giovedì, marzo 16, 2006

ATTENTI A QUEI DUE

Ho visto solo un pezzo, praticamente gli ultimi dieci minuti, dell'atteso duello televisivo Berlusconi-Prodi (ebbene si: c'era Inter-Aiax su sky sport 1!). In compenso ho visto, sentito e letto abbastanza dei commenti del "dopo-partita", anche quelli ironici e divertenti del "Foglio" oggi in edicola, compreso un editoriale che, a proposito delle "frecciatine" di Fini e Casini all'indirizzo del premier declinante, ha evocato un "spirito da 24 luglio".
La mia impressione, anche se mi scoccia dargli ragione, è che il miglior commento sia stato quello di Follini (che assomiglia un po' ad un vecchio fumetto di Carosello, il prof. Kreiskapp, o a un personaggio minore dell'indimenticato "Alan Ford" di Magnus & Bunker).
Follini ha detto che sembrava un incontro tra l'Italia del 1996 e l'Italia del 2001, alludendo a un Prodi e a un Berlusconi fermi alle loro rispettive vittorie.
Non dico che in un confronto televisivo, per giunta per unanime giudizio troppo "ingessato" (non ci si azzardi a evocare le vecchie "Tribune politiche" di Jader Jacobelli, che erano ben altra e mirabile cosa!!!), dovesse emergere chissà quale alta dialettica politico-civile, ammesso che i due personaggi ne siano capaci (di Berlusconi si sa, ma di Prodi forse si dimentica troppo generosamente che era un "boiardo di Stato" demitiano: e come Peppino-Fratello Capone di Totò "Ho detto tutto"!).
Almeno, però, ci si sarebbe figurata un qualche discorso serio di minima consapevolezza dei veri e grandi problemi dell'economia e dell'ambiente, ora più che mai intrecciati, tra "tigri asiatiche", globalizzazioni, crisi energetiche, costi sociali dello sviluppo...
Quanto meno, sarebbe stato esigibile un accenno agli scenari poco confortanti di quest'Italia all'inizio del terzo millenio "advenuto", invecchiamento della popolazione, povertà sociali e culturali, analfabetismo di ritorno, sfascio scolastico e universitario di là dalle riforme morattiane...
Certo non può bastare la melassosa mini-omelia prodiana finale con la pur efficace evocazione di una "felicità" tutta da capire e inventarsi; e men che meno lo sconfortato mugugno berlusconiano contro le "regole" che non gli consentono di sciorinare, come un disco rotto, milioni di dati e cifre per dimostrare che il suo governo non ha fatto solo "leggi ad personam" e che non va poi così male come si dice (e si vede).
E' abbastanza triste, anzi sconfortante, che dieci anni dopo ci ritroviamo al punto di prima: con un confronto elettorale tra Berlusconi e Prodi.
Come sempre aveva visto giusto la vecchia volpe andreottiana (povero Craxi: il divo Giulio non è finito in pellicceria e nemmeno impagliato ma nell'armadio del Senato, e lui, invece, sotto una palata di terra arida di Hammamet).
Il potere logora chi non ce l'ha.
Vale a dire tutti noi, che, salvo andare a fare una gita fuori porta il 9 aprile, ci ritroviamo questi arzilli settantenni o quasi, con i loro abitini grigi, le loro cravatte, i loro speculari entourage, la loro immarcescibile contrapposizione, da lì l'imprenditore che ha fatto i danè, da lì il professore che ha fatto fortuna (si dice in giro che Beniamino Andreatta, di cui Prodi è allievo, lo fulminasse di tanto in tanto con qualche battuta al vetriolo), l'uno e l'altro in questo dejavu tra 1996 e 2001 anteTorrigemelle.
Fortuna che almeno l'Inter si è qualificata, con vista sulla semifinale e sperando di battere la struzzosa Giuve.
Peccato invece per la Roma di Gerardo, che pugnò, vinse ma non abbastanza.
Buona serata confratelli.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Leonardo, anch'io mi ero ripromesso di vedere il conronto: ma facendo per caso zapping, ho visto che su un'altra rete c'era "Matrimonio all'italiana": e così non sono più riuscito ad "informarmi" come mi ero riproposto.
Sarò politically incorrect, ma la serata è andata molto meglio così.
Però, naturalmente, ho rivisto (sarebbe meglio dire che ho subito) l'indomani i resoconti televisivi, e relativi commenti.
La mia imprerssione, visto che tu hai citato i fratelli Caponi, è che c'è mancato solo che nel bilancio televisivo di questo momento politico uno dei due protagonisti (non importa quale) dicesse che "quest'anno c'è stata una grande moria delle vacche", per completare il quadretto (in alcuni passaggi, però, ci si è andati molto vicino).
Come vedi, la commedia è sempre fonte d'ispirazione per la vita: anche per la vita pubblica.
Solo che la commedia, quella vera, è più divertente: perché in fondo ha come eroi i "penultimi" romantici, quelli veri.
Duole constatare (sono d'accordo con te) che il commento politico più acuto l'ha fatto Follini, e che i "protagonisti" della vita politica di oggi sono le seconde e terze linee di una classe politica finita molto male (come dicono a Roma: "aridacete er puzzone"), che hanno avuto l'unico merito di veder cadere per effetto della storia chi li precedeva nella linea dinastico-partitica.
E' qualunquismo questo?
Forse: o forse è romantica nostalgine per un tempo della politica che ormai si vede solo nei film e nei documentari.

leospagnoletti ha detto...

Caro Wil,
leggerti è sempre un piacere.
Ho immaginato Berlusconi-Totò e Prodi-Peppino nell'atto di scrivere la celeberrima lettera, e ho riso di vero cuore (cosa che in questo periodo mi capita di rado).
Non so praticamente nulla di te, mio giovane(?)vecchio(?) coyote, ma quanto leggo mi basta per capire che abbiamo una sintonia particolare.
Anche io uso spesso l'espressione seconde e terze linee (ma forse è meglio fila?) per questa classe poolitica dirigente (?!?) sbrindellata, arruffona, arraffona, cafona.
Non so se hai l'età (io si come sai) per ricordare le vecchie tribune politiche dei tempi in cui la tv si riduceva al primo e al secondo canale.
Tempo fa, su Raisat Album, ho visto qualcuna delle più vecchie, che nemmeno io potevo ricordare, del 1963 addirittura, commentate in studio da politici di oggi.
Certo il linguaggio era paludato, i tempi televisivi lunghissimi, i giornalisti dell'epoca un po' ruspanti (mi pare che a Moro o a Fanfani, non ricordo, che proponevano l'apertura a sinistra, cioé al PSI, un giornalista pose la domanda provocatoria su come si potesse far convivere DC e PSI dicendo che era come cuocere assieme pasta e riso, e aveva in mano un pacco dell'una e dell'altro).
Però, nonostante tutto, si aveva la sensazione che la politica fosse una cosa "seria", che si discutesse di idee (e già c'erano ancora le ideologie, e come!), che il confronto fosse serrato, anche aspro ma leale.
Valori tutti da ultimi romantici, certo, ma quanta nostalgia per quelle tribune politiche in bianco e nero e per quegli uomini rispetto allo squallore di questi tempi.
Buona serata Wil, e grazie di esserci.