poi la tremebonda prima udienza da uditore giudiziario con funzioni, in cui mi toccò un giudizio per direttissima per furto aggravato in concorso, e al ritorno a casa alle sette e mezza di sera ero tanto fuso che mi venne il dubbio di aver sbagliato a calcolare le pene irrogate e chiamai il mio magistrato affidatario che lenì la mia irrazionale e infondata disperazione così profonda che mi sarei dimesso il giorno dopo (per fortuna non avevo sbagliato, ma chissà quanti errori ho fatto anche io dopo di allora, spero pochi e senza gravi conseguenze).&lt;br /&gt;Ecco, a parte tutto, se c'è una stella polare che dovrebbe orientare il cammino su questa terra quella dovrebbe essere la retta coscienza di dare alle cose il valore che meritano, e a quella cosa così evanescente eppure così irrinunciabile che è il c.d. bene pubblico.&lt;br /&gt;Illusioni da romantico ultimo o penultimo?&lt;br /&gt;Come ho detto un'altra volta, lasciatemi sognare in pace.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-116906571992410156?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/116906571992410156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=116906571992410156&amp;isPopup=true' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/116906571992410156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/116906571992410156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2007/01/il-senso-delle-cose.html' title='Il senso delle cose'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-116210556045026848</id><published>2006-10-28T23:49:00.000-07:00</published><updated>2006-10-29T00:06:00.466-07:00</updated><title type='text'>NEL NOME DEL PADRE</title><content type='html'>Scrivo poco, lo so, preso da molte cose che servono a riempirmi la vita.&lt;br /&gt;Eppure la vita a volte ti viene addosso come un sinistro autoarticolato, del tipo di quellì'icona del male che è l'autotreno di "Duel", opera giovanile di Steven Spielberg.&lt;br /&gt;Ieri mattina stavo tornando da Roma e ho chiamato al telefono un amico, che è come e forse più di un fratello, che possiede quella saggezza, quel senso delle cose, quella profonda intelligenza degli altri che a me spesso fa difetto.&lt;br /&gt;Ci completiamo, siamo come dice lui una "squadra".&lt;br /&gt;Il mio amico appena qualche ora prima era stanco, dopo una settimana di lavoro intensa, ma sereno e contento, perché avrebbe dedicato il fine settimana alla famiglia, alle sue tre splendide bambine, in compagnia dei loro nonni, che dovevano partire dal loro paese in quel di Caserta alla volta di Roma, per stare assieme in occasione della "festa dei nonni".&lt;br /&gt;E invece è toccato a lui tornare al paese, per sostenere lo strazio della morte improvvisa del padre.&lt;br /&gt;Se la vita è una trama, un tessuto di legami, sentimenti, doveri, abitudini quotidiane, aspettative, nulla è più doloroso della lama acuminata che senza preavviso, senza ragione, con la violenza del fatto e del destino brutale, la squarcia in un punto, lasciando intravvedere dallo squarcio il mistero buio del suo senso inconoscibile.&lt;br /&gt;So cosa significa perdere il Padre, ci sono passato. So che in quei momenti affiora un senso di colpa pesante e insensato, la sensazione di non aver fatto abbastanza, di non aver vissuto abbastanza quel rapporto, di aver lasciato che la quotidianità affogasse e diradasse più abbracci, più baci, più parole.&lt;br /&gt;Tutto è insopportabile, inadeguato, vano e vacuo, anche le parole dette col cuore diventano frasi di circostanza.&lt;br /&gt;C'è solo un momento in cui il groppo alla gola si scioglie e la morsa allo stomaco si allenta: quando, guardandosi allo specchio, una mattina, magari facendo la barba, si scorge nell'immagine riflessa qualcosa, uno sguardo, la piega della bocca, un piccolo sorriso, che apparteneva a Chi si è perduto, a Chi ci ha lasciato e ha chiuso gli occhi alla luce di questa vita, per aprirli per sempre, si spera, a una luce più grande, calda, luminosa, eterna.&lt;br /&gt;Solo questo posso augurare al mio amico-fratello: che questo momento giunga presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-116210556045026848?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/116210556045026848/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=116210556045026848&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/116210556045026848'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/116210556045026848'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/10/nel-nome-del-padre.html' title='NEL NOME DEL PADRE'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-116021438691515360</id><published>2006-10-07T02:20:00.000-07:00</published><updated>2006-10-07T02:46:27.833-07:00</updated><title type='text'>Un Prefetto "di ferro"</title><content type='html'>L'altra sera ho visto la terza puntata di "Anno Zero", questa volta dedicata alla mafia.&lt;br /&gt;Pare che la nuova trasmissione di Santoro non faccia grandi ascolti, forse perché con l'uscita dalla scena governativa di Berlusconi anche il biondo-cinereo anchor man, ritornato dall'esilio televisivo, ha perso mordente.&lt;br /&gt;Nè maggior aiuto sembrano dargli una ragazzina di nobili origini e alto lignaggio, che poco sembra poter rappresentare il punto di vista dei giovani d'oggi (tra studi stentati, telefonini, disoccupazione e call center), la pur bella e grintosa Rula Jebreal e il robespierre Marco Travaglio, che legge tutta la realtà esclusivamente negli atti giudiziari, anche lui con poco mordente vista l'eclissi del protagonista principale dei suoi libri e instant book.&lt;br /&gt;La trasmissione ha aggiunto assai poco a quello che si sapeva e si sa della "nuova" mafia, e dell'inabissamento della strategia stragista del '92-93.&lt;br /&gt;Ha toccato però un punto molto bello e alto quando ha parlato dell'ex Prefetto di Trapani Fulvio Sodano.&lt;br /&gt;Sodano fu Prefetto di Trapani sino al 2003 e venne trasferito, senza il suo consenso e nonostante fosse già malato (di sclerosi laterale amiotrofica, s.l.a.).&lt;br /&gt;Ora è in fase avanzata di malattia, ridotto su una sedia a rotelle, con un tubicino che gli entra in gola e lo fa respirare attraverso un c.d. "ventilatore", che gli pompa aria nei polmoni avendo perso la funzionalità della muscolatura polmonare, oltre che di tutti gli altri muscoli; riesce ancora a scrivere con la mano atrofica e contorta qualche parola a stampatello, assistito dalla moglie.&lt;br /&gt;Si dice che Sodano fu trasferito perché cercò di evitare che un'impresa di calcestruzzi, confiscata alla mafia, tornasse in mano a imprenditori mafiosi trapanesi, grazie a una compiacente perizia di un funzionario dell'agenzia regionale siciliana del demanio, ora indagato per concorso mafioso, e dopo che con un passaparola, cui pare avesse partecipato anche il senatore forzista D'Alì, all'epoca sottosegretario agli interni e ora presidente della provincia di Trapani, e anche l'associazione locale degli industriali, era stato vivamente raccomandato alle imprese costruttrici di acquistare calcestruzzo da altre imprese, in mano a quegli imprenditori in odore di mafia che avrebbero potuto acquistare l'impresa confiscata ove posta in liquidazione e quindi venduta sul "libero" mercato.&lt;br /&gt;Qualche malpensante, in qualche sito internet trapanese, giunge a ipotizzare che Sodano fu trasferito anche se non soprattutto per pressioni del senatore D'Alì, già sottosegretario al ministero dell'Interno e collega di partito del Ministro Pisanu.&lt;br /&gt;Intervistato, Sodano ha confermato, come poteva, con cenni del capo e le lacrime agli occhi di essersi opposto alla "svendita" di quella impresa, di aver ricevuto qualche rampogna dal D'Alì, di esser rimasto solo e di esser sicuro che il suo trasferimento sia stata una punizione per aver cercato di fare soltanto il proprio dovere. E alla fine, con sforzo, ha scritto un breve messaggio di speranza che le cose possano cambiare, anche se ci crede poco.&lt;br /&gt;Certo, se l'uomo non fosse malato, molto malato, l'impatto emotivo di quella intervista sarebbe stato assai minore; ma pare di capire che era malato, anche se in stadio meno grave, anche quando ne fu disposto il trasferimento.&lt;br /&gt;E poi non è nemmeno questo quello che conta. Se la storia è vera, se cioé qualcuno ha allontanato un Prefetto solo perché stava cercando di opporsi ad una manovra speculativa per riportare sotto il controllo d'imprenditori "pungiuti" un'impresa già confiscata a mafiosi e che comunque dava fastidio a imprenditori mafiosi; e se questo fastidio era condiviso dall'associazione locale degli industriali, e spiaceva in qualche modo al potente politico di riferimento della zona (poco importa davvero il suo "colore" politico)è una storia agghiacciante e istruttiva.&lt;br /&gt;E' la storia di uno degli "eroi" solitari dello Stato, di uno di quei funzionari che fanno onore allo Stato, e a cui lo Stato, nelle sue personificazioni politiche, fa disonore.&lt;br /&gt;Diceva Brecht che sono felici solo i popoli che non hanno bisogno di eroi.&lt;br /&gt;E aveva ragione, ma forse per ragioni opposte a quelle che sottintendeva.&lt;br /&gt;E' paradossale che si debba essere e si sia eroi solo perché si fa il proprio dovere, cioé ciò che dovrebbe essere scontato, normale, nemmeno degno di lode particolare.&lt;br /&gt;Ciò che dovrebbe essere ordinario, diventa straordinario, il funzionario qualunque di ordinaria diligenza diventa un eroe.&lt;br /&gt;Ma quando lo Stato si lascia rappresentare in modo indegno, quando non protegge e anzi punisce i suoi servitori fedeli, e quelli rimangono soli, bene allora è proprio giusto definirli eroi.&lt;br /&gt;E' una lezione anche per me, che mi ricordi sempre, attraverso l'immagine del povero prefetto Sodano, di fare "la cosa giusta", sempre e comunque, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi costo: perché sono figlio di un Uomo che chiamava lo Stato, di cui pure era fedele funzionario, con la "S" maiuscola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-116021438691515360?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/116021438691515360/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=116021438691515360&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/116021438691515360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/116021438691515360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/10/un-prefetto-di-ferro.html' title='Un Prefetto &quot;di ferro&quot;'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115839289915473682</id><published>2006-09-15T23:48:00.000-07:00</published><updated>2006-09-16T00:48:19.233-07:00</updated><title type='text'>LA LEZIONE DI ORIANA FALLACI</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/oriana.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/oriana.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Oriana Fallaci se ne è andata in una notte settembrina, nella sua Firenze. L'alieno con cui combatteva da anni, e che aveva approfittato della sua ultima grande battaglia contro il terrorismo islamico e del ritardo con cui aveva contrastato l'offensiva decisiva del cancro, ha vinto alla fine, come lei sapeva da almeno quattro anni.&lt;br /&gt;Se una grande, grandissima donna, un'immensa scrittrice e giornalista, così bella, lucida, appassionata da far invidia ad una trentenne, lascia che l'alieno le invada il corpo per combattere una battaglia culturale, in realtà l'alieno non può aver vinto veramente; anche se ora Oriana Fallaci ha gli occhi chiusi e la sua voce è inaudibile, basterà aprire e rileggere i volumi della sua trilogia della civiltà per tornare ad ascoltarne la voce e a ritrovarne il pensiero forte, così inusuale ai tempi del pensiero "debole" da risultare insopportabile ai tanti capaci solo di pensieri deboli, flebili, quasi non-pensieri; così insopportabile che, non potendo negare la grandezza della persona, sono già cominciati i "distinguo" tra la Fallaci del "prima" e quella del "dopo" 11 settembre.&lt;br /&gt;Credo che Oriana Fallaci avrebbe seppellito con disprezzo questo ennesimo dileggio, che è l'ultima ingiuria che si cerca di infliggerle.&lt;br /&gt;Dopo aver letto "La forza della ragione" cercai e trovai indirizzo e numero telefonico di Paola, la sorella di Oriana, e spinto da un impulso di ammirazione e rispetto la chiamai, spiegando di essere semplicemente un lettore che voleva congratularsi con Oriana, farle giungere sentimenti di ammirazione e, per quel poco che poteva valere, incoraggiamento alla sua battaglia culturale.&lt;br /&gt;La signora Paola mi spiegò che Oriana, proprio quel giorno, era andata a Milano per una visita medica o forse una chemioterapia, e con inusitata gentilezza annotò i miei numeri di telefono.&lt;br /&gt;Potevo essere chiunque, un seccatore importuno o anche peggio, eppure Paola Fallaci fu cortese e disponibile.&lt;br /&gt;Quella stessa sera di estate (due anni fa), Oriana mi chiamò. Ero a cena in un ristorantino sul mare, e sul mare scuro della sera estiva le parlai forse per quindici minuti, ascoltando una voce stanca ma bella, calda, intensa come la intensa bellezza del volto segnato da piccole rughe, incorniciato da lunghi capelli lisci, illuminato da occhi grandi e profondi, quel viso così bello che aveva fatto innamorare Alessandro Panagoulis, eroe della resistenza nella Grecia dei colonnelli, ucciso per saldare i conti con la sua tenace resistenza al regime.&lt;br /&gt;Oriana Fallaci mi disse che aveva poco tempo, pochissimo tempo davanti, che non avrebbe potuto leggere il mio piccolo romanzo, che comunque le mandai con una dedica e una lettera carica di rispetto, ammirazione, gratitudine.&lt;br /&gt;E quel poco tempo doveva spenderlo, aggiunse, per continuare a scrivere e a cercare di interpretare fino in fondo quel ruolo tragico di poco ascoltata Cassandra che aveva scelto di incarnare dinanzi al declino dell'Occidente e all'emersione della Eurabia (le stragi di Londra erano ancora, di poco, di là da venire).&lt;br /&gt;E' curioso, ma del tutto emblematico, che Oriana Fallaci se ne sia andata in una notte di settembre, a qualche ora dal "memorial day" del primo quinquennio dell'11 settembre, mentre infuriano le reazioni al discorso del Papa a Ratisbona.&lt;br /&gt;Spero che Oriana abbia avuto modo di sentire quelle frasi e quelle parole del Papa e che le siano state di conforto, perché finalmente la Chiesa cattolica ha detto ciò che per anni non ha saputo e voluto dire, adeguandosi al timore reverenziale che circonda questo pavido e incerto occidente di Eurabia circa ogni cosa che riguardi l'Islam.&lt;br /&gt;Benedetto XVI è un Papa teologo, e forse per questo, pur non avendo il "carisma delle folle" di Giovanni Paolo II, non ha esitato a condannare l'idea della Jihad e che questa possa essere gradita a Dio: parliamo qui della jihad come guerra vera, che identifica il nemico nell'infedele, che pretende di imporre la propria visione religiosa con la forza ("la spada del Profeta", che campeggia nella bandiera araba), non della jihad che, è stato spiegato, sarebbe sforzo mistico di lotta dell'uomo con se stesso per affermare in se l'idea e la realtà di Dio.&lt;br /&gt;Le reazioni sdegnate suscitate in tutto il mondo islamico danno ragione una volta di più a Oriana Fallaci (e a quel grande e coraggioso intellettuale che è Magdi Allam): non esiste, in effetti, un Islam "moderato", un Islam dialogante; e non può esistere sinché l'Islam non scioglie i nodi ambigui che intrecciano religione e politica, cose di Dio e cose degli uomini.&lt;br /&gt;Al di là di personali giudizi sulle radicali differenze tra cristianesimo e islamismo (l'uno fondato su un Dio di amore e amico, che esalta tanto la libertà degli uomini da lasciare al cuore degli uomini la scelta se amarlo o meno, l'altro fondato su un Dio padrone, corrucciato e irato, che apprezza solo la sottomissione e non ama altra libertà che la propria) e sulle loro radici (il Dio cristiano si fa Uomo e muore per la salvezza dell'Uomo, il Dio islamico rimane lontano, algido e chiede che l'uomo muoia per dimostrargli incondizionata fedeltà), se la spada di Maometto non sarà riposta nel fodero, se i musulmani non comprenderanno, se mai lo potranno senza negare i fondamenti della loro religione, che la religione non può essere il fine della politica, né la politica il mezzo della religione, che questa idea abbassa e umilia la religione, non potrà mai porsi una vera linea di demarcazione tra un Islam buono e in grado di dialogare e un Islam fondamentalista che non condanna, quando non protegge e alimenta, i terroristi che usurpano il nome di Allah.&lt;br /&gt;Gli avvenimenti di questi ultimi giorni, le parole del Papa, le reazioni del mondo islamico, il solito imbarazzo euroarabico nel condannarne la tracotanza, che vorrebbe chiudere la bocca al Capo della Chiesa, forse avrebbero fatto piacere a Oriana la "visionaria", la profetessa disarmata che aveva visto più e meglio, e il cui testimone è nelle mani di Allam e di quanti non hanno paura delle verità scomode me così necessarie.&lt;br /&gt;La cecità dell'Eurabia è per tanti versi sconfortante: il suo declino economico, culturale e di valori si accompagna alla povertà del pensiero "debole", alla falsa idea di tolleranza come disponibilità alla sottomissione, alla cattiva coscienza per cui si accetta che le "enclave" musulmane costruiscano una società nelle nostre società, neghino i diritti delle donne, pretendano scuole islamizzate e coranizzate e rifiutino i crocifissi nelle nostre aule quale contropartita dei lavori "sporchi", sottopagati, usuranti che i loro uomini accettano di svolgere a salari più bassi finanziando il nostro sistema previdenziale, con quell'irrisolto complesso di colpa che deriva dal vecchio colonialismo e da vecchie vessazioni inflitte al mondo musulmano.&lt;br /&gt;Era questo il clima che portava a vedere nel Nazismo una reazione legittima alle umiliazioni inferte alla Germania uscita sconfitta e distrutta dalla prima guerra mondiale, che alimentò la mollezza delle diplomazie europee, che consentì a Hitler di procedere indisturbato con occupazioni e annessioni, salvo il risveglio brusco dell'inizio della seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;Oriana Fallaci parlava di Nazismo islamico, e così ne parla anche Magdi Allam: ma i nostri politici e intellettuali di complemento, preoccupati di un eterno appeacement con il mondo islamico, rigettano appelli e profezie, discutono su se e come si debba pretendere che l'Iran rinunci al nucleare, blandiscono hezbollah e Siria, rivalutano in qualche modo il regime di ordine di Saddam, si sciolgono in elogi e carezze all'Islam moderato, che è come l'isola che non c'è, si vergognano delle incontestabili radici cristiane della civiltà occidentale.&lt;br /&gt;La libertà occidentale è la libertà che, ancor prima dell'Illuminismo e della rivoluzione francese, è stata affermata duemila anni fa da Cristo, proclamata nei Vangeli, sostenuta da quei "mujaheddin dell'amore" che erano i primi cristiani, resistenti al potere senza armi. Quei mujaheddin hanno vinto la loro battaglia spargendo solo il proprio sangue; questi mujaheddin islamici la perderanno, nonostante spargano tanto sangue di altri, perché la libertà è una vocazione naturale dell'uomo, parola incisa nel suo animo dal dito di Dio, e non di un profeta la cui spada è meno acuminata della verità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115839289915473682?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115839289915473682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115839289915473682&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115839289915473682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115839289915473682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/09/la-lezione-di-oriana-fallaci.html' title='LA LEZIONE DI ORIANA FALLACI'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115769975902526799</id><published>2006-09-07T23:46:00.000-07:00</published><updated>2006-09-08T00:22:08.213-07:00</updated><title type='text'>Missioni "pret-a-portér"</title><content type='html'>Destra o Sinistra, la vocazione provinciale ad interpretare in chiave di politica interna ogni scelta di politica internazionale non mi pare sia cambiata nel passaggio dal berlusconismo al prodismo-d'alemismo.&lt;br /&gt;Come pure non mi pare sia mutato l'orientamento a fare del pacifismo un'arma "impropria" nella dialettica politica interna a seconda delle convenienze delle piccole botteghe dei piccoli partiti pacifisti.&lt;br /&gt;Il Bertinotti ormai di governo e sempre meno di lotta, e il suo fido scudiero Franco Giordano (che io ricordo segretario provinciale di una FGCI al declino e vedi un po' che ha combinato tangentopoli...!), si affannano a "pompierare" i focherelli pacifisti che si riaccendono puntualmente alla sinistra della sinistra, cioé dalle parti del Diliberto castrista e chavista, del Pecoraro Scanio solecheghigna, della diaspora movimentista-trockista interna ferrandiana.&lt;br /&gt;In questo li aiuta il sostanziale declino del pacifismo (vedi il sostanziale fallimento del raduno di Assisi) e l'ipocrisia dei "nomen": perché una missione di peace's keeping o peace's enforcing, se formalmente targata ONU, e se diretta a contenere gli ardori difensivi israeliani, è "cosa buona e giusta", e quindi spendibile anche dalla sinistra antiamericana e antisraeliana filopalestinese e sotto sotto filohezbollahiana e filoiraniana (in fondo "il nemico del mio nemico è mio amico", no?); mentre le spedizioni in Afganistan e Irak, fa niente se legittimate ex post dalla stessa ONU, e fa niente se orientate ad esportare la democrazia (con le prime elezioni libere in quei martoriati paesi), sono naturaliter "guerrafondaie" perché sporcate dall'iniziativa a stelleestrisce.&lt;br /&gt;Intendiamoci: l'iniziativa di politica estera dalemiana è opportuna e segna un positivo dinamismo, anche se destinata a raccogliere meno di quanto si riprometteva (l'Italia rimane fuori dal "sestetto" che cerca di trattare con l'Iran la moratoria sul suo falso nucleare pacifico e autentico nucleare bellico).&lt;br /&gt;Rivenderla, però, come una sostanziale discontinuità rispetto all'atlantismo berlusconiano è operazione di puro marketing elettorale interno, necessaria a tener buona e possibilmente coesa una maggioranza divisa praticamente su tutto (come dimostrano le polemiche sui contenuti della manovra finanziaria, e sulla sua entità).&lt;br /&gt;L'ONU è davvero una foglietta di fico, che non può coprire la realtà: gli israeliani hanno accettato l'arrivo delle forze UNIFIL solo perché pressati dagli USA e dal nuovo "multilateralismo" di Condoleeza Rice; e gli USA hanno dovuto delegare ad altri la missione perché non potevano permettersi di mandare truppe in regioni dove esse sono quasi più invise che in Iraq, e di regalare un formidabile argomento propagandistico agli aiatollah iraniani; né avrebbero potuto tollerarlo Russia e Cina, grandi importatori ed esportatori in affari con Teheran e protettori non occulti, per interessi propri concreti, del "pazzo" Amadinejad.&lt;br /&gt;Mentre si avvicina l'anniversario dell'11 settembre, grande è la confusione sotto il cielo, come diceva Mao Tse Dong, gli equilibri economici mondiali si ristrutturano verso il dragone cinese, l'Occidente declina smarrendo la sua identità e i suoi valori, l'Islam oscurantista e pre-medievale avanza anzitutto culturalmente con le sue indisturbate enclaves nelle società occidentali, il petrolio va rapidamente esaurendosi per l'inesausta sete energetica cui si aggiunge la poderosa spinta produttiva e consumistica cinese, il clima è cambiato e non promette nulla di buono (per il decisivo contributo sino-indiano specialmente, guardate cosa è accaduto proprio negli anni del boom economico di "Cindia").&lt;br /&gt;E noi qui in Italia, ormai periferia delle periferie occidentali, stiamo a baloccarci con missioni "buone" e "cattive", tronfi discorsi prodiani alle truppe in partenza (e si criticava il berlusconismo militarista!!!), compiaciute interviste dalemiane, tese a farci sapere che dalla barca a vela era sempre aperta la linea diretta con l'amica "Condoleeza", furbate finiane dell'ultim'ora su impossibili ordini del giorno tesi a rivendicare continuità tra le missioni vecchie e nuove che mai e poi mai la maggioranza potrebbe permettersi di ammettere in pubblico, pena la sua immediata rottura con gli ipocriti pacifisti nostrani arcobalenisti.&lt;br /&gt;Come diceva la Mondaini a chiusura di "Casa Vianello": che noia, che barba, che barba, che noia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115769975902526799?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115769975902526799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115769975902526799&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115769975902526799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115769975902526799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/09/missioni-pret-portr.html' title='Missioni &quot;pret-a-portér&quot;'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115739562308069570</id><published>2006-09-04T11:16:00.000-07:00</published><updated>2006-09-04T11:47:03.236-07:00</updated><title type='text'>Un minuto di silenzio per il calcio nel pallone</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/facch--400x280.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/facch--400x280.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni sto finendo di leggere un bellissimo libro di Oliviero Beha "Indagine sul calcio", che racconta le trasformazioni dell'ambiente e del fenomeno calcistico dai Mondiali di Spagna del 1982 sino alle soglie del Mondiali di Germania 2006.&lt;br /&gt;Il volume non si occupa delle ultimissime vicende di "calciopoli", ma costituisce un contributo indispensabile per chiunque voglia comprendere come e perché il calcio è finito "nel pallone".&lt;br /&gt;Dalle vecchie e nuove sudditanze arbitrali, a un panorama dirigenziale chiuso e autoreferenziale, ai guasti della sentenza "Bosman" che liberalizzò il trasferimento dei calciatori, alla televisivizzazione del calcio, ai diritti televisivi, ai doping farmacologici e sportivi, ai troppi quattrini guadagnati in modo rapido e spregiudicato, tutta la parabola (discendente) dei valori sportivi è analizzata in modo rigoroso e documentato.&lt;br /&gt;E mentre è stata evitata, si potrebbe dire in zona Cesarini, l'ennesima puntata del rapporto ormai sempre più stretto tra calcio e giustizia (ordinaria e non solo sportiva), nell'incapacità dell'ambiente di autoriformarsi in tempo, e mentre l'attualità, purtroppo politica e non solo calcistica, sbiadisce il pur fresco ricordo della conquista del campionato del mondo, arriva oggi una notizia triste, triste, triste, come la canzone di uno sfortunato Ivan Graziani ("Firenze: canzone triste"), pure lui scomparso in modo molto prematuro.&lt;br /&gt;Giacinto Facchetti, capitano dell'Inter e della Nazionale, già dirigente e da ultimo presidente dell'Inter, ha lasciato questa terra proprio oggi, stroncato da un tumore aggressivo e veloce, più veloce delle sue mitiche discese sulla fascia, quando inventò, prima di Sacchi, del sacchismo, di Capello, del capellismo, e dei tanti mega-allenatori superpagati del calcio moderno, la figura del terzino "fluidificante" (ora si dice e fa più fino, difensore esterno.&lt;br /&gt;Facchetti aveva il viso pulito e bello dei ragazzi del '42 coi capelli corti, senza le mirabilie muscolari degli ultimi vent'anni ma col fisico asciutto e integro del vero atleta; aveva l'eleganza del tocco di palla, la velocità del cursore, il colpo di testa, e soprattutto la lealtà del difensore che non giocava a "spezzare le gambe", non faceva "falli da dietro", non mulinava gomiti e pugni, in un tempo in cui non c'erano le moviole né la prova televisiva e si poteva star certi di farla quasi sempre franca.&lt;br /&gt;Come nelle grandi coppie del cinema (Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Totò e Peppino, Jerry Lewis e Dean Martin...) aveva un compagno fedele, il roccioso Tarcisio Burgnich, friulano scolpito nella pietra, con cui formava la coppia di terzini meglio assortita che si sia mai vista; quanto il primo era elegante, un vero fenicottero dalle gambe lunghissime, l'altro era sodo e magari anche sgraziato, ma quasi insormontabile (lo sormontò Pelé nel primo gol della quaterna rimediata in finale nel mondiale del '70, ma era Pelé, mica un Klose qualsiasi).&lt;br /&gt;Fa male pensare che ancora qualche settimana fa, quando era già malato (e la notizia non doveva essere impenetrabile nel mondo calcistico), il solito Moggi lo abbia chiamato in ballo (da che pulpito) cercando di sporcarne l'immagine con le allusioni a "passaportopoli" e alla vicenda di Recoba.&lt;br /&gt;Ma questo è il calcio di oggi, queste le figure e mezze figure, questi gli "uomini" (?!?), anche se nei "coccodrilli" dei giornali non si troverà nessuno che non si sciolga in lacrime, commozione e rimpianto per il "grande campione del calcio e della vita" che non calca più il campo della vita.&lt;br /&gt;Io sono interista, ma questo non c'entra con il rimpianto per Giacinto Facchetti: la mia generazione era troppo piccola per ricordare in modo nitido la grande Inter di Angelo Moratti, ma non per non ricordare Facchetti (e Burgnich, e Mazzola, e Rivera, e Riva, e De Sisti, e tanti altri di quei mondiali di "Messico e nuvole") come alfieri di un calcio poco televisivo eppure così emozionante, in bianco e nero, senza muscolature poderose, senza sponsor, persino senza il nome dei giocatori sulle maglie; di un calcio di stadi affollati (quanti ricordi nel vecchio stadio della Vittoria di Bari, pieno zeppo all'inverosimile anche in serie C, e quanta malinconia per gli spalti semivuoti del San Nicola), di partite vissute attraverso i mitici radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto, con Enrico Ameri che dirigeva le danze dal "campo principale", contendendosi il palcoscenico sonoro con Sandro Ciotti ("Scusa Ameri...Scusa Ciotti...) in una rivalità sana e pulita d'altri tempi e ciascuno con i suoi tempi di radiocronaca (preciso, nitido, chiaro, essenziale Ameri, ruvido, immaginifico, rauco, passionale Ciotti).&lt;br /&gt;Ecco. Sarà che sono anzianotto, ma è questo il calcio che mi manca.&lt;br /&gt;E di questo calcio Facchetti era uno degli emblemi, il più bello, elegante, rassicurante.&lt;br /&gt;Caro Giacinto, che la terra ti sia lieve.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115739562308069570?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115739562308069570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115739562308069570&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115739562308069570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115739562308069570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/09/un-minuto-di-silenzio-per-il-calcio.html' title='Un minuto di silenzio per il calcio nel pallone'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115701195242854703</id><published>2006-08-31T00:37:00.000-07:00</published><updated>2006-08-31T01:16:15.253-07:00</updated><title type='text'>QUEL CHE RESTA DEL GIORNO</title><content type='html'>Devo ripetermi: sono inguaribilmente tardivo. Scopro ora, ben oltre un decennio dopo, e in un passaggio televisivo di fine estate, un film bellissimo, che ho accuratamente evitato perché avvinto al pregiudizio che si trattasse di un indigesto "polpettone" ambientato in quella atmosfera, all'apparenza asfittica, propria dell'Inghilterra post-vittoriana, tra le due guerre.&lt;br /&gt;Ancora una volta faccio ammenda, e ammetto di aver sbagliato.&lt;br /&gt;"Quel che resta del giorno", tratto dal romanzo di Kazuo Ishiguro, è un delizioso film "d'ambiente" che descrive la vita nella tenuta di un nobile inglese (Lord Darlington) tra le due guerre, e in particolare negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale. &lt;br /&gt;"Sua Signoria", ossia Lord Darlington, si diletta di politica estera e, memore di un'amicizia con un nobile tedesco sbocciata durante la prima guerra mondiale, manifesta un orientamento filo-tedesco e una evidente ammirazione per la struttura "d'ordine" della società germanica sotto il regime nazista, chiudendo gli occhi sulla natura totalitaria del sistema hitleriano e sulla crescente persecuzione antiebraica. &lt;br /&gt;Nell'universo chiuso della sua tenuta i rapporti sono rigidi sotto la guida del maggiordomo mister Stevens Junior che serve con assoluta dedizione come il padre mister Stevens Senior e della governante miss Kenton. Mister Stevens Junior, formatosi alla rigida scuola del padre, è un maggiordomo inappuntabile, intriso di senso del dovere e di assoluta fedeltà al padrone, pago di occupare un posto di osservazione privilegiato nel contesto in cui crede che i dilettantistici maneggi diplomatici di Lord Darlington possano davvero "fare la storia". &lt;br /&gt;Il maggiordomo non lascia che nessun evento turbi la propria incrollabile fedeltà, a differenza di miss Kenton che vede sempre più lucidamente l'ingiustizia delle scelte del padrone (come il licenziamento di due profughe tedesche ebree necessario a non guastare la buona fama e i rapporti di Darlington con i diplomatici tedeschi). &lt;br /&gt;Miss Kenton, innamorata di Mister Stevens, che pure la ama ma non lo confesserà mai, forse nemmeno a se stesso, non riesce a vincerne l'autismo sentimentale, e accetta di sposare un altro servitore che ha abbandonato la tenuta. &lt;br /&gt;Morto Lord Darlington, la tenuta viene acquistata da un ricco americano, che a suo tempo aveva partecipato a una conferenza internazionale ivi svoltasi in rappresentanza degli Stati Uniti, e Mister Stevens torna al suo servizio e al ruolo (l'unico) che sappia interpretare. &lt;br /&gt;Film complesso, giocato su più piani (da quello storico-sociale sulla nobiltà e società inglese, quasi al tramonto dell'impero, a quello sentimentale-esistenziale), recitato da attori di grande finezza e sensibilità, dai tempi, colori e fotografia perfetti, pur potendosi considerare un capolavoro non vince nemmeno uno degli otto oscar cui era candidato.&lt;br /&gt;Cosa mi ha preso di questo film, dai tempi lunghi, fitto di dialoghi e silenzi, primi piani e campi medi, di taglio teatrale?&lt;br /&gt;Anzitutto, il titolo. Cosa resta del giorno è il tramonto, e il film riguarda appunto più tramonti: dalla mezza età di mister Stevens, che ricorda i giorni "luminosi" (?!?) di Lord Darlington e degli inappuntabili ricevimenti nella tenuta, a quella serena ma infelice di Miss Kenton, che ha sposato senza amore e ripone ormai ogni speranza nella figlia e nel nipotino che essa porta in grembo, dal patetico "sfiorire" delle velleità di Lord Darlington, ingenuamente convinto di poter essere "facitore" della Storia, con la S maiuscola, al lento ma inarrestabile declino della potenza inglese e del suo impero, ed in effetti di un'epoca centenaria che toccò il suo culmine con la regina Vittoria, all'inesorabile trasformazione dei rapporti sociali e "di classe", segnata dal rifiuto di Miss Kenton a continuare ad avvalersi del "privilegio" di servire una casata tanto onusta di tradizione e gloria.&lt;br /&gt;Nel film e nei suoi molti piani di lettura non è difficile scorgere anche una metafora della vita nella sua tensione tra i poli opposti del dovere e dell'accettazione dei ruoli e del sentimento e dell'aspirazione alla felicità, con la rassegnata "morale" finale così bene espressa dal "rientro" di Mister Stevens e Miss Kenton nei rispettivi gusci.&lt;br /&gt;Eppure, nella scena finale, in cui il nuovo proprietario americano della tenuta cattura un colombo entrato per caso in uno dei grandi saloni, e lo libera, nello sguardo di Mister Stevens che rimane a comtemplarne il volo, si coglie, se non una speranza, un principio di nuova consapevolezza: la vita è andata, ma, piuttosto che tenersi al caldo nel "nido" di un ruolo, meglio sarebbe stato spiccare il volo, libero, con i pericoli e le opportunità della libertà e la pienezza di vita che essa solo sa dare.&lt;br /&gt;Un capolavoro, non c'è dubbio.&lt;br /&gt;Leggerò il romanzo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115701195242854703?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115701195242854703/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115701195242854703&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115701195242854703'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115701195242854703'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/08/quel-che-resta-del-giorno.html' title='QUEL CHE RESTA DEL GIORNO'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115494886728209379</id><published>2006-08-07T03:25:00.000-07:00</published><updated>2006-08-07T04:14:03.340-07:00</updated><title type='text'>E la chiamano estate</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/hamaspr1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/hamaspr1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una grande e struggente canzone di Bruno Martino, cantante confidenziale anni '60 scomparso qualche anno fa (più introverso e meno romantico forse dell'altro cantante dello stesso tipo, Nico Fidenco, credo tutt'ora in qualche attività nei revival televisivi e di piazza), da il segno di questa estate, tra bolle di calore, temporali e acquazzoni subtropicali, sommosse di piazza (tassisti e calciopoli) e guerre libanesi.&lt;br /&gt;Non che le estati di pochi o tanti anni fa non conoscessero eventi più o meno negativi e luttuosi (nel 1968, era di agosto, l'invasione della Cecoslovacchia da parte dei carri armati del patto di Varsavia, nel 1982 la "vecchia" invasione israeliana del Libano, nel 1985 il disastro della frana di Stava, nel 2000 l'affondamento del sommergibile Kursk...).&lt;br /&gt;Forse era diversa la percezione di quegli eventi, come appunto un acquazzone che scoppiava più o meno lontano o vicino ma poi si esauriva, e si tornava ai materassini di gomma, alla "stessa spiaggia, stesso mare", alle "pinne, fucile ed occhiali", a scrivere "t'amo sulla sabbia", alle angurie da mangiare in riva al mare nelle sere più fresche.&lt;br /&gt;Ora invece, finiscono tra parentesi proprio i riti tranquillizzanti della quotidianità estiva, le canzoni d'estate durano al massimo un'estate, il bollettino degli incidenti stradali non conosce pause, le vacanze non sono forse mai state così piene di angosce, tutto si consuma in un eterno presente perché il futuro è una scommessa, si progetta poco e niente della vita.&lt;br /&gt;Forse per questo abbiamo bisogno di anestetizzarci con euforie collettive (ma il mondiale vittorioso sembra finito da un pezzo e alle finestre rimangono sparute bandiere dimenticate o non rimosse per pigrizia) passeggere come acquazzoni estivi, che lasciano un clima ancor più umido e appiccicaticcio.&lt;br /&gt;Umido e appiccicaticcio è il clima morale, e non solo alle nostre latitudini.&lt;br /&gt;Israele ha ragione, si difende, intravvede dietro il turbante e la barbetta dell'occhialuto Nasrallah il viso cattivo e sfigato degli ayatollah iraniani, ma poi fa una ecatombe di donne e bambini, che saranno pure le moglie e i figli degli hezbollah, ma non è un bel vedere di cadaveri calcinati.&lt;br /&gt;Condoleeza ha scoperto il multilateralismo, ma nemmeno lei sa come si esce dal pantano iracheno, e cosa si può fare in concreto per contrastare e vincere la battaglia della democrazia in società islamiche che hanno cadenze civili, quanto ai diritti, premedievali, segmentate in tribù, con uomini baffuti o barbuti e donne velate o burkate.&lt;br /&gt;Castro è un dittatore-satrapo che opprime la sua isola, ma l'alternativa di una liberazione cubana potrebbe essere il ritorno puro e semplice agli anni di Fulgencio Batista, quando era il bordello e la casa da gioco del cortile di casa degli U.S.A. (e la prostituzione giovanile o addirittura infantile dell'Avana ne è la scoraggiante premessa).&lt;br /&gt;Il Papa non mediatico si sforza di guidare la grande nave della Chiesa universale, ma le chiese particolari sono semivuote, qualche volta popolate di preti impresentabili, e il risveglio delle coscienze sembra così remoto.&lt;br /&gt;Le baruffe chiozzotte parlamentari proseguono indisturbate, tra ministri di lotta e di governo che incarnano il peggior populismo (da Di Pietro al ministro rifondarolo della solidarietà sociale, tal Ferrero se non mi sbaglio), furbate dilibertiane per strappar voti nell'area dei c.d. movimenti, improvvisate agostane di Casini, cafonate more solito di Berlusconi, dichiarazioni inattendibili di Prodi circa la forza della sua sfilacciata maggioranza.&lt;br /&gt;Molto stanco e un po' nauseato torno a scrivere sul mio solitario blog dopo un mese, e di una cosa sola sono certo: erano meglio le estati dei '60 e '70, magari anche degli '80, perché dal '90 in poi la convulsione della caduta dei blocchi, il terrorismo islamico, la crisi della prima repubblica, la nascita di una scalcinata seconda repubblica, la perdita di virtù civili e di senso dei valori e dell'esistenza sono state esiziali per lo spirito pubblico e anche per l'umore privato.&lt;br /&gt;Certo ogni cambiamento è travaglio, dall'inabissamento dei vecchi equilibri ne nasceranno altri, qualcosa di buono alla fine spunterà all'orizzonte.&lt;br /&gt;Ma se penso che, negli anni '70, il musical "Hair" dipingeva ottimisticamente il 2000 come l'era del progresso, dell'illuminazione, della pace, dell'ottimismo, perché era dell'Aquario (e io sono un aquario!), sorrido amaro, almeno per il momento.&lt;br /&gt;Quella di Bruno Martino era, nonostante tutto, un'estate; questo mi sembra invece "il lungo inverno".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115494886728209379?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115494886728209379/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115494886728209379&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115494886728209379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115494886728209379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/08/e-la-chiamano-estate.html' title='E la chiamano estate'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115243596490545246</id><published>2006-07-09T01:45:00.000-07:00</published><updated>2006-07-09T02:06:04.923-07:00</updated><title type='text'>VIVA L'ITALIA</title><content type='html'>Stamattina sono uscito per comprare giornali e sigarette. La città delle domeniche estive è bella, tranquilla, seguendo i parallelepipedi d'ombra dei palazzi, lasciando scorrere lo sguardo sulle strade deserte, guardando le finestre cieche e i balconi fioriti. &lt;br /&gt;Tra qualche ora l'Italia si sveglierà febbricitante di passione calcistica e se l'Italia vince e sarà tetracampion (come direbbero i brasiliani)sarà una grande festa.&lt;br /&gt;In questa frenesia di festa, baldoria, euforia collettiva, c'è, senza fare facili sociologismi, il bisogno di riscoprire che siamo vincenti, che non c'è solo il declino, che si può convivere e appassionarsi a un'identità comune al di là dell'eterna guerra delle corporazioni, delle lobby, dei partiti e partitini, delle cordate, dei furbetti del quartierino e dei furboni del condominio dei poteri forti, delle intercettazioni globali (altro che "Echelon"!), e dei titoli sparati sui giornali, delle richieste di amnistia per calciopoli e dei processi sommari che rischiano di creare un contenzioso infinito (non ha detto Della Valle che andrà alla Corte europea di Strasburgo?).&lt;br /&gt;Tutto si mischia in questa temperie calcistica, tutto si ferma e si sospende: eppure l'Italia oggi non sono solo le piazze e i maxischermi, i cortei di motorini e di auto imbandierate, le ragazze abbronzate e provocanti, i ragazzi a mostrare i pettorali palestrati e urlare; oggi, come ieri, come domani, ci sono i più sfortunati, gli anziani soli che boccheggiano soli nelle piccole case coi ricordi polverosi, i malati che inseguono la loro personale vittoria (la vita e la guarigione) nelle corsie degli ospedali, la nostra vita precaria, fatta di piccole gioie e grandi tragedie.&lt;br /&gt;Viva l'Italia, sì, e vinca l'Italia; il Padreterno, neutrale per definizione, ricordi che il suo Vicario in terra abita a Roma e non a Parigi, non dimentichi che la Francia è molto laica, e anche tanto presuntuosa nella sua idea di autosufficienza e grandeur. E se possibile, ci dia anche un "aiutino". Ma soprattutto pensi che, chissà, forse una vittoria dell'Italia potrà dare un sussulto di gioia anche a chi soffre e ha ben altro a cui pensare che a un pallone che rotola sul prato verde dello Stadio dove Hitler voleva celebrare i successi della razza ariana e si trovò, scornato, ad assistere al successo del nero Jesse Owen.&lt;br /&gt;E se andasse male, poi, pazienza, è più importante vincere altre battaglie, quelle quotidiane dei vecchi, dei poveri, dei malati, delle famiglie, della solitudine, dell'infelicità, di Pessottino che è caduto nel buco nero della depressione e che deve tornare alla vita, a sua moglie, alle sue figlie.&lt;br /&gt;Ma se va bene, in fondo, è meglio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115243596490545246?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115243596490545246/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115243596490545246&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115243596490545246'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115243596490545246'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/07/viva-litalia.html' title='VIVA L&apos;ITALIA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115157273914150922</id><published>2006-06-29T01:30:00.000-07:00</published><updated>2006-06-29T02:30:03.256-07:00</updated><title type='text'>L'anticiclone delle Azzorre</title><content type='html'>Da Roma in Puglia ieri il cielo era bianco di umidità. La cappa di afa sembrava un mantello steso a nascondere il cielo ai dannati della terra.&lt;br /&gt;Il termometro non è sceso al di sotto dei 37 gradi, con punte di 42 sulle propaggini pugliesi dell'Appenino. &lt;br /&gt;Tutto bolliva, tra cantieri di lavoro, rallentamenti, code per incidente, con i volontari che distribuivano bottigliette d'acqua, ovviamente a temperatura ambiente, e quindi calda.&lt;br /&gt;Qualche utilitaria o vecchia berlina si avventurava in autostrada a finestrini aperti e non so se e come conducente e passeggeri siano riusciti ad arrivare vivi alla loro destinazione.&lt;br /&gt;C'è qualcosa di sinistro, ormai, anche nel lessico meteorologico. Dalle radio e dai canali televisivi s'insiste che questo inferno bianco d'afa è dovuto all'alta pressione africana, che fa da contraltare alla bassa pressione artica.&lt;br /&gt;Già detta così la condizione climatica mette ansia; in quell'alta pressione africana c'è un riflesso del mistero e dell'orrore del cuore nero dell'Africa nera da viaggiatori dell'ottocento, da lettori di antiche gazzette a quattro facciate che si chiedevano ansioni che fine avesse fatto Livingstone, da cuore di tenebra congolese di conradiana memoria.&lt;br /&gt;E in quella bassa pressione artica come non avvertire il senso sgomento della solitudine degli omologhi esploratori dei ghiacci, la ricerca febbrile del comandante Umberto Nobile e della sua mitica tenda rossa fra le macerie del dirigibile Italia?&lt;br /&gt;Non basta la fresca immagine dell'annunciatrice di Sky Meteo e i suoi eufemismi circa il cielo soleggiato e il lieve ulteriore aumento delle temperature.&lt;br /&gt;In questo scenario climatico da day after tomorrow ci vorrebbe il viso simpatico, arguto, rassicurante, da nonno affettuoso, del colonnello Edmondo Bernacca, il vero inimitabile antesignano della metereologia d'intrattenimento (altro che il supponente con falso low profile Fabio Fazio!).&lt;br /&gt;Solo Bernacca potrebbe rassicurare, con la competenza del colonnello dell'areonautica a riposo o prossimo alla pensione, con la bonomia del vecchio militare che si è occupato per una vita di isobare e millibar, con l'arguzia saggia dei sessantenni d'un tempo, che non si tingevano i capelli e non conoscevano le lampade UVA.&lt;br /&gt;Ma Bernacca non avrebbe mai parlato di alta pressione africana o bassa pressione artica.&lt;br /&gt;Nel suo lessico la prima era il "macho" anticiclone delle Azzorre, che già a chiamarlo così suggerisce l'idea positiva di qualcosa che protegge, e non minaccia; la seconda, invece, la depressione islandese, come un'algida ma affascinante vichinga dagli occhi di ghiaccio.&lt;br /&gt;Si dirà: come che la si chiami è un'afa boia.&lt;br /&gt;Vero, ma poichè il caldo e la sua sopportazione sono anche collegati con le nostre percezioni e sensazioni, con nostro clima psicologico, può non essere indifferente confrontarsi con qualcosa di meno minaccioso di questa alta pressione africana; che appunto preme dall'alto, schiaccia, annichilisce, con la forza implacabile, misteriosa, irresistibile di un rito tribale.&lt;br /&gt;Nelle città nemiche della natura, negli uffici e case della giungla d'asfalto, nei canyon urbani, in queste grandi bolle sataniche che sono gli agglomerati urbani, è più difficile sopportare l'alta pressione che l'anticiclone. &lt;br /&gt;O no?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115157273914150922?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115157273914150922/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115157273914150922&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115157273914150922'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115157273914150922'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/06/lanticiclone-delle-azzorre.html' title='L&apos;anticiclone delle Azzorre'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115099984866839239</id><published>2006-06-22T10:35:00.000-07:00</published><updated>2006-06-22T11:10:48.706-07:00</updated><title type='text'>Chi è senza divano scagli la prima pietra?</title><content type='html'>Il miglior commento che ho letto sulla squallida vicenda di "Raiopoli", ossia sui traffici tra veline e portaborse per promuovere gli ingaggi televisivi di queste ragazze di belle (??) speranze, è stato quello di Lina Sotis sul Corriere della Sera di ieri.&lt;br /&gt;Si ha un bel dire che "così fan tutte" (e tutti), e che se non c'è vera costrizione non c'è concussione; questi sono discorsi forensi e giudiziari che lasciano il tempo che trovano. E' possibile, forse probabile, che quei portaborse la "sfangheranno" e non è detto che le protagoniste dei loro discorsi "porcelli" non ne usciranno con rinnovata notorietà e qualche contratto televisivo più vantaggioso.&lt;br /&gt;Ed il punto non è nemmeno se la Rai di centrodestra sia stata più sentina di vizi di quella di centrosinistra: il potere e il sotto-potere, il governo e il sottogoverno esigono sempre i propri dividendi, siano tangenti, contributi ai partiti, incarichi e prebende, posti di lavoro, divani ministeriali con bonazze scosciate.&lt;br /&gt;E' che è francamente disarmante pensare che quegli uomini, un po' grassocci, un  po' vecchiotti, che parlano tra loro con il tipico linguaggio casermesco, che sembrano la riedizione di personaggi della commedia pecoreccia cinematografica degli anni '70, siano in modo diretto o indiretto, i "reggitori" delle cose pubbliche.&lt;br /&gt;Da un re mancato, cresciuto senza una corte vera e costretto a inventarsi una specie di "corte dei miracoli", cresciuto circondato di sorelle e con un padre severo, distaccato e lontano, ci si può anche attendere discorsi come quelli intercettati e "sparati" sui giornali in questi giorni. I Savoia seppero fare anche di peggio, in fondo, e anche l'antenato unificatore d'Italia fu uomo nel privato alquanto greve e rozzo, tutt'altra pasta rispetto al padre Carlo Alberto, tanto da far sospettare che non fosse il suo vero erede.&lt;br /&gt;Ma questi portaborse campano dalla politica, campano dai partiti e dalle istituzioni, qualche volta sono anche "graziosamente" destinatari di seggi parlamentari, insomma campano alle nostre spalle, cioé campano di danaro pubblico, siamo noi che li paghiamo.&lt;br /&gt;Sarebbe lecito, dunque, attendersi almeno un minimo di decenza, di pudore nell'utilizzare il loro potere, le macchine e i divani ministeriali.&lt;br /&gt;E gioverebbe di più alla credibilità dei loro "mentori" una dissociazione almeno dalla grevità dei comportamenti, anziché le alte grida al complotto.&lt;br /&gt;Sono tutt'altro che giustizialista, credo che le intercettazioni vadano usate con discernimento, ricordo che Binnu Provenzano è stato catturato senza intercettazioni, coi vecchi metodi investigativi di una volta, che richiedono più tempo e fatica e consentono molte meno "uscite" trionfanti in conferenze stampa radio-tv ma che costituiscono il vero cuore del lavoro di polizia giudiziaria e criminale.&lt;br /&gt;Questo però non giustifica che si guardi solo al protagonismo di certi PM (che pure è innegabile), o alla sincronia sorprendente di certi esiti giudiziari, quando lo "spirito pubblico", come ha detto bene, devo riconoscere, Piero Fassino a Ballarò, segna un punto così basso.&lt;br /&gt;Perché siamo caduti così in basso?&lt;br /&gt;Un tempo c'erano i partiti, che funzionavano male certo, con le loro correnti, i signori delle tessere, le spartizioni d'influenza elettorale del territorio; ma almeno esisteva un cursus honorum, dalle sezioni ai consigli di quartiere, a quelli comunali, provinciali e regionali; c'erano, bene o male, i congressi dei partiti, un minimo meccanismo di controllo democratico, una formazione alla politica, ideologie e qualche ideale.&lt;br /&gt;Con la crisi della prima repubblica, la scomparsa dei partiti di massa, i partiti-azienda, i partiti-comitati elettorali, i partiti-leader è venuta meno quella minima coesione democratica e la politica è diventata guerra per bande d'interessi, spartizione di risorse tra tribù, clan, capiclan.&lt;br /&gt;Il vuoto della politica è colmato dai poteri (banche, imprese, chiesa, magistratura, burocrazia, televisioni...) e ciascuno di essi è al suo interno frammentato, e soprattutto ciascuno gioca in proprio.&lt;br /&gt;Il senso delle istituzioni, il senso dello Stato si disperde in mille rivoli, generalmente intorbidato dagli interessi oligarchici, e risplende solo, di tanto in tanto e a fatica, nel sacrificio anonimo quotidiano di quelli che "fanno il proprio dovere" e come il capitano Bellotti de "Il giorno della civetta" mangiano solo la poca razione del pane dello Stato e si accontentano di quella.&lt;br /&gt;Questi sì sono veri uomini e donne, e dati i tempi sono quasi degli eroi.&lt;br /&gt;Gli altri, che si riempiono le tasche e le ganasce, che si sollazzano con le veline (e/o con i velini), che siedono indegnamente su scranni di organi elettivi e che dovrebbero rappresentare la Nazione (!!!!), sono nemmeno ominicchi e quaquaraquà.&lt;br /&gt;Sono niente.&lt;br /&gt;Anzi, come si dice in Sicilia: Nuddu miscato a nniente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115099984866839239?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115099984866839239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115099984866839239&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115099984866839239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115099984866839239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/06/chi-senza-divano-scagli-la-prima.html' title='Chi è senza divano scagli la prima pietra?'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115070252734125270</id><published>2006-06-19T00:05:00.000-07:00</published><updated>2006-06-19T00:35:27.386-07:00</updated><title type='text'>Domani è un altro giorno (?)</title><content type='html'>Domani è un altro giorno&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' uno di quei giorni che ti prende la malinconia&lt;br /&gt;che fino a sera non ti lascia più&lt;br /&gt;la mia fede è troppo scossa ormai ma prego e penso fra di me&lt;br /&gt;proviamo anche con dio non si sa mai&lt;br /&gt;e non c'è niente di più triste in giornate come queste&lt;br /&gt;che ricordare la felicità&lt;br /&gt; sapendo già che è inutile ripetere:&lt;br /&gt;chissà ? &lt;br /&gt;Domani e' un altro giorno si vedrà&lt;br /&gt;è uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita&lt;br /&gt;bilancio che non ho quadrato mai&lt;br /&gt;posso dire d'ogni cosa che ho fatto a modo mio&lt;br /&gt;ma con che risultati non saprei&lt;br /&gt;e non mi sono servite a niente esperienze e delusioni&lt;br /&gt;e se ho promesso non lo faccio più &lt;br /&gt;ho sempre detto in ultimo :&lt;br /&gt;ho perso ancora ma &lt;br /&gt;domani è un altro giorno, si vedrà&lt;br /&gt;è uno di quei giorni che &lt;br /&gt;tu non hai conosciuto mai&lt;br /&gt;beato te si beato te&lt;br /&gt;io di tutta un'esistenza spesa a dare,&lt;br /&gt;dare, dare .... non ho salvato niente, neanche te&lt;br /&gt;ma nonostante tutto io non rinuncio a credere&lt;br /&gt;che tu potresti ritornare qui &lt;br /&gt;e come tanto tempo fa ripeto :&lt;br /&gt;chi lo sa ? &lt;br /&gt;Domani è un altro giorno si vedrà&lt;br /&gt;e oggi non m'importa &lt;br /&gt;della stagione morta&lt;br /&gt;per cui rimpianti adesso non ho più&lt;br /&gt;e come tanto tempo fa ripeto :&lt;br /&gt;chi lo sa ? &lt;br /&gt;Domani e' un altro giorno si vedrà&lt;br /&gt;domani e' un altro giorno si vedrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Capita di svegliarsi con una canzone in testa e di non riuscire a liberarsene; come se essa racchiudesse, almeno in quel momento, il senso complessivo che, in un punto del tempo, si avverte della vita.&lt;br /&gt;A me è capitato oggi, con la canzone della Vanoni, che ho sentito dal vivo l'ultima volta in una serata fredda e umida dei primi di gennaio, in concerto con Gino Paoli al "Teatroteam" di Bari, una di quelle tensostrutture periferiche che sostituiscono i teatri, nel nostro caso il Petruzzelli ancora di là da ricostruire.&lt;br /&gt;Mi riconosco in ogni parola, e nemmeno io so quadrare i bilanci, anzi non mi provo nemmeno a farli: nella partita doppia dare-avere sono una vera frana, ho una propensione nulla alla gestione contabile, si tratti di soldi o di sentimenti, e non è detto che debba essere un titolo di vanto, anzi.&lt;br /&gt;Ma si può immaginare un romantico curvo sul libro dei conti, a incolonnare cifre esistenziali?&lt;br /&gt;Di più, per un romantico è pericolosissimo cimentarsi nei bilanci: Cesarone Pavese ci provò in una stanza d'albergo cinquantasei anni fa, e Luigi Tenco lo stesso trentanove anni fa, ed è finita come sappiamo.&lt;br /&gt;E poi. I bilanci hanno un senso se, accanto al consuntivo si redige un preventivo, si sceglie come investire e su cosa, come ripartire le risorse per le varie spese.&lt;br /&gt;Si può immaginare un romantico che decide come investire i suoi sentimenti, quanto e chi amare, dove stabilire il limite di spesa di se stesso?&lt;br /&gt;Temo proprio che sia impossibile. Almeno lo è per me.&lt;br /&gt;Certo, investendo dissennatamente se stessi, senza far conto della remunerazione dell'investimento, si fa come quei commercianti che comprano, comprano, comprano senza preoccuparsi se e quanto venderanno, e che vanno poi, quasi infallibilmente, a fallimento.&lt;br /&gt;Ma io penso che tutto sommato è meglio essere debitori verso se stessi che creditori verso gli altri: come dice Ornella meglio dare, dare, dare, che pensare o forse illudersi di ricevere, anche se qualche volta è bello anche ricevere. Anche se dipende da chi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115070252734125270?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115070252734125270/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115070252734125270&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115070252734125270'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115070252734125270'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/06/domani-un-altro-giorno.html' title='Domani è un altro giorno (?)'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-115009403218207735</id><published>2006-06-11T22:57:00.000-07:00</published><updated>2006-06-11T23:33:52.230-07:00</updated><title type='text'>Compagni di scuola</title><content type='html'>Compagno di scuola&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davanti alla scuola tanta gente &lt;br /&gt;otto e venti, prima campana &lt;br /&gt;"e spegni quella sigaretta" &lt;br /&gt;e migliaia di gambe e di occhiali &lt;br /&gt;di corsa sulle scale. &lt;br /&gt;Le otto e mezza tutti in piedi &lt;br /&gt;il presidente, la croce e il professore &lt;br /&gt;che ti legge sempre la stessa storia &lt;br /&gt;sullo stesso libro, nello stesso modo, &lt;br /&gt;con le stesse parole da quarant'anni di onesta professione. &lt;br /&gt;Ma le domande non hanno mai avuto &lt;br /&gt;una risposta chiara. &lt;br /&gt;E la Divina Commedia, sempre più commedia &lt;br /&gt;al punto che ancora oggi io non so &lt;br /&gt;se Dante era un uomo libero, un fallito o un servo di partito. &lt;br /&gt;Ma Paolo e Francesca, quelli io me li ricordo bene &lt;br /&gt;perché, ditemi, chi non si è mai innamorato &lt;br /&gt;di quella del primo banco, &lt;br /&gt;la più carina, la più cretina, &lt;br /&gt;cretino tu, che rideva sempre &lt;br /&gt;proprio quando il tuo amore aveva le stesse parole, &lt;br /&gt;gli stessi respiri del libro che leggevi di nascosto &lt;br /&gt;sotto il banco. &lt;br /&gt;Mezzogiorno, tutto scompare, &lt;br /&gt;"avanti! tutti al bar". &lt;br /&gt;Dove Nietsche e Marx si davano la mano &lt;br /&gt;e parlavano insieme dell'ultima festa &lt;br /&gt;e del vestito nuovo, fatto apposta &lt;br /&gt;e sempre di quella ragazza che filava tutti (meno che te) &lt;br /&gt;e le assemblee e i cineforum i dibattiti &lt;br /&gt;mai concessi allora &lt;br /&gt;e le fughe vigliacche davanti al cancello &lt;br /&gt;e le botte nel cortile e nel corridoio, &lt;br /&gt;primi vagiti di un '68 &lt;br /&gt;ancora lungo da venire e troppo breve, da dimenticare! &lt;br /&gt;E il tuo impegno che cresceva sempre più forte in te... &lt;br /&gt;"Compagno di scuola, compagno di niente &lt;br /&gt;ti sei salvato dal fumo delle barricate? &lt;br /&gt;Compagno di scuola, compagno per niente &lt;br /&gt;ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Notte prima degli esami&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra &lt;br /&gt;e un pianoforte sulla spalla, &lt;br /&gt;come i pini di Roma la vita non li spezza, &lt;br /&gt;questa notte è ancora nostra, &lt;br /&gt;come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati. &lt;br /&gt;Le bombe delle sei non fanno male, &lt;br /&gt;è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore. &lt;br /&gt;Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza, &lt;br /&gt;tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto, &lt;br /&gt;stasera al solito posto, la luna sembra strana &lt;br /&gt;sarà che non ti vedo da una settimana. &lt;br /&gt;Maturità t'avessi preso prima, le mie mani sul tuo seno &lt;br /&gt;è fitto il tuo mistero, &lt;br /&gt;e il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani, &lt;br /&gt;non fermare ti prego le mie mani &lt;br /&gt;sulle tue cosce tese, chiuse come le chiese &lt;br /&gt;quando ti vuoi confessare. &lt;br /&gt;Notte prima degli esami, notte di polizia, &lt;br /&gt;certo qualcuno te lo sei portato via, &lt;br /&gt;notte di mamme e di papà col biberon in mano, &lt;br /&gt;notte di nonne alla finestra, ma questa notte è ancora nostra, &lt;br /&gt;notte di giovani attori di pizze fredde e di calzoni, &lt;br /&gt;notte di sogni di coppe e di campioni, &lt;br /&gt;notte di lacrime e preghiere, &lt;br /&gt;la matematica non sarà mai il mio mestiere, &lt;br /&gt;e gli aerei volano alto tra N.York e Mosca, &lt;br /&gt;ma questa notte è ancora nostra, &lt;br /&gt;Claudia non tremare, non ti posso far male, se l'amore è amore. &lt;br /&gt;Si accendono le luci qui sul palco &lt;br /&gt;ma quanti amici intorno che mi viene voglia di cantare, &lt;br /&gt;forse cambiarti, certo un po' diversi &lt;br /&gt;ma con la voglia ancora di cambiare, &lt;br /&gt;se l'amore è amore - se l'amore è amore - se l'amore è amore - &lt;br /&gt;se l'amore è amore - se l'amore è amore ... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giulio Cesare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eravamo 34 quelli della terza E &lt;br /&gt;tutti belli ed eleganti tranne me. &lt;br /&gt;Era l’anno dei mondiali quelli del '66 &lt;br /&gt;la regina d'Inghilterra era Pelè. &lt;br /&gt;Sta crescendo, come il vento questa vita mia &lt;br /&gt;sta crescendo, questa smania che mi porta via &lt;br /&gt;sta crescendo come me. &lt;br /&gt;Eravamo 34 quelli della terza E &lt;br /&gt;sconosciuto il mio futuro dentro me, &lt;br /&gt;e mio padre una montagna troppo alta da scalare &lt;br /&gt;nel paese una coscienza popolare. &lt;br /&gt;Sta crescendo, come il vento questa vita mia &lt;br /&gt;sta crescendo, questa rabbia che mi porta via &lt;br /&gt;sta crescendo come me. &lt;br /&gt;La giovane Italia cantava ehi ahi ha ha, &lt;br /&gt;Davanti alla scuola pensavo viva la libertà, &lt;br /&gt;tu dove sei, coraggio di quei giorni miei &lt;br /&gt;coscienza, voglia e malattia di un canzone ancora mia, &lt;br /&gt;ancora mia. &lt;br /&gt;Nasce qui da te, qui davanti a te, Giulio Cesare. &lt;br /&gt;Eravamo 34 e adesso non ci siamo più &lt;br /&gt;e seduto in questo banco ci sei tu, &lt;br /&gt;era l'anno dei mondiali quelli dell'86, &lt;br /&gt;Paolo Rossi era un ragazzo come noi. &lt;br /&gt;Sta crescendo, come il vento questa vita tua &lt;br /&gt;sta crescendo, questa rabbia che ti porta via &lt;br /&gt;sta crescendo come me. &lt;br /&gt;L’estate è nell’aria brindiamo alla maturità, &lt;br /&gt;l’ Europa è lontana, partiamo, viva la libertà &lt;br /&gt;tu come stai ragazzo dell'86 &lt;br /&gt;coraggio di quei giorni miei &lt;br /&gt;coscienza, voglia e malattia di un canzone ancora mia, &lt;br /&gt;ancora mia. &lt;br /&gt;Nasce qui da te, qui davanti a te, Giulio Cesare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' un trittico di canzoni di Antonello Venditti, notissime alla mia generazione ma di certo non sconosciute ai "giovani d'oggi" (espressione che titolava l'ultimo film della serie di Don Camillo, imparagonabile a quelli "veri" con Gino Cervi e Fernandel).&lt;br /&gt;La seconda canzone della serie ha dato titolo anche a un recente film, che come sempre vedrò in pay per view ("Notte prima degli esami").&lt;br /&gt;Sono canzoni che, per me, hanno il sapore dei primi anni settanta, il lustro nel quale (dal 1971 al 1976) si è racchiusa l'esperienza del liceo classico, il "Quinto Orazio Flacco" di Bari, che per Bari è quanto dire il "Giulio Cesare" di Roma, protagonista della terza canzone.&lt;br /&gt;Il senso complessivo alle altre due canzoni lo da la prima "Compagno di scuola", che richiama una categoria dello spirito nitida e diversa da quella della "amicizia", quanto questa è diversissima da quella della "colleganza".&lt;br /&gt;Coi colleghi c'è la condivisione di una condizione di lavoro, di problematiche comuni, di interessi omogenei.&lt;br /&gt;Con gli amici c'è l'affinità di modi di essere e di sentire, il dialogo, il sostegno e la confidenza, la spalla su cui piangere, magari, i momenti felici e infelici.&lt;br /&gt;Con i compagni di scuola c'è qualcosa di diverso, e molto di più: l'iniziazione alla vita, alla dimensione sociale dell'esistenza, la fuoriuscita dal guscio familiare, la condivisione dei turbamenti amorosi, delle passioni politiche, del senso straniato e straniante dell'adolescenza, quando si mollano gli ormeggi del porticciolo dell'infanzia e si affronta sulla stessa imbarcazione (la classe che raccoglie i compagni di scuola) il mare della vita.&lt;br /&gt;Per questo il legame coi compagni di scuola è legame di sangue, patto iniziatico, linguaggio cifrato che si ritrova quando ci si rivede, anche dopo quarant'anni.&lt;br /&gt;La vita divide e separa, certo. Ma quando ci si ritrova, magari un po' ingrassati, con le rughe, coi capelli spruzzati di grigio, coi primi acciacchi dell'età, negli sguardi reciproci rimane l'immagine ferma e immobile dei quattordici-diciotto anni, i soprannomi di un tempo, il sentimento di appartenenza di tutti a ciascuno, e di tutti a un tutto unitario, la propria classe.&lt;br /&gt;C'è una linea sottile che divide la spontaneità, freschezza e magia del ritrovarsi dalla pateticità dell'amarcord, dalla malinconia sottile che pervade l'inevitabile constatazione delle "ingiurie" del tempo e della vita.&lt;br /&gt;E' difficile non varcare il confine: ed io, infatti, proprio per non varcarlo non ho mantenuto consuetudine di vita coi miei compagni di scuola. Li vedo poco, purtroppo spesso in questa fase della vita ai funerali dei genitori (mi è accaduto appena tre giorni fa), perché è passato il tempo dei matrimoni, e prima ancora quello delle lauree. E so che, prima o poi (ma speriamo più tardi che mai) ci rivedremo ai "nostri" funerali, e quando non li rivedrò sarà perché staranno celebrando il mio.&lt;br /&gt;Ma, quando li rivedo, e quando mi rivedono, non c'è bisogno di raccontarsi nulla, e non conta davvero raccontarsi nulla; non importa cosa si è diventati, in meglio o in peggio, se si ha la pressione alta o bassa, se si è ancora sposati o già separati e divorziati, se i figli vanno bene o male a scuola (per chi ha figli), se si abita ancora nel vecchio quartiere o si è cambiato rione o addirittura città o nazione.&lt;br /&gt;Si è semplicemente, e per sempre, compagni di scuola, e dietro le rughe, le pance, i capelli grigi, si scorgono i capelli lunghi, i fisici, i visi appena coperti di lanugine barbosa, l'acne più o meno soffusa o aggressiva, degli anni verdi.&lt;br /&gt;Si è i ragazzi che si è stati e che si rimane dietro la scorza rugosa degli anni, come una castagna fresca nel suo guscio acuminato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-115009403218207735?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/115009403218207735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=115009403218207735&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115009403218207735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/115009403218207735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/06/compagni-di-scuola.html' title='Compagni di scuola'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114944746166307948</id><published>2006-06-04T11:03:00.000-07:00</published><updated>2006-06-04T11:57:41.683-07:00</updated><title type='text'>La guerra dei mondi</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/la%20guerra%20dei%20mondi.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/la%20guerra%20dei%20mondi.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ho visto ieri su uno dei canali pay per view di Sky "La guerra dei mondi", remake spielberghiano di un film del 1953 (regista Byron Haskin) e sopratutto del celeberrimo sceneggiato (o drammatizzazione?) radiofonica con cui Orson Wells nella trasmissione "Mercury Theatre on the Air" terrorizzò, suo malgrado, il New Jersey la sera del 30 ottobre 1938, raccontando un'immaginaria invasione aliena, con astronavi che emergevano dal sottosuolo e distruggevano uomini e cose.&lt;br /&gt;Si tratta dell'adattamento, come è noto, del romanzo di Herbert George Wells, pubblicato nel 1897 e ambientato nella nebbiosa Londra di fine secolo, la stessa teatro delle gesta di Jack lo squartatore.&lt;br /&gt;C'è un filo rosso che, probabilmente, unisce i tre diversi contesti storici.&lt;br /&gt;La Londra degli ultimi anni dell'800, all'apice della sua potenza imperiale, già avvertiva probabilmente, almeno nei suoi spiriti più sensibili e lungimiranti, lo spettro di quella che, benché superata in ferocia ed efferatezza dalla seconda guerra mondiale, è e rimarrà per sempre "la grande guerra".&lt;br /&gt;L'America di fine anni '30, benché in ripresa rispetto al crollo del 1929, non poteva non avvertire i tuoni minacciosi, di là dell'Atlantico, di un conflitto che sarebbe scoppiato dopo meno di un anno dal 30 ottobre 1938, con l'invasione nazista della Polonia.&lt;br /&gt;Il Mondo del 2005 guarda sgomento all'immagine indelebile delle Twin Towers centrate dagli aerei passeggeri scagliati da Atta e complici, alla guerra in Iraq, all'Iran che procede verso l'arma nucleare, al terrorismo islamico insediatosi nel giardino di casa.&lt;br /&gt;La fantascienza può dar corpo ai sogni e agli incubi, a seconda dei periodi storici.&lt;br /&gt;Nel 1977 l'aspirazione alla pace, l'idea di un progresso benevolo e benefico, gli echi non del tutto spenti del '68, dei valori e delle utopie della generazione dei figli dei fiori, costituirono il retroterra culturale nel quale Steven Spielberg potè collocare, in modo efficace e suscitando un'ondata di emozione e commozione (come sempre riesce a questo ineguagliabile regista-produttore, in ogni sua iniziativa), l'edificante favola di "Incontri ravvicinati del terzo tipo", con i suoi alieni diafani e angelicati, l'apoteosi di colori e suoni delle astronavi aliene, l'indimenticabile lunga sequenza dell'arrivo dell'astronave madre sul pizzo del diavolo, con successiva edizione rimpolpata dalle immagini dell'interno dell'astronave.&lt;br /&gt;Certo gli effetti speciali curati da quello stesso Douglas Trumbull di "2001: Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick (1968) si erano affinati, senza poter raggiungere le vette della moderna tecnologia digitale (ma è un po' come con Biancaneve e i più recenti cartoon della Disney: quale ha maggior poesia e suggestione?); ma in "Incontri ravvicinati" soffiava un vento leggero e fresco di speranza e ottimismo che il grandioso affresco di "2001" non aveva e non voleva avere nella sua visione angosciante di un futuro dominato dallo scontro tra gli astronauti e Hal 9000 e dalla solitaria discesa dell'unico astronauta sopravvissuto sul pianeta Giove e in effetti all'interno della propria coscienza ed esperienza.&lt;br /&gt;La stessa visione ispirava, nel 1982, "E.T. l'extraterrestre", con quel "cucciolo" di alieno (e almeno così lo trattavano i ragazzini protagonisti del film) tenerissimo quanto un cagnolino, intelligentissimo, capace col suo ditone allungato e luminescente di ogni guarigione, esserino tanto miracoloso da miracolarsi da solo quando sembrava irreparabilmente morto tra le lacrime di grandi e piccini nel buio delle sale cinematrografiche.&lt;br /&gt;Ma quella favola a lieto fine era poi declinata in quella triste e struggente del bambino-robot di "A.I. artificial intelligence" del 2001: l'11 settembre era ancora, sia pur di poco, di là da venire ma nella rilettura fantascientifica di Pinocchio e nell'avventuroso viaggio del bambino-robot alla ricerca della sua umanità e della mamma che lo aveva abbandonato, c'erano ancora alieni benevoli che, riscoperto il bimbo ibernato nelle profondità marine di una New York spopolata coperta dalle acque e poi dai ghiacci, gli consentivano il "miracolo" di riportare in vita la mamma e passare con lei un lungo-breve giorno, dall'alba al tramonto, prima di rimetterla a letto e lasciarla al suo sonno eterno.&lt;br /&gt;Niente di tutto questo, ovviamente, ne "La guerra dei mondi". Qui le astronavi aliene si annidano sotto terra e vengono riattivate da alieni cattivi, anzi spietati, e orridi che si catapultano nelle stesse portati da terrificanti fulmini che attraversano il cielo e perforano l'asfalto.&lt;br /&gt;Gli alieni distruggono tutto, cose e persone, queste ultime polverizzate da raggi di calore che lasciano intatti e svolazzanti (come i fogli di carta nel cielo dell'11 settembre dagli squarci delle torri gemelle?) soltanto i vestiti, e succhiano il sangue degli umani, risputandolo sotto forma di fertilizzante destinato a dar vita a piante mostruose e rosse, e a trasformare il pianeta azzurro in pianeta rosso, in albe e tramonti lividi tra i fuochi e le esplosioni dei vani scontri tra truppe terrestri e astronavi "tripodi", con le tre gambe che riproducono quelle filiformi e mostruose degli alieni.&lt;br /&gt;Qui la fantascienza da corpo agli incubi di oggi; ed è impossibile non scorgere nella emersione delle astronavi aliene dal sottosuolo e nel conseguente sgomento e terrore la metafora della scoperta di un terrorismo insabbiato e incistato nel sottofondo delle società occidentali, che si risveglia e colpisce e distrugge.&lt;br /&gt;Un intenso Tom Cruise interpreta il protagonista Ray Ferrier, operaio portuale dalla vita privata sbrindellata, che nella fuga avventurosa e nella tenace resistenza al pericolo della distruzione aliena saprà riscattare lo sbiadito passato di padre immaturo e irresponsabile e riguadagnare l'amore e il rispetto dei suoi due ragazzi l'adolescente Robbie e la piccola Rachel, che riporterà sani e salvi alla mamma (rimasta tranquilla e illesa nella casa dei suoi genitori a Boston, assieme al suo nuovo, inutile e inetto compagno della middle class).&lt;br /&gt;Nel film c'è anche un "cammeo" di Tim Robbins, nel ruolo di uno stralunato e impazzito solitario "resistente" che nell'accenno all'impossibile impresa di scavare un cunicolo e arrivare nelle fogne e metropolitane delle grandi città rappresenta l'allusione al finale alternativo immaginato da Herbert George Wells.&lt;br /&gt;Il film invece ripropone il finale classico: gli alieni si beccano una quantità industriale di virus, battesi, protozoi e miceti che ne minano il sistema immunitario e li uccidono.&lt;br /&gt;Conclusione che, in tempi di aviaria e rischi di pandemia, delinea almeno uno scenario futuribile più o meno consolante, in attesa delle astronavi aliene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114944746166307948?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114944746166307948/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114944746166307948&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114944746166307948'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114944746166307948'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/06/la-guerra-dei-mondi.html' title='La guerra dei mondi'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114935681743672319</id><published>2006-06-03T09:59:00.000-07:00</published><updated>2006-06-03T10:46:57.490-07:00</updated><title type='text'>Da Buttiglione (il colonnello) a Bertinotti</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/soldatessavisita1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/soldatessavisita1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Negli anni '70 fu tutta una fioritura di filmetti della c.d. commedia all'italiana sull'esercito e i militari. Cominciarono Franco Franchi e Ciccio Ingrassia col "sergente Rompiglioni", una mini-saga credo in due o tre "puntate" nella quale già faceva capolino, tra i comprimari, Aldo Carotenuto, un attore di qualità che come tanti, in quegli anni, per guadagnarsi la pagnotta dovette accettare parti e particine in quei filmetti.&lt;br /&gt;Carotenuto fu poi il trait d'union con le commedie sexy, che di tanto in tanto le TV locali (che però spesso ora trasmettono sul satellite, potere del digitale globalizzante!) ripropongono: "La dottoressa del distretto militare", "La soldatessa", "La soldatessa alle grandi manovre" e compagnie (e battaglioni) via cantando.&lt;br /&gt;Negli stessi anni il personaggio radiofonico del colonnello Buttiglione diede vita a sua volta a un film e vari sequel, il primo interpretato da un attore caratterista francese Jaques Duphilo, gli altri da Aldo Maccione (che era poi uno dei "Brutos" complesso comico-vocale degli anni '60, quello in cui il più brutto di tutti prendeva immancabili scoppole dagli altri: mi riferisco a "misteri gloriosi della TV" noti solo agli anzianotti come me).&lt;br /&gt;Regina incontrastata delle caserme a luci "rosse" (ma forse solo "rosa", visto che si vedevano nudi abbastanza "casti", rispetto a quelli attuali) era Edwige Fenech, ora splendida quasi sessantenne ancora molto bella e piena di glamour, che fece sognare almeno due generazioni di adolescenti, dividendoli nei due "partiti" dei fenechiani e dei bouchetiani (Barbara Bouchet era l'alternativa bionda della valchiria dalla chioma nera).&lt;br /&gt;Indimenticabili protagonisti di quei film erano poi, oltre a Carotenuto, Aldo Montagnani (altro attore di teatro di qualità costretto ad arrotondare la mesata con quei film) e Alvaro Vitali (interprete della saga di "Pierino").&lt;br /&gt;Quale era il mondo di quella vita militare?&lt;br /&gt;Camerate in cui le reclute subivano atroci scherzi dai "nonni", si accollavano le corvee (immancabile la pulitura delle latrine), marcavano visita con i più ingegnosi sistemi; sottufficiali frustrati, generalmente tonti e prepotenti; ufficiali, colonnelli, generali tromboni.&lt;br /&gt;Diciamolo: per molti anni l'esercito (onnicomprensivamente parlando delle tre armi) è stato visto come lo specchio della peggiore Italia, la sentina di ogni incompetenza e cialtroneria, una cosa sostanzialmente inutile e autoreferenziale.&lt;br /&gt;Giocava in quel sentimento la memoria della guerra perduta, di ufficiali che non si dimostrarono all'altezza, lo scarsissimo sentimento nazionale, un amor di Patria diventato imbarazzante quasi come un'orientamento pedofilo, la naturale propensione italica a defilarsi, uno spirito "guerresco" del tutto evaporato.&lt;br /&gt;Poi sono iniziate le missioni di pace: era il 1982 e un contingente italiano, al comando del generale Franco Angioni, fu spedito in un Libano martoriato dalla guerra civile tra musulmani e cristiano-maroniti (con i relativi sponsors siriano e israeliano) come forza d'interposizione sotto l'egida dell'ONU.&lt;br /&gt;Ancora un decennio, e un'altro contingente italiano andò il Somalia nel quadro di una forza multinazionale che tentò, vanamente, di rimettere ordine nel paese del corno d'Africa sbrindellato pezzo a pezzo tra bande al servizio dei c.d. signori della guerra.&lt;br /&gt;Vennero poi le missioni nei Balcani, la guerra "umanitaria" per proteggere le popolazioni del Kossovo (a proposito, lì l'Italia partecipò attivamente a missioni belliche, con le sue basi e i suoi aerei che andarono a bombardare i serbi...), il piccolo contingente di Timor est, la partecipazione a "enduring freedom", ossia al consolidamento della pace in Afganistan, e quella, da ultimo, tesa allo stesso obiettivo nell'Iraq meridionale.&lt;br /&gt;Fu allora che scomparve l'immagine macchiettistica delle nostre forze armate, e iniziammo a celebrare i primi funerali dei primi militari caduti in azione dopo la fine della seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;Fu così che la parata del 2 giugno, che aveva conosciuto alterne vicende dalla sua istituzione nel 1948, riprese vigore e diventò un appuntamento di un qualche significato e di una certa solennità.&lt;br /&gt;I contromanifestanti piddiccini, rifondaroli e verdi (solecheghigna, più che ridere) naturalmente non sanno niente di tutto questo, né della distinzione tra guerra d'aggressione, guerra difensiva, missioni di polizia internazionale, missioni umanitarie.&lt;br /&gt;I loro leader, da Diliberto a Pecoraro Scanio, citano come sacro manifesto del pacifismo unilaterale e unidirezionale l'art. 11 della Costituzione.&lt;br /&gt;Ma che dice l'art. 11 della Costituzione?&lt;br /&gt;Che l'Italia, uscita come tutta l'Europa e il Mondo intero dalle macerie di una guerra terribile come la seconda mondiale, "ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli", ossia rifiuta la guerra di aggressione, volta alla conquista, e ripudia la guerra "come strumento di risoluzione delle controversie internazionali", ovvero l'escalation bellica tra nazioni che accampano reciproche pretese.&lt;br /&gt;Rientrano in questo solenne paradigma le missioni di polizia internazionale, le missioni umanitarie, le missioni d'interposizione tra belligeranti?&lt;br /&gt;A me non pare del tutto evidente.&lt;br /&gt;Prendiamo i tre esempi: Kossovo, Afganistan, Iraq.&lt;br /&gt;In Kossovo, si trattava di evitare una carneficina e una nuova pulizia etnica dopo quelle che Milosevic e i suoi soci avevano sostenuto in Bosnia e in altri pezzi della ex Jugoslavia.&lt;br /&gt;In Afganistan, di stanare dai loro santuari i talebani e i qaedisti, coautori dell'11 settembre e di tante successive stragi.&lt;br /&gt;In Iraq, di deporre un dittatore che aveva a sua volta fatto operazioni di pulizia etnica (i massacri dei curdi), sanguinose repressioni, appoggiando il terrorismo palestinese e islamico.&lt;br /&gt;Sono state queste guerre di aggressione? Erano rivolte alla conquista di quelle nazioni e ad attentare alle libertà dei loro popoli? O non piuttosto a liberare quei popoli dal giogo di dittature sanguinarie e oscurantiste?&lt;br /&gt;E' troppo sperare che queste cose le sappiano e ci riflettano i ragazzotti dei centri sociali; dovrebbero saperlo i "combattenti e reduci" ultracinquantenni della sinistra radical-kitch che amoreggiano con Castro e i neodittatori sudamericani; lo sanno ma hanno il loro tornaconto politico ad alimentare pacifismo e confusione i leader politici piddiccini, rifondaroli, verdi.&lt;br /&gt;Di certo lo sa anche il Presidente della Camera, che ieri, imbarazzato e stranito, ha seguito la sfilata dal palco delle autorità per dovere istituzionale, cercando di rimanere "di lotta" (almeno un pochino) col distintivo arcobalenista sul bavero della giacca.&lt;br /&gt;Non credevo di poter mai condividere un giudizio di Bondi (che trasfonde nella sua fede nel berlusconismo quella stessa cecità che molti trasfondono nella fede comunista e pacifista).&lt;br /&gt;Ma Bondi ha detto ieri una cosa giusta: "Il modo con cui Bertinotti adempie alle sue responsabilità di presidente della Camera è imbarazzante e fa precipitare l'Italia nel ridicolo".&lt;br /&gt;Chissà che non se ne sia accorta anche "Lady" la cagnetta meticcia mascotte dei carabinieri, in parata anche lei tra i monumentali cavalli dell'Arma.&lt;br /&gt;Le cronache non lo dicono, ma mi piace immaginare che arrivata all'altezza del Presidente di lotta e di governo gli abbia abbaiato festante. E magari ha alzato la zampina posteriore, accostandosi al palco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114935681743672319?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114935681743672319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114935681743672319&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114935681743672319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114935681743672319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/06/da-buttiglione-il-colonnello.html' title='Da Buttiglione (il colonnello) a Bertinotti'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114915242060100583</id><published>2006-06-01T01:07:00.000-07:00</published><updated>2006-06-01T02:07:37.116-07:00</updated><title type='text'>Questioni di stile</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/Senza%20nome.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/Senza%20nome.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La mia generazione aveva quattordici anni quando fu ucciso Luigi Calabresi, "il commissario", e ricorda le immagini in bianco e nero dei telegiornali, la pozza scura del sangue nell'angusto spazio tra due automobili, di quelle comuni rigorosamente nazionali, anzi "Fiat", che circolavano allora.&lt;br /&gt;E se all'epoca della strage di piazza Fontana eravamo più piccoli, comunque avevamo avuto modo di conoscere, quali "contemporanei", la bomba piazzata nella sala circolare della Banca nazionale dell'agricoltura di Milano, la morte per "precipitazione" da una finestra del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, i sospetti su quel suicidio che molta parte della sinistra parlamentare ed extraparlamentare considerava un omicidio, o una messinscena di suicidio, gli slogan dei cortei ed uno in particolare "La strage è di stato, Pinelli assassinato", che nel 1972 si aggiornò in "Feltrinelli assassinato", quando l'editore rosso Giangiacomo, di sicure pulsioni rivoluzionarie, restò dilaniato sotto un traliccio dell'alta tensione da una bomba che, si disse, stava "piazzando" in prima persona (ma pochi ci credettero, almeno all'epoca).&lt;br /&gt;Era, e rimane nonostante i tanti processi, dei quali quello di piazza Fontana chiusosi dopo infiniti dibattimenti in varie diverse sedi processuali senza colpevoli ufficiali e certificati, il periodo più oscuro e nebuloso della storia recente dell'Italia repubblicana.&lt;br /&gt;Ma di quella nebulosa di immagini, titoli di giornali, cortei, slogan, bombe, sangue, pallottole, gruppuscoli di destra eversiva, gruppuscoli di sinistra rivoluzionaria, infiltrati, processi, rimane nitido un ricordo: l'immagine di "assassino" che, a torto o ragione, e molto probabilmente a torto, una generazione giovanile si fissò negli occhi, nella mente e nel cuore, del commissario Luigi Calabresi.&lt;br /&gt;Non so dire se il suo omicidio, starei per dire nella logica dei suoi assassini la sua "esecuzione", ebbe davvero Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani come mandanti e Leonardo Marino e Ovidio Bompressi come esecutori materiali.&lt;br /&gt;Una verità processuale, stabilita dopo un tormentato processo costellato di annullamenti della Cassazione e rinnovazioni dei giudizi di appello, vuole che appunto i quattro, in quei ruoli, abbiano compiuto quel delitto.&lt;br /&gt;Una verità politica, questa non controvertibile, è che Luigi Calabresi fu additato come il boia di Pinelli, il prezzolato poliziotto al servizio di trame oscure, il "nemico del popolo" per antonomasia.&lt;br /&gt;Ed è incontestabile che tra i più tenaci accusatori di Calabresi, che gli cucirono addosso l'immagine che si fissò nella mente e nel cuore della mia generazione e di quella immediatamente precedente(cioé del mondo giovanile sensibile alla politica), vi fu "Lotta continua", giornale-movimento di cui Adriano Sofri era il leader indiscusso e Pietrostefani e Bompressi dirigenti autorevoli.&lt;br /&gt;E' comprensibile e umano che gli ex di LC disseminatisi nel mondo dell'informazione e della cultura (compresi i Lerner, i Mughini, e via andare) o qualche ex PCI amico alla Ferrara credano e giurino sull'innocenza di Sofri.&lt;br /&gt;E' innegabile che l'Adriano Sofri giornalista e commentatore autorevole, che ha scritto reportage da Saraievo e intelligenti "lettere dal carcere" di Pisa su Panorama, sia persona stimabile e perbene.&lt;br /&gt;Certo le "lettere dal carcere" e i quaderni di Antonio Gramsci non ebbero la stessa immediata diffusione e fortuna, ma c'era una dittatura, un regime, e in più Gramsci morì giovane, finito di consumare dal carcere non avendo salute di ferro.&lt;br /&gt;Personalmente, e sul piano giuridico, ho dissentito dalla pretesa di Castelli di considerare come "duale", ed in senso politico, il potere di grazia, che, come poi riconosciuto dalla Corte Costituzionale, appartiene invece al solo Presidente della Repubblica.&lt;br /&gt;E' vero però che questo istituto di antiche origini, espressione storica di un potere proprio dei sovrani assoluti, poi passato alle monarchie costituzionali, si attaglia molto meglio a delitti comuni che a delitti "politici", o se vogliamo essere precisi a delitti comuni di matrice e ispirazione "politica".&lt;br /&gt;Per questi ultimi, se e in quanto sia possibile sotto il profilo storico e appunto politico, sono più congeniali atti di clemenza "collettivi", ossia amnistie e indulti.&lt;br /&gt;Ma amnistie e indulti in questa materia sono a loro volta comprensibili solo quando si inaugura una stagione che chiuda, con passaggi più o meno sanguinosi seguiti da una rilegittimazione popolare del potere, una stagione precedente, in cui un potere, che non ha mai avuto o ha perso legittimazione popolare o democratica, abbia commesso delitti.&lt;br /&gt;Tanto per intenderci: ancora si discute sulla famosa "amnistia Togliatti" dei delitti dei gerarchi fascisti, e della mancata "epurazione" delle classi dirigenti fasciste, riciclatesi in larga misura nella classe dirigente repubblicana; e son passati si badi, sessant'anni; e quella amnistia aveva comunque quale retroterra una guerra, e anche una guerra civile, e milioni di morti, e il passaggio dalla dittatura fascista alle libertà costituzionali e democratiche del nuovo regime repubblicano.&lt;br /&gt;Ho la sensazione quindi che sia prematuro, ancora molto, se non del tutto inappropriato, invocare una "amnistia" per chi si è macchiato di delitti nella stagione del terrorismo e della delinquenza politica, con buona pace di Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi, Cossiga e circoli politico-culturali.&lt;br /&gt;Anche perché non c'era un "regime" o una "guerra civile" che in qualche modo potesse legittimare terrorismo e guerra civile, come invece, ad esempio, per il terrorismo etnico basco o quello religioso irlandese.&lt;br /&gt;E' davvero un nodo arduo: difficile immaginare l'adeguatezza della grazia, ancor più la percorribilità della strada dell'amnistia.&lt;br /&gt;O meglio, va bene la grazia solo se giustificata da ragioni "umanitarie", riferite cioé alle sole condizioni di salute che rendano inutile nei suoi fini afflittivi e rieducativi l'espiazione della pena (e mi auguro perciò che le ragioni di salute di Bompressi siano vere, radicate e fondate, come non dubito peraltro).&lt;br /&gt;Ciò vale a più forte ragione per Sofri, che come si sa è stato molto male, è sopravvissuto per miracolo e la cui salute potrebbe oggi essere seriamente minata.&lt;br /&gt;Certo, non sarebbe stato sbagliato se la concessione della grazia a Bompressi fosse stata preceduta da un'iniziativa tesa a informare la vedova e i figli di Calabresi, se si fosse atteso ancora qualche mese, se non si fosse trattato quasi del primo atto del Presidente Napolitano, se questi avesse affidato la notizia a un più compassato comunicato stampa anziché a dichiarazioni in video.&lt;br /&gt;Questioni di stile, forse: ma da un Presidente del cui stile non si è mai dubitato era legittimo attendersi un po' più di stile e sensibilità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114915242060100583?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114915242060100583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114915242060100583&amp;isPopup=true' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114915242060100583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114915242060100583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/06/questioni-di-stile.html' title='Questioni di stile'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114858101419364704</id><published>2006-05-25T10:39:00.000-07:00</published><updated>2006-05-25T11:23:20.880-07:00</updated><title type='text'>Omaggio alla bellezza</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/laura.antonelli.0.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/laura.antonelli.0.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le calze fumé sfilate e tenute su dalle giarrettiere, l'abitino anonimo di casa dalla cui scollatura occhieggiava il reggiseno, il magico erotismo di una cascata di capelli ondulati che incorniciavano due occhi profondi.&lt;br /&gt;Così irruppe nei primi anni '70 nell'immaginario collettivo dei maschi italiani, con la locandina del film che prometteva turbamenti profondi.&lt;br /&gt;E turbamenti furono, e non solo per gli adolescenti che cercavano di farsi più alti e più grandi per varcare i controlli, di solito molto blandi, delle biglietterie dei cinema di 2^ e 3^ visione, mascherando voci ancora incerte e "bianche" che respingevano sdegnate e palpitanti l'insinuazione maliziosa: "Ma sei sicuro che hai 14 anni?".&lt;br /&gt;Il film era vietato proprio ai minori di 14 anni, e mai come nell'anno della "apparizione" un'età fu più desiderata, odiata, sbandierata, segno della raggiunta minima maturità che dava titolo a due ore di sogni, e a tante successive di febbrili ricordi e risorgenti eccitazioni.&lt;br /&gt;Quel film segnò un'epoca e inaugurò la stagione del "soft eros italian style", restando vetta ineguagliata dall'infinito rosario di filmetti che cercarono di rinverdirne il successo di botteghino senza poterne mai raggiungere l'ammirevole impasto di seduzione, cifra narrativa e tecnica di buona scuola filmica.&lt;br /&gt;Ogni fotogramma era un film a se, e in ogni fotogramma in cui compariva la nuova "dea" dell'amore la sua luminosità morbida riempiva lo schermo.&lt;br /&gt;L'unico attore conosciuto del film era un grande attore di teatro, più che di cinema, che avrebbe conosciuto anche il successo televisivo con "I racconti del maresciallo" di Mario Soldati.&lt;br /&gt;Un attore siciliano solido come ferro che aveva nome che di ferro sapeva, appunto: "Turi". E di cognome faceva proprio "Ferro".&lt;br /&gt;Ma chi conosceva, allora, invece, la protagonista? Aveva un nome gentile e petrarchesco e un cognome pure gentile, ma l'uno e l'altro non avevano ancora lasciato tracce memorabili.&lt;br /&gt;E non meno sconosciuto era il protagonista, un ragazzotto belloccio non dissimile da ogni adolescente italiano, con un nome magniloquente "Alessandro" e il cognome che sembrava un volante sportivo "Momo".&lt;br /&gt;Fu l'adolescente più invidiato d'Italia, non c'è dubbio, per aver potuto avvicinare e stringere, sia pure in abbracci cinematografici (ma chi capiva o si chiedeva dove finisse la finzione e iniziasse la realtà, tra quegli adolescenti invidiosi?), la "dea" dell'amore; e comunque il ragazzotto nella vita privata non stava tanto male se si era poi fidanzato con un'altra giovane, atletica e avvenente attrice adolescente alle prime armi, non proprio da buttar via (Eleonora Giorgi).&lt;br /&gt;Morì giovane Alessandro Momo, giovanissimo, in un incidente in motocicletta; non divenne un mito come James Dean e forse ormai il suo nome dice poco e niente, ma per chi era adolescente allora basta un fotogramma per ricordarlo.&lt;br /&gt;L'attrice ebbe una carriera fortunata, recitò in molti film, sempre bellissima e seducente, vera icona della bellezza italiana che nemmeno le pur splendide Bellucci e Ferilli possono scalfire e eguagliare, e sì che era un'italiana dell'Istria, e quindi un po' "esotica".&lt;br /&gt;Fece coppia con il più brutto ma simpatico e fascinoso attore di quegli anni, "Bebel" Belmondo, il rovescio della medaglia del Delon ombroso e viscontiano, faccia da schiaffi e canaglia incantevole che diede forse il meglio di se accanto ad una splendida Claudia Cardinale nell'indimenticabile "Il clan dei marsigliesi".&lt;br /&gt;E poi quell'attrice scomparve per riapparire sulle foto dei rotocalchi sfigurata da improvvide iniezioni di botulino, implicata in storie di droga, nell'abisso della dimenticanza e della decadenza.&lt;br /&gt;E' riemersa agli onori della cronaca qualche giorno fa, perché le è stato risarcito il danno di quel processo che contribuì a distruggerla: un centinaio di migliaia di euro che forse attenueranno la sua presumibile scarsità di mezzi ma non potranno restutuirle quel che la vita e la avversa fortuna (oltre che gli sbagli, chiaro) le hanno rubato.&lt;br /&gt;Fa male al cuore vederla nelle immagini rubate dagli operatori TV cinque anni fa: grassa, gonfia, irriconoscibile, una massaia sessantenne priva di qualsiasi luce.&lt;br /&gt;Sarebbe bello se con un colpo di bacchetta magica le si potesse restituire la luminosità degli anni verdi e belli.&lt;br /&gt;Almeno nel ricordo però Laura resta così: la servetta seducente di "Malizia", la luminosa "Veneziana", la suorina di un episodio di un film "Lavoratore italiano all'estero" dove un Buzzanca stralunato fa il donatore di seme in una clinica straniera, e a lei s'ispira per "guadagnarsi la pagnotta".&lt;br /&gt;Ricordiamola così: lo merita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114858101419364704?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114858101419364704/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114858101419364704&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114858101419364704'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114858101419364704'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/05/omaggio-alla-bellezza.html' title='Omaggio alla bellezza'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114839707779189679</id><published>2006-05-23T07:37:00.000-07:00</published><updated>2006-05-23T08:11:17.810-07:00</updated><title type='text'>Per non dimenticare D'Antona e Biagi</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/moro.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/moro.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ieri sera ho visto la prima puntata di "Attacco allo Stato", una miniserie (due sole puntate)sugli omicidi di Massimo D'Antona e Marco Biagi, la casuale cattura di Nadia Desdemona Lioci dopo la sparatoria in cui rimasero uccisi l'altro brigatista Galesi e il sovrintentente polfer Petri, lo smantellamento delle nuove BR.&lt;br /&gt;Ricordo il senso d'incredulità e sbigottimento alla notizia dell'omicidio di D'Antona e alla lettura del relativo "volantino" di rivendicazione: le BR sembravano appartenere ormai all'archeologia di una stagione di sangue, tra il 1970 e i primi anni '80, rimandando ad immagini sbiadite in bianco e nero di vecchi TG, ai titoli di pagine ingiallite di giornali, ad un clima di scontro sociale e politico ormai superato dalla globalizzazione.&lt;br /&gt;E invece, sia pure con mezzi e militanti assai più ridotti, le BR erano "risorte" conservando l'armamentario ideologico allucinato del passato.&lt;br /&gt;Svuotate le fabbriche di "quadri" operai in relazione all'avvento di processi produttivi all'insegna dell'automazione e alla delocalizzazione, le nuove BR si proponevano di parlare a nuovi interlocutori sociali, nell'area del lavoro precario e/o flessibile, dei centri sociali, dell'emigrazione, delle "nuove povertà".&lt;br /&gt;Benché quel "progetto" sia stato sventato, è bene ricordarlo: se forse mai più i gruppi eversivi potranno avere la base di (relativa) massa che ebbero in passato, un'area di scontento sociale ci sarà sempre, e in quest'area di vecchie e nuove marginalità potranno sempre annidarsi i germi di azioni terroristiche o para-terroristiche (comprese le iniziative dei c.d. anarco-insurrezionalisti, con i loro pacchi-bomba); come pure non può escludersi che nel brodo di coltura di certi centri sociali allignino "alleanze" e "convergenze d'interesse" con gruppi terroristi islamici, nel comune cemento del risorgente antisemitismo (più o meno mascherato come critica allo stato d'Israele, che però è lo stato ebraico, e quindi parliamo della stessa cosa) e dell'imperituro antimperialismo anti-U.S.A.&lt;br /&gt;Se rivado con la memoria al passato, ricordo ancora, alle prime azioni BR (il sequestro del sostituto procuratore Sossi, ad esempio, taluni "espropri proletari"...) il vivace dibattito interno alla sinistra giovanile di allora, il rifiuto di pensare che le BR potessero essere altro che "fascisti provocatori" da parte del P.C.I. e della F.G.C.I. o invece, da parte di taluni gruppi della sinistra extraparlamentare, la considerazione che si trattava di "compagni che sbagliano", cioé i cui obiettivi, e non anche i mezzi, erano in fondo condivisibili.&lt;br /&gt;Scorrendo le biografie dei capi storici brigatisti, invece, si è visto che provenivano spesso dalle fila dei movimenti giovanili della sinistra "ortodossa", avevano matrice cattolica, coltivavano il mito della "Resistenza tradita", ossia della mancata insurrezione rivoluzionaria al termine della seconda guerra mondiale, organizzandosi in strutture che scimmiottavano quelle delle formazioni partigiane, e assegnandosi pseudonimi proprio come i partigiani.&lt;br /&gt;I loro volti non erano estranei, come si è detto efficacemente, all'album di famiglia della sinistra italiana, anche se da quela famiglia erano poi usciti per entrare in clandestinità.&lt;br /&gt;Certo rimane, e forse rimarrà sempre, oscuro il ruolo giocato nelle azioni più eclatanti (il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro) dai servizi segreti italiani, americani e sovietici, ed ancor oggi la lettura del libro di Flamigni "La tela del ragno" - Edizioni Kaos, appunto dedicato al sequestro Moro, lascia aperti molti inquietanti interrogativi.&lt;br /&gt;Eppure, per tornare al bel sceneggiato (la seconda e ultima puntata stasera su canale 5), non era affatto casuale e sfuocato il senso di colpire due uomini come Massimo D'Antona e Marco Biagi, giuristi intenti, quali consiglieri di due diversi ministri del lavoro (il diessino Bassolino il primo, il leghista Maroni il secondo) alla stessa opera: costruire un "nuovo mercato del lavoro" in cui fossero coniugabili flessibilità e tutela dei diritti, nuove forme di lavoro e nuove garanzie giuridiche.&lt;br /&gt;Se qualcosa manca nello sceneggiato è il clima in cui maturò soprattutto l'omicidio di Marco Biagi: non si può né si deve dimenticare le critiche, anche molto, troppo aspre, che alcuni settori del sindacato, della CGIL e della FIOM, mossero in quella stagione al giuslavorista bolognese, al suo "libro bianco", alla riforma che porta il suo nome (e che oggi settori della sinistra radicale parlamentare vorrebbero senz'altro eliminare con un tratto di penna). Il "cinese" Cofferati, prima di vestire i panni istituzionali di Sindaco di Bologna, e di intraprendere giuste battaglie per la "legalità" cittadina, polemizzò aspramente con Biagi e quei settori sindacali che non rifiutavano a priori le sue idee.&lt;br /&gt;Sarebbe folle sostenere che quelle polemiche abbiano avuto un peso nella decisione delle nuove BR di uccidere Biagi; ma di certo non le dissuasero dal proposito criminale, e chissà alimentarono nella loro allucinata percezione della realtà l'idea che vi potesse essere un "consenso" ai loro obiettivi di lotta.&lt;br /&gt;Voglio chiudere con un piccolo ricordo personale di Massimo D'Antona: nel dicembre 1983 quando sostenni l'orale del concorso per entrare in magistratura D'Antona era uno dei componenti della commissione di concorso; non aveva ancora i baffi, era molto giovane, molto gentile, e contribuì ad allentare la tensione con cui molti come me affrontavano quella difficile prova; sulla sua materia (Diritto del lavoro) ebbi 10. &lt;br /&gt;Lo ritrovai qualche anno dopo, non so in quale convegno o occasione pubblica, e lo salutai ricordando quella prova orale. &lt;br /&gt;Mi sorrise sotto i baffi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114839707779189679?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114839707779189679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114839707779189679&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114839707779189679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114839707779189679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/05/per-non-dimenticare-dantona-e-biagi.html' title='Per non dimenticare D&apos;Antona e Biagi'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114819390688955430</id><published>2006-05-20T22:53:00.000-07:00</published><updated>2006-05-20T23:45:07.763-07:00</updated><title type='text'>La bestia nel cuore</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/bestia_nel_cuore02_m.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/bestia_nel_cuore02_m.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"La bestia nel cuore" è un film bellissimo. L'ho visto ieri sera in pay per view su Sky. Ero tornato da Roma stanco e anche un po' depresso, per niente in particolare e per tutto in generale. Sapevo che era stato candidato all'Oscar per miglior film straniero. Ma il suo oscar lo aveva già vinto come successo di pubblico e critica. Sapevo che era tratto da un romanzo della stessa regista Cristina Comencini, e che il romanzo era andato a ruba. Sapevo che era uscito in contemporanea con "I giorni dell'abbandono" e che si era scatenata la solita guerra italiana "guelfi-ghibellini" tra i sostenitori della Margherita Buy, protagonista del film di Roberto Faenza, e quelli di Giovanna Mezzogiorno, intensissima interprete del film della Comencini.&lt;br /&gt;Perché il film mi è piaciuto?&lt;br /&gt;Secondo me un grande film, pur avendo un nucleo narrativo portante, deve essere capace di offrire una ricchezza di intrecci di storie, situazioni, sentimenti, vite come è normale nella vita di ogni giorno e di ciascuno.&lt;br /&gt;La storia centrale è quella di due fratelli, Sabina e Daniele, figli di due austeri e all'apparenza grigi e inappuntabili insegnanti di scuola media superiore.&lt;br /&gt;In una casa piccolo-borghese degli anni '60-'70, ingombra di mobili classici, solidi, comuni, con le porte di vetro smerigliato, si dipana l'esistenza di una famiglia "normale": il padre, severo, corregge i compiti nel suo studio, la madre, sbiadita e succube, li corregge in cucina.&lt;br /&gt;La famiglia "normale" ha un "cuore di tenebra": dietro l'apparenza perbene della qualunque famiglia, così rassicurante nel quadretto classico (padre, madre, il maschietto più grande, la femminuccia), si nasconde il terribile segreto di un'infanzia violata, di un padre pedofilo che, finita la correzione dei compiti, percorre il corridoio e chiama il figlio, con voce lamentosa e quasi da bambino, per i suoi "giochi" malati; e dopo la ribellione del figlio, che la madre consapevole e accondiscendente cerca di rassicurare dicendogli "siamo una famiglia", approccia anche la piccola Sabina, solo due volte.&lt;br /&gt;Troppo poco perché Sabina ne serbi un ricordo cosciente. Troppo perché non ne resti segnata nell'inconscio, dal quale l'incubo emergerà in forma di sogno dopo che essa avrà ripreso contatto con le foto dei genitori, di cui torna a occuparsi per la traslazione dei resti a distanza di anni dalla loro morte.&lt;br /&gt;Emilia, l'amica cieca di Sabina, che vive rinchiusa in un appartamento con il suo cane, passando il tempo su un telaio e ascoltando musica, e che ama Sabina, e che ricorda quel ritratto di famiglia "normale" e "rassicurante", coglie il senso del rifiuto inconscio dell'amica di affrontare il dolore e l'angoscia quando le dice che lei cerca di mettere sempre una "distanza", un "distacco", dalle cose che la feriscono.&lt;br /&gt;Maria, l'amica cinquantenne di Sabina, che la dirige nel suo lavoro di doppiatrice, non riesce a penetrare la superficie del mare oscuro che è la coscienza di Sabina, perché troppo presa a sopravvivere all'abbandono del marito, che si è messo con una amica della loro figlia, e che l'ha lasciata dicendole: "Vorrai mica che invecchi con te?".&lt;br /&gt;Franco, il compagno di Sabina, attore di teatro duro e puro che alla fine si piega alle esigenze della quotidianità e accetta di recitare in un serial TV di ambiente medico, non sa andare oltre il piano consueto di un rapporto d'amore e convivenza.&lt;br /&gt;Sabina decide allora di raggiungere il fratello Daniele in una piccola città degli U.S.A., dove egli insegna in quelle "incantevoli" realtà di campus universitari organizzati, ricchi di mezzi, libri, buoni rapporti sociali, case indipendenti con prato e giardino.&lt;br /&gt;L'incontro sarà dirompente e decisivo: Sabina riuscirà a scuotere il rigido controllo in cui il fratello ha chiuso la sua sfera emotiva, sottoponendosi ad anni di analisi senza riuscire a liberarsi del tutto del trauma infantile, di cui rimane traccia nell'incapacità di abbracciare i propri figli nel terrore di ritrovare in quelle effusioni l'eco malata degli abbracci paterni, di ritrovare in sé le stigmate di una morbosità, di un "contagio" della depravazione.&lt;br /&gt;Dal doloroso scavo nei ricordi infantili però i due fratelli porteranno alla luce non solo il grande affetto che li lega ma anche il senso di una famiglia che non hanno mai avuto: orfani e figli solo di se stessi, e per questo legati da un filo più profondo di quello "normale" tra fratelli, adulti senza infanzia eppure ancora bambini che l'infanzia dovranno viverla attraverso i loro figli.&lt;br /&gt;Perché anche Sabina avrà un figlio da Franco, e lo chiamerà Daniele; e Daniele, nella scena finale, riuscirà finalmente ad abbracciare uno dei suoi due figli.&lt;br /&gt;Il viaggio della vita quotidiana attraverso il dolore, la solitudine, la diversità.&lt;br /&gt;La faticosa educazione alla vita e alla maturità.&lt;br /&gt;Questo è il succo de "La bestia nel cuore", che a ben guardare non ha personaggi "minori", tra quelli femminili.&lt;br /&gt;Non è una figura minore quella di Emilia, due volte diversa perché cieca e lesbica, che ama senza essere riamata Sabina e che trova la voglia di uscire dalla sua tana attraverso l'amore di Maria, donna concreta, pratica, forte ma ferita nel suo orgoglio, nelle sue certezze, dall'abbandono del marito per la solita sciaquina venti-trentenne; e Maria, a sua volta, nell'amore "diverso" di Emilia riscopre tenerezza, affetto, passione.&lt;br /&gt;I personaggi maschili sono invece, salva la figura inquietante del padre di Sabina e Daniele, sfumati e sostanzialmente banali e stereotipati: Franco, il compagno di Sabina, che si ribella quando lei, in partenza per gli Stati Uniti, gli predice che la tradirà con la prima che "glielo fa rizzare", e in effetti si scopa una compagna di set; il regista del serial TV, che vagheggia un improbabile tenero film su due spazzini che ritrovano un bambino in un cassonetto e lo adottano.&lt;br /&gt;Storia di dolore, solitudine, diversità, dicevo; e anche di speranza: le cicatrici, scrive Daniele a Sabina in una e-mail, restano ma bisogna imparare a vivere nonostante le cicatrici, lasciare che esse sbiadiscano, perdonarsi perché non si è colpevoli del male che si è ricevuto e di quello che non si è riusciti, nonostante tutti gli sforzi, a impedire.&lt;br /&gt;Film bello anche nella tecnica, nei piani sequenza della casa dei genitori, abbandonata, coi mobili impolverati, tomba dei segreti inconfessabili della famiglia "normale", nella fotografia che vira su toni ora freddi ora caldi, nella recitazione intensa e così naturale di Giovanna Mezzogiorno (Sabina), Luigi Lo Cascio (Daniele), Stefania Rocca (Emilia), Angela Finocchiaro (Maria), nei simbolismi (la rottura delle acque di Sabina, in un vagone solitario nella campagna pugliese di una vacanza estiva, che nella sua mente è un fiume che travolge la casa famigliare e i suoi abitanti, spazzando via nel naufragio della famiglia quei legami inconfessabili e dolorosi).&lt;br /&gt;Leggerò il romanzo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114819390688955430?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114819390688955430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114819390688955430&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114819390688955430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114819390688955430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/05/la-bestia-nel-cuore.html' title='La bestia nel cuore'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114763210182215088</id><published>2006-05-14T11:03:00.000-07:00</published><updated>2006-05-14T11:44:43.493-07:00</updated><title type='text'>BIANCONERI DEL BORGOROSSO</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/BORGOROSSO.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/BORGOROSSO.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Bianconeri del Borgorosso, rosso rosso rosso rosso, bianconeri del borgo rosso, rosso rosso football club"!&lt;br /&gt;Ve lo ricordate l'inno intonato con orgoglio dall'indimenticabile Alberto Sordi, nei panni del Presidente del Borgorosso Football Club?&lt;br /&gt;Sembra passato un secolo, ed era solo ieri o l'altro ieri. Le società di calcio non erano società quotate in borsa, i calciatori facevano lunghe trafile dalle serie inferiori, gli allenatori erano ruspanti come il mitico Oronzo Pugliese, con i suoi riti propiziatori (cui forse si ispirò Trappattoni ai mondiali nippo-coreani del 2002, senza fortuna, con l'acqua santa sparsa sul campo...), i giornali raccontavano con retoriche guerresche gli epici scontri della domenica pomeriggio (altro che anticipi e posticipi serali), il calcio era in bianco e nero come tutto il resto, ma non nel senso dell'egemonia juventina.&lt;br /&gt;Tutto pulito a quei tempi? No, anche allora c'erano magagne, arbitri comprati e venduti, ma in maniera "casereccia", alla buona, senza metodo "scientifico", senza pianificazioni che magari coinvolgevano interi campionati e poi qualificazioni in coppa dei campioni (così si chiamava allora, prima che l'anglicismo imperversante e la formula a gironi eliminatori ne facessero un supercampionato europeo).&lt;br /&gt;I Presidenti erano industrialotti che scoprivano il pianeta calcio mettendoci dentro quel tanto di mecenatismo che avevano e potevano, magari rovinandosi, come appunto il Presidente del Borgorosso, senza decreti "spalmadebiti" e salvataggi più o meno politici, senza "parametri" di ripescaggio, con la forza della proprietà dei cartellini dei giocatori, che erano veri "lavoratori dipendenti" e non "liberi professionisti" della pedata, senza sponsor unici, tecnici, senza nomi sulle maglie, senza dirette televisive e processi televisivi di compagnie di giro.&lt;br /&gt;A quei tempi il calcio aveva il sapore e il colore di "Tutto il calcio minuto per minuto", già "90° minuto" era un'innovazione trascendentale, "La Domenica Sportiva", condotta da Enzo Tortora o da Tito Stagno un vero rito religioso per i fedeli di "Eupalla" (la immaginifica divinità della penna inimitabile di Gianni Brera), le moviole avevano immagini sgranate, da cui si vedeva abbastanza poco, gli arbitri erano i signori e padroni incontrastati del campo di gioco, e Concetto Lobello aveva l'autorità di un ministro.&lt;br /&gt;L'arrivo delle dirette, dei digitali terrestri, spaziali, interplanetari, interstellari e intergalattici (gli unici "spazi" in cui l'Inter sia incontestabilmente prima!), le ricche sponsorizzazioni, il riparto della ricca torta dei diritti TV, la lievitazione incontrollata dei prezzi dei giocatori svincolati dalla sentenza "Bosman", e quindi dei loro ingaggi, e di conserva quella degli "onorari" dei loro procuratori, dei compensi degli allenatori, dei dirigenti-manager, di tutta la compagnia "contante" (forse solo i magazzinieri ne son restati fuori), hanno fatto del calcio un'industria: e siccome i profitti dipendono dai risultati e dai titoli vinti, è quasi naturale che in questa industria allignassero, come d'altra parte in tanti settori di questo Paese, pratiche "anticoncorrenziali" e "cartelli oligopolistici".&lt;br /&gt;Che ha fatto, in fondo, Moggi di diverso da quanto hanno fatto e fanno i capitani d'industria, compresi quelli presuntamente "coraggiosi" celebrati ai tempi della privatizzazione della Telecom, i Consorte, i Fiorani, i "furbetti del quartierino" noti e quelli meno noti sfuggiti alle maglie della giustizia, i tanti che hanno beneficiato delle privatizzazioni sostituendo monopoli privati a monopoli pubblici (vedi caso Autostrade)?&lt;br /&gt;Ha, ne più né meno, applicato, con gli adattamenti del caso, pratiche anticoncorrenziali, per consolidare un oligopolio pallonaro che generasse profitti.&lt;br /&gt;Tanto più che l'azionista di riferimento della Juve si era man mano sfilato dalla gestione e disimpegnato finanziariamente (un po' come accaduto alla Fiat sino a appena due anni fa) e quindi si doveva "industriare" e "ingegnare".&lt;br /&gt;Dopo di che, siccome anche Moggi "tiene famiglia", come poteva non pensare a "sistemare" il figlio?&lt;br /&gt;Mi scoccia dar ragione a Mughini, ma è vero che troppe "vergini" presunte e dell'ultima ora si stracciano le vesti disperate e affrante, non avendo sino a ieri o all'altro ieri disdegnato l'alcova del "manovratore" o le sue blandizie, tessendone le lodi, contendendoselo per le sue capacità di novello Re Mida del mondo pallonaro.&lt;br /&gt;Certo, è un po' triste (e se lo dice un interista c'è da credergli) vedere i tifosi juventini che nonostante tutto, oggi, hanno invaso Bari e il San Nicola, in un tripudio di sciarpe e cappellini bianconeri e bandiere tricolori, per festeggiare uno scudetto solo provvisoriamente assegnato, destinato con ogni probabilità a essere revocato, assieme al 28°, e fosse solo questo sarebbe niente perché a leggere i giornali la retrocessione è cosa abbastanza probabile, se non certa.&lt;br /&gt;Vedendoli passare, nei pullman scortati dalla polizia, guardando in TV le immagini di piazza Castello a Torino, quei festeggiamenti un po' mesti ricordano i funerali di New Orleans, con le orchestre di diexiland che suonano motivetti allegri accompagnando le bare al cimitero.&lt;br /&gt;Ma anche questi tifosi hanno poi diritto a tutta la comprensione del mondo? Non sono loro che, insaziabili, incontentabili, incontenibili, hanno spinto questo mondo pallonaro, inscenando manifestazioni di piazza per la cessione o il mancato acquisto di un campione, alimentando i processi televisivi e le compagnie di giro dell'avanspettacolo calcistico-giornalistico?&lt;br /&gt;Fa un po' ridere, devo proprio dirlo, sentire che qualcuno, per cavalcarne la delusione, arrivi a prospettare richieste di risarcimenti alla Lega, alla FIGC, alla Juve, alla Triade, nel nome dei diritti del consumatore, quasi che ci sia un diritto a vincere gli scudetti, a non retrocedere, a qualificarsi per le coppe europee.&lt;br /&gt;Se la rifondazione comincia così, c'è poco da sperare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114763210182215088?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114763210182215088/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114763210182215088&amp;isPopup=true' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114763210182215088'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114763210182215088'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/05/bianconeri-del-borgorosso.html' title='BIANCONERI DEL BORGOROSSO'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114733511139369905</id><published>2006-05-10T23:29:00.000-07:00</published><updated>2006-05-11T01:11:51.443-07:00</updated><title type='text'>BUONA FORTUNA, "COMPAGNO" PRESIDENTE</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/NAPOLITANO.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/NAPOLITANO.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una voce insistita vuole che Giorgio Napolitano sia figlio naturale di Umberto II, e certo alla fortuna di questa leggenda metropolitana ha giovato la notevole somiglianza fisica tra il neopresidente della Repubblica e il c.d. "re di maggio": stessa stempiatura giovanile e alta, stessi tratti aristocratici, stesso fisico asciutto, verrebbe da dire anche stessa incontestabile "regalità" di posture, eleganza sobria, toni, timbri vocali.&lt;br /&gt;Se non si trattasse soltanto di una leggenda metropolitana, verrebbe da pensare che l'ascesa al Colle di Giorgio "il migliorista" sia una di quelle curiose "vendette" che la Storia ogni tanto concede: Napolitano s'insedia nel palazzo del Quirinale esattamente sessant'anni dopo (giorno più giorno meno) in cui ne uscì Umberto II, salutando una piccola e affranta folla, per salire su un aereo che lo avrebbe portato nell'esilio portoghese di Cascais.&lt;br /&gt;Al di là di stupidi e ingialliti "gossip", il giudizio sulla elezione di Giorgio Napolitano alla massima carica istituzionale della Repubblica si presenta complesso e articolato.&lt;br /&gt;E' indiscutibile il profilo istituzionale della personalità politica: Napolitano, allievo di Giorgio Amendola, animatore dell'ala "migliorista", e cioé moderata (o di "destra") del vecchio P.C.I., "ministro degli Esteri" ombra del vecchio "Bottegone", è stato presidente della Camera e poi, soprattutto, Ministro dell'Interno, titolare cioé di un dicastero che sino allo sfaldamento del blocco comunista, tra il 1989 e il 1991, mai e poi mai la vecchia D.C. avrebbe ceduto ad altri: dai tempi lontani di Scelba troppo importante era il controllo di un Ministero che comanda Prefetti, Questori, Polizia di Stato e costituisce il vero nerbo della macchina amministrativa dello Stato.&lt;br /&gt;Nel vecchio P.C.I., peraltro, l'influenza di Napolitano (e anche del suo maestro Amendola) era abbastanza modesta, come sul versante opposto dell'estrema sinistra quella di Pietro Ingrao (primo presidente comunista della Camera), per la larga egemonia del "centro" berlingueriano.&lt;br /&gt;E d'altra parte per chi, come Napolitano, ha vissuto tutta intera la propria parabola politica nel P.C.I. dominato dalle figure di Palmiro Togliatti, Luigi Longo ed Enrico Berlinguer, era una "missione impossibile" conquistare spazi di maggiore influenza nel partito.&lt;br /&gt;Soltanto leaders carismatici come i tre citati (cui nei vecchi slogan del P.C.I. si aggingeva quale nume tutelare la figura di Antonio Gramsci: Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, a indicare una continuità più postulata che reale, soprattutto tra Gramsci e Togliatti) potevano tener assieme le anime di un grande partito di massa in cui convivevano aspirazioni di stampo più o meno socialdemocratico (come quelle "miglioriste", appunto) e ispirazioni "gauchiste" di alternativa di sinistra (come quelle ingraiane) dalle quali del resto aveva tratto spunto la mini-scissione del gruppo de "Il Manifesto".&lt;br /&gt;Se Amendola e Napolitano guardavano all'esperienza storica della SPD e della socialdemocrazia tedesca (dominata dalla grande figura di Willy Brandt, già sindaco di Berlino Ovest e poi indimenticato cancelliere tedesco), il gruppo de "Il Manifesto" e Ingrao criticavano da sinistra l'esperienza storica del comunismo burocratico sovietico, con qualche apertura all'esperienza maoista.&lt;br /&gt;Toccava appunto a Barlinguer tenere la barra al centro e cercare una "terza via" quella dell'Eurocomunismo, con i leader del Partito comunista spagnolo e portoghese (il partito comunista francese di Marchais era su posizioni filosovietiche ortodosse); fallito poi l'Eurocomunismo, Berlinguer si arroccò, com'é noto, nella difesa orgogliosa e intransigente della "diversità comunista", imperniata sulla questione morale, e forse perse l'occasione storica per lanciare una sfida di vero riformismo e modernizzazione (quella che aveva intuito il primo Craxi, prima di impaniarsi nel CAF (Craxi Andreotti Forlani) ossia nel patto di potere che lo portò alla rovina).&lt;br /&gt;Riemerge ora, da quel passato, e questa sì che è una rivincita, la figura di Napolitano che, poco incisiva nella vita e nella politica del P.C.I., si consegna ad un impegno istituzionale per il quale ha di certo un profilo più che adeguato, ma che, nella confusa situazione politica italiana, avrebbe forse postulato una personalità più netta e politicamente forte.&lt;br /&gt;Con un governo che sarà debole e guidato da un Prodi sempre in bilico nel tentativo di tener assieme la sua eterogenea maggioranza, un'opposizione a sua volta non coesa in modo granitico (e dalla quale la Lega si sfilerà, con ogni probabilità, dopo la sconfitta annunciata al referendum costituzionale di fine giugno) e attraversata dalla non troppo sotterranea guerra di successione a Berlusconi (che soltanto radicalizzando lo scontro può sperare di conservare la sua leadership, come infatti sta facendo), una situazione dei conti pubblici dissestata, una ripresa economico-produttiva ancora incerta e non tumultuosa, un panorama europeo e internazionale complesso e pieno di nuvole minacciose, la cultura e l'equilibrio istituzionale di Napolitano rischiano di ridimensionarne il ruolo a quella funzione "notarile" che fu propria dei presidenti della Repubblica sino a Giovanni Leone.&lt;br /&gt;La strisciante trasformazione del ruolo presidenziale, il rafforzamento del Quirinale, concise con la crisi del sistema dei partiti, a cominciare dal sequestro e dall'omicidio di Aldo Moro, il cui significato è stato forse poco compreso e valorizzato.&lt;br /&gt;Aldo Moro, di cui due giorni fa è ricorso il ventottesimo anniversario della tragica morte, aveva compreso come fosse ineludibile una transizione politica, istituzionale e sullo sfondo costituzionale di cui il compromesso storico, e l'ingresso del P.C.I. nell'area della maggioranza parlamentare e, in prospettiva, nel governo, costituiva un passaggo obbligato, dato il contesto internazionale (erano gli anni del breznevismo e dell'apice della potenza "imperiale" sovietica).&lt;br /&gt;Quel tentativo era in anticipo di oltre dieci anni rispetto ai tempi storici: il mondo era segnato ancora dalle demarcazioni e dai confini tra le sfere d'influenza disegnate nella conferenza di Yalta e di Potsdam, e quella "sperimentazione" non poteva avere successo, risultando inaccettabile tanto a Washington quanto a Mosca (al di là di ogni zona d'ombra, tutt'altro che dissipata, sul ruolo che i servizi statunitensi e sovietici, la C.I.A. e il KGB, possano aver giocato nella vicenda).&lt;br /&gt;La incipiente crisi dei partiti produsse la presidenza forte (anche se un pò populista) di Sandro Pertini, grande "vecchio" della Resistenza, socialista incatalogabile nella geografia correntizia del vecchio P.S.I., primo vero "nonno" della Repubblica (nel senso buono: da allora gli italiani hanno gradito la presenza sul Colle di augusti vegliardi, e questo spiega anche il successo popolare di Ciampi e il preconizzabile successo, nella stessa linea, di Napolitano).&lt;br /&gt;Una presidenza forte, ma non amata per il carattere dell'uomo e i suoi indimenticati trascorsi di Ministro dell'Interno negli anni più aspri e bui del decennio 1970-1980, tali da meritargli il "K" iniziale e l'odio di una generazione studentesca extraparlamentare, tra le cui fila avrebbero pescato i gruppi armati dell'eversione di sinistra, fu quella di Francesco Cossiga, il "picconatore".&lt;br /&gt;Una presidenza tendenzialmente forte, anche se nata nel momento di massima debolezza della politica e del parlamento, e sotto il frastuono orrendo dell'attentatuni di Capaci, è stata quella di Oscar Luigi Scalfaro, che ha segnato il punto di massima divisione tra le forze politiche nate dal naufragio giudiziario-mediatico della prima repubblica.&lt;br /&gt;Una presidenza forte, sempre nel segno però della sostanziale debolezza della politica della seconda repubblica e dell'aspra divaricazione tra maggioranza polista e opposizione di centrosinistra, è stata quella di Carlo Azeglio Ciampi, "civil servant" non sgradito ai c.d. mitici "poteri forti" e cioé a quel groviglio di interessi e istituzioni industriali e finanziarie, coi i loro relativi "media" di riferimento (l'area della stampa, più che quella delle televisioni, ovviamente), che sia in relazione alla "apoliticità" (meglio "apartiticità") della persona che al profilo bonario di "nonno" della Repubblica, e ad una condivisa operazione di "marketing" mediatico, si è proposto come "il Presidente più amato dagli Italiani".&lt;br /&gt;L'ascesa al Colle di Napolitano si pone in evidente linea di continuità, sotto questo profilo, del "ciampismo", benché l'elezione non sia avvenuta con la larga maggioranza del predecessore per l'esigenza di Berlusconi di smarcarsi dal tentantivo aennino-uddiccino, e cioé finian-casiniano, di farsi "garanti" dell'opposizione di centrodestra nei confronti del centrosinistra, e sotto sotto di marcare l'inizio di una "fuoriuscita" dalla stagione del berlusconismo e di rompere l'asse di ferro tra Berlusconi e Lega.&lt;br /&gt;Certo l'elezione di un ex comunista, e la definitiva caduta anche per la massima carica istituzionale del c.d. fattore "K" (ossia della pregiudiziale anticomunista) ha anche un suo significato storico-istituzionale, perché è vero che chiude, col tramonto definitivo di quel fattore (per vero già declinato con la presidenza del consiglio a D'Alema e prima ancora col ministero dell'Interno a Napolitano) la stagione della prima repubblica e delle sue regole non scritte ma cogenti.&lt;br /&gt;Napolitano sarà certamente il presidente "di tutti" e "super partes": e come potrebbe essere diversamente?&lt;br /&gt;Il punto è, semmai, se la sua presidenza saprà produrre quegli stimoli forti verso un rinnovamento della politica, del suo quadro, delle sue strategie, in una parola verso le riforme istituzionali come si suol dire "condivise", che altra personalità più marcata e più forte politicamente, come D'Alema, avrebbe probabilmente saputo e potuto imprimere.&lt;br /&gt;Il "paradosso italiano" potrebbe essere proprio questo: che un presidente "super partes" serva peggio la causa di una reale ristrutturazione del quadro politico e di un superamento condiviso dello stato di belligeranza continua tra maggioranza e opposizione di quanto avrebbe potuto un presidente "intra partes".&lt;br /&gt;La risposta non la darà la Storia, con la S maiuscola, ma probabilmente già la cronaca politica dei prossimi mesi.&lt;br /&gt;In ogni caso gli italiani ritrovano un "nonno della Repubblica", equilibrato, istituzionale, molto "british", elegante, e, ciò che non guasta, meridionale: un uomo di partito, ma non "partigiano" o partitizzato, che nel contesto internazionale farà la sua brava e innegabile figura, un'immagine idealtipica di un Presidente.&lt;br /&gt;Buona fortuna, compagno Presidente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114733511139369905?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114733511139369905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114733511139369905&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114733511139369905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114733511139369905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/05/buona-fortuna-compagno-presidente.html' title='BUONA FORTUNA, &quot;COMPAGNO&quot; PRESIDENTE'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114690205076861368</id><published>2006-05-06T00:13:00.000-07:00</published><updated>2006-05-06T02:23:09.353-07:00</updated><title type='text'>ANNIVERSARI</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/5%20bhopal-torre.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/5%20bhopal-torre.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Curiosa la sequenza di funesti anniversari che si è sgranata in questi tre anni: il 2 dicembre 2004 sono trascorsi venti anni dal disastro chimico di Bhopal, il 6 e 8 agosto 2005 sessant'anni dai funghi atomici all'uranio e al plutonio di Hiroshima e Nagasaky, il 26 aprile 2006 venti anni dall'incidente di Chernobyl, tra due mesi saranno trent'anni dall'incidente di Seveso.&lt;br /&gt;Per fortuna l'ultimo anniversario ricorda un evento meno drammatico nelle conseguenze: la dispersione in atmosfera della diossina dalla fabbrica ICMESA di Seveso produsse molti casi di cloracne e vari disturbi, forse non ancora compiutamente valutabili nella loro entità, ma nulla di paragonabile agli altri eventi dei grani di questo drammatico "rosario", anche se ebbe giusta e grande risonanza.&lt;br /&gt;Chernobyl, a quanto se ne sa (e non se ne sa ancora abbastanza) ha fatto forse molte, molte decine di migliaia (qualcuno dice duecentomila) morti e continua a mietere migliaia di vite a distanza di tanto tempo: il sarcofago di cemento che racchiude il reattore n. 4 (dove si verificò la "fusione del nocciolo" e l'esplosione che immise in atmosfera una quantità di radiazioni di gran lunga superiore a quelle rilasciate dalle bombe di Hiroshima e Nagasaky) è pieno di crepe, potrebbe crollare, attende la realizzazione di una colossale struttura ulteriore di protezione.&lt;br /&gt;Sulla rete in effetti non si trova tantissimo, in termini di informazioni accessibili e non strettamente tecniche, sull'incidente e la sua dinamica, frutto di una somma di inadeguatezze tecniche e incredibili errori umani, alimentati dalla mentalità burocratica e ottusa di un ingegnere nucleare.&lt;br /&gt;Bhopal ha trovato invece due narratori straordinari, Dominique Lapierre e Javier Moro, che con "Mezzanotte e cinque a Bhopal" hanno raccontato con rigorosa documentazione ma in forma quasi romanzesca (da vero reportage) come e perché un colosso americano della chimica la Union Carbide Corporation" decise di impiantare una fabbrica per la produzione del pesticida "Sevin" nel cuore millenario, misterioso, magico dell'India e poi, dinanzi alla crisi produttiva determinata dalle ricorrenti siccità che affliggevano il paese dei maraja, la lasciarono andare progressivamente alla malora sino a determinare quella catena di carenze di manutenzione, assurdo stoccaggio di grandi quantità di MIC (isocianato di metile), operazioni di lavaggio condotte con approssimazione, depauperamento delle condizioni di sicurezza, che portarono nella fresca serata del 2 dicembre 1984 all'esplosione della vasca n. 610, in cui erano contenute duecento tonnellate di isocianato di metile e alla liberazione di una nube di vapori tossici che, scomponendosi in gas miciliali (tra cui l'acido cianidrico) avvolse dapprima le bidonville che sorgevano attorno alla fabbrica, quindi la stazione ferroviaria e alcuni quartieri della città.&lt;br /&gt;Non si ha nemmeno un'idea precisa dei morti (l'intervallo attendibile tra sedicimila e trentamila la dice lunga) e dei contaminati (almeno duecentomila), che più sfortunati dei primi hanno avuto la vita segnata da cecità, gravissimi disturbi respiratori, neurologici, psichiatrici, cancri di vario genere, colpiti spesso sin dal ventre delle loro madri incinte all'epoca del disastro.&lt;br /&gt;La storia del disastro di Bhopal è la storia delle conquiste e delle illusioni della chimica, dell'idea di poter debellare le carestie prodotte dal furioso assalto di parassiti devastanti, di offrire un sollievo alla fame del mondo: come in tutte le storie umane si intrecciano grandi ideali e aspirazioni e meschini calcoli di profitti più o meno rapidi, preveggenze inascoltate e negligenze ottuse e intollerabili, vigliaccherie ed eroismo.&lt;br /&gt;Ho letto il libro in meno di tre giorni, lo desideravo da anni dopo aver visto un servizio in televisione all'epoca della sua uscita editoriale, l'ho comprato entrando per un caso nel Feltrinelli Megastore della Galleria Alberto Sordi di Roma.&lt;br /&gt;A volte mi chiedo se, dietro la mia curiosità per i grandi disastri (posso considerarmi un conoscitore della tragedia della diga del Vajont, per aver letto credo quasi tutti i libri pubblicati in argomento, oltre che aver visto e rivisto il film di Renzo Martinelli e la drammatizzazione di Paolini), si celi quella tipica pruderie che suscita l'idea e l'immagine delle catastrofi, delle morti collettive, dell'intreccio misterioso di destini che si compiono all'unisono per il solo fatto spesso casuale e banale di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato.&lt;br /&gt;Eppure, al di la di questa pruderie, che non voglio negare (sapendo di non essere migliore o più nobile di nessun comune mortale), ciò che mi spinge è un bisogno di comprensione profonda, di "immedesimazione", di condivisione del senso tragico ed esistenziale di questi drammi collettivi, forse anche un sottile senso di colpa, nella consapevolezza di essere il solito fortunato che può leggerne senza pagare in prima persona le conseguenze.&lt;br /&gt;Bella la vita di chi è nato da buona, anche se non ricca, famiglia, che ha un lavoro sicuro, una salute almeno sinora buona, in un angolo tranquillo d'occidente, di una città non più brutta di tante altre.&lt;br /&gt;Quale dannato karma ha portato, invece, migliaia, milioni di esseri umani a nascere o a vivere sulla "spianata nera" attorno alla fabbrica di Bhopal?&lt;br /&gt;E perchè il dolore colpisce sempre, o quasi, chi già dal dolore tanto è stato colpito?&lt;br /&gt;Come spiegare tutto questo sapendo che Dio è buono?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114690205076861368?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114690205076861368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114690205076861368&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114690205076861368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114690205076861368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/05/anniversari.html' title='ANNIVERSARI'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114642091616762497</id><published>2006-04-30T10:06:00.000-07:00</published><updated>2006-04-30T11:15:16.190-07:00</updated><title type='text'>Rose and Jack</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/images.2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/images.2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le cose non accadono mai per caso.&lt;br /&gt;Stamattina, quando ho "postato" l'ultimo commento sulle elezioni dei presidenti delle camere, l'ho intitolato al "Titanic" e l'ho accompagnato con una bella immagine del transatlantico più famoso e sfortunato della storia.&lt;br /&gt;In realtà avevo in testa un servizio, letto su "Io donna" allegato al Corsera di ieri, dedicato a Kate Winslet.&lt;br /&gt;Kate Winslet è l'attrice che ha dato corpo e vita al personaggio di Rose, la protagonista del "Titanic" di James Cameron.&lt;br /&gt;Confesso che quando "Titanic" uscì nelle sale, anni orsono, mi rifiutai di andarlo a vedere.&lt;br /&gt;In effetti, vado poco a cinema, e sopratutto quasi mai a vedere i film di cui tutti parlano mentre se ne parla, e proprio forse perché se ne parla.&lt;br /&gt;Pigrizia, snobismo? L'una e l'altro.&lt;br /&gt;Nel caso di "Titanic" poi le notizie di frotte di ragazzine adolescenti che lo rivedevano quattro-cinque volte di seguito, inzuppando montagne di fazzolettini di carta e sospirando a ogni inquadratura di Leonardo Di Caprio (bello avere, almeno, il suo stesso nome!), mi davano i brividi.&lt;br /&gt;Confondermi con quelle pischelle tenerone, magari con le loro camerette zeppe di posters di "Titanic"? Giammai!&lt;br /&gt;Ho visto poi "Titanic" a distanza di qualche tempo, in un cinema estivo di Rosa Marina, villaggio turistico sulla marina di Ostuni, in una serata stellata di agosto.&lt;br /&gt;Mi è piaciuto, tantissimo. Di più. Mi ha commosso, profondamente.&lt;br /&gt;E così, mica poi tanto diverso dalle adolescenti lacrimose, l'ho rivisto in TV quasi a ogni passaggio; e se capita lo rivedo ancora.&lt;br /&gt;Cosa c'è in questo film che riesce a incantarmi?&lt;br /&gt;A prima lettura, in fondo, è niente più e niente meno di un kolossal fumettone americano, con grande dispendio di mezzi ed effetti speciali.&lt;br /&gt;Vero, ma dipende con quali occhi lo si guarda.&lt;br /&gt;Un film ha tanti piani di lettura, e più lo vedi più, come in una scansione, li scopri uno a uno.&lt;br /&gt;Il primo strato è quello del kolossal, certo, e se ti fermi a questo lo archivi come un esempio, di quelli buoni, della colossale macchina produttiva americana, commenti "gli americani li sanno fare 'sti film, e ci hanno pure i mezzi" e finisce li. &lt;br /&gt;Poi, però, se lo rivedi e ci pensi su ti accorgi che c'è qualcosa di più.&lt;br /&gt;Una grande, bella, commovente storia d'amore, anzitutto, fresca, intensa, palpitante, che si brucia in una notte stellata, l'ultima del "Titanic".&lt;br /&gt;Una storia impossibile, come tutte le grandi storie d'amore, tra un vagabondo col genio del disegno, Jack, e una rampolla di una decaduta famiglia inglese, Rose, costretta a promettersi a un giovane squalo del mondo degli affari americano, ricco, ignorante, possessivo, volgare.&lt;br /&gt;Rose è una giovane splendida donna, assetata di vita, di bellezza, di esperienze, di verità, che non disdegna di ballare in terza classe, che vuole imparare a sputare come un uomo, che vuole andare a cavallo a gambe larghe come un uomo.&lt;br /&gt;La vera protagonista di "Titanic" è Rose, il suo coraggio di ribellarsi ai ruoli, ai copioni di vita scritti da altri.&lt;br /&gt;Kate Winslet è una Rose magnifica. E' bella ma non perfetta, il viso un po' lungo dagli occhi chiari ma non chiarissimi, le forme piene e rotonde.&lt;br /&gt;Rose ha la magia della femminilità, quando la femminilità diventa magia, ciò che non accade poi così spesso (nessun paragone con la pur perfetta Angelina Jolie o con le altre dello star's system, compresa Nicole Kidman, bellissima ma algida)-&lt;br /&gt;Rose riempie lo schermo e incarna quell'impasto miracoloso che solo alcune donne possiedono.&lt;br /&gt;Per dare un'idea di quello che intendo, devo citarmi. Ho scritto un romanzo "Elogio di Pompeo" e la unica donna del romanzo si chiama Adriana; ebbene per capire cosa è una donna che ha la magia della femminilità leggete queste brevi righe:&lt;br /&gt;"Lui sapeva tutto ciò e ne era comunque irretito e prigioniero, perché quegli occhi azzurri screziati di giallo, che conoscevano ogni arte spontanea dell’astuzia femminile, la malizia, la lussuria, la pudicizia, la tenerezza, lo smarrimento, la comprensione, la pietà, gli si erano ficcati nell’anima e non avrebbero mai mollato la presa".&lt;br /&gt;Malizia, lussuria, pudicizia, tenerezza, smarrirmento, comprensione, pietà.&lt;br /&gt;Se negli occhi di una donna c'è tutto questo, c'è la magia della femminilità.&lt;br /&gt;Rose, in "Titanic", ne ha in abbondanza di tutto.&lt;br /&gt;E' per questa magia che il suo arrogante fidanzato si strugge comprendendo come Rose non lo ami e non lo amerà mai, qualsiasi cosa lui faccia, per quanto possa regalarle il mondo.&lt;br /&gt;E Jack che è un povero squattrinato è invece riamato perché a sua volta è giovane, vivo, fremente, generoso, romantico, e sa offrire a Rose qualcosa di più prezioso del diamante blu, l'utopia della libertà e della felicità.&lt;br /&gt;Rose è Rose e non una qualsiasi ragazzuola che civetta a bordo del "Titanic" perché accetta la sfida di essere felice contro tutto e tutti, contro le regole, le convenzioni, d'inseguire il sogno, di farlo vivere tra i corridoi del transatlantico, nella stiva dove sono le poche lussuosissime automobili, a bordo proprio dell'auto del suo fidanzato, coi finestrini che si appannano per le effusioni amorose dei due giovani, sul ponte della nave dove cadono i pezzi dell'iceberg appena urtato, mentre le luci si spengono e la grande nave si spezza in due, prima che la prua trascini la poppa verso gli abissi, nelle acque gelide dove Jack le muore vicino assiderato avendole lasciato un relitto per salvarla.&lt;br /&gt;E questo è un secondo piano di lettura del film, per me bellissimo perché pieno di grandezza, semplicità e verità.&lt;br /&gt;C'è poi il terzo piano, comune anche alle altre versioni cinematografiche del "Titanic", quello della grande tragedia collettiva, dei destini che si intrecciano a bordo della nave immensa, data per "inaffondabile", che è la trasparente metafora di un mondo, quello del secolo lungo (l'ottocento, l'età degli imperi, del positivismo, del progresso) che va in mille pezzi perché arriva la guerra, la Grande guerra, quella del 1914-1918 che inaugura il "secolo breve".&lt;br /&gt;Il Titanic è la rappresentazione del mondo e della società, con le sue classi, ai piani alti e ai piani bassi, i suoi splendori effimeri, le sue miserie durevoli, i suoi atti di coraggio sovrumano, le sue infime viltà.&lt;br /&gt;Il film di Cameron lo racconta abbastanza bene, tratteggiando le figure minori, dal progettista, inebetito dalla rapidità con cui la nave affonda (e affonda perché la White Star, società armatrice, ha voluto risparmiare sui materiali e le rivettature), al capitano che, al suo ultimo viaggio, ha ceduto all'orgoglio di stabilire il record di velocità della traversata atlantica, e chiuso nel suo orgoglio affronta dalla tolda l'inabissamento, al laido rappresentante della società armatrice che sarà tra i primi a mettersi in salvo (altro che prima le donne e i bambini).&lt;br /&gt;Vedete quante cose possono leggersi in un film che all'apparenza è un polpettone?&lt;br /&gt;Tornando a Kate Winslet, dirò anche che ho appreso dal servizio di "Io donna" che è sposata con un altro dei miei miti, il regista Sam Mendes, quello di "American beauty" ed "Era mio padre" ("Road to perdition"), film che amo entrambi, e sopratutto il secondo che, come "Titanic", rivedo a ogni passaggio televisivo.&lt;br /&gt;Sarà stupido, ma la cosa mi ha fatto piacere, come se trovassi l'intreccio di quelle due persone, l'attrice e il regista, qualcosa di naturale, logico, una complementarietà necessaria, del tipo di quelle che ho evocato in altri "post".&lt;br /&gt;Mica per caso ho scelto più volte l'immagine del bambino di "Era mio padre", e ne ho fatto la mia "card" di MSN Messanger.&lt;br /&gt;Quando dico che gli ultimi romantici guardano il mondo con gli occhi di un bambino, penso a quel bambino, e in quello sguardo mi riconosco del tutto.&lt;br /&gt;Sono occhi aperti sul mondo, capaci di meraviglia e di sogni. Siamo noi adulti che li sporchiamo quegli occhi, e davvero questo è il più grande delitto. Come è un delitto perdere quello sguardo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114642091616762497?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114642091616762497/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114642091616762497&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114642091616762497'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114642091616762497'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/rose-and-jack.html' title='Rose and Jack'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114637934780843959</id><published>2006-04-29T23:01:00.000-07:00</published><updated>2006-04-29T23:52:41.940-07:00</updated><title type='text'>Titanic: navigando a vista tra gli iceberg</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/titanic.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/titanic.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La giornata di ieri è stata meno convulsa di quella d'insediamento delle Camere. E ha raggiunto i primi risultati istituzionali necessari: l'elezione dei Presidenti dei due rami del Parlamento.&lt;br /&gt;Bertinotti è stato eletto al quarto scrutinio quando era necessaria la maggioranza assoluta, con 337 voti, ma D'Alema ha raccolto ancora più voti degli scrutini precedenti spingendosi sino a quota 100 (le schede bianche sono state 144, le nulle 6, i voti dispersi 11).&lt;br /&gt;Marini è stato eletto (dopo l'annullamento del secondo scrutinio) al terzo scrutinio, in cui era sufficiente la maggioranza semplice dei presenti, che però erano ben 322 (e cioé i 315 più i 7 senatori a vita), e ha conseguito 165 voti, contro i 156 di Andreotti e 1 sola scheda bianca.&lt;br /&gt;Nei discorsi d'insediamento entrambi hanno ricordato il 25 aprile e il 1° maggio, cogliendo come la loro elezione si ponesse a metà strada tra le due ricorrenze; più orientato ai temi consueti della tutela dei meno abbienti e delle nuove povertà il discorso di Bertinotti, con accenti vibrati sulla Resistenza nel richiamo a celebri parole di Piero Calamandrei; più "istituzionale" e scontato il discorso di Marini, entrambi hanno ringraziato i predecessori e si sono dichiarati impegnati al ruolo di garanzia che le rispettive cariche istituzionali esigono, evidenziando l'esigenza del rilancio della centralità del Parlamento, nei suoi due rami.&lt;br /&gt;In una rapida dichiarazione televisiva, colta al volo, un Prodi evidentemente soddisfatto e con un largo sorriso, ha commentato in chiave calcistica "2 a 0".&lt;br /&gt;Berlusconi, dal canto suo, ha assicurato opposizione dura e tenace, e non solo in Parlamento, scatenando così un'ennesima polemica da parte dell'Unione (data la minaccia, non tanto velata, di portare l'opposizione nelle piazze), e l'ennesima precisazione di Bonaiuti, che rilanciava ricordando come l'attuale maggioranza non abbia perso occasione per contestare il Governo Berlusconi proprio nelle piazze.&lt;br /&gt;A parte qualche "Tax Day", "Devolution Day", etc. etc., è un po' difficile immaginare l'elettorato polista coinvolto in larghe manifestazioni di piazza, e comunque dubito che il tentativo di resuscitare i fantasmi della c.d. "maggioranza silenziosa" (che ora poi silenziosa non è tanto) possa giovare alla causa della CdL.&lt;br /&gt;Le due elezioni dicono cose solo in parte convergenti.&lt;br /&gt;L'Unione ha passato, con le difficoltà intuibili al Senato, la prima prova della legislatura. &lt;br /&gt;Marini, alla fine, ha conseguito tre voti in più di quelli necessari e previsti ai primi due scrutini, e questo è per lui di certo un buon risultato; è vero che in quei 165 voti confluiscono la gran parte dei voti dei senatori a vita (solo due, sembra di capire, sono andati ad Andreotti: quello dello stesso divo Giulio e di Pininfarina), e che tra questi almeno 2 non saranno di certo disponibili a presidiare il Senato (la Levi Montalcini per l'età e Cossiga perché non sta bene, come lui stesso ha dichiarato intervenendo in apertura di seduta al Senato).&lt;br /&gt;Andreotti non è riuscito ad andare oltre i 156 voti, non ha avuto cioé forza attrattiva nei confronti dell'elettorato del campo avverso, quindi non è riuscito nell'intento politico di porsi come candidato "istituzionale", "bipartisan" e di "garanzia". Era una missione forse impossibile, ma il suo fallimento ha comunque un significato.&lt;br /&gt;Per quanto esile la maggioranza unionista, rinforzata dalla pattuglia dei senatori a vita, ha tenuto alla prima prova, nella notte evidentemente sono stati somministrati "antidolorifici" ai "maldipancia" che avevano portato tre senatori a esprimere un voto chiaramente nullo ("Francesco Marini"), i segnali che esso lanciava sono stati colti, le trattative hanno avuto presumibile buon esito per i tre reprobi (chissà se Mastella diventerà Ministro della difesa? C'è da scommetterci).&lt;br /&gt;Alla Camera danno da pensare i 100 voti per D'Alema: le manifestazioni di attenzione e gli occhieggiamenti per "baffino" da parte di settori della CdL non sono così discrete da non essere notate.&lt;br /&gt;Quei voti sembrano un segnale, questa volta di almeno una parte dell'opposizione.&lt;br /&gt;Se tale indizio si congiunge alle dichiarazioni di Berlusconi, alla nemmeno troppo velata minaccia insita nella promessa di fare opposizione non solo in parlamento, alla rivelazione che vi sarebbero stati "accordi" o comunque intese più o meno implicite sull'affidamento dell'incarico di governo da parte del successore di Ciampi, il senso di una operazione possibile potrebbe essere quella di una disponibilità a convergere su D'Alema come presidente della Repubblica.&lt;br /&gt;Sul colle più alto D'Alema potrebbe costituire elemento di riequilibrio rispetto a Prodi e alle ali più estreme della maggioranza unionista, garanzia che non vi saranno "vendette" o leggi "contra Berlusconem" più o meno punitive, e chissà, qualora la marcia del Prodino dovesse esser corta, anche di governi di più larghe intese.&lt;br /&gt;Tutto si gioca a partire dal 2 maggio, quando Berlusconi si recherà da Ciampi per rassegnare le dimissioni: se Ciampi, come sembra, dopo un rapidissimo giro di consultazioni e nell'arco di 24 ore affiderà l'incarico a Prodi, ciò potrebbe far saltare l'ipotesi di D'Alema al Quirinale, se Prodi riuscirà come sembra a questo punto possibile a presentare la lista dei ministri e ottenere la fiducia.&lt;br /&gt;Se invece Ciampi dovesse tener duro e lasciare tutto nelle mani del suo successore, potrebbe davvero rafforzarsi la candidatura di D'Alema, anche se c'è da immaginare che ampi settori della maggioranza unionista non vedano affatto di buon occhio questa prospettiva (i diellini della Margherita, certi settori di minoranza dei DS, RC, PdCI, Verdi, Di Pietro, RNP...).&lt;br /&gt;Gli scenari sono davvero abbastanza fluidi, a questo punto. &lt;br /&gt;Nell'immediato il tempo gioca a favore dell'Unione, anche perché un'eventuale (più che probabile) sconfitta della riforma costituzionale al referendum confermativo di fine giugno smarcherebbe la Lega.&lt;br /&gt;D'altro canto l'ipotesi del partito unico dei moderati, benché meno remota di quella del partito democratico, deve scontare molti dubbi soprattutto da parte dell'UdC che, con l'isolamento totale di Follini, rischia una miniscissione: e d'altra parte il partito unico dei moderati affosserebbe l'idea del "polo di centro", ossia della ricostituzione di una DC unitaria, che è nelle aspirazioni degli uddiccini.&lt;br /&gt;Nel frattempo, però, l'Italia naviga a vista tra gli iceberg, come il Titanic&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114637934780843959?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114637934780843959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114637934780843959&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114637934780843959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114637934780843959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/titanic-navigando-vista-tra-gli.html' title='Titanic: navigando a vista tra gli iceberg'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114629789916172237</id><published>2006-04-29T01:02:00.000-07:00</published><updated>2006-04-29T01:04:59.176-07:00</updated><title type='text'>PER UN VOTO MAR(T)IN PERSE LA CAPPA</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/senato.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/senato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il "lupo marsicano", al secolo sen. Franco Marini, non ce l'ha fatta a conquistare lo scranno più alto di Palazzo Madama nella prima, convulsa e tormentata riunione del Senato.&lt;br /&gt;La "vecchia volpe", sen. (a vita) Giulio Andreotti, almeno per la prima riunione non è finito "in pellicceria" (secondo un celebre vaticinio di Bettino Craxi, rilevatosi fallace dato che il leader del PSI ha finito i suoi giorni in terra straniera e il divo Giulio ha superato ormai gli ottantasette anni e due processi "del secolo").&lt;br /&gt;La seduta del Senato è stata tesa, concitata, piena di colpi di scena.&lt;br /&gt;Secondo le dichiarazioni e previsioni della vigilia, Marini avrebbe dovuto conseguire senza grandi travagli i 162 voti (maggioranza assoluta dei componenti del Senato, ossia la metà + 1) necessari, a termini di regolamento di quel ramo del parlamento per l'elezione nei primi due scrutini.&lt;br /&gt;Tra l'altro a favore di Marini avevano manifestato la propria preferenza la gran parte dei senatori a vita, compresa Rita Levi Montalcini che pure vanta una amicizia personale con Andreotti e la moglie Livia (e che secondo qualche voce, non smentita da Andreotti, deve il laticlavio vitalizio anche ai buoni uffici del divo Giulio).&lt;br /&gt;La novantasettenne professoressa senatrice, pur presentandosi al vito, aveva declinato la presidenza provvisoria dell'assemblea, che le spettava, sempre a termini di regolamento, in quanto senatore "più anziano per età".&lt;br /&gt;La presidenza provvisoria è stata quindi assunta dal secondo più anziano, il sen. Oscar Luigi Scalfaro, già Presidente della Repubblica ante-Ciampi.&lt;br /&gt;Il primo scrutinio si è svolto nella mattinata, con seguente risultato:&lt;br /&gt;Marini voti 157, Andreotti voti 140, Calderoli voti 15, Giulio Marini voti 1, bianche 5, nulle 4.&lt;br /&gt;La Lega, tenendo fede alle dichiarazioni della vigilia, in prima votazione aveva fatto convergere i voti sul candidato "di bandiera" Calderoli, che ha poi spiegato ai microfoni della Rai che in tal modo si voleva "testare" la forza propria di Franco Marini.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio alla seconda votazione il colpo di scena: Marini arriva e supera di un voto la soglia di 162, scattano i tradizionali applausi dai banchi del centrosinistra, il "lupo marsicano" si fa largo verso Andreotti per concedergli l'onore delle armi, ma la proclamazione non arriva. Conciliaboli dei sei senatori segretari (che costituiscono l'ufficio elettorale del Senato costituito come collegio elettorale), che secondo regolamento sono i senatori "più giovani presenti alla seduta", che chiedono consiglio a Scalfaro, il quale rifiuta ritenendo che i suoi poteri di presidente provvisorio dell'assemblea gli consentano solo la proclamazione degli eletti.&lt;br /&gt;E' accaduto che tra i 162 voti ve ne sono ben tre espressi per "Francesco Marini": ma Francesco Marini non esiste anagraficamente, il "lupo marsicano" si chiama proprio "Franco", nato il 9 aprile 1933, quindi non può ritenersi inequivoca la volontà di votare proprio lui, come se anagraficamente fosse "Francesco" e si facesse chiamare per consuetudine "Franco" (alla Camera si è svolto un gustoso "siparietto" a proposito dei pochi voti espressi per "Luxuria", anziché per Vladimiro Guadagno, ritenuti validi perché lo pseudonimo "Vladimir Luxuria" ha ormai assunto importanza preminente sulle vere generalità, e tutti conoscono l'onorevole "transgender" come Luxuria, pochissimi come Guadagno).&lt;br /&gt;E' vero molti senatori sono "matricole", ma appare difficile pensare che quei tre voti siano frutto di ingenuità. A molti (ovviamente della CdL, ma anche qualcuno dell'Unione, come il pdcino Marco Rizzo, ospite su Rete 4 della Pivetti) sembrano un "segnale" (si parla anche di "pizzini") con l'intento di dare la prova "provata" di un voto che evidentemente era in bilico, o peggio oggetto di trattative per contropartite di governo o sottogoverno (e qui molti pensano, maliziosamente e senza prove, a Mastella, e alla partita per il Ministero della difesa).&lt;br /&gt;I giovani senatori dell'ufficio elettorale (quattro unionisti e due polisti) non riescono a raggiungere un accordo, a stilare un verbale e quindi Scalfaro, per superare lo stallo, decide di ritenere nulla l'intera votazione, riconvocando il Senato per le ore 20.30. &lt;br /&gt;La decisione non mancherà di suscitare polemiche, perché se la votazione fosse stata ritenuta valida si sarebbe dovuto rinviare al giorno successivo, cioé ad oggi, e procedere al terzo scrutinio, nel quale basta secondo il regolamento "la maggioranza assoluta dei presenti". E' vero anche però che la ripetizione del secondo scrutinio mantiene intatta l'esigenza della più alta maggioranza assoluta dei componenti del Senato, e quindi rende più difficile l'elezione del favorito Marini.&lt;br /&gt;Insomma, è difficile sostenere che la decisione di Scalfaro sia "squilibrata", anche se sull'ex presidente della Repubblica piovono critiche poliste perché nella qualità di presidente provvisorio dell'assemblea, si sostiene, si sarebbe dovuto astenere dal votare (e si sa che come ha dichiarato lui vota per Marini). Comunque sono questioni opinabili perché vi sono esempi in un senso e nell'altro nella prassi parlamentare, e l'interpretazione delle regole di "galateo" istituzionale è ovviamente a sua volta opinabile.&lt;br /&gt;Qui accade però un secondo "colpo di scena". Dopo che Scalfaro aveva comunicato la ripresa dei lavori per le 20.30, si "rettifica" e fissa l'orario delle 22.00, pare di capire perché, come lui dice (vedremo lo stenografico dei lavori) aveva ricevuto richieste ubique in tal senso.&lt;br /&gt;I polisti insorgono: l'orario, si dice, avrebbe dovuto essere concordato in aula, richieste "formali" non ce ne sarebbero state, il rinvio alle 22.00 viene visto come l'espediente per consentire il rientro a Roma o comunque al Senato di quei senatori di centrosinistra che troppo frettolosamente sarebbero andati via dopo l'applauso "funesto" della seconda votazione annullata.&lt;br /&gt;Lo dice, in apertura dei lavori alle 22.00, Schifani, lo ripete Matteoli, lo ribadisce a chiare lettere Castelli, mentre Angius rigetta quei sospetti ed evidenzia come la scelta di ripetere la seconda votazione è la più garantista.&lt;br /&gt;Scalfaro a sua volta precisa, e sembra un pochino mortificato e un po' stizzito.&lt;br /&gt;Riprende la votazione, al termine della quale si fa anche una seconda "chiama" per i senatori risultati assenti al primo appello (e anche qui pioggia di polemiche perché nel primo e nel secondo scrutinio annullato non ci sarebbe stata la seconda chiama).&lt;br /&gt;Questa volta lo scrutinio procede nel silenzio più assoluto, nessuno azzarda applausi o previsioni, ma dopo l'ultima scheda dai polisti partono grida di "mancato, mancato", "a casa, a casa".&lt;br /&gt;I senatori segretari contano, ricontano, discutono, chiedono di riunirsi separatamente e Scalfaro sospende la seduta (non senza ulteriori polemiche perché si sostiene da alcuni che il seggio elettorale deve compiere tutte le operazioni in seduta pubblica, in aula).&lt;br /&gt;Alle 2.00 della mattina il risultato: Marini 161, Andreotti 155,5 schede bianche, 1 scheda nulla.&lt;br /&gt;Anche questo voto non mancherà di suscitare polemiche: una scheda nulla è tale perché reca solo il cognome "Marini", e quindi è assolutamente incerta la sua attribuzione (c'é anche un senatore Giulio "Marini", già votato come tale nel primo scrutinio (ma Scalfaro non lo sapeva e ha commentato, suscitando ilarità nell'assemblea: "E' una sintesi"). Una delle schede considerate valide sarebbe stata invece votata come "Francesco Marini", e se così fosse ci sarebbe una contraddizione rispetto a quanto deciso in occasione dello scrutinio annullato.&lt;br /&gt;Dunque, nulla da fare, si deve andare alla terza votazione, a partire dalle 10.30 di sabato.&lt;br /&gt;Nella terza votazione è sufficiente la maggioranza (metà + 1) dei senatori "presenti", e se nemmeno in questa uno dei candidati ottiene l'elezione, i due candidati più votati vanno al ballottaggio nella stessa giornata, e risulta eletto chi consegue la maggioranza anche relativa, e in caso di parità il più anziano di età (e cioé Andreotti).&lt;br /&gt;Fin qui la cronaca nuda dei fatti. &lt;br /&gt;Le valutazioni politiche sono abbastanza facili: l'Unione sino a questo momento, e nonostante il voto (prevalente) dei senatori a vita, non riesce a spuntare la maggioranza al Senato; ci sono stati tre "franceschi" tiratori, come li ha definiti con una battuta al vetriolo Andreotti, che sembrano il segno di "maldipancia" nella risicatissima maggioranza, e che con quella strana preferenza "Francesco Marini" hanno forse voluto lanciare un segnale a Prodi e ai Capi partito dell'Unione, in vista di partite da giocare sulla composizione del governo e l'attribuzione dei ministeri. E' anche vero però che Andreotti non ha sfondato il muro delle 155 preferenze, ossia di quei 140 voti del primo scrutinio cui si sono uniti i voti della Lega, e quindi non riesce a pescar voti nel campo avverso, nonostante il suo prestigio e autorevolezza.&lt;br /&gt;Stamane Marini dovrebbe essere comunque eletto, perchè un risultato diverso travolgerebbe la stessa ipotesi del mandato governativo a Prodi, aprendo una fase d'incertezza tra un improbabile governo di larghe intese e un esecutivo tecnico con maggioranza trasversale.&lt;br /&gt;Comunque la si voglia giudicare, l'intera vicenda testimonia un pericoloso avvitamento della situazione politica e istituzionale: la spaccatura continua nel dopo voto, il Governo Prodi rischia di vivere sotto l'incubo continuo di una crisi, i voti al Senato rischiano di dar vita a continui "mercanteggiamenti", con poteri d'interdizione e condizionamenti attribuiti ai senatori "border line", non chiaramente schierati con l'Unione o la CdL.&lt;br /&gt;E se si riflette sugli scrutini alla Camera con i voti di protesta a favore di D'Alema (cresciuti nel corso degli scrutini sino a 70, e pur considerando che parte di essi possa venire proprio dalla CdL per seminare divisioni e imbarazzi), non c'è comunque da gioire, in nessun senso.&lt;br /&gt;L'Italia si è rotta veramente, questa volta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114629789916172237?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114629789916172237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114629789916172237&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114629789916172237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114629789916172237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/per-un-voto-martin-perse-la-cappa.html' title='PER UN VOTO MAR(T)IN PERSE LA CAPPA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114598500782016618</id><published>2006-04-25T09:47:00.000-07:00</published><updated>2006-04-25T10:14:09.423-07:00</updated><title type='text'>LE RAGIONI DEL CUORE</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/15.1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/15.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ho modificato la descrizione del blog, a quasi due mesi dal primo post, perché di discussione ce ne è assai poca (a parte i post dei miei fratelli, di Chris e di Luna, mentre Wil Coyote è scomparso, e me ne dispiace), mentre rimane essenziale, per me, la fedeltà alle ragioni "ideologiche" che mi hanno spinto a tenere questo diario on line.&lt;br /&gt;Le ragioni sono quelle che esponevo in un "Manifesto degli ultimi romantici" postato l'11 marzo e reperibile sotto quella data, che ho sintetizzato nella descrizione.&lt;br /&gt;E' difficile, molto difficile, la fedeltà alle ragioni del cuore, perché se è vero che il cuore ha una sua ragione e le sue ragioni, è innegabile che il mondo se ne fa molto spesso beffe. Anzi quasi sempre, se non sempre.&lt;br /&gt;Quante volte ci si scontra contro la "ragion pratica", e meglio pragmatica, di chi, invece, e dal suo punto di vista magari a buon diritto, mette il cuore al guinzaglio della Ragione?&lt;br /&gt;Quante volte, da ultimi romantici, capita di essere chiamati, con malcelata o evidente compassione, mista magari a una remota ammirazione, "sognatori","visionari",&lt;br /&gt;"idealisti", "utopici", o peggio "fuori di testa"?&lt;br /&gt;Quante volte la realtà delle cose e dei rapporti umani tradisce le illusioni, le speranze, le aspettative?&lt;br /&gt;La regola, piuttosto che l'eccezione, è proprio questa.&lt;br /&gt;Gli ultimi romantici si sentono dire spesso che sono persone belle, splendide, irripetibili, ineguagliabili ma...ci si arrischia poi ad affidargli la propria vita? Si compie il grande balzo, oltre la prosaica realtà quotidiana, i riti, le regole, le convenzioni, che richiede la loro mano tesa?&lt;br /&gt;Eppure, se si è veri ultimi romantici, e siccome lo si è e non lo si diventa, non si cambia lo statuto della propria esistenza, anche quando l'esperienza dimostra che non si va da nessuna parte oltre l'orizzonte del proprio cuore.&lt;br /&gt;Ma se l'orizzonte di quel cuore dovesse chiudersi, se la speranza dovesse spegnersi, se soprattutto dovesse subentrare la rassegnata accettazione delle regole del gioco del mondo antiromantico, non vi sarebbe più vera possibilità di vita: la vita diventerebbe un deserto piatto, arido e secco, molto più di quello evocato da Wil Coyote, una sequenza di giorni tutti uguali, la ripetizione meccanica di gesti, parole, abitudini disincarnate dalla passione, dalla emozione, da ogni impulso vitale vero.&lt;br /&gt;Gli ultimi romantici piangono molte lacrime e ridono molto poco, al massimo sorridono, e spesso di se più che degli altri.&lt;br /&gt;E' vero, tutto vero. Ma in quelle lacrime, in quelle malinconie, in quegli scoppi di rabbia verso il mondo antiromantico e prosaico, in quei sogni, in quelle illusioni, si racchiude un tesoro di vita, il senso che non si è diventati degli zombie, morti viventi quanti ne vediamo, a frotte, per le strade, negli uffici, nei cinema, nei ristoranti.&lt;br /&gt;Se non ho altro che la ricchezza dei miei sogni, lasciatemi dormire in pace.&lt;br /&gt;Se i miei occhi sono quelli ingenui del bambino della foto di scena di "Road to perdition", non mettetemi gli occhiali, non mi cingete il capo con una benda nera.&lt;br /&gt;Se il cuore riesce a battere per un'emozione, lasciate che vada in fibrillazione.&lt;br /&gt;Questo vorrei dire a quelli che si sono rassegnati ad un mondo arido, piatto, secco, come il deserto.&lt;br /&gt;Ho labbra molto meno secche delle loro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114598500782016618?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114598500782016618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114598500782016618&amp;isPopup=true' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114598500782016618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114598500782016618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/le-ragioni-del-cuore.html' title='LE RAGIONI DEL CUORE'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114596004153967953</id><published>2006-04-25T03:11:00.000-07:00</published><updated>2006-04-25T03:14:01.553-07:00</updated><title type='text'>LA STRATEGIA QAEDISTA</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/images.1.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/images.1.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'attentato di ieri sera a Dahab, nel Mar Rosso, è stato commentato, a "botto caldo" da qualcuno con la solita litania che esso è l'ennesima conseguenza della guerra in Iraq.&lt;br /&gt;L'idea che la madre di tutti gli attentati sia la guerra in Iraq è stupida, prima ancora che fuorviante; e non solo perché prima della guerra in Iraq c'è stato l'11 settembre e ancora prima altri attentati devastanti.&lt;br /&gt;La strategia qaedista ha un disegno ben più complesso e ambizioso, e per capirlo basta guardare una cartina geografica del medio oriente.&lt;br /&gt;In senso antiorario si allineano vari Stati: l'Egitto, con la sua propaggine del Sinai che si protende nel Mar Rosso, e a sud il Sudan, e dall'altro lato del Mar Rosso la penisola arabica, con il regno saudita e lo Yemen e tutti gli emirati dall'altro lato, e poi l'Iraq, e a nord la Siria e la Giordania.&lt;br /&gt;Una tenaglia geografica stretta attorno a quella piccola "arachide" che è lo Stato di Israele, unico non musulmano dell'intera regione mediorientale, necessario e tradizionale alleato dell'Occidente, unica democrazia dell'area, unica potenza atomica dell'area, unico del tutto privo di petrolio.&lt;br /&gt;Il "fantasma" Bin Laden nel suo ultimo audiomessaggio, trasmesso dai "fiancheggiatori" di Al Jazeera, non parla per caso del "Califfato" di Bagdad, né per caso cerca di mettere il cappello sull'irredentismo palestinese, e mentre critica l'Occidente che non da ad Hamas quei quattrini che hanno costituito il sostegno della satrapia di Yasser Arafat (malanima) e dell'Autorità Nazionale Palestinese, parla ai dissidenti jiadisti palestinesi, ai suoi infiltrati qaedisti a Gaza City, alle masse povere e ignoranti dei paesi musulmani dell'area mediorientale, che nell'Islam trovano l'unico vero collante, l'unica identità possibile dopo il fallimento del sogno socialista nasseriano, l'unica arma in grado di condizionare i governi dittatoriali o autoritari di quella sfortunata regione della terra.&lt;br /&gt;Non è un caso se Bin Laden cerca di evocare l'orgoglio islamico richiamando la caduta dell'Impero ottomano, e fa nulla se gli ottomani o turcomanni nulla c'entrassero etnicamente e linguisticamente con gli arabi e con la culla dell'Islam, perché il sogno o incubo ladeniano è la restaurazione di un Califfato, che si estenda dalla Turchia almeno sino all'Egitto e faccia un sol boccone di Israele.&lt;br /&gt;Un Califfato ricco di petrolio (come mai il prezzo del petrolio sale, sale, sale: proprio sicuri che sia solo un gioco di domanda e offerta, e che la colpa sia delle tigri asiatiche che ne succhiano sempre più, facendo schizzare i prezzi alle stelle???), ricco di tecnologie, ricco di armi, sperabilmente anche nucleari.&lt;br /&gt;Un Califfato che possa proporsi come potenza politica mondiale, negoziare, condizionare, ricattare l'Occidente, con teste di ponte nell'Europa fragile politicamente, per sue divisioni interne, ed economicamente, per la sfida globale delle tigri asiatiche da un lato e dei paesi latino-americano (Brasile in testa) dall'altro.&lt;br /&gt;Ci si affanna da parte dell'Occidente a negare che sia in atto una guerra di civiltà: infatti, è in atto la quarta guerra mondiale, in cui un pugno di terroristi ben determinati e di satrapie mediorientali costrette, col ricatto e per mantenere il proprio potere, a finanziarli, tengono luogo di eserciti, armate e divisioni, in attesa di una sollevazione più o meno generale delle masse islamiche che rovesci quei governi e li sostituisca con sceicchi locali e teocrazie diffuse.&lt;br /&gt;In questa guerra, ovviamente, e direi per fortuna, l'Islam non è compatto, e non tanto per l'influenza, tutta da dimostrare, del c.d. Islam moderato, quanto per la spaccatura religiosa e dottrinale che attraversa sunniti e sciiti.&lt;br /&gt;In questa chiave l'audiomessaggio di Bin Laden può essere letto anche come una risposta al movimentismo dell'attuale leadership iraniana, che cerca di rompere l'isolamento e di accampare mire egemoniche sull'irredentismo palestinese: al "Califfo" non piace evidentemente la concorrenza, e men che meno quella degli sciiti, essendo lui un wahabita duro e puro, che odia gli sciiti forse più di quanto odi gli stessi americani e gli occidentali.&lt;br /&gt;Forse, sotto questo riguardo, sarebbe il caso di ripensare non tanto all'Iraq, dove in fondo accade solo che la maggioranza sciita rivendichi i suoi diritti dopo esser stata calpestata e oppressa dalla minoranza sunnita, quanto all'Iran e a come un grande paese sciita possa svolgere un ruolo di freno proprio alla strategia qaedista.&lt;br /&gt;Certo è difficile discutere con la teocrazia iraniana, ma questa potrebbe avere, paradossalmente, interessi convergenti perché alla lunga ove emergesse una situazione di egemonia sunnita nella regione sarebbe destinata a essere schiacciata.&lt;br /&gt;Riuscirà l'Occidente, e quindi USA e UE, a guardare con un minimo di lucida consapevolezza al futuro del medioriente, e quindi al proprio futuro?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114596004153967953?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114596004153967953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114596004153967953&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114596004153967953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114596004153967953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/la-strategia-qaedista.html' title='LA STRATEGIA QAEDISTA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114586708095739512</id><published>2006-04-24T00:46:00.000-07:00</published><updated>2006-04-24T23:25:05.453-07:00</updated><title type='text'>ERA DESTINO</title><content type='html'>Venerdì pomeriggio mi è capitata una cosa curiosa, che mi da lo spunto per una riflessione sul destino.&lt;br /&gt;Era un assolato pomeriggio romano, appena velato da nuvole alte.&lt;br /&gt;Avevo finito la riunione del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, l'organo collegiale di autogoverno dei magistrati amministrativi di cui sono uno dei componenti.&lt;br /&gt;Lasciate le magniloquenti sale di Palazzo Spada (cinquecentesca sede del Consiglio di Stato, ricca di stucchi, dipinti, affreschi), con un collega, segretario del Consiglio, stavo tornando verso gli uffici situati a via delle Vergini, una piccola e corta strada che collega via dell'Umiltà alla via che porta a piazza di Trevi (con l'omonima fontata).&lt;br /&gt;Camminavamo per le strade strette e affollate del centro di Roma, così belle e suggestive coi loro palazzi di tufo e travertino, incassati gli uni vicino agli altri, zeppi di trattoriole, osterie, baretti, negozietti.&lt;br /&gt;D'improvviso un proiettile di pietra mi è piombato tra i piedi, frantumandosi in mille pezzi: era un pezzo di cornicione che stava lì, attaccato con lo sputo chissà da quanto tempo, e che, evidentemente aveva deciso di cadere proprio in quel momento, in quel giorno, in quell'ora, quasi m'avesse dato un segreto appuntamento.&lt;br /&gt;Il collega mi ha detto che aveva visto quel proiettile sfiorarmi la testa ed era annichilito.&lt;br /&gt;Se avesse avuto miglior mira, quel proiettile, forse non sarei qui nemmeno a poterlo raccontare.&lt;br /&gt;Ma tant'è: è andata così.&lt;br /&gt;Non sono un temerario né un coraggioso, ma il fatto non mi ha, devo dire, spaventato più di tanto.&lt;br /&gt;Ho rincuorato il collega, forse scosso più di me, con una battuta: "Si vede che non era arrivata la mia ora".&lt;br /&gt;Io credo al destino, almeno per quanto attiene alla possibilità che qualcosa ti caschi sulla testa, ti ammali di una malattia rara e sconosciuta, venga coinvolto in un incidente stradale, ti venga trovare sull'aereo sbagliato, quello che alimenta la statistica secondo cui, nonostante tutto, è il mezzo di trasporto più sicuro, faccia il viaggio inaugurale del Titanic e finisca come è finito.&lt;br /&gt;E' come in guerra: da qualsiasi parte si combatta, una pallottola vagante, magari di "fuoco amico" ti può sempre cogliere in un punto vitale.&lt;br /&gt;Fu il destino, ad esempio, che decise tra Kokura e Nagasaki, la città destinata all'olocausto nucleare, dopo Hiroshima: il cielo su Kokura era pieno di nuvole, mentre su Nagasaki si aprì uno squarcio, quel tanto che bastava al puntatore per inquadrarla nel mirino e sganciare "fat man", la seconda bomba, al plutonio (quella di Hiroshima, chiamata "little boy", era all'uranio); tra parentesi, che mattacchioni questi americani, che si erano divertiti a affibbiare un nomignolo a quelle prime bombe atomiche, poi visti gli effetti si vergognarono e non ci scherzarono mai più.&lt;br /&gt;E'il destino che, a proposito di malattie genetiche rarissime, decide da quale parte della statistica stiamo: ho visto su un canale satellitare un programma su due malattie che causano anomalo accrescimento di parti del corpo, ad esempio una bambina con un enorme dito medio a una mano e l'altra gonfia e irriconoscibile, un giovane uomo con un piede gigante (era la stessa malattia che colpì un inglese dell'Inghilterra vittoriana, conosciuto come "Elephant Man": un medico lo tolse dalla strada e dai circhi, dove il poveretto veniva esposto come fenomeno da baraccone, e sulla vicenda David Linch vi girò un film molto bello sul finire degli anni '70, da vedere se si riesce).&lt;br /&gt;Sempre il destino decide la lotteria di certe malattie rare, come la sclerosi laterale amiotrofica, di cui è morto il radicale Luca Coscioni, che ha fondato l'omonima associazione per la ricerca scientifica, più nota come sindrome di Lou Ghering, uno sportivo americano (forse un giocatore di baseball). Un mio caro amico e collega, andato in pensione per inabilità, ne è affetto ed è un miracolo di lucidità, generosità, attaccamento alla vita, oltre che ironia: quando stava ancora abbastanza bene mi disse un giorno "Pensa che di questa malattia si ammala uno ogni trecentomila: e cos'é la lotteria gratta e perdi?".&lt;br /&gt;In fondo c'entra col destino anche l'incrocio tra le vite delle persone, e in qualche misura dunque anche l'amore, incontrare o meno una persona, incontrarla in un momento anziché in un altro, non incontrarla affatto, incontrarla nel momento sbagliato; certo poi le azioni umane fanno il resto.&lt;br /&gt;Negli anziani, l'idea del destino, essendosi esso in buona parte già compiuto nella loro vita, è amica e non ostile, non ci si ribella, la si asseconda, saggiamente, sapendo come diceva una vecchia canzone che "al destino che vien rassegnarsi convien".&lt;br /&gt;Nei giovani, il destino è una sfida, e infatti non si capisce altrimenti perché si sfidino in competizioni assurde, e non di rado ci lascino la pelle; è perché si sentono più forti del destino o almeno pensano di poterlo affrontare ad armi pari, e di beffarlo.&lt;br /&gt;Ma poi tutto questo sproloquio per dire cosa?&lt;br /&gt;Semplicemente che dovrete sopportarmi ancora, vista la scarsa mira di quel pezzo di cornicione. Una occasione mancata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114586708095739512?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114586708095739512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114586708095739512&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114586708095739512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114586708095739512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/era-destino.html' title='ERA DESTINO'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114577046539495764</id><published>2006-04-22T22:33:00.000-07:00</published><updated>2006-04-22T22:40:51.213-07:00</updated><title type='text'>PUNTA PEROTTI 2 E 3: SHOW MUST GO ON</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/35_1250.0.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/400/35_1250.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Oggi e domani vanno giù le ultime "torri" di Punta Perotti. La "saracinesca", già in buona parte divelta dall'esplosione del 2 aprile, viene definitivamente abbassata e la vista di uno spicchio di cielo e orizzonte, aperto sul nulla di una periferia degradata, restituita ai baresi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Difficile, anzi impossibile, che questa volta vi sia la folla della "prima", pochi i giornalisti accreditati nell'area stampa, Pecoraro Scanio sarà probabilmente altrove, a ritemprarsi dalle fatiche della campagna elettorale, i baresi che possono saranno andati fuori porta profittando del ponte del 25 aprile, il mare antistante non sarà un brulicare di barche, motoscafi, barchette e gommoni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eppure, sia pure rateizzato tra oggi e domani, lo spettacolo è all'ultimo atto. Anzi al penultimo, perché per la torre "Quistelli", che è distanziata dagli edifici dei Matarrese, in parallelo al mare (e quindi nulla centra con la saracinesca), ci vorrà almeno un altro mese: troppo vicina agli edifici del quartiere di Japigia sarà demolita con mezzi meccanici, tra cui una gru alta oltre quaranta metri che giungerà per ferrovia nei prossimi giorni.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Poi, sull'area, rimarrà un monumentale complesso di macerie che saranno sminuzzate, macinate, triturate, polverizzate, spianate, e che costituiranno il nuovo "piano di campagna" dei suoli.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La prima demolizione non ha portato molto bene alle sorti del centrosinistra barese: alle politiche del 9 e 10 aprile la CdL si è presa una clamorosa rivincita e la "primavera pugliese" del sindaco Emiliano, del presidente della Provincia Divella e del presidente della Regione Vendola ha conosciuto una innegabile "gelata".&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Fatta eccezione per il tono trionfalistico del "Corriere del Mezzogiorno", emanazione locale del Corrierone di via Solferino, che era stato uno dei grandi "sponsor" mediatici dell'operazione, i baresi comuni, intervistati da "La Gazzetta del Mezzogiorno" e da televisioni locali, hanno manifestato dissenso e disagio per una demolizione vista come uno spreco di ricchezza e di opportunità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si fosse fatto un referendum consultivo sulla sorte di Punta Perotti, l'esito non sarebbe stato, sembra, così scontato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che Punta Perotti (i suoi scheletri incompleti) fosse brutto, nessuno lo discute; il punto era se, con opportuni interventi (il taglio di una parte del complesso, la riqualificazione urbanistica dell'area) se ne potesse fare qualcosa di utile alla città e magari anche alla regione, si potesse ammansire e ingentilire il c.d. ecomostro, renderlo un "monumento" positivo della legalità ripristinata.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E' curioso come gli intellettuali (ovviamente tutti di sinistra) della città e della regione, sempre così attenti alla cittadinanza attiva e ai diritti di partecipazione, non abbiamo sollecitato un referendum di questo tipo, quando per molto meno si invoca la consultazione della popolazione.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Evidentemente ci sono referendum consultivi e referendum consultivi: quelli dal risultato incerto e sgradito non s'hanno da fare, come il matrimonio dei protagonisti manzoniani.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Cosa resterà di Punta Perotti, a parte le cause di risarcimento da oltre 500 milioni di euro proposte dai Matarrese contro Comune di Bari e Regione Puglia?&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Pare di certo un'opera collettanea di giovani registi, coordinati dal barese Piva (quello di "La capagira" e "Mio cognati", gran cerimoniere dell'intellettualità barese, che ha fatto scoprire al mondo il degrado di questa città levantina, su cui peraltro vari scrittori locali hanno costruito le loro (non piccole) fortune editoriali (anche queste targate RCS).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Giusto, la città doveva uscire dal suo provincialismo, contendere anche nel degrado il primato di Napoli, proporsi come il laboratorio socio-economico sul quale giocare la scommessa di una rinascita.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una rinascita di cui, però, nessuno sembra cogliere l'inizio: più caotica, sporca, degradata nelle periferie e anche nel centro, abbandonata al suo crepuscolo pubblico da quelli che, storicamente, ne hanno fatto la fortuna (commercianti e imprenditori), con la squadra di calcio (appartenente ai Matarrese perché nessuno si fa avanti a rilevarla) che bordeggia nei bassifondi della serie B, periferia politica dopo esser stata con Moro, Lattanzio, Formica, una stella fissa del panorama politico nazionale (e nonostante gli sforzi di Max D'Alema, che qui ha subito una sonora sconfitta).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Poco da dire: ogni città esprime la classe dirigente che sa e può. Il declino di Bari è scritto nella pochezza della sua classe dirigente, dei suoi commercianti e professionisti ripiegati sulla cura dei propri interessi, della sua università sovrappopolata ma di poca "eccellenza", dei suoi intellettuali sospesi tra memorie della "ecole barisienne" e associazionismo snob, della imperversante provinciale autoreferenzialità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sipario.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114577046539495764?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114577046539495764/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114577046539495764&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114577046539495764'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114577046539495764'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/punta-perotti-2-e-3-show-must-go-on.html' title='PUNTA PEROTTI 2 E 3: SHOW MUST GO ON'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114555174367133241</id><published>2006-04-20T09:09:00.000-07:00</published><updated>2006-04-20T09:49:03.686-07:00</updated><title type='text'>NEL NOME DEL PADRE (E DELLA MADRE)</title><content type='html'>A quanto pare, col precedente post, ho scatenato un piccolo "outing" familiare. Non me ne dispiace, ovviamente, anche perché mi consente di riflettere sul rapporto tra coscienza e ricordi, tra esperienza e maturità, tra radici e sviluppi esistenziali.&lt;br /&gt;La poetica pascoliana del fanciullino è in effetti uno statuto esistenziale ineliminabile.&lt;br /&gt;Anche chi non ha avuto la fortuna di avere un'infanzia e adolescenza più o meno normali e serene, se non addirittura felici, serba nel ricordo le cose migliori, magari le poche o uniche, di quel periodo; ed è giusto che sia così perché le radici sono tutte lì e da esse dipende, io credo, lo sviluppo della personalità.&lt;br /&gt;Certo è evidente che un'infanzia "anormale", segnata da violenze, frustrazioni, abbandono non possono non segnare cicatrici che rimangono dolenti alla palpazione della vita, a volte piaghe che non si rimarginano: e non ci dicono infatti gli psichiatri che, ad esempio, tutti o quasi i pedofili sono stati bambini violati? e non ci dicono i sociologi e criminologi che l'attitudine alla violenza deriva da ambienti familiari violenti?&lt;br /&gt;Eppure credo che qualcosa di bello, magari una piccolissima luce, come quella di una lucciola nel buio della notte, rimanga dell'infanzia anche quando è stata infelice.&lt;br /&gt;Perché, essendo lì le radici, e non potendo nessun albero o pianta star su senza radici, si cerca di valorizzare magari quel segmento piccolo di radice che non era guasta, fradicia, malferma.&lt;br /&gt;Guardando, devo dire con uno sforzo di attenzione non prevenuta e non invidiosa, tipica del signore di mezza età (per parafrasare una bella trasmissione televisiva dell'umorista Marcello Marchesi di tanti anni fa), ai giovani di oggi comprendo come sia difficile la loro condizione e come sia complicato esser bambini ai giorni nostri, in una rincorsa affannata dei genitori a dare sempre di più e a sforzarsi di evitare ai figli sentimenti di frustrazione e di dolore.&lt;br /&gt;Un bambino di oggi DEVE andare in piscina, suonare uno strumento, fare danza, fare le sue festicciole in pizzeria, vestire in un certo modo alla moda e firmato, fare almeno un mese di vacanze all'anno, e NON DEVE mai sentirsi diverso dagli altri, rimanere con un desiderio insoddisfatto, conoscere il dolore di una punizione, assaggiare l'asprezza di un insegnante...&lt;br /&gt;Io non ho figli, e davvero non voglio giudicare nessuno; sa Dio se è complicato esser genitore, mestiere difficilissimo che nessuno insegna e che non può impararsi con enciclopedie a dispense; sa Dio se questa società del superfluo che è diventato indispensabile aiuta i genitori, se la gregarietà di comportamenti educativi di massa consenta di resistere al ricatto psicologico insito nella protesta "ma quello lo ha, quella lo fa, i genitori di tizia fanno così, i genitori di caia non fanno così, e sì io devo essere l'unico/a che non...".&lt;br /&gt;So anche però che anche nei tempi lontani della mia infanzia e adolescenza, sia pure in un ambito meno massificato, c'erano i ricchi e i più poveri, e i figli dei primi avevano cose impensabili per i figli dei secondi, e i primi facevano le gite scolastiche e gli altri no (una delle più simpatiche, azzeccate e feroci satire su queste differenze "di classe" in una classe erano gli sketch di Cochi e Renato, dove Cochi era un alunno ricco, viziato, ciuccio e maligno e Renato un povero maestro elementare che piegava la testa e gli dava, comunque e sempre, 7+: la trasmissione si chiamava !Quelli della domenica" ed era condotta da un magrissimo, incredibile dictu, Paolo Villaggio).&lt;br /&gt;Perché allora si poteva crescere senza subire dilanianti e devastanti shoc psicologici se, non essendo figli di ricchi, si doveva rinunciare a qualcosa o a molto?&lt;br /&gt;Semplicemente perché quella società conosceva una legittimazione che non si identificava (solo) nella ricchezza e nell'agio, ma (almeno) anche nella dignità del lavoro, tanto più dignitoso e riconosciuto in quanto, dobbiamo dirlo, svolto mangiando, come diceva il capitano Bellotti nel Giorno della civetta al mafioso don Mariano Arena, il "pane dello Stato".&lt;br /&gt;C'era tra le classi (o i ceti) sociali un rispetto e una legittimazione che si fondava sul senso di appartenenza ad una comunità, di cui lo Stato incarnava la sintesi e l'espressione massima; c'era una educazione civica elementare che si apprendeva, certo, sui banchi di scuola ma soprattutto nelle famiglie e nelle varie "formazioni sociali", parrocchie, associazioni, partiti, condomini e via discorrendo.&lt;br /&gt;Solito vieto discorso sui valori che si sono persi? No, molto più semplicemente, riflessione su società alla deriva, su comunità che non sono più tali, su cittadinanze che, nonostante l'ampliamento a dismisura del catalogo formale dei diritti, scritti su carta patinata, non riescono a farsi effettività di appartenenza alla comunità e di esercizio dei diritti di cittadinanza, perché non riescono a fuoriuscire dalla cura degli interessi individuali, a volte microscopici e qualche volta quasi miserabili.&lt;br /&gt;Come si può pensare di costruire cittadinanze e patria europee se si perde il senso delle cittadinanze e patrie nazionali, regionali, provinciali, cittadine, di quartiere, di condominio?&lt;br /&gt;Io e i miei fratelli siamo stati molto, molto fortunati, sia perché abbiamo vissuto uno scorcio di tempo diverso, in cui tutte queste cose esistevano, sia e soprattutto perché abbiamo avuto genitori che, pur incarnando i ruoli nel modo più tradizionale, sono stati un esempio, si sono presi cura, hanno dato più che l'essenziale e ci hanno insegnato a fare a meno di tante cose ma non della dignità, dell'onestà, della cultura, del senso del dovere, dell'etica del sacrificio.&lt;br /&gt;Erano certo genitori di altri tempi, in altri tempi, ma sono stati i migliori (mia madre grazie a Dio lo è ancora) che potessimo avere, due grandi persone e personalità.&lt;br /&gt;Trovo giusto dirlo in questo diario, è una delle poche verità e certezze che nessuno potrà mai togliermi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114555174367133241?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114555174367133241/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114555174367133241&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114555174367133241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114555174367133241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/nel-nome-del-padre-e-della-madre.html' title='NEL NOME DEL PADRE (E DELLA MADRE)'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114546989386386429</id><published>2006-04-19T10:24:00.000-07:00</published><updated>2006-04-19T11:04:53.880-07:00</updated><title type='text'>CAIETA</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/gaeta.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/gaeta.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E' passata anche Pasqua, e pasqua nella sua etimologia aramaica rimanda appunto ad un passaggio, quello dell'Angelo che sterminò il primogenito del faraone (pare fosse Ramses II) e tutti i primogeniti del tempo della cattività egiziana del popolo ebreo, poi nella tradizione cristiana la Pasqua ha assunto la portata di ben altro "passaggio", quello dal corpo martoriato di un crocifisso al sepolcro vuoto, dalla morte alla risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.&lt;br /&gt;Prosaicamente la Pasqua anche quest'anno con la sua appendice ha segnato il passaggio di milioni di autoveicoli in transito da sud a nord per il rientro dal ponte, mentre già si profilano quelli del 25 aprile e poi del 1° maggio.&lt;br /&gt;Col prezzo del petrolio ormai impennato oltre i 70 dollari al barile e in pericoloso avvicinamento a valori che rimandano alla guerra del petrolio dei primi anni '70 (tornerà l'Austerity, le domeniche a piedi, le targhe alterne, le trasmissioni TV finite alle undici di sera? chissà ma penso di no, siamo ormai troppo viziati), con la benzina a 1,30 euro e il gasolio a 1,20 euro, si sarebbe pensato che i flussi di traffico fossero più o meno diradati.&lt;br /&gt;Macché.&lt;br /&gt;Ieri, ad esempio, da Caserta a Roma l'autosole era un'unica immensa coda, un serpentone di auto, pullman, camion, tir estenuante, lento, asfissiante.&lt;br /&gt;Ho impiegato sei ore da Bari per un viaggio che compio in poco più della metà del tempo.&lt;br /&gt;Gli autogrill erano riproduzioni di malebolge, code per il rifornimento, bar e snack inavvicinabili, toilettes dove non mi sono nemmeno arrischiato di avvicinarmi.&lt;br /&gt;E così, mentre guidavo a strappi, con punte di velocità di 80 km/h e una media di 30 km/h, mi è tornato in mente quando, prima della costruzione dell'autostrada Napoli-Canosa, e del tratto Bari-Taranto, ci si doveva inerpicare con pazienza lungo la vecchia strada statale che saliva tortuosa per le balze dell'appennino dauno e irpino, seguendo con pazienza teorie di camion, a velocità non superiori ai 70-80 Km/h, e già arrivare ad Ariano Irpino era qualcosa perché li si cominciava a intravvedere non lontanissima Avellino e poi la discesa che avrebbe riportato sulla costa e alla vista del mare.&lt;br /&gt;I viaggi automobilistici della mia infanzia e adolescenza si fermavano ben prima di Roma ed erano legati alle vacanze augustane in quel di Gaeta, a suo tempo incantevole cittadina adagiata a mezzaluna sull'omonimo golfo, dove abitavano miei zii e una cugina, di cui eravamo ospiti per una quindicina di giorni.&lt;br /&gt;Più spesso si andava su col treno, e non in cuccetta o vagone letto ma in normali vagoni, rinfrancati dal caffellatte (più caffé che latte) preparato da mia madre e serbato in capaci thermos cilindrici con le pareti interne a specchio a trattenere il calore. Il viaggio durava tutta la notte ed aveva una ineguagliabile magia sui sedili imbottiti di cuoio, gli scompartimenti con sbiadite vedute di paesaggi alle pareti, l'odore ferroso dei portaceneri e dei finestrini, gli sfiati di vapore alle fermate nelle varie stazioni, la sosta tipica e topica a Benevento con l'acquisto dell'immancabile torrone venduto in stazione assieme a panini e bibite. Quando iniziava l'ultima sequenza di gallerie, e spariva il cartello della stazione Minturno-Scauri, si sentiva nel fresco dell'alba una stanchezza felice e di lì a poco si sarebbe arrivati a Formia, dove si cambiava per Gaeta raggiungendola su un trenino a carrozza-locomotore che si chiamava "littorina" (certo reminiscenza del ventennio, e d'altra parte non si era in provincia di Latina?).&lt;br /&gt;Nel viaggio in auto, invece, compiuto dalla mattina all'imbrunire, era d'obbligo la sosta a Grottaminarda: la statale ci passava attraverso e da un lato e dall'altro della strada piccole botteghe salumaie vendevano inimitabili panini imbottiti di prosciutto crudo; come al ritorno, sempre in auto, era imperdibile la sosta a Mondragone per acquistare le mozzarelle di bufala.&lt;br /&gt;Il tempo del viaggio era lento, ma non vuoto, il viaggio stesso era un'esperienza, un momento iniziatico di preparazione alla bellezza e agli ozi caetani, all'andata, un momento sospeso che attenuava l'amarezza penitenziale del rientro, al ritorno.&lt;br /&gt;Le auto erano piccole, scomode, sobbalzanti, i treni rumorosi, caracollanti sulle rotaie, il paesaggio rurale e urbano più nettamente delimitato nei suoi spazi, le case spesso ancora con i cavi elettrici a vista e con gli interruttori di porcellana, gli svaghi poveri (una fetta di cocomero in riva al male o sulla barca di mio zio, vicino a riva; un cinemino pomeridiano; un bicchiere di amarena gelata al bar...).&lt;br /&gt;Forse divento davvero vecchio se indulgo a questi ricordi, forse è la distanza temporale e il riflesso della percezione ingenua dell'infanzia e della dimensione fresca dell'adolescenza che mi seduce e mi inganna.&lt;br /&gt;Eppure, in nessun autogrill potrei mai ritrovare il sapore di quei panini al prosciutto, in nessuna caffetteria sia pure celebratissima il sapore del caffè nel thermos dalle pareti interne a specchio; e in nessun viaggio, il senso, le emozioni, l'entusiasmo di quei viaggi.&lt;br /&gt;Che stupido romanticone, nevvero?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114546989386386429?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114546989386386429/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114546989386386429&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114546989386386429'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114546989386386429'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/caieta.html' title='CAIETA'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114509273456458388</id><published>2006-04-15T00:35:00.000-07:00</published><updated>2006-04-15T02:18:54.606-07:00</updated><title type='text'>MONDO CANE</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/RTTLassieTVguide.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/RTTLassieTVguide.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Da Msn News leggo una notizia dell'Ansa sulla solita aggressione di un pit-bull, il ferimento di malcapitati passanti, l'abbattimento dell'animale.&lt;br /&gt;Mi viene da pensare che non ho mai avuto un cane. Non in prima persona. Parecchi cani, invece, hanno attraversato la mia vita.&lt;br /&gt;Amo i cani, odio i gatti: è banale dirlo, ma non riesco a non rientrare in questa manichea distinzione tra cinofili e gattofili, secca alternativa partigiana tra le tante "filie" e "idiosincrasie" di cui è costellata la vita.&lt;br /&gt;D'altra parte, non ho scelta: sono nato nel 1958, che per l'astrologia dell'ex celeste impero, è uno degli anni del segno zodiacale del "Cane".&lt;br /&gt;Da uno dei tanti siti astrologici si apprende che il segno del Cane ha tutti i caratteri che si attribuiscono all'animale: onestà, intelligenza, sensibilità, socialità, altruismo, incredibile fedeltà all'oggetto del suo affetto, collericità che sfuma presto (can che abbaia...).&lt;br /&gt;Certo, a pescare nella mitologia greca, ripresa dal Sommo Poeta, non mi pare che Cerbero, il cane a tre teste a guardia dell'Ade, possedesse molte di queste qualità. Cane latrante, furioso, dagli occhi di bragia (quasi come "Caron dimonio"), è proprio un "cane da pastore" infernale; e se le sue greggi sono i dannati come potrebbe, povera bestiola, esser diverso e amichevole, via?&lt;br /&gt;Per fortuna dal mito greco, e dalle pagine del libro XVII dell'Odissea, sorge il cane vero, fedele per antonomasia, Argo il cane d'Odisseo, che giacendo "negletto" e "di turpi zecche pien", alla vista dell'amato padrone, "squassò la coda festeggiando", cercò di alzarsi sulle stanche zampe per farglisi incontro e alla fine, felice di averlo ritrovato, e quasi che avesse aspettato di finire l'istante del gioioso ritrovamento, "gli occhi nel sonno della morte chiuse".&lt;br /&gt;Rendo dunque omaggio, con questo post (che poi è la versione telematica di un "pizzino", a ben pensarci), ai cani della mia vita.&lt;br /&gt;Dalla mia infanzia e dalla televisione quando era uno scatolone a valvole con schermo piccolo, tutta di legno lucido, e sgranate immagini in bianco e nero, riemergono due grandi cani: Rin Tin Tin e Lassie.&lt;br /&gt;Rin Tin Tin, col suo giovane amico Rusty, piccolo bambino adottato da un forte dei nordisti, hanno popolato i pomeriggi televisivi dei primi anni '60 (la serie americana fu girata tra il 1954 e il 1959), quando puntuale, credo alle quattro e mezza-cinque, iniziavano i programmi proprio con "la Tv dei ragazzi". Splendido pastore tedesco, coraggioso, intelligentissimo, Rin Tin Tin sembrava balzare dallo schermo, pieno di energia, pronto a risolvere ogni piccolo o grande problema dello scalcinato forte, popolato da improbabili soldati e sottufficiali interpretati da indimenticabili attori "caratteristi".&lt;br /&gt;Lassie ebbe storia più lunga e maggior fortuna, dalla sua prima apparizione nel film del 1943 "Torna a casa, Lassie" alla lunga e fortunata serie televisiva. Lassie era un collie, bello, affilato, fulvo, coraggioso, intelligente, ma, diciamolo pure, un cane borghese, un po' snob, tutt'altra storia rispetto a Rin Tin Tin.&lt;br /&gt;Incarnando però l'ideale del cane borghese della famiglia media americana (quel posto che ormai è stato preso da altre razze, come il labrador) degli anni '40-60, Lassie ha attraversato più di mezzo secolo di storia cinematografica e televisiva, fino all'ennesimo remake del 2005.&lt;br /&gt;Come dimenticare però i cani dei cartoon?&lt;br /&gt;Pluto, bracchetto dalla coda e orecchie filiformi, buffo, pasticcione, coraggioso a corrente alternata, inseparabile dal suo Topolino, come l'altro cane umanizzato Pippo, goffo, inconcludente, bislacco, ma a volte più saggio del saccente Topo perfettino, incarnazione del mito dell'Uomo moderno americano, tutto pieno di valori, buoni sentimenti, patriottico, tutto d'un pezzo.&lt;br /&gt;Braccobaldo Bau, cane un po' saccente, risposta assolutamente inadeguata ai cani della Disney da parte della rivale "Hanna &amp; Barbera", celebre più che altro per il suo motivetto "Ci siete tutti? Siamo tutti qui, e tutti insieme vogliam vedere Braccobaldo Show", sigletta inaugurale delle avventure dei cartoons dela H&amp;amp;B.&lt;br /&gt;Ma dopo questi cani di celluloide, sia reso onore e merito ai cani in carne e ossa (da spolpare).&lt;br /&gt;Il primo che ricordo è &lt;strong&gt;Pussy&lt;/strong&gt;. Era una splendida cagnetta cocker, che mio fratello Mario aveva comprato (credo pagandola uno sproposito) da un allevamento per regalarla ad una delle sue prime fidanzate. Fatto sta che pochi giorni dopo il fidanzamento finì, e come si usava allora (la cosa era oggetto di apposito istituto del diritto privato, con radici nel diritto romano classico) gli sfidanzati si ritornavano i rispettivi regali. Fu così che una sera (avrò avuto dieci-dodici anni) vidi in casa questa cagnetta, color champagne, dal pelo lungo setoso, le orecchie morbide e interminabili, gli occhi liquidi adoranti e sognanti.&lt;br /&gt;Era uno spettacolo Pussy quando le si faceva il bagno, grondante acqua da ogni pelo, da spazzolare per ore, forse, e una volta ricordo che le facemmo una fotografia con una cuffietta in testa del mio fratello più piccolo (chissà dove è finita quella foto?), cui lei si prestò con la sopportazione e rassegnazione dei cani di casa, che sanno che per guadagnarsi la ciotola di riso e carne devono subire qualsiasi tortura.&lt;br /&gt;Purtroppo, dopo pochi anni divenne difficile tenerla in casa e così fu regalata credo a qualcuno di Reggio Calabria. E mi piace pensare che la piccola Pussy abbia emesso i suoi ultimi guaiti guardando il cielo chiaro dello stretto, e magari sognando la Sicilia, così vicina e così lontana; o ripensando alla sua prima esperienza di vita, e ai suoi primi padroni.&lt;br /&gt;C'é stato poi un secondo cane (come sempre sbolognato alla mia pazientissima madre, non per caso adorata dai cani di casa). Si chiamava &lt;strong&gt;Mirko &lt;/strong&gt;era uno yorkshire piccolissimo, pelosissimo, buffissimo, che da cucciolo sembrava una scimmietta, anche questo un regalo ricevuto questa volta da mia sorella. Ricordo che mio padre buonanima gli era particolarmente affezionato e sotto al tavolo gli lanciava pezzetti di cibo, che Mirko, come tutti i cani si affrettava a ingozzare, fosse stato anche satollo sino a scoppiare.&lt;br /&gt;Lui pure seguì la sorte di Pussy, fu regalato nonsoachi, e credo che ormai abbia raggiunto il paradiso dei cani da un pezzetto.&lt;br /&gt;C'è stato poi un terzo cane, ma io ormai ero via dalla casa familiare d'origine da molti anni, e di lui (anzi di lei, era una bastardina) non ho avuto particolare consuetudine o grandi ricordi.&lt;br /&gt;Un posto centrale, invece, in questa mia "vita coi cani" (degli altri) lo ha svolto un incrocio, devo dire davvero molto bello, credo tra un pastore tedesco e un pastore belga, col risultato di una cagna color terra chiara, e per questo forse chiamata &lt;strong&gt;Gea&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Gea era il cane di Vito e Mariella, cioé mio cognato e sua moglie (che giuridicamente non è cognata, adfines inter se non sunt adfines), cane umanizzato forse oltre ogni limite umano, coccolato come e più di un figlio, molto caciarone (i benzinai lo ricordano ancora perché non potevano avvicinarsi a far benzina alla macchina di mio cognato senza scatenarne il furioso abbaio), forte, atletico, pieno di energia, golosissimo e praticamente onnivoro (ghiotto anche credo di formaggio, con risultati devastanti quanto a puzze che poi la povera bestia rilasciava...!).&lt;br /&gt;Ebbe un'unica gravidanza, dopo un incrocio con un boxer, e ne nacque una nidiata di cuccioli devo dire abbastanza bruttarelli, che però Gea come una novella Medea canina e per insondabili ragioni biologiche (forse non aveva latte abbastanza per tutti) soppresse uno a uno.&lt;br /&gt;Più o meno all'età di dodici anni, e poiché putroppo anche i cani invecchiano e si ammalano, fu colpita da una paralisi spinale, ed era a ripensarci davvero triste vederla trascinarsi con le zampe posteriori inerti. Una iniezione letale e pietosa pose termine alle sue sofferenze. La seppellimmo in collina, su uno dei terrazzamenti del mio trullo a Selva di Fasano, in una fredda serata di ottobre. Lo strato di terreno vegetale è poco sul pietroso e basso altopiano murgiano, di cui Selva costituisce uno dei contrafforti meridionali; e così con mio fratello Mario, improvvisatici muratori e rischiando un infarto per la fatica, completammo l'opera pietosa del seppellimento, a distanza di qualche giorno, con un cumulo di pietre e una colatina di cemento impastato non so nemmeno io come lì per lì.&lt;br /&gt;Ecco, questi sono stati i cani principali della mia vita.&lt;br /&gt;Perché non ne ho mai preso uno, mio?&lt;br /&gt;Avrei voluto, certo; ma poi varie vicende familiari, e la coscienza (almeno questa) che un cane non è soprammobile di casa e che richiede tempo, attenzione e cure, mi ha distolto, per ora, dalla scelta di prenderlo.&lt;br /&gt;In futuro, forse, chissà.&lt;br /&gt;Auguri a tutti i pochi ma fidati (anzi fidi, come da outing canino) visitatori del blog.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114509273456458388?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114509273456458388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114509273456458388&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114509273456458388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114509273456458388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/mondo-cane.html' title='MONDO CANE'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114491641701333677</id><published>2006-04-13T00:54:00.000-07:00</published><updated>2006-04-13T01:34:40.206-07:00</updated><title type='text'>Niente da capire</title><content type='html'>Avevo quindici anni, nel &lt;strong&gt;1973&lt;/strong&gt;, quando uscì il primo vero album di grande successo di Francesco De Gregori. Si chiamava, dal titolo della canzone più famosa e bella del vecchio vinile, "&lt;em&gt;Alice non lo sa&lt;/em&gt;".&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;De Gregori&lt;/strong&gt; iniziava un percorso musicale molto personale, intimista, ermetico, dissonante da quello dei cantautori d'impegno politico, il cui capofila, oltre al &lt;strong&gt;Guccini&lt;/strong&gt; de "&lt;em&gt;La locomotiva&lt;/em&gt;" -che però era molto di più, in quanto vero e autentico poeta, cantore colto, intellettuale non organico raffinato, quel &lt;strong&gt;Paolo Pietrangeli&lt;/strong&gt; di "&lt;em&gt;Contessa&lt;/em&gt;" poi divenuto molti anni dopo regista televisivo del "Maurizio Costanzo Show" e di tante trasmissioni di Mediaset (e lo dico senza nessuna connotazione negativa, sia bene inteso, ognuno ha il diritto di fare la propria strada nella vita).&lt;br /&gt;De Gregori era ascetico, ieratico, bello, magro, coi capelli lunghi e il volto incorniciato da una barba incolta, somigliava al protagonista di "Jesus Christ Superstar", vero film cult di quegli anni, grande musical pop.&lt;br /&gt;De Gregori era l'idolo delle ragazzine della mia generazione perché bello, poeta, profondo, misterioso, con l'aria un po' sfigata che non guasta mai, che fa innamorare, che fa scattare in ogni donna quell'insopprimibile istinto materno-protettivo che alberga nel suo cuore.&lt;br /&gt;De Gregori era (ed è) di sinistra, ma quella sua vena intimista, poetica ed ermetica si scontrava con l'idea che ogni intellettuale in senso lato di sinistra dovesse cantare solo e soltanto della rivoluzione, della falsità degli ideali borghesi, dello spirito di rivolta.&lt;br /&gt;Ricordo che, credo proprio nel 1973, De Gregori si esibì a Bari in un cinema un po' "pidocchietto", una grande sala coi sedili di legno, poi demolito per far posto a un parcheggio multipiano, che si chiamava "&lt;em&gt;Supercinema&lt;/em&gt;", era situato in un quartiere molto popolare, programmava film erotici e aveva un variegato pubblico di giovani in cerca di primi turbamenti e anziani in cerca di sogni di celluloide, e durante le proiezioni si può immaginare cosa accadesse.&lt;br /&gt;Forse l'organizzatore scelse quella sala perché costava poco affittarla, e perché così il prezzo del biglietto sarebbe risultato decisamente basso e alla portata delle vuote tasche del pubblico giovanile.&lt;br /&gt;Sta di fatto che, dopo poche canzoni, partì l'ennesima rumorosa contestazione incentrata sul rifiuto di un cantautore che cantava cose ermetiche, intimiste, versi di cui "non si capisce niente".&lt;br /&gt;De Gregori cercò di andare avanti, rispose a tono ai contestatori, ma insomma il concerto finì lì e finì male.&lt;br /&gt;Non so se anche quell'episodio lo spinse, l'anno dopo, il &lt;strong&gt;1974&lt;/strong&gt;, a inserire nell'album intitolato "&lt;em&gt;Francesco De Gregori&lt;/em&gt;" una canzone che ha come titolo provocatorio "&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Niente da capire&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;".&lt;br /&gt;Resta il fatto che, secondo me, è una delle canzoni più belle, se non la più bella in assoluto, ed è una grande canzone d'amore, di un amore difficile, forse di un amore finito (non si capisce bene, ma se no come poteva tener fede al suo ermetismo?).&lt;br /&gt;Una canzone di pochi e facili accordi, che anche uno come me che non suonava la chitarra proprio benissimo poteva suonare; e quante volte l'ho suonata, in genere da solo, di rado con amici, cantandola con quella poca voce che mi lasciava, già quasi trent'anni fa, l'inveterato vizio del fumo.&lt;br /&gt;Oggi mi è venuta in mente e se anche non posso "postarla" col sonoro, mi piace trascriverne il testo, di cui raccomando all'attenzione la seconda, terza e quarta strofa prima del "refrain".&lt;br /&gt;Sarà ermetica quanto si voglia, per me è chiarissima. E bellissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Le stelle sono tante,&lt;br /&gt;milioni di milioni,&lt;br /&gt;la luce dei lampioni si confonde con la strada lucida.&lt;br /&gt;Seduto o non seduto,&lt;br /&gt;faccio sempre la mia parte,&lt;br /&gt;con l'anima in riserva e il cuore che non parte.&lt;br /&gt;Però Giovanna io me la ricordo&lt;br /&gt;ma è un ricordo che vale dieci lire.&lt;br /&gt;E non c'è niente da capire.&lt;br /&gt;Mia moglie ha molti uomini, &lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;ognuno è una scommessa&lt;br /&gt;perduta ogni mattina nello specchio del caffè.&lt;br /&gt;Io amo le sue rughe&lt;br /&gt;ma lei non lo capisce,&lt;br /&gt;ha un cuore da fornaio&lt;br /&gt;e forse mi tradisce,&lt;br /&gt;però Giovanna è stata la migliore,&lt;br /&gt;faceva dei giochetti da impazzire.&lt;br /&gt;E non c'è niente da capire.&lt;br /&gt;Se tu fossi di ghiaccio&lt;br /&gt;ed io fossi di neve,&lt;br /&gt;che freddo amore mio,&lt;br /&gt;pensaci bene a far l'amore.&lt;br /&gt;È giusto quel che dici&lt;br /&gt;ma i tuoi calci fanno male,&lt;br /&gt;io non ti invidio niente,&lt;br /&gt;non ho niente di speciale.&lt;br /&gt;Ma se i tuoi occhi fossero ciliege&lt;br /&gt;io non ci troverei niente da dire.&lt;br /&gt;E non c'è niente da capire.&lt;br /&gt;È troppo tempo amore&lt;br /&gt;che noi giochiamo a scacchi,&lt;br /&gt;mi dicono che stai vincendo&lt;br /&gt;e ridono da matti,&lt;br /&gt;ma io non lo sapevo&lt;br /&gt;che era una partita,&lt;br /&gt;posso dartela vinta&lt;br /&gt;e tenermi la mia vita.&lt;br /&gt;Però se un giorno tornerai da queste parti,&lt;br /&gt;riportami i miei occhi e il tuo fucile.&lt;br /&gt;E non c'è niente da capire.&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114491641701333677?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114491641701333677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114491641701333677&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114491641701333677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114491641701333677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/niente-da-capire.html' title='Niente da capire'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114486604625168966</id><published>2006-04-12T10:35:00.000-07:00</published><updated>2006-04-12T11:20:46.296-07:00</updated><title type='text'>Morir d'Amore</title><content type='html'>Negli ultimi tempi ho scritto post incentrati su questioni di attualità politica. E ho invece tralasciato quella vena, più personale e intima, che costituisce il motivo ispiratore di questo blog.&lt;br /&gt;Ho inaugurato, quasi due mesi fa, questo diario privato condiviso (per la verità da pochissimi amici affezionati, parte dei quali come Chris e Wil Coyote incontrati per le strade virtuali della rete) con un post provocatorio, imperniato su una domanda secca e semplice: si può morire per amore?&lt;br /&gt;Proposta così la domanda, rileggendola e riflettendoci, è generica e priva di senso. Amore è parola che indica troppe cose, e troppo diverse tra loro. E a seconda dei suoi diversi significati, nei diversi contesti, si può (cioé è giusto) o non si può (cioé è sbagliato) morire per amore.&lt;br /&gt;Per Amore di Dio, che è il vero e sommo amore per un credente, non solo si può ma si deve morire, se è il caso, se è inevitabile, se l'alternativa è rinnegare Dio. Morire per Amore di Dio è in effetti assecondare il proprio bene e la salvezza della propria anima, se la salvezza dell'anima richiede il sacrificio del corpo, nella consapevolezza di fede che questo corpo mortale, sia pure corrotto e ridotto in cenere, si riunirà, alla fine dei tempi, trasfigurato, con l'anima, sul modello della speranza suprema e fondamentale del cristiano, che è la Risurrezione di Cristo.&lt;br /&gt;E' indubbio che la Risurrezione di Cristo è la pietra di fondazione della fede, se Cristo è morto e risorto, il senso della vita e della morte è chiaro e disvelato una volta per tutte, e la vita degli uomini non è un passaggio vano, di tipo biologico-culturale, sulla scena di questa terra, ma un pellegrinaggio nella storia ma in una dimensione trascendente che è l'eternità. E in effetti l'eternità non è oltre la morte ma è qui perché questo tempo umano è già eternità, frazione di essa, acqua dello stesso fiume, goccia dello stesso mare.&lt;br /&gt;Più problematico è capire se sia giusto morire per un'idea politica, una passione civile, anche se, d'istinto, sono portato a rispondere ancora di si, a condizione che sia una idea giusta e buona, oggettivamente tale, ispirata a valori positivi dell'Uomo (con la maiuscola), che di solito hanno una radice al fondo della quale ci sono concetti "religiosi", in senso ampio e in senso più specifico.&lt;br /&gt;La Libertà, l'Eguaglianza, la Fratellanza, ossia i valori dell'illuminismo e della rivoluzione francese e dello stesso marxismo storico sono a guardar bene tributarie del pensiero cristiano e del Vangelo, sia pure in una chiave non necessariamente cattolica; o meglio, il liberalismo e il liberismo in una chiave valoriale protestante, se è vero che l'etica del capitalismo è essenzialmente l'etica individualista protestante, nella versione più calvinista che luterana; il marxismo in una chiave di valori cattolica, ispirata a una visione della comunità, dell'ecumene, in cui parte essenziale ha l'autorità che salvaguarda il "tesoro della fede", nell'ottica marxista il Partito che infatti per certi aspetti è "la Chiesa" dell'ideologia marxista nella sua declinazione storica concreta.&lt;br /&gt;Forse è per questo che è abbastanza difficile "conciliare" (è il caso di dirlo!) liberalismo e liberismo e cattolicesimo, e che in quest'ultimo hanno avuto maggior fortuna visioni più "comunitaristiche", quando non socialiste o comuniste (la c.d. teologia della liberazione, gli spregiati catto-comunisti), e in generale progressiste più o meno temperate (la c.d. dottrina sociale della Chiesa).&lt;br /&gt;Ancora più controverso stabilire se sia giusto morire per amore umano, o verso una persona; se si ama davvero una persona e morire è il mezzo per salvarle ad esempio la vita, non posso avere esitazioni a rispondere di sì; è giusto, anzi può essere doveroso.&lt;br /&gt;L'Amore umano per eccellenza che giustifica un sacrificio di questo tipo è l'amore materno, sia che si voglia vederlo in modo riduttivo come un riflesso biologico-istintivo (anche gli animali proteggono la prole), sia che lo si percepisca, come è più credibile, come emanazione di quella capacità di dare, donare, condividere che risiede in ciascuno e ne è connaturale, anche se spesso per varie ragioni di formazione psicologica e familiare soffocata da orientamenti esistenziali egoistici ed egocentrici.&lt;br /&gt;Ma anche l'amore romantico, ossia quello tra uomo e donna (e come ho già scritto anche tra uomo e uomo e donna e donna, dovendosi qui prescindere da pregiudizi come si suol dire di orientamento sessuale) può giustificare un sacrificio di questo tipo, forse tanto più rimarchevole perché non condizionato dal "richiamo del sangue", che pure ha una parte nell'amore materno (o in quello, ahimé non sempre corrispettivo, filiale).&lt;br /&gt;I precedenti post su Cesare Pavese, col suo piccolo florilegio antologico, proprio questo dicono: che l'amore romantico, se è vero, profondo, radicato, può portare anche a morire, perché disincarnato dal suo oggetto (bisognerebbe dire dal suo soggetto), ossia scisso e separato dalla persona amata, è un fuoco che può ardere e consumare chi ama, sino a ridursi ad una brace che si spegne sotto la cenere.&lt;br /&gt;Ciò che può portare a morire per un amore umano è la consapevolezza che, per quanto ci si voglia illudere a definire "amore" molti rapporti che possono aversi nel corso dell'esistenza, per quanto questa parola sia inflazionata e resa priva di significato autentico (adolescenti e giovani non si ripetono in continuazione questa parola? e un celebre spot televisivo di qualche anno fa non era giuocato tutto sul tormentone: ma mi ami? e quanto mi ami?), nella vita di ognuno, a esser fortunati e incontrarlo, c'è un solo vero amore umano grande, solo un'altra mezza mela che combacia perfettamente, solo un'altra persona, in tutto il tempo e in tutto lo spazio, che sana quella frattura esistenziale che è l'individualità di ciascuno scissa dalla madre (e non per caso solo Dio è Unità vera e piena, e perciò è Padre e Madre, mentre uomo e donna sono unità generativa solo assieme).&lt;br /&gt;E' una fortuna già incontrare questo amore. Viverlo è come e più che vincere al superenalotto, una combinazione statistica rarissima. Ma peggio che non vincere al superenalotto è perdere ciò che si è vinto. Se questo accade, bene, penso sia anche possibile morire per amore.&lt;br /&gt;E mi piace chiudere questo lungo post e intitolarlo col verso di una canzone di Charles Aznavour di qualche anno fa, da perfetto "ultimo romantico".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114486604625168966?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114486604625168966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114486604625168966&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114486604625168966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114486604625168966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/morir-damore.html' title='Morir d&apos;Amore'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114477952392523112</id><published>2006-04-11T11:14:00.000-07:00</published><updated>2006-04-11T11:18:43.973-07:00</updated><title type='text'>La "gelata" della "primavera" pugliese</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/1600/ansa_6173016_21270.jpg"&gt;&lt;img style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/1580/2363/320/ansa_6173016_21270.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"E' un risultato di portata storica perche' si profila una sconfitta nettissima di Berlusconi e della Cdl", dichiarava Massimo D'Alema ieri pomeriggio dal comitato elettorale dell'Ulivo di Bari, poco prima di partire per Roma con il suo fedelissimo, sen. Nicola Latorre.&lt;br /&gt;E' forse l'infortunio politico più grave del leader diessino dopo la sconfitta alle regionali del 2000 che aprì la strada alla crisi del governo da lui presieduto e alla formazione dell'ultimo governo di quella legislatura guidato da Giuliano Amato.&lt;br /&gt;E' probabile che la stanchezza di una campagna elettorale in cui D'Alema si è speso moltissimo, in Puglia e Campania, gli abbia giocato un brutto scherzo. Gli exit polls Nexus devono aver allentato la tensione e l'attenzione spingendo il politico forse più accorto e abile di tutto il centrosinistra a dichiarazioni imprudenti e del tutto avventate.&lt;br /&gt;Vero è che anche l'on. Tabacci, nelle stesse ore, ospite di Bianca Berlinguer su Rai Tre, si lasciava andare a dichiarazioni altrettanto incaute sulla crisi totale della leadeship berlusconiana all'interno della CdL, esse pure smentite da un risultato che, dal punto di vista del Cav., è il suo vero "miracolo italiano".&lt;br /&gt;Ma D'Alema è D'Alema, il presidente dei DS, un ex presidente del Consiglio, in predicato di cariche istituzionali importanti nel parlamento o nel nuovo governo, uno dei quattro leader che contano davvero nell'Unione (assieme a Fassino, Rutelli e Bertinotti).&lt;br /&gt;Il suo "infortunio" è più serio, indica un momento evidente di appannamento di cautela e lucidità politica, e, dati i risultati elettorali pugliesi, ne rende almeno problematica l'aspirazione a proporsi come referente politico nazionale unico della Puglia all'interno dell'Unione.&lt;br /&gt;L'unico partito del centrosinistra che ha tenuto e anche un po' guadagnato, da queste parti, è Rifondazione Comunista, che però fa corsa a se e dispone di un elettorato fedele oltre che di indubbia capacità attrattiva su alcuni segmenti di società, e che comunque esprime il presidente della Regione, Nicki Vendola.&lt;br /&gt;Gli altri sono andati maluccio, e sopratutto è andata molto bene Forza Italia, con risultati tra il 27-28% e punte del 40% (a Monopoli, provincia di Bari), con un indiscutibile successo personale del coordinatore regionale Raffaele Fitto, che si prende una sostanziosa rivincita dopo la sconfitta delle regionali 2005 in cui non riuscì a esser riconfermato presidente della Regione, e si propone, eletto ora alla Camera, come vero e unico referente nazionale di Forza Italia nella Puglia, in una regione cioé che è tornata roccaforte della CdL dopo l'effimera "primavera" del 2004 e del 2005 e l'affievolimento della "onda Emiliano", forse infrantasi anche contro gli scheletri di Punta Perotti.&lt;br /&gt;I quotidiani regionali non hanno mancato di porre in luce il ridimensionamento del centrosinistra, sopratutto a Bari e nella sua provincia, che suona come segnale di profondo allarme per il Sindaco di Bari, Michele Emiliano, e per il presidente della Provincia, Vincenzo Divella; quest'ultimo poi ha dovuto ingoiare altri due bocconi amari: il modesto risultato dell'Udeur e del candidato capolista Pignataro, per cui si era speso, e l'elezione del cugino-rivale aennino Francesco Divella a senatore.&lt;br /&gt;Insomma, quella Puglia che enfaticamente soltanto un anno fa veniva indicata come il laboratorio politico del centrosinistra, sembra aver mandato un segnale di riallineamento alle tradizionali posizioni moderate che ne hanno fatto, dal 1994 in poi, una roccaforte polista, forzitaliota e aennina (grande è stato anche il successo dell'Udc).&lt;br /&gt;Il commento più serio e meditato sembra quello del fondo del Corriere del Mezzogiorno, che individua le cause della sconfitta del centrosinistra nella pochezza della classe dirigente locale, partitica e istituzionale.&lt;br /&gt;E' anche probabile che, per un popolo "levantino" e concreto come quello barese e pugliese più in generale, i grandi disegni di macroprogrammazioni, gli scenari un po' visionari disegnati da Vendola, le promesse di magnifiche sorti e progressive di Emiliano incantino e premino assai meno che le piccole cose dell'amministrazione quotidiana, dalla sporcizia delle città, al problema irrisolto dei rifiuti (con le discariche che vanno rapidamente esaurendosi), alla stagnazione delle soluzioni delle questioni energetiche (non partono i termovalorizzatori, l'eolico è stato congelato, il rigassificatore di Brindisi non si sa se si farà mai), alla crisi produttiva e occupazionale indotta dalla concorrenza delle tigri asiatiche nei comparti dell'abbigliamento, del calzaturiero e del mobile.&lt;br /&gt;Non c'è che dire: il centrosinistra ha molto da meditare sulla Puglia e su come nell'arco di appena un anno la "primavera" pugliese sia stata illividita da una fortissima "gelata".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114477952392523112?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114477952392523112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114477952392523112&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114477952392523112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114477952392523112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/la-gelata-della-primavera-pugliese.html' title='La &quot;gelata&quot; della &quot;primavera&quot; pugliese'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114474127930241760</id><published>2006-04-11T00:03:00.000-07:00</published><updated>2006-04-11T00:41:19.343-07:00</updated><title type='text'>LA TENTAZIONE PUGLIESE</title><content type='html'>Sono andato a letto alle 3.00, quando era ormai chiaro che l'Unione aveva vinto alla Camera, sia pure per uno scarto risicato di voti popolari ma più che sufficiente in seggi col premio di maggioranza, e sembrava certo che la CdL avesse vinto al Senato, sia pure di un solo seggio.&lt;br /&gt;I voti degli italiani all'estero diranno una parola definitiva sull'assegnazione dei seggi al Senato, e potrebbero determinare una vittoria sia pure giocata su cinque-sei seggi dell'una o dell'altra parte.&lt;br /&gt;Accendendo stamane la tv ho appreso che lo scarto di voti popolari sulla Camera sarebbe di circa 25mila, e sembrerebbe che la CdL sia determinata a chiedere la verifica dei voti annullati, una sorta di conta supplementare modello Florida.&lt;br /&gt;Se così andasse si tratterebbe di un deja vu, a livello nazionale, di quanto accaduto in Puglia per le elezioni regionali 2005.&lt;br /&gt;L'anno scorso il voto disgiunto previsto dalla legge elettorale regionale pugliese fece sì che il candidato di centrosinistra Nicki Vendola sopravanzasse quello di centrodestra e presidente uscente Raffaele Fitto di appena 14mila voti, cioé in percentuale sicuramente più dei 25mila delle attuali politiche.&lt;br /&gt;Ne nacque un contenzioso elettorale risolto nel dicembre 2005 con una sentenza del Consiglio di Stato che, confermando una sentenza del TAR Puglia, decretò l'inammissibilità del ricorso presentato da vari candidati della CdL, cui si era poi associato lo stesso Fitto.&lt;br /&gt;Certo, in quel caso si trattava di voto amministrativo e non politico, tutto si giocava sui tavoli dei giudici amministrativi, occorreva dimostrare che vi erano sufficienti elementi per autorizzare un riconteggio dei voti (in termine tecnico, una verificazione), e il ricorso contro il risultato regionale non ci riuscì, almeno ad avviso delle sentenze del TAR e del Consiglio di Stato.&lt;br /&gt;Qui la verifica sarebbe compiuta dalla Giunta per le elezioni della stessa Camera dei deputati, e non potrebbe non risentire della politicità del "giudice" chiamato a valutare le condizioni anzitutto di ammissibilità dei ricorsi e poi, eventualmente, la validità delle schede annullate e contestate.&lt;br /&gt;D'altro canto, se è vero che le schede in contestazione si aggirerebbero attorno al mezzo milione, è abbastanza agevole pensare che in quel vasto paniere ci sarebbero voti attribuibili all'una o all'altra parte, che probabilmente non sposterebbero di molto il dato finale.&lt;br /&gt;In ogni caso, essendo il Parlamento (Camera e Senato) chiamato in tempi stretti alla votazione per l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica, e prima ancora dei Presidenti dei due rami dello stesso parlamento, e in tempi abbastanza ravvicinati all'approvazione del documento di programmazione economica e finanziaria in vista della legge finanziaria e delle manovre anche correttive di finanza pubblica, un ingorgo come quello determinato dal riconteggio dei voti non potrebbe non determinare ricadute negative sull'intero assetto istituzionale, e l'incertezza sul risultato elettorale avrebbe grande impatto sui mercati finanziari, potendo preludere a scenari di declassamento del paese nei "rating" delle principali agenzie internazionali.&lt;br /&gt;La Bonino ricordava ieri, in una conferenza stampa di tardissima serata, che Richard Nixon, che pure perse per uno scarto molto ridotto di voti le presidenziali americane del 1960 contro John Fitzgerald Kennedy, si riconobbe lealmente battuto senza invocare riconteggi e così legittimò la vittoria dell'avversario.&lt;br /&gt;Le cose andarono diversamente nelle elezioni presidenziali americane del 2000, quando per parecchi giorni si assisté a un balletto di decisioni tra Corte Suprema della Florida e Corte Suprema Federale, riconteggi avviati e fermati, alla fine dei quali Bush jr. risultò vincente con non poche ombre e dubbi sull'effettività di quella vittoria.&lt;br /&gt;Il senso di responsabilità istituzionale dovrebbe suggerire, a questo punto, di evitare ulteriori lacerazioni e contestazioni, tenuto conto che il senso politico complessivo del risultato elettorale è comunque chiaro: l'Unione vince di pochissimo in termini di voti popolari, la CdL non esce affatto distrutta dal confronto, il paese è diviso all'incirca a metà, i problemi sono gravi e incombono, il bipolarismo multipartitico all'italiana si è avvitato su se stesso, occorre uno sforzo di ricomposizione delle spaccature che probabilmente non può non passare attraverso una scomposizione e ricomposizione del quadro politico.&lt;br /&gt;Se questo paese avesse una classe politica dirigente responsabile, si dovrebbe fare una grosse koalition con i quattro partiti maggiori, fissare un'agenda di azioni di governo improcrastinabili, preparare magari un'assemblea costituente (credo che il referendum costituzionale confermativo manderà negli archivi, a questo punto, la riforma votata a maggioranza dalla CdL).&lt;br /&gt;Non accadrà probabilmente niente di tutto questo. L'Unione governerà, come potrà, farà campagna acquisti al Senato (come fece lo stesso Berlusconi nel 1994 e come avvenne per il governo D'Alema nel 1998), il governo durerà c'è da giurarlo molto meno dei cinque anni promessi da Prodi, si correggerà la legge elettorale e si tornerà a votare nell'arco di un anno e mezzo due anni.&lt;br /&gt;Nel frattempo il paese continuerà a declinare, non si faranno riforme condivise ed essenziali, occorrerà raschiare il fondo del barile per trovare le risorse finanziarie.&lt;br /&gt;A meno che... a meno che, altro scenario possibile, il risultato non accelleri la formazione di due partiti (democratico e casa dei moderati) e di un terzo polo centrista, che finisca per stabilizzare il quadro politico.&lt;br /&gt;Un ritorno al passato? Forse sì, ma è proprio sicuro che gli italiani col voto di ieri non vogliano proprio questo risultato?&lt;br /&gt;In ogni caso, mi auguro che la tentazione pugliese resti soltanto tale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114474127930241760?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114474127930241760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114474127930241760&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114474127930241760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114474127930241760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/la-tentazione-pugliese.html' title='LA TENTAZIONE PUGLIESE'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='21' src='http://1.bp.blogspot.com/_fdsGrHYIrOo/SRPgNkRdZHI/AAAAAAAAAB4/sjdr7mngVMs/S220/michael01.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-23122717.post-114460779203528019</id><published>2006-04-09T11:02:00.000-07:00</published><updated>2006-04-09T11:36:32.113-07:00</updated><title type='text'>Al voto al voto: un rito che non tramonta</title><content type='html'>E' finita davvero la campagna elettorale forse più lunga della storia d'Italia. I seggi aperti, le "gabine" come direbbe Umberto Bossi, i manifesti elettorali colorati di non meno di venti liste, e anche sino a ventisette, a seconda delle circoscrizioni, la polizia urbana e i militari a guardia dei seggi, la tessera elettorale -che qualche anno fa ha eliminato i certificati che venivano consegnati di volta in volta-, le solite romantiche matite copiative sempre poco temperate, e sempre indiziate di lasciare impronte a ricalco che in tanti casi invalidano i voti, le tabelle di scrutinio e i verbali delle sezioni elettorali che, se solo si seguissero le istruzioni diramate dal Ministero dell'Interno, anche un bambino saprebbe compilare, ma che finiscono zeppe di errori, spazi in bianco, cancellazioni...&lt;br /&gt;Insomma, c'è proprio tutto l'armamentario del momento topico di una democrazia, nell'attesa delle fatidiche 15.00 di domani, lunedì 10 aprile, degli speciali elezioni di tutti i canali televisivi, anche loro governati da un rituale consolidato (prima compaiono le quarte, quinte linee dirigenziali dei partiti, i più sfigati che non se li fila mai nessuno, poi man mano che gli exit pool avanzano e si delineano i risultati finali effettivi, emergono le seconde e terze linee fino all'apoteosi dei c.d. leader).&lt;br /&gt;Ricordo ancora l'emozione del primo voto: avevo diciotto anni, era il 1976, e da giovane comunista ancora iscritto, per poco, alla FGCI, riuscii a farmi nominare scrutatore in una sezione elettorale vicino la mia abitazione di allora. Incocciai un presidente di seggio che non aveva alcuna voglia di lavorare e che era del tutto disincantato (altro che sacro rito della democrazia!) assistito da un segretario ancora più neghittoso e ignorante. Gli altri scrutatori non erano da meno.&lt;br /&gt;Il sabato, giorno deputato alle verifiche pre-voto, rimasi scandalizzato quando il presidente del seggio voleva andar via senza nemmeno apporre i sigilli alle finestre e alla porta del seggio, e lo feci da solo tra gli sberleffi degli altri componenti del seggio.&lt;br /&gt;La domenica e il lunedì, oltre alle mie ordinarie mansioni di scrutatore, mi sobbarcai il compito di stilare i verbali delle operazioni elettorali, che altrimenti sarebbero rimasti in bianco; e durante lo scrutinio, oltre a segnare i voti sulle relative tabelle, dovetti intervenire più volte su questioni relative alla validità di voti.&lt;br /&gt;Naturalmente toccò a me (ed era compito del presidente) recarmi a consegnare i plichi con le schede votate, i voti nulli, le bianche, e ricordo l'orgoglio di esser scortato da un vigile urbano.&lt;br /&gt;Nel 1979 mi andò un po' meglio, perché almeno fui nominato vicepresidente, ma incocciai il solito presidente scansafatiche, che sparì per quasi tutta la domenica lasciandomi da solo a dirigere il seggio; ricomparve puntuale per lo scrutinio, e siccome era un democristiano totale e anche un po' imbecille fece questione su voti validissimi dati al PCI e ne nacque una furibonda diatriba con me che dettai una paginata di verbale sul motivo per cui quei voti dovevano considerarsi validi (ebbene sì, ero al terzo anno di giurisprudenza e quindi qualcosina di più sapevo rispetto alla prima esperienza).&lt;br /&gt;Giurai da allora che non avrei mai più fatto non che lo scrutatore nemmeno il presidente di seggio, anche se mi rendo conto che non era atteggiamento espressivo di altissimo senso civico.&lt;br /&gt;Che nostalgia però di quelle due esperienze, dell'odore di stampa delle schede, dei plichi di carta pesante e opaca, delle tabelle di scrutinio e dei verbali, delle istruzioni per gli uffici elettorali stampati su voluminosi libretti del Ministero dell'Interno, dell'orgoglio di essere parte di una macchina pubblica, di ricoprire un ufficio importante e delicato.&lt;br /&gt;E' lo stesso orgoglio che riscopro quando, nonostante questo Stato così sghangherato e pieno di furbastri, rifletto che sono un funzionario dello Stato, anzi addirittura un magistrato, che ora ricopre una carica elettiva nell'organo di autogoverno della magistratura amministrativa.&lt;br /&gt;E' lo stesso orgoglio di quando, quasi venti anni fa, da giovane pretore di una cittadina di ben novantamila abitanti, all'epoca in cui c'erano le vecchie e indimenticabili preture mandamentali e il pretore faceva tutto (PM e giudice, civile, penale, lavoro, vigilanza sulle carceri mandamentali, comandante della polizia giudiziaria), tenevo le udienze, interrogavo imputati, facevo sopralluoghi giudiziari, compivo il pietoso compito di autorizzare il seppellimento di persone morte in circostanze violente o disponevo autopsie.&lt;br /&gt;E' l'orgoglio che aveva mio padre buonanima, vincitore a soli venti anni di un concorso nazionale da maestro elementare, e poi di un concorso nazionale per direttore didattico, e poi di un concorso nazionale per ispettore scolastico, quando parlava con riverenza dello "Stato" e quando essere funzionario statale era motivo di orgoglio, prestigio sociale, rispetto.&lt;br /&gt;Lo Stato, cioé l'ente supremo di una comunità nazionale, con un po' di retorica diremmo "la casa di tutti", di tutti tutti, al di là delle distinzioni politiche e partitiche.&lt;br /&gt;Venerdì scorso, tornando da Roma, ho incrociato in una stazione di servizio una figura importante dell'Italia repubblicana, il senatore a vita Giorgio Napolitano; è rimasto quasi sorpreso quando gli ho ceduto il passo, mi ha ringraziato e stretto la mano, e io ho pensato che è un peccato che la politica, a destra, al centro, a sinistra, non abbia più uomini di quella qualità, di quello spessore, che incarnano anche visivamente, nella loro compostezza, nella misura ed equilibrio, nella lucidità politica, nel senso delle istituzioni, una concezione alta della politica e della vita dello Stato.&lt;br /&gt;Una classe dirigente è certo il frutto e lo specchio dei tempi, ma dovrebbe essere il meglio e non il peggio che una società sa esprimere, dovrebbe esprimere una funzione educativa, costituire un esempio.&lt;br /&gt;Chissà se torneremo mai ad avere uomini delle istituzioni e dello Stato capaci di farci sentire l'orgoglio di questa bistrattata entità che è diventata lo Stato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/23122717-114460779203528019?l=gliultimiromantici.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/feeds/114460779203528019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=23122717&amp;postID=114460779203528019&amp;isPopup=true' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114460779203528019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/23122717/posts/default/114460779203528019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://gliultimiromantici.blogspot.com/2006/04/al-voto-al-voto-un-rito-che-non.html' title='Al voto al voto: un rito che non tramonta'/><author><name>leospagnoletti</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://
